Come i registi immaginano i pontificati contemporanei

“Il ruolo del Papato nelle narrazioni occidentali” – N.1

Questo articolo è il primo numero della Rubrica interdisciplinare di Questione Civile XXI dal titolo “Il ruolo del Papato nelle narrazioni occidentali”, che vede la collaborazione tra gli archivi di Storia del Cinema, Letteratura e Storia delle Relazioni Internazionali.

Negli ultimi anni è esploso il fenomeno di un genere di prodotti filmici aventi lo scopo di immaginare cosa si cela dentro le mura di uno degli Stati più ricchi di Storia e di misteri al mondo: il Vaticano.

Il problema delle grandi narrazioni

Dice Antonio Gramsci, in qualità di teorico della letteratura, che tutte le narrazioni esistenti consistono nel racconto della soggettività di colui/colei che decide di descrivere un qualsiasi oggetto. L’individuo narrante consta di un insieme di conoscenze e credenze incarnate: non esiste una scienza pura e universale, ma sempre legata alla materialità e al contesto geopolitico in cui chi detta canone è inserito.

Qualunque versione della “realtà” venga consegnata all’uomo o alla donna non potrà mai essere considerata da essi un dogma, in quanto contaminata dalla soggettività di chi narra. È il pericolo più ricorrente che minaccia gli spettatori di film basati su fatti realmente accaduti: quello di credere ciecamente alle versioni delle storie che i registi propinano loro. Lo Stato Vaticano rappresenta l’organizzazione religiosa e politica più nota ma misteriosa al mondo. Tutto quello che le persone immaginano possa accadere nello stato di San Pietro può essere considerato come insieme di dati certi?

Uno dei primi film della storia

Da duemila anni la Chiesa si è posta come intento quello di far giungere la “buona notizia” fino agli estremi confini della Terra e, dopo l’invenzione dei fratelli Lumière, ha deciso di ammodernare i canali di questa trasmissione.  È nel 1896 che lo Stato Vaticano è ricorso per la prima volta alla pellicola mostrando al mondo le immagini di Leone XIII nell’atto di benedire i fedeli dai giardini papali vicino alla basilica di San Pietro.  La Chiesa vuole risultare vicina e rassicurante per l’intera comunità cattolica nel mondo, ma la popolazione (cristiana o laica) inevitabilmente percepisce in maniera diversa i messaggi ed i comportamenti messi in atto dalla ἐκκλησία (lat. ekklesìa) ossia “adunanza”.

I kolossal religiosi: la grande fortuna degli U.S.A

Dagli anni ’10 del 1900 in poi, la filmografia religiosa è stata prolifica di prodotti riguardanti la vita di Gesù e dei discepoli: basti solo pensare al film muto “Gesù di Nazareth” (1916) e ai due kolossal con il divo statunitense Charlton Heston, “Ben Hur” (1959) ed “I dieci comandamenti” (1956). È solo in tempi recentissimi però che si è accesa tra i registi di tutto il mondo la voglia di rappresentare su schermo la Chiesa degli anni ’10 del XXI secolo e non l’antica organizzazione dei tempi delle persecuzioni di Nerone. Questo perché, rispetto all’istituzione religiosa delle origini, si possiedono più fonti e materiale per provare ad immaginare la concretezza della persona del Papa moderno e dei suoi collaboratori.

Alla luce poi dei recenti scandali concernenti abusi e corruzione clericale, i riflettori sono stati puntati con decisione dai mass media sul Vaticano e sui misteri che ruotano attorno a questo scrigno colmo di ricchezza e segreti. Già solo le risorse cartacee e pergamenacee presenti nella Biblioteca apostolica vaticana hanno fatto scalpitare e richiamato fino a Roma numerosi registi come Ron Howard che, in “Angeli e demoni”, mostra una ricostruzione di parte del fondo latino degli archivi pontifici in cui il prof. Langdon, interpretato da Tom Hanks, consulta manufatti pregiatissimi e dal contenuto unico.

Come l’Occidente laico rappresenta il Vaticano

È innegabile che, in molti Paesi occidentali, con la piena acquisizione della libertà di pensiero e la caduta della figura del Papa re, scrittori e registi come Ron Howard e Nanni Moretti abbiano avuto l’ardire di provare a raffigurare come potesse essere la persona del Papa all’interno della propria “casa” a Roma. Ciò che emerge in maniera interessante da pellicole, come “I due Papi” (2019) di Fernando Meirelles e “Habemus Papam” (2011). Un profondo rispetto è mostrato nei confronti del capo della Chiesa cattolica da parte dei suoi rappresentatori, che permane nel corso della narrazione di figure contradditorie, coltissime, umane, quali sono i funzionari dello Stato papale. 

Si potrebbe forse affermare che i cardinali ed i maggiordomi del pontefice costituiscano i personaggi più carismatici di questi film. Molti registi infatti concordano nel pensare che nello Stato Vaticano il vero motore della macchina corrisponda alla corporazione di consiglieri papali che talvolta bramerebbe alle spalle del pontefice per raggiungere scopi personali. Sono anche i cardinali i grandi protagonisti nelle inchieste legate ad abusi sessuali su minori, il cuore tematico del film “Il caso Spotlight” di Tom McCarthy (2016).

Michel Piccoli viene eletto nuovo Papa nel film di Nanni Moretti: “Habemus Papam” (2011)

La rappresentazione del Papa ideale: The Young Pope

Pio XII è stato l’ultimo principe della Chiesa: una semplice dimostrazione di ciò era la sua entrata in chiesa per le celebrazioni pubbliche sulla sedia gestatoria, il trono su cui veniva trasportato il Papa fin da tempi antichissimi. Egli, nonostante sia stato il più recente esponente di un modo di governare la Chiesa quasi anacronistico rispetto ai tempi in cui ha retto il proprio pontificato, ha introdotto importanti riforme e compreso l’importanza dei moderni mass media e del potere della propria immagine. Possedeva un abile uso dei canali di informazione e probabilmente fu abbastanza lungimirante dal capire che sarebbe passato poco tempo dalla sua morte all’affermazione dei social network. 

Chi potrebbe essere il successore di tale pioniere della comunicazione? Di quali caratteristiche sarebbe fornito il Papa col nome di Pio XIII? Paolo Sorrentino si pone il quesito e risponde regalando ad un pubblico internazionale una serie divisa in due stagioni firmate HBO: “The Young Pope” (2016) e “The New Pope” (2020). Il regista del film cult “La grande bellezza” (2014) vorrebbe che il prossimo Papa dopo Francesco I fosse Lenny Belardo, interpretato da Jude Law. 

Il Papa e la curia del Vaticano

Non è ben chiaro, nel corso della prima stagione, se questo pontefice di mezza età sia un santo o un ciarlatano dati i suoi comportamenti alquanto discutibili; egli si tiene nascosto ai fedeli ed è caratterizzato da un temperamento a volte irascibile e da idee conservazioniste in ambito di diritto canonico e di dogmi della fede. Pio XIII possiede il gusto estetico del 2020 e il rigorismo dello stesso Cristo. Non intrattiene, inoltre, un buon rapporto con la curia pontificia, organo dello Stato capeggiato dal cardinal Voiello, il quale osserva ogni comportamento del suo superiore al fine di coglierlo in errore e detronizzarlo. 

Il cardinale insieme ai suoi simili è costantemente implicato in questioni prettamente politiche riguardanti lo Stato del Vaticano e forma con loro una sorta di Consiglio dei ministri che agisce dietro le tende del palazzo apostolico. Oltre al suddetto membro della curia, Lenny è circondato da nemici che non apprezzano la sua eccentricità, sebbene da secoli sia (secondo ciò che raccontano annali e cronache) caratteristica di ogni uomo divenuto Papa. 

Cosa potrebbe essere il Vaticano?

Se da una parte registi come Mereilles e John Kent Harrison abbiano posto l’attenzione sui pontificati (ultra) contemporanei con i loro film sugli ultimi tre Papi, Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio, Paolo Sorrentino compie un’operazione forse più interessante ponendo sulla cattedra di Pietro gli uomini che vorrebbe e che molto probabilmente non potrebbero mai esistere. 

È necessario però che gli usufruitori di questi prodotti riconoscano la distinzione tra elementi che concretamente potrebbero essere effettivi e quali non: l’opera audiovisiva, seppur tangibile, ipotizza sempre e solo delle vie possibili o impossibili che la realtà può intraprendere.

Silvio Orlando è il cardinal Voiello nella serie targata HBO: “The Young Pope” (2016)

Camilla Mion per Questione Civile-XXI

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