GLI ORRORI DELLA GUERRA NELLA “GUERNICA” DI PABLO PICASSO

Questo articolo nasce dalla collaborazione tra l’Archivio di Storia Contemporanea e l’Archivio di Storia dell’Arte: un viaggio tra la storia e l’analisi artistica di uno dei dipinti più famosi di sempre ovvero “Guernica” del pittore cubista spagnolo Pablo Picasso.

CONTESTO STORICO: LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA (1936-39)

Il bombardamento della città di Guernica rientra nel contesto della Guerra Civile Spagnola. La Spagna del primo ‘900 è ancora un Paese non pienamente sviluppato dal punto di vista economico: infatti il sistema economico e commerciale è basato prevalentemente sul settore agricolo.

Oltre a questo, durante gli anni ‘30 la situazione politica è molto instabile e nel Paese si verificano tensioni sociali: nel 1931 le elezioni politiche vengono vinte dai repubblicani e questo segna la caduta della dittatura di Primo de Rivera e del Re Alfonso XIII. La “seconda” Repubblica, appena istituita, è un periodo di relativa tranquillità per la Spagna.

Nello stesso anno viene approvata la Costituzione che garantisce l’unità dello Stato, la separazione dei tre poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario), la nazionalizzazione dei servizi pubblici, l’estensione della suffragio maschile e femminile che riconosce il diritto di voto per tutti gli uomini avente età superiore ai 23 anni e, per la prima volta, viene esteso anche alle donne, viene sancita ufficialmente la separazione dei poteri tra Stato e Chiesa ed, infine, viene approvata una dichiarazione dei diritti e delle libertà dei cittadini.

Nel 1936 la situazione degenera in quanto, dopo la vittoria del Fronte Popolare (forze di sinistra), il 17 luglio succede l’irreparabile: le truppe presenti in Marocco, comandate dal Generale Francisco Franco, si ribellano.

Inizia così la Guerra Civile Spagnola: i due fronti, popolare (rappresentato da frange dichiaratamente di sinistra) e nazionalista (composto dai seguaci di Francisco Franco, di matrice ideologica estremistica e filofascista), riescono a conquistare entrambi alcuni territori e città fondamentali. I popolari riescono a conquistare città come Barcellona, Valencia e Madrid, mentre il fronte di destra riesce a tenere in pugno il Marocco Spagnolo, le isole Baleari e Canarie.

GLI AIUTI INTERNAZIONALI

Nonostante fosse una guerra civile, esplosa esclusivamente per questioni legate alla situazione politica e sociale della Spagna, non mancano gli aiuti internazionali, che vengono richiesti da entrambi gli schieramenti.

Dalla parte del fronte repubblicano si schierano Unione Sovietica, Messico e alcuni antifascisti italiani. Questi ultimi confluiscono nelle Brigate Internazionali, ovvero gruppi di combattenti formati da comunisti, socialisti, anarchici di nazionalità diversa. I volontari italiani (tra cui il futuro leader del PCI Palmiro Togliatti, Luigi Longo e il socialista Pietro Nenni) confluiscono nella Brigata Garibaldi. Le Brigate Internazionali verranno sciolte nel 1938: su quasi 60.000 volontari, muoiono più di 9000 e più di 7600 rimangono gravemente feriti.

Dalla parte del fronte nazionalista, invece, si schierano Benito Mussolini e Adolf Hitler. Tra Italia e Germania, a sostegno del Generale Francisco Franco, arrivano uomini, armi e aerei (tra cui la famigerata aviazione tedesca, la Luftwaffe).

Mussolini manda ben 50.000 uomini mentre Hitler circa 20.000. Anche il Portogallo si schiera dalla parte di Franco, mandando circa 8.000 uomini.

LA SVOLTA DELLA GUERRA: IL BOMBARDAMENTO DI GUERNICA E LA VITTORIA DI FRANCISCO FRANCO

Grazie agli aiuti dell’Italia fascista e della Germania nazista, nel 1937 la guerra sembra volgere a favore del fronte nazionalista guidato dal Generale Franco. Proprio in quel periodo iniziano i bombardamenti delle città.

Tra questi si verifica l’episodio più cruento, ma anche il più ricordato della Guerra Civile Spagnola: il bombardamento della cittadina di Guernica.

Guernica è una cittadina di circa 7000 abitanti e si trova nella regione dei Paesi Baschi. Essendo in territorio repubblicano, Guernica si ritrova essere l’oggetto di un atto intimidatorio da parte del fronte nazionalista. Il 26 aprile del 1937, la legione Condor della Luftwaffe tedesca scarica sulla cittadina basca tonnellate di esplosivo;

È un massacro: più di 2000 persone perdono la vita. Il bombardamento di Guernica rappresenta, infatti, il primo bombardamento civile della storia. Si può dire senza ombra di dubbio che esso rappresenta un prodromo dei bombardamenti che si sono susseguiti durante il secondo conflitto mondiale.

Nel 1938 il fronte di Franco lancia una pesante offensiva in Aragona, distruggendo quasi del tutto l’ormai debole fronte repubblicano. Alla fine dell’anno cade anche la Catalogna e nel gennaio del 1939 Barcellona.

Sempre nel ‘39 cade, dopo tre anni di resistenza, Madrid. A pochi mesi dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale termina la Guerra Civile Spagnola.

Francisco Franco prende il potere e la Spagna precipita nella dittatura, che durerà fino alla sua morte, avvenuta nel 1975.

“GUERNICA”: LA RAPPRESENTAZIONE DEL PITTORE CUBISTA PABLO PICASSO

Sette metri per tre. Un’opera tra pittura e collage. Una tela. Un bombardamento nazista. 26 aprile 1937, Guernica, Spagna. Nel vivo della guerra civile spagnola, tale avvenimento scuote le menti e gli animi degli intellettuali al punto che essa costituirà il fulcro centrale che raccoglierà il risentimento artistico nei confronti delle matrici ideologiche fasciste e naziste d’ogni tendenza.

Il cuore di Picasso, non solo in quanto artista e intellettuale, ma soprattutto in quanto spagnolo, si spezza sotto quelle bombe sulla sua terra.

la Spagna di Picasso in “Guernica” viene realizzata attraverso numerosi disegni preparatori, carta ritagliata, incollata, ristrappata, pittura e ancora carta. Un lavoro incompleto, si potrebbe dire. Non riusciva a mettere un punto a questo processo creativo, ma soprattutto, non riusciva a elaborare in una forma predefinita il lutto, il disgusto e l’orrore della vicenda. Picasso ne richiese la rimozione della tela dal suo studio.

In poco più di un mese l’opera più emblematica della carriera artistica di Pablo Picasso, non solo per l’impatto visivo di una grandiosa tela, ma anche per il significato che essa comporta, viene portata a compimento. Un lavoro frenetico per riempire un’area delle dimensioni di una parete commissionata dal Governo Repubblicano spagnolo per l’esposizione mondiale di Parigi del 1937. Gli chiesero “qualcosa che rappresenti la Spagna”. Eccola: la Spagna di Picasso in Guernica, e l’orrore gettato su una tela.

“Guernica” di Pablo Picasso

Una Pietà spezzata, una donna che urla con un bambino morto tra le braccia, una “Strage degli Innocenti”. Un uomo calpestato dalla dirompenza di un cavallo imbizzarrito e il segno espressivo spagnolo di Picasso nella durezza delle sue linee e nel movimento della materia. Una spada spezzata e un fiore che nasce, una colomba, una luce. La vita e la morte. La guerra.

“GUERNICA” NEI MUSEI DEL MONDO

Guernica neonata, sotto la firma di Picasso, fa il giro del mondo: prima a Parigi per l’esposizione mondiale, poi ospitata per lungo tempo al MoMa di New York. Non rientrerà in patria per molto tempo.

È l’unica opera di Picasso con un testamento: Guernica non potrà tornare in Spagna finché vi sarà il franchismo. Una presa di posizione, uno schieramento ideologico da parte del più famoso e irriverente artista spagnolo del Novecento. L’opera rimpatrierà solo dopo otto anni dalla morte dell’autore e a sei anni di distanza dalla morte di Francisco Franco.

Nel 1981 l’opera rientra in Spagna prima a Madrid, al Casón del Buen Retiro, poi al Museo del Prado. Oggi, “Guernica” di Picasso, continua a urlare tra le mura del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, esposta qui dal 1992.

È un’icona, quasi un monumento. É uno dei simboli più crudi di ciò che è significato per la Spagna per l’Europa, e per il mondo intero, la Seconda Guerra Mondiale e i suoi orrori.

IL SIGNIFICATO DI “GUERNICA”

Il concetto di “Arte degenerata” nella Germania nazista è una condanna a tutta l’arte che non riflette i valori e le tradizioni della razza ariana. Questa presa di posizione estremamente repressiva nei confronti dell’espressività artistica e di atteggiamento di censura creava ancora sgomento. Un nazista non avrebbe perso l’occasione di mettere, se non le mani, almeno gli occhi addosso quest’opera controcorrente che faceva il giro del mondo. Famoso, quasi una leggenda, l’incontro nella Parigi occupata dai nazisti tra Pablo Picasso e l’ambasciatore tedesco Otto Abetz tre anni dopo il bombardamento. Emblematico il dialogo tra i due a proposito dell’opera in questione:

«Avete fatto voi questo orrore, maestro?»

«No, è opera vostra»

Picasso, uomo di poche parole e particolarmente riservato sulla propria produzione artistica, riassume in questo dialogo, in maniera ridicolmente esaustiva e breve, l’intero significato della sua filosofia e parabola artistica così complessa:

alla domanda dell’ufficiale sulla genitorialità dell’opera “Avete fatto voi questo orrore”, Picasso nega di esserne l’artefice: l’artista, la tela, il colore, non sono altro che mezzi, una bugia rispetto a una realtà. Ma egli stesso afferma “L’arte è la menzogna che ci permette di conoscere la verità”.

L’artista si mette da parte per lasciare lo spazio allo spettatore: “No, è opera vostra”.

Picasso non ha fatto altro che riprodurre ciò che gli uomini hanno creato, sono essi stessi gli artefici di questo orrore. “Guernica” è uno specchio per tutti i responsabili di questa strage.

Pablo Picasso lavora su “Guernica”

“Guernica” raccoglie in sé una serie di valori simbolici evidenti a partire dal nome dell’opera, omonima della città in cui si è svolto il primo bombardamento civile indiscriminato della storia; l’assenza di colore, i soggetti, le dimensioni, il periodo storico, la finalità espositiva per rappresentare la Spagna a Parigi, contribuiscono ad accrescerne il valore simbolico. Icona di tutte le atrocità. Segni di speranza in una scena macabra e triste.

“GUERNICA” NELLA SEDE DELLE NAZIONI UNITE

Il capolavoro, con la sua potenza di significato e con la responsabilità a cui esso richiama, riesce a scalfire le certezze e gli istinti degli animi degli uomini anche a distanza di decenni dalla sua creazione e dal tragico avvenimento che essa rappresenta.

Simbolo delle atrocità, non solo della città in cui avvenne il disastro, ma di tutte le guerre.

Oggi una copia, un arazzo, raffigurante l’opera in dimensioni reali, si trova a New York, nella sede delle Nazioni Unite. Con “Guernica” alle spalle, i politici dell’ONU fanno dichiarazioni alla stampa, per tenere sempre in memoria l’impegno di non ricadere in quegli errori.

Quando alle Nazioni Unite si parlava di un intervento bellico in Iraq, durante i primi anni del XXI secolo, l’ipocrisia era tale da non riuscire a parlare in conferenza stampa con “Guernica” alle spalle che giudicava dall’alto le azioni dei politici.

“Guernica” fa paura, è un monumento alla razionalità ed all’umanità. Non si scappa dal suo significato e dal suo monito a ricordare.

L’arte si fa promotrice e protettrice di valori universali come la pace e con la sua capacità comunicativa ci invita a prendere atto della realtà. Una tenda blu venne calata sull’arazzo delle Nazioni Unite durante quei giorni.

È più facile parlare di guerra quando egoisticamente non vogliamo vedere gli orrori che essa comporta.

Margherita Rugieri e Silvia Giaquinta per Questione Civile XXI

close

Iscrivetevi alla Newsletter!

Avrete accesso esclusivo ai nostri contenuti speciali!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

+ posts
+ posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *