Il Duomo di Colonia: un ponte tra passato e presente

Il Duomo di Colonia come identità in continuo mutamento

facciata del duomo di colonia
La facciata del duomo di Colonia

A Colonia, sono sette i ponti che valicano il Reno, ovvero uno dei più grandi fiumi d’Europa che divide e unisce allo stesso tempo una grande metropoli tedesca in costamte mutamento. Una città che nel presente continua a comunicare con il suo antico passato intrecciandosi e identificandosi con esso. Dall’Hoenzollerbrucke, il ponte ferroviario di Colonia, è facile vedere il cosiddetto Kolner Dom, ovvero il duomo di Colonia in stile gotico dedicato ai santi Pietro e Maria, posto nel cuore pulsante della città, al quale lo stesso artista pop Andy Warhol dedicò la sua riflessione artistica.

serigrafia di andy warhol sul duomo di colonia
Una delle serigrafie create da Andy Warhol per il Duomo di Colonia, 1985

La chiesa più alta al mondo

Non è un caso che, visitando la dinamica metropoli, se ne noti l’imponenza: il duomo ad oggi detiene il terzo posto sul podio delle chiese più alte del mondo, ma la sua fama è nota sin dal 1240, quando l’arcivescovo Corrado di Hochstaden posò la prima pietra per la sua costruzione.

 Da quel giorno passarono oltre 600 anni prima che il cantiere venisse ultimato; nel 1880 la chiesa più alta al mondo, di quell’epoca, venne portata a compimento. Oggi come ieri, è possibile notare da chilomentri di distanza questo enorme tempio cristiano che, con le sue due torri campanarie di ben 157 metri di altezza sembra tracciare una scala o un ponte che si slancia nel cielo, diventando parte integrante dello skyline coloniese, cioè un punto di riferimento visivo e identitario per ogni abitante della città.

vista del ponte e del duomo sul reno
La vista del duomo e del ponte di Colonia Hohenzollernbruecke sul fiume Reno

Il Duomo come identità

“La cattedrale è una identità mai finita. È affidata nuvamente a ogni generazione”.

L’autore coloniese Dieter Wellershoff nel 1980 descrisse il duomo come una Figura Paterna attorno alla quale si svolgono numerose attività artistiche, turistiche e soprattutto di incontro cittadino, come ad esempio il famoso Carnevale di Colonia, il più famoso della Germania e il più affollato d’Europa.

“Attività che fanno tutte parte di questa paternità amichevole che rende possibile familiarizzare con esso e percepirne le questioni secolari che lo circondano, ma permette anche di poter rimanere in silenzio e percepire fisicamente la sua sublimità”

(Rainer Rudolph, Csaba Peter Rakoczy, Der Kolner Dom, 2020)

La tradizione reliquiaria cristiana

L’ideazione di questo monumento al Dio cattolico deriva dalla necessità di dare una casa dignitosa alle reliquie dei Re Magi. Nella cultura cristiana l’adorazione delle reliquie è molto forte.; è facile trovare nelle chiese i la tibia o una falange di un santo locale rappresentativo e significativo per il luogo in cui viene venerato, ovvero una identità cristiana e culturale che attorno ai propri santi patroni crea momenti comunitari e identitari. Famoso San Gennaro a Napoli o Sant’Agata a Catania, e andando oltre i confini italiani, molto famoso Santiago de Compostela in Spagna.

Storia delle reliquie

Anche Colonia divenne subito meta di pellegrinaggi da tutto il mondo quando le reliquie dei tre Re Magi vennero portate a Colonia nel 1164. Le reliquie hanno affrontato un lungo viaggio: secondo alcuni documenti scritti nel tardo 1100, le reliquie vennero scoperte da Santa Elena in pellegrinaggio in Terra Santa nel IV secolo e portate a Costantinopoli a Santa Sofia. Eustorgio, prima di insediarsi come vescovo a Milano, andò in visita a Costantinopoli e ricevette in dono le reliquie che vennero portate a Milano. Nel 1166 l’imperatore Barbarossa le trafugò e portò con se a Colonia per donarle al Cardinale Reinald von Dassel. Secondo la tradizione queste sono le reliquie appartenenti ai Re citati nei vangeli. Dati i ragionevoli dubbi sull’originalità dei tre crani, vennero svolte su di essi alcune analisi archeologiche che ne attestarono l’antichità delle ossa, inoltre le reliquie sono avvolte in della preziosa seta antica risalente al periodo tra il primo e quarto secolo d.C.

