Da “Libertà” con il coraggio delle idee

Ultimo capitolo della nostra rubrica sulla politica contemporanea

In questo nuovo appuntamento della rubrica intitolata “Giovani e Politica. Corsa contro il tempo” dell’Archivio di Sociologia, ho deciso di portare alla luce la mia esperienza diretta, al fine di poter ampliare, in linea con i precedenti articoli legati a questi argomenti, un ampliamento concreto per ciò che concerne gli elementi considerabili fonte di analisi e di valutazioni successive.

Il “Libertà”

Nel 2013 ho iniziato il mio anno di servizio civile presso l’oratorio del quartiere “Libertà”. Durante

quel periodo della mia vita ho visto ragazzi crescere, formarsi, e altri che invece prendevano strade al

limite della legalità.

Ma cos’è il “Libertà”?

Oltre a essere il quartiere più popoloso di Bari, con il più alto tasso di criminalità minorile

organizzata, grande dispersione scolastica e una forte composizione etnica, è anche il quartiere dalle mille potenzialità. Bisogna coltivarle, incoraggiarle e, soprattutto, dar loro voce.

Mi sono così avvicinato al comitato di quartiere spinto dalla voglia di scoprire il potenziale del rione

e di dar seguito al senso civico che avevo maturato nel corso degli anni. Da un impegno prettamente

sociale svolto con il servizio civile, ho maturato la voglia e la passione per la cittadinanza attiva, mi sono così ritrovato a far parte del comitato e del movimento politico.

Il comitato di quartiere

Questo comitato viene fondato nel 2015 ed al suo interno conta circa quattrocento aderenti, di cui duecento giovani.

Essenzialmente il comitato nasce in risposta ad un’ordinanza sindacale per l’istituzione di un’area

pedonale provvisoria su via Martiri d’Otranto per la durata di 60 giorni. Diverse sono state le proroghe a quest’ordinanza e diversi sono stati i problemi che quest’area pedonale, ad oggi ancora

solo transennata, ha portato e che sono stati prontamente denunciati dal comitato.

Lo stesso ha più volte richiesto che i fondi per la costruzione dell’area pedonale, ottenuti dal bando per le periferie, fossero usati per altre esigenze.

La sua mission

Non sono solo un gruppo di cittadini residenti che sono contrari alla piazza, sono molto di più. Loro rappresentano gli occhi e le orecchie del quartiere, da un lato in prima fila nel segnalare situazioni di degrado, e dall’altro nell’organizzare con i commercianti della zona eventi sociali e benefici. Sono cittadini con una chiara visione futura del quartiere.

Dal sociale, puntando sulla creazione di luoghi di aggregazione come palestre, scuole di danza,

campi sportivi, cinema, teatro, tutto volto alla formazione delle diverse fasce sociali, facendo rete

con le diverse associazioni ed entità del territorio, al commerciale, chiedendo finanziamenti mirati e

vincolati per le attività commerciali.

Dalla riapertura di negozi o botteghe dell’artigianato alla creazione di aree verdi affidate a giovani disoccupati.

Questo comitato seppur con tante visioni e ideali politici divergenti, riesce grazie al senso civico, ad andare oltre a queste logiche e ad occuparsi in maniera attiva del bene comune grazie

all’intraprendenza di circa venti attivisti, di cui dieci sono giovani. Una volta a settimana ci si

riunisce per programmare le azioni future e fare un’analisi critica di quelle passate, tenendo presente la ricaduta che le stesse hanno avuto per la collettività.

La rete

Punto di forza del “Comitato Cittadini Attivi del Libertà” è quello dell’essere parte di una rete di

comitati nazionali con i quali interfacciarsi, infatti il 23 Novembre 2017 si è tenuto un incontro a

Roma con la presenza di docenti universitari di Roma Tre, del Capo della Polizia di Stato, del responsabile ISTAT della direzione centrale, del Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, del Coordinatore delle Aree Metropolitane di Confindustria, del Rappresentante del Terzo Settore e del Direttore Generale delle Fondazioni Casse Risparmio.

Da questa rete e dalle funzioni essenziali del comitato, è emerso che le tematiche principali sono

quelle di restituire qualità funzionale, sociale, ambientale, economica e urbana ai quartieri, individuando tre aree di intervento: patrimonio edilizio, spazio pubblico e attività.

La partecipazione comporta una maggiore apertura all’esterno delle amministrazioni pubbliche e

locali, sia nella gestione delle procedure per l’attuazione delle politiche pubbliche, sia nella disponibilità ad accettare un confronto pubblico sui risultati ottenuti.

Perché parlarvi di questa mia esperienza di vita?

Perché ho potuto constatare come l’educazione e gli esempi positivi possano essere un vero strumento per educare le giovani generazioni al senso civico ed avere di conseguenza una società ed un futuro migliore.

Le sedi dove si sviluppano le pratiche di partecipazione sono le associazioni territoriali di volontariato e i movimenti, che spesso riescono a trasformare in positivo il rifiuto delle forze

politiche mediante un impegno informato e consapevole, fino alla coscienza della valenza politica generale dell’iniziativa assunta.

Ma le attuali generazioni di giovani che spazio occupano in questa galassia?

Secondo i dati del Rapporto giovani, contenuti nell’indagine periodica svolta dall’Istituto Toniolo, la

percentuale di giovani che non ha mai fatto esperienze di volontariato diminuisce dal 64,8% del 2013 al 55,2% del 2017.

Il servizio civile

In una delle ultime rilevazioni del rapporto è stato chiesto ai giovani cosa ne pensassero del nuovo servizio civile universale, il 95% lo ritiene uno strumento molto o abbastanza importante per

esprimere i valori della solidarietà, il 90% ritiene che aiuti a rafforzare il senso di appartenenza alla comunità.

L’esempio positivo del servizio civile ci consente di capire come la possibilità di attuare un processo

trasformativo e di cambiamento, del quale sentirsi protagonisti a pieno titolo, sia la motivazione che spinge maggiormente all’impegno sociale.

Tra le caratteristiche distintive dell’impegno giovanile si evidenzia anche un forte interesse per settori quali l’educazione, l’integrazione, la tutela dell’ambiente e della cultura.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare circa il disinteresse per il mondo della politica, questa nuova generazione di giovani mostra un calo di interesse nei confronti della politica intesa come sistema di partiti, come meccanismo elettorale, ma non della politica come valore e come interesse per il sociale nelle sue dimensioni etiche e di servizio.

Questi motivi, assieme al desiderio di riconoscimento sociale e al senso di appartenenza comunitaria, hanno fatto crescere negli ultimi anni l’attenzione dei giovani verso attività di volontariato e di movimenti.

L’impressione è che in Italia ci sia una ampia domanda di partecipazione sociale dei giovani che non ha finora trovato adeguati strumenti di valorizzazione.

La necessità di garantire degli spazi dove poter far emergere i bisogni dei cittadini

Questi spazi, che non devono essere ermetici, cioè tutti i movimenti, le associazioni ed i comitati devono collaborare da interagire tra loro il più possibile, in modo tale da poter ricollegare le loro attività in

progetti civici concreti che possano influenzare le scelte delle istituzioni politiche ai vari livelli.

Tali spazi possono essere raggruppati in due grandi insiemi.

Il primo è costituito da quelle modalità in cui il rapporto si stabilisce con il singolo cittadino, al quale si chiede di esprimere una posizione (appartengono a questo gruppo le petizioni, le consultazioni scritte e i sondaggi).

Nel secondo si collocano quelle modalità in cui i problemi vengono posti a un gruppo di cittadini,

che discutendone, espongono le loro opinioni per arrivare ad una posizione condivisa; appartengono a questo gruppo le assemblee pubbliche o i comitati di quartiere.

Quali sono i principi e le finalità dei comitati di quartiere?

Uno dei principi cardine è sicuramente la promozione della partecipazione dei cittadini alla vita

politica e sociale, intesa come un valore irrinunciabile da ricercare e sostenere attraverso progetti e iniziative.

Questo è necessario in quanto è il mondo del volontariato che nella quotidianità riesce a intercettare i problemi avvertiti dai cittadini e, in un momento storico di crisi partitica, laddove il volontariato

non venga supportato dalle amministrazioni locali, lo stesso deve configurarsi nel segno di un

civismo politico e democratico fondato sulla partecipazione e su un programma di governo della città a vantaggio della grande maggioranza dei cittadini, in contrasto con gli interessi forti presenti nella stessa.

Come sviluppare un nuovo progetto che riesca a coniugare la partecipazione democratica con il rinnovamento del Paese?

A Bari, in occasione delle elezioni amministrative, mi sono reso promotore, insieme ad altri cittadini facenti parte di altri comitati, della realizzazione di una piattaforma condivisa di proposte

concrete che abbiamo presentato ai vari candidati sindaci, per migliorare la vivibilità dei rioni. E’ stato un piccolo punto di partenza, nato dal coraggio di sperimentare questa nuova idea di politica.

Un’idea che vede la costruzione di un nuovo soggetto politico trainato da associazioni, movimenti, ed esperienze civiche. Occorre un progetto di notevole importanza ma in grado di investire alcuni

snodi cruciali sui problemi più importanti, dal governo dei flussi finanziari alla riforma del mercato del lavoro, dalla tutela dell’ambiente alla centralità di ricerca, formazione e istruzione.

Questa nuova forza politica deve assumere il ruolo di promozione, sostegno e finalizzazione dei rapporti tra associazioni, movimenti ed esperienze civiche, senza pretesa di controllo a priori, ma ricomponendoli in un progetto aperto, flessibile ma coerente.

Occorre ricorrere ai giacimenti di competenze, di intelligenze presenti nei diversi segmenti della

società, che possano richiamare i ceti emarginati dalla cultura e dal web con iniziative mirate sui temi di cui abbiamo parlato sopra e solo includendo questi in una misura sufficiente a rappresentare

istanze e posizioni, le procedure di partecipazione possono definirsi democratiche.

Sulla base di questi rapporti, va respinta sia la figura dominante dell’uomo solo al comando, ma anche quella del leaderismo e dell’autoreferenzialità. Bisogna tornare a vivere e costruire nuovi

luoghi di discussione e di accoglienza, delle unità di base sul territorio o comitati, in particolare perché sono queste unità ad essere a stretto contatto con i cittadini delle diverse aree sociali, le loro associazioni ed i loro movimenti.

Tutto questo è necessario perché la fine delle ideologie ha portato ad un impoverimento della politica, che prima si basava sul confronto, anche aspro, e che oggi, invece, vede nella volontà di governare a tutti i costi l’unico ideale perseguibile.

Riportare l’individuo, con le sue ansie, paure e sentimenti al centro dell’attenzione politica

Anche per questi motivi, oggi, il tema di rifondare un nuovo soggetto politico è avvertito sempre più.
Bisogna riportare l’individuo, con le sue ansie, paure e sentimenti al centro dell’attenzione politica.
Questa sfida si basa sul far capire che il progresso di un paese non dipende solo dalla sua economia,
ma il vero progresso e la vera civiltà si basano, come era solito sostenere Mujica, «su quanto gli uomini siano felici».

Ma tutto quello che ci siamo detti non avrebbe senso senza il coinvolgimento dei giovani.

Quei giovani che per troppo tempo sono rimasti nel limbo politico e usati solo come calamita di voti.
È necessario stimolarli a seguire esempi positivi, ad esprimere le loro idee e magari farlo in queste
unità di base o comitati.

Conclusioni rivolte ai giovani

Soltanto prendendo coscienza della nostra forza di cambiamento e innovazione, noi giovani,
potremo avere un ruolo significativo nella società. Dovremmo evitare di estraniarci dal contesto
sociale nel quale viviamo, pensando staticamente che non abbiamo nessuna possibilità di decidere, perché tutto è già stato preordinato. Noi siamo una parte importante e vitale nella società e dobbiamo aspirare a
essere considerati per tale ruolo che ricopriamo. Partendo da qui, noi giovani, con le nostre idee
possiamo vincere la corsa contro il tempo e salvare la politica, intesa non come strumento per raggiungere il potere, ma da intendersi come valore supremo della società umana nella sua più intima essenza.

Alessandro de Bari per Questione Civile XXI

close

Iscrivetevi alla Newsletter!

Avrete accesso esclusivo ai nostri contenuti speciali!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

+ posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *