Da Schopenhauer a Jonas, a duecento anni da “Il Mondo” e a quaranta da “Il principio responsabilità”

Mentre il 2019 volge al termine, l’Archivio di Filosofia vuole offrire un ultimo spunto di riflessione, celebrando, seppur in forma molto austera, il bicentenario della pubblicazione della Prima edizione de “Il mondo come volontà e rappresentazione” (Die Welt als Wille und Vorstellung) del Prussiano (oggi Polonia del Nord) Arthur Schopenhauer (1788 – 1860) e il quarantennale della pubblicazione de “Il principio responsabilità. Saggio di un’etica per la civiltà tecnologica” (Das Prinzip Verantwortung) del tedesco Hans Jonas (1903 – 1993).

Innanzitutto due indicazioni tecniche: useremo solamente l’espressione “Il mondo” per intendere l’opera di Schopenhauer, mentre ogni qual volta ci riferiremo allo scritto di Jonas useremo semplicemente “Il principio responsabilità”.

Parliamo di due opere pubblicate a centosessant’anni di distanza fra di esse, e che, principalmente, presentano un orientamento ed un’intenzione differenti, dunque di difficile accostamento. Non sarà nostra intenzione, infatti, adempiere a questo compito molto arduo e forse utopico.

Ci soffermeremo più a lungo sulla seconda opera, soprattutto per vicinanza di temi con gli eventi ecologisti degli ultimi mesi, oltre che per la sua attualità indiscussa. Per quel che riguarda il grande capolavoro di Schopenhauer, presenteremo semplicemente delle considerazioni sintetiche e certamente non esaustive in merito al tema di fondo de “Il mondo” che meriterebbe un elaborato a sé per la complessità speculativa dei temi a cui accenneremo solo brevemente.

“Il mondo” uscì in prima edizione del 1819, in un unico volume, mentre nelle successive edizioni, del 1844 e del 1859, fu edito in due volumi, cioè il volume del 1819 chiamato “Il mondo 1” e il volume contenente i cosiddetti “supplementi” chiamato dai tedeschi “Il mondo 2”.

“Il mondo” si articola in quattro parti; in ciascuna delle quali affronta una problematica. In ordine, troviamo:

  1. il problema gnoseologico sul che cosa possiamo conoscere (ivi troviamo la celebre frase «Il mondo è la mia rappresentazione», dove rappresentazione sta per fenomeno, nel senso kantiano del termine. Questo porterà Schopenhauer a riproporre la distinzione kantiana fra fenomeno e noumeno, offrendoci nuovamente la lezione di Kant secondo cui possiamo conoscere la realtà per come ci appare e si manifesta filtrata dalle strutture aprioristiche del nostro intelletto: spazio, tempo e conoscenza, ma non per come essa è in sé.);
  2. il problema ontologico-metafisico sul che cos’è la realtà;
  3. il problema estetico sul che cos’è l’arte;
  4. il problema etico sull’agire e sugli stati comportamentali.

L’opera mette in luce come il pensiero di Schopenhauer, elaborato al suo interno, sia di stampo hegeliano, poiché si presenta come una ricerca teoretico-speculativa che mira a comprendere la realtà nella sua essenza, senza, tuttavia, offrire indicazioni su come condurre la propria vita.

“Il principio responsabilità”, che venne pubblicato del 1979, è stato ritenuto dalla critica un testo di ampia fortuna e di maggior considerazione, anche in questi tempi di bassa cultura, rispetto ad opere di autori a Jonas contemporanei, come ad esempio “L’uomo a una dimensione” di Herbert Marcuse, edito cinquantacinque anni fa.

“Il principio responsabilità” intendeva presentarsi come una nuova etica per la civiltà tecnologica. Il primo passo da compiere in questo senso è, quindi, interrogarsi sull’esistenza di un’etica antica, o tradizionale diremmo, capendo per quali ragioni essa risulti inefficace, oppure vada semplicemente potenziata. Quest’ultima, che si accontenta di regolare i rapporti tra gli individui, che mira, cioè, all’agire umano dei singoli hic et nunc (qui ed ora), non tenendo conto delle possibili conseguenze delle azioni stesse, per questo abbastanza o forse esageratamente antropocentrica, appariva agli occhi di Jonas come ormai inadeguata e priva delle preoccupazioni necessarie verso i temi della salvaguardia della natura e della sopravvivenza dell’umanità. Per il pensatore era, dunque, inaccettabile che l’etica tradizionale assolvesse solamente al compito di salvaguardia fra i rapporti degli individui, evitando, ad esempio, che questi si massacrassero a vicenda, non curante della salvaguardia della natura, poiché non intaccabile dai massacri umani.

Alla luce di tutto questo, per Hans Jonas, sviluppare una nuova etica significava pensare innanzitutto alle problematiche che la nuova società avrebbe prodotto, in quanto conseguenze di un galoppante sviluppo tecnologico. Basti pensare alle capacità distruttive che il progresso, in seno alla scienza e alla tecnica, ha generato, sia a livello macrodimensionale, come la bomba atomica, l’energia termonucleare, l’effetto serra; sia a livello microdimensionale, cioè l’ingegneria genetica, la manipolazione del genoma umano e così via.

Tutto questo, incidendo, a lungo andare, sull’ecosistema, porterà all’annientamento dell’umanità che senza natura non può esistere, avvertiva Jonas.

La riflessione etica che deve dunque scaturire nasce dalla necessità di evitare l’incombente autodistruzione dell’uomo, che nell’età della tecnica porta con sé la sorte del “Prometeo scatenato”, rappresentando una seria minaccia per sé stesso.

Una nuova etica non può che essere, a questo punto, un’etica della responsabilità di stampo weberiano, che non sia solamente legata, come nel caso dell’etica kantiana, alla bontà, o meno delle azioni, ma soprattutto miri ad un’attenzione particolare per le conseguenze delle azioni stesse, nel rispetto e nella salvaguardia dell’ambiente naturale e del genere umano. Un’etica che sia, quindi, cosmocentrica, cioè mirata alla tutela dell’ecosistema, che è presupposto ineludibile per la sopravvivenza delle generazioni future.

Ci appare chiaro, allora, che il principio che regge e governa la nuova etica della responsabilità, inizialmente introdotta da Weber (1864 – 1920) e successivamente consacrata da Jonas, consista in una variazione dell’imperativo categorico kantiano che potrebbe suonare pressappoco così:

“Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra”.

Domenico Troiano per Questione Civile – XXI

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