Al momento del loro trionfale arrivo nella città tedesca nel 1164, le reliquie vennero conservate all’interno di una antica cattedrale romanica.

Il culto dei Re Magi prese piede sin dal primo arrivo a Colonia delle reliquie, venendo considerate il nuovo tesoro della città. In questo modo venne si rinforzato il potere spirituale del cardinale Reinald von Dassel come autorità sui fedeli e cittadini, ma anche legittimando maggiormente le incoronazioni dei re tedeschi delle città vicine. I nuovi visitatori pellegrini migliorarono anche la vita e l’economia locale.

L’arca dei Re Magi: le maestrie delle botteghe medievali

Dato l’accrescersi dell’interesse dei fedeli per le preziose reliquie, si decise di commissionare all’orafo e scultore Nicolas von Verdun uno scrigno atto a custodire le ossa dei Re, scrigno che ancora oggi risulta essere uno dei reliquiari e sarcofagi più maestosi e preziosi dell’arte occidentale. Le maestrie di Nicolas von Verdun e della sua scuola misero su un progetto ambizioso per un’arca in argento dorato e legno dove sono evidenti le capacità tecniche di fusione e meticolosa lavorazione dei metalli.

lo scrigno dei re magi
L’arca dei Re Magi all’interno della Cattedrale dei Santi Pietro e Maria di Colonia

Lo scrigno è una meravigliosa espressione dell’arte artigianale tipica delle botteghe medievali nelle quali anche artisti italiani noti, come Giotto, lavoravano in continui cantieri e officine di varie specializzazioni, dal fabbro alla falegnametria, all’interno delle botteghe vi era una forte vivacità artistica e ingegneristica.

L’arca è composta da due scrigni, uno attaccato all’atro, sovrastati da un terzo scrigno più piccolo.

Sull’arca di Colonia è possibile riconoscere la mano dell’orafo Nicolas von Verdun, maestro orafo e scultore che si colloca in quel periodo di transizione artistica tra l’ultima fase dello stile romanico e l’inizio dell’arte gotica. La capacità di fondere sullo stesso piano figure astratte e geometriche, tipiche delle decorazioni romaniche, e figure a tutto tondo espressive e movimentate, tipico del gotico, danno degli effetti particolari e unici sulla brillantezza dell’oro scintllante dell’arca sulla quale sono raffigurate 72 immagini di episodi biblici e figure politiche: sulla parte superiore sono raffigurati i dodici apostoli, tra di loro i sei profeti, e sui due lati sono raffigurati il re Salomone e il re Davide.

Spiccano le figure dei profeti, che probabilmente vennero fatti dallo stesso Nicolas von Verdun, mentre il resto dell’arca venne commissionata ai suoi scolari di bottega.  Sul pannello trapezoidale della fronte dello scrigno è possibile vedere la raffigurazione della Vergine in Trono con bambino, mentre sulla sinistra i tre Re Magi in adorazione accompagnati dal re Ottone IV, sulla destra il battesimo di Cristo nel fiume Giornado. Queste figure sono sovraste da un Cristo Giudice in trono.

particolare dello scrigno dei magi
Particolare del Cristo Giudice in Maestà, i tre Re Magi in adorazione in basso a sinistra, a destra il Battesimo di Cristo e al centro la Vergine in Maestà con bambino

Sulla destra del pannello trapezoidale sono raffigurati re Nerone e sua moglie Agrippina (nata proprio a Colonia), che fece diventare la città una Colonia romana. L’intero sarcofago è tempestato da più di 1700 pietre e perle preziose, olre a 304 gemme dell’antica Roma sulle quali sono raffigurati Dei e Dee pagane e Imperatori romani.

particolare dello scrigno dei magi
Particolare della grata tempestata di pietre e perle preziose dalla quale si possono intravedere i tre crani incoronati di Caspar, Melchior e Baldasar

Ci vollero circa trent’anni, dal 1190 al 1225, per realizzare il pesante reliquario di trecento chili, alto più di un metro e mezzo e lunga più di due metri, a oggi il più grande sarcofago d’Europa.

Storia del duomo

La preziosa e famosa arca accrebbe maggiormente l’interesse dei fedeli che si accalcavano nella chiesa romanica per adorare e ammirare le reliquie e lo scrigno che le custodisce. Da ciò nasce l’esigenza di crearne una nuova chiesa attorno lo scrigno, altrettanto preziosa, in pieno stile gotico: lo stile architettonico più maestoso di quei tempi, ma, possiamo concordare, anche uno degli stili architettonici più audaci di sempre, che ha dato vita agli edifici più spettacolari mai creati. Sulla scia della chiesa di Saint-Chapelle a Parigi e della gran cattedrale di Amiens, il progetto della cattedrale di Colonia dei santi Pietro e Maria ambisce a sorclassare in grandezza e maestosità ogni esempio esistente per ottenere il primato del più grande tempio di Dio mai costruito.

Una cattedrale che mira al cielo

Le nuove conoscenza tecniche e i nuovi mezzi di costruzione del periodo hanno permesso agli architetti di liberarsi dagli spessi muri portatnti e massicci in favore di una slanciatezza vigorosa.

“Il nuovo sistema costruttivo permette non solo di innalzare gli edifici ma di scaricare in gran parte pareti da funzioni portanti, consentendo un loro progressivo alleggerimento. Diventa così possibile “svuotarle” sempre più, lasciando ampio spazio a grandi finestre con vetrate policrome: le chiese si trasformano così in templi di luce. Questo processo è meno evidente in Italia dove le pareti mantengono una salda struttura muraria, e in Inghilterra, mentre è particolarmente pronunciato -oltre che nel Gotico rayonnant francese- in area germanica, che pur recependo con un certo ritardo il nuovo linguaggio, ne sviluppa una versione caratterizzata dagli arditi slanci verticali. Il coro della Cattedrale di Colonia, avviato nel 1248, sembra una sfida ai limiti statici: è infatti altissimo e caratterizzato da grandi finestre a ogni livello, che assicurano un’impressionante diffusione della luce”.

C.Bertelli, Invito all’Arte, 2017

 Ai tempi cominciava a farsi strada una nuova concezione teologica che associava l’adorazione di Dio con l’aspettativa di chiese che fossero connesse al regno dei cieli, prefigurandosi come un ponte, una fune tesa tra l’uomo e il divino, dove l’interno delle chiese fossero sommerse da una luce angelica e un’architettura che mirava al cielo per elevare lo spirito del credente e avvicinarlo al regno di Dio.

L’inizio dei lavori

I lavori cominciarono il 15 agosto 1248, ma la storia del cantiere fu molto lunga e travagliata. Tra lavori in corso e interrotti, la chiesa venne ultimata solo nel 1880, richiedendo quindi più di 600 anni per essere ultimata. Il progetto dell’edificio venne realizzato da Mastro Gerardus che chiaramente non riuscì a vedere la sua opera compiuta.

Il progetto del nuovo tempio era stato ideato sulla base di un tempio romano risalente  al IV secolo e successivamente consacrato a chiesa cristiana. Sullo stesso sito venne successivamente costruita nel IX secolo una chiesa romanica nella quale vi erano due cori dedicati alla Vergine Maria e a San Pietro. Il nuovo Duomo di Colonia venne costruito a partire da questi edifici con l’intenzione di demolire di volta in volta pezzi della chiesa romanica per fare spazio alla nuova. Tuttavia, le prime fasi di demolizione della vecchia chiesa non andarono come previsto: si era progettato un incendio controllato per demolire il coro est e costruire il nuovo, ma i costruttori persero il controllo del fuoco che demolì il resto della chiesa. Fortunatamente l’arca dei Re Magi venne portata in salvo appena in tempo.

Il progetto originale di Mastro Gerardus venne ampiamente rispettato. Come è facile da immaginare, nel medioevo non esistevano calcoli precisi per la costruzione esatta degli edifici, in particolare per quelli così slanciati in altezza, dunque gli architetti dovevano far riferimento alle proprie conoscenze e basarsi su costruzioni esistenti tramite un’esperienza empirica della materia andando per tentativi ed errori. Questi esperimenti ingegneristici e architettonici spesso risultarono nel crollo di alcune chiese, ma le intuizioni e l’abilità di Mastro Gerhald si rivelarono sufficientemente esatte per la sfida che gli si prostrò dinanzi.

Fu molto meticoloso già a partire dalle fondamenta e dall’utilizzo dei materiali, scavando delle solide basi a otto metri di profondità e utlizzando blocchi di trachite, una pietra sufficientemente dura e resistente. La chiesa richiese comunque degli interventi di raffornzamento dei due pilastri esterni, interventi che avvennero solo nel 1920.

Un cantiere di 632 anni

Il progetto originale venne seguito ma alcune modifiche vennero compiute durante i 600 anni di costruzione lasciando ai successivi mastri e architetti la fantasia per la risoluzione di sfide ed esigenze che nascevano durante i lavori.

Nel 1277 l’altare nella sacrestia venne consacrato, ma lo scrigno dei magi venne posizionato dietro di esso solo nel 1322.

Nella metà del XV secolo la costruzione arrivò all’altezza di appena 56 metri e le prime campane vennero innalzate e installate nelle torri.

Attorno al 1500 i lavori per la torre nord cominciarono, ma i lavori si fermarono e per ben 300 anni il cantiere venne interrotto. Nonostante ciò lo scheletro visibile della chiesa era fortemente suggestiva prefigurandosi come una vera e propria reliquia di un monumento cristiano. Le torri compiute e lo scheletro della chiesa potevano già essere viste da chilometri di distanza affascinando i pellegrini e i viaggiatori di tutta Europa.

L’occupazione francese

Uno dei momenti più bui della chiesa incompiuta fu durante l’occupazione francese tra il 1794 e il 1814, quando essa venne utlizzata come scuderia e dove vennero detenuti i prigionieri di guerra. Numerosi pezzi di fornitura vennero bruciati e trafugati, ma fortunatamente la preziosa arca dei magi venne portata in salvo assieme le reliquie.
Il territorio tornò nuovamente in mani tedesche solo 20 anni più tardi.

Grazie alla riscoperta del Medioevo nel 1800 da parte del Romanticismo, i lavori ripartirono grazie alla volontà di autorità politiche, intellettuali e in particolari ai fedeli cittadini che, tramite le loro donazioni, finanziarono i lavori per il completamento della chiesa, consacrando il nuovo Tempio di Dio come identià sia religiosa, ma sopratutto come identià cittadina e comunitaria. In meno di 40 anni, precisamente nel 1880, il Duomo di Colonia venne finalmente terminato.

La conclusione dei lavori venne festeggiato come un vero e proprio evento nazionale al quale presenziò anche l’imperatore Guglielmo I. Quando fu ultimata, la Cattedrale di Colonia era l’edificio più alto del mondo e tuttora detiene il primato della più grande facciata del mondo per un edificio religioso.

Il duomo e la Seconda Guerra Mondiale

Durante la Seconda Guerra Mondiale la città di Colonia fu bersaglio di un terribile bombardamento: la cattedrale venne colpita da 14 bombe aeree e da oltre 70 bombe incendiarie causando il crollo delle volte della navata e del trasetto centrale. Per quanto danneggiata la chiesa resistette ai colpi e all’apparenza essa risultava esserne uscita vittoriosa e intoccata diventando simbolo di speranza per una città martoriata dalla guerra.

La fortuna della resistenza dell’edificio fu data sia dalla sapiente e resistente costruzione, ma anche dall’introduzione e la costruzione del tetto in ferro: gli architetti medievali erano soliti costruire i tetti in legno data la disponibilità limitata di materiali più resistenti, esponendo così le chiese a incendi e quindi alla rovina di essi (come è successo nello sfortunato incendio avvenuto nella chiesa di Notre Dame a Parigi dello scorso anno). Il tetto in ferro del Duomo di Colonia, costruito nel XIX secolo, ha permesso alla chiesa di resistere ai bombardamenti bellici e non crollare rovinosamente su sé stessa.

I danni causati dalla guerra, nonostante le apparenze, furono molteplici e i lavori di restauro terminarono solo 1956.

Il Duomo come Patrimonio

Nel 1996 l’edificio venne inserito nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Per preservare il prezioso patrimonio dall’incobente e continua urbanizzazione della città di Colonia, e dunque dalle possibili costruzioni di grattacieli tipici di una grande metropoli che ne avrebbero potuto inombrare la vista, le autorità decisero di vietare per legge la costruzione di edifici di dimensioni simili nelle vicinanze della Cattedrale, preservandone quindi la visibilità da tutti gli angoli della città. Nel 2006 il duomo venne tolto dalla lista dei Patrimoni dell’Umanità a rischio, inserita precedentemente in essa nel 2004, proprio grazie a questa legge.

Il duomo tra passato e Presente

Uno degli aspetti più spettacolari quando si entra in questa “foresta di pilastri” sono i meravigliosi e splendidi effetti di luce donati dalle numerose e grandiose vetrate in vetro policromo che adornano l’intera chiesa su vari livelli. Le immagini in esse raffigurate sono santi, evangelisti e scene di vari episodi biblici che si illuminano creano variegati effetti di luce grazie alla luce solare che attraversa i vetri colorati sapientemente tagliati e incastonati in telai di piombo. Gli architetti gotici hanno cercato di perseguire in ogni modo gli effetti di luce e leggerezza per le loro chiese. Nella cattedrale di Colonia questo risulta in ben 10.000 metri quadri totali di finestre, cui le più antiche risalgono al 1260 ca. La maggior parte delle finestre risalgono al peridodo medievale, ma non mancano vetrate del 1500 e del 1800 ricreate in stile Gotico ma con tecniche differenti.

particolare delle vetrate del duomo di colonia
Particolare di una vetrata

Tra le numerose vetrate spicca una in particolare ovvero l’unica con una decorazione astratta nell’intera chiesa; scelta stilistica particolarmente anomala per quest’arte che era piuttosto utilizzata per raffigurare immagini realistiche. Stupisce meno l’anomalia quando realizziamo che la vetrata è stata ideata niente meno dall’artsta contemporaneo Gerard Richter, coloniese, al quale nel 2007 viene commissionata una vetrata per sostituirne una ormai irrimediabilmente rovinata degli eventi della Seconda Guerra Mondiale. La vetrata possiede un’area di 106 metri quadrati sulla quale è riproposto in maniera casuale (casualità originata da un computer) un modulo quadrato di 72 sfumature di colori variegati che riprendono i colori tipici delle vetrate gotiche.

particolare della vetrata di gerhard richter
Particolare della vetrata di Gerhard Richter nel duomo di Colonia, 2007

Nelle vetrate composte da 11.263 mattonelle di vetro colorato (ottenute secondo il metodo tradizionale del vetro colorato in epoca medievale) è impossibile trovare un ordine preciso di disposizione, volontà precisa dell’artista che non voleva che in alcun modo la vetrata potesse essere riconducibile a un qualunque significato figurativo, lasciando all’immagine astratta il ruolo della comunicazione divina tramite gli effetti di luce. Inizialmente la vetrata non venne accolta bene da numerosi ecclesiastici proprio a causa del suo astrattismo, ma venne successivamente accolta nel tour spirituale di fedeli e amanti dell’arte.

L’arte mira a eliminare qualunque concezione di tempo e spazio facendo convivere passato e presente in un’unica dimensione eterna, evidenziando il potere spirituale dell’arte, spiritualità che tende all’infinito attraversando i secoli tramite il potere magico dell’arte.

Silvia Giaquinta per Questione Civile XXI

+ posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *