Estensione del diritto di voto ai sedicenni – la proposta del Governo Conte II

In queste settimane si discute della proposta di estensione del diritto di voto ai sedicenni da parte del Governo Conte II e l’idea, partita da Da Enrico Letta, è stata condivisa pienamente da Di Maio, Zingaretti, dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e da decine e decine di deputati e senatori della maggioranza di Governo. Il tutto sembrerebbe, quantomeno sulla carta, collegato alle manifestazioni dello sciopero generale per la Terra, ispirati dalla sedicenne Greta Thunberg. Secondo quanto sostenuto da molti, questi eventi starebbero a dimostrare il fatto che le giovani generazioni sono sempre più consapevoli del mondo che li circonda e del futuro a cui sono destinati. Ovviamente però, la verità è un’altra.

Riflessioni sulla proposta di estensione del diritto di voto ai sedicenni

Personalmente ritengo non sia cosa buona e giusta barattare, letteralmente, il diritto di voto in cambio di un eventuale tornaconto elettorale in termini puramente percentuali. Il problema più grande della democrazia italiana, oltre alla totale assenza di una Politica che persegua realmente il bene comune e che incarni il vero spirito della Repubblica e se ne faccia diretta promotrice, non può essere trovato nel mero e isolato fenomeno dell’astensionismo e nel grave disinteresse alla cosa pubblica, poiché questi due elementi, seppur minino ripetutamente e sempre più l’esistenza stessa delle istituzioni repubblicane, costituiscono conseguenze dirette di mancanze ben più profonde nella storia del nostro Paese.

Alla base di questi elementi troviamo la pesante inversione degli assunti teorici e pratici della Repubblica e dello Stato, e cioè la totale perdita della facoltà e capacità di autodeterminazione ed autocoscienza del popolo in chiave meramente rappresentativa ed istituzionale, capisaldo imprescindibile per uno Stato che va al di là della spicciola discussione tra “pro-sovranisti” e “anti-sovranisti”, due termini, questi, che non rappresentano nulla né sul piano teorico-politico né tantomeno sul piano giuridico e che trovano la loro origine nelle più becere pagine di giornale, redatte ed autorizzate da altrettanti beceri giornalisti e direttori, che hanno contribuito alla distruzione del buon giornalismo italiano e della qualità dei contenuti riportati. I neofiti della politica preferiscono perdersi in chiacchiere da bar quando intendono portare avanti battaglie mediatiche tra sovranisti e anti sovranisti.

Discorsi che, a mio avviso, costituiscono la metafora perfetta, ahimé, della lenta e angosciante agonia del nostro Paese.

Considerazioni nel merito della competenza politica

Tornando, dunque, al nocciolo della questione, pensare o quanto meno avere la minima parvenza che regalare il diritto di voto a degli adolescenti ignari, politicamente e culturalmente incolti, impreparati e inconsapevoli, non per loro colpa, ma per via della parzialità e dell’insufficienza della loro esperienza umana e civica, oltre che professionale e scolastica, possa essere cosa buona e giusta per la nostra Repubblica è da incompetenti del buon costume civile e, aggiungo, l’eventuale presentazione di un disegno di legge che si ponga questo come obiettivo è da manuale dell’ignoranza politica – dove per ignoranza non si intende la non conoscenza, ma l’azione dell’ignorare i principi ed i valori di una sana repubblica.

Affermo questo, non per una qualche forma di autocelebrazione derivante dalla controtendenza ideologica sin qui asserita, ma per esperienza diretta. Non vorrei risultare duro e austero nei confronti dei ragazzi della mia stessa generazione o dei ragazzi delle generazioni successive, ma ritengo, ora più che mai, che il diritto di voto debba rappresentare una conquista civica, esso deve costituire un momento fondamentale per l’elevazione di un essere umano, ancor prima che di un cittadino, esso deve costituire un traguardo di vita che deve essere raggiunto con dignità, merito, onore e buon costume civico.

L’importanza dell’aspetto morale e civico da considerare prima di affrontare il tema dell’estensione del diritto di voto

Il diritto di voto rappresenta per me il farsi carico di una responsabilità civile enorme, che non può essere regalato, ma conquistato, così come lo è stato per i nostri avi che hanno lottato più di settant’anni fa mettendo in gioco la propria vita per questa conquista umana, ripeto, ancor prima che civile.

E ritengo che un tale livello di consapevolezza storica possa essere acquistata con il tempo dedicato sì allo studio e all’avanzamento scolastico, ma anche e soprattutto all’ascolto delle poche esperienze dirette rimaste ancora in vita, poiché il valore della storia non può essere destinato ad un mero insegnamento scolastico, ma deve tramandarsi di generazione in generazione, esso deve tramandarsi dai cittadini di ieri ai cittadini di oggi, poiché non c’è cosa più importante della consapevolezza di essere custodi del nostro passato e del nostro futuro, un’investitura che grava sulle nostre spalle e che deve renderci cittadini consapevoli e meritevoli.

Valutazioni sui reali guadagni elettorali in punti percentuali con l’estensione del diritto di voto

Veniamo ai numeri: raccattare i voti dei 16-17enni significa tecnicamente autorizzare circa 1,4 milioni di adolescenti, circa il 2% della popolazione italiana, di esprimere inconsapevolmente e senza una benché minima capacità di analisi politica una scelta elettorale, problema, a mio avviso, riscontrabile non solo tra gli adolescenti ahimé, ma in tutto l’elettorato attivo di questo Paese.

Ammettendo le ipotesi secondo cui vadano a votare il 99% di loro e che non votino tutti per lo stesso partito, non sarebbero minimamente in grado di incidere sul dibattito politico. Ad esempio, i residenti all’estero iscritti nelle liste elettorali sono circa 4 milioni, e non pare condizionino granché l’esito delle elezioni politiche, pur votando in modo piuttosto diverso rispetto al resto dell’elettorato italiano.

Per di più si profila il rischio secondo cui, proprio alla luce della loro impreparazione e totale ignoranza (mi si passi il termine, da intendere come disinteresse alla giusta informazione e/o conoscenza), il principio di libertà e di autonomia del voto potrebbe venir meno a causa dell’influenza diretta dei genitori e/o parenti che intendono dispensare in buona o cattiva fede consigli o direttive di voto, cosa che accade, purtroppo anche tra i diciottenni.

Per cui, permettere tutto questo con il presupposto che i giovani siano tutti ambientalisti e progressisti e quindi considerare in modo pregiudizievole e presuntuoso che siano 1,4 milioni di voti a loro riconducibili, denota un’incompetenza e un’approssimazione politica agghiacciante e indegna di un Paese come questo che prescinde da chi sia o meno il principale promotore di questa pseudo-riforma.

Alessio Fedele per Questione Civile – XXI

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