Biblioteca apostolica vaticana

Esplorando l’archivio papale: un viaggio nella Biblioteca Apostolica Vaticana

“Il ruolo del Papato nelle narrazioni occidentali”

N. 4

Questo articolo è il quarto della Rubrica Interarchivistica dal titolo“Il ruolo del Papato nelle narrazioni occidentali” che vede la collaborazione tra gli Archivi di Storia del Cinema, Letteratura e Relazioni Internazionali

L’articolo, facente parte della rubrica interdisciplinare “Il ruolo del Papato nelle narrazioni occidentali”, intende esplorare un luogo pieno di cultura e testimonianze letterarie importantissime. Sto parlando della Biblioteca Apostolica Vaticana.

Collocata presso la Santa Sede, la Biblioteca Apostolica Vaticana vanta la conservazione di alcuni dei manoscritti più importanti al mondo. Non rimane certamente inosservato il Codex Vaticanus, il più antico manoscritto conosciuto della Bibbia, nonché il Sidereus nuncius, rivoluzionaria opera galileiana alla base della rivoluzione scientifica moderna. Ancora più nota e rivoluzionaria è la Bibbia di Gutenberg, la prima prodotta con la stampa a caratteri mobili dallo stampatore tedesco tra il 1453 e il 1456. Molto significativa è anche la conservazione della bolla Papale con cui Bonifacio VIII indisse il Primo Giubileo nel 1300, la bolla Antiquorum habet fida relatio, nonché la moneta d’oro che Carlo Magno pose sulla tomba di San Pietro nel 781. 

I fondi della Biblioteca Vaticana

La Biblioteca possiede moltissimi volumi a stampa antichi e moderni, senza contare i numerosissimi incunaboli, documenti preziosi per gli storici della lingua e i filologi italiani. Gli incunaboli sono le prime testimonianze a stampa che possediamo entro la fine del XV secolo, perciò si parla di testi stampati entro il 1499 con tecniche ancora non raffinate. Si parla invece di cinquecentine per i testi a stampa prodotti lungo l’arco del XVI secolo. Dei novemila incunaboli conservati, ben 65 sono in pergamena per restituire anche l’idea del valore che questi esemplari possiedono e della loro ricchezza. Inoltre, i fondi della Vaticana possono vantare la conservazione di oggetti d’arte, medaglie e monete preziose.

Esempio di incunabolo: incipit del Lattanzio di Subiaco, il primo stampato in Italia nel 1465.

La storia della Biblioteca Vaticana

Il primo Papa a concepire l’idea di una biblioteca moderna fu Niccolò V. Oltre ad essere un noto umanista e un bibliofilo, egli ebbe il merito non solo di raccogliere insieme i codici antichi, ma anche di liberalizzarne nel 1451 la consultazione agli eruditi e agli studiosi in una sala annessa al Cortile “dei pappagalli”. La collezione, ovvero il primo nucleo della futura biblioteca, passò quindi da meno di quattrocento codici conservati alla biblioteca avignonese ai più di mille registrati alla morte di Niccolò V.

Una vera e propria istituzione ufficiale della Biblioteca si ebbe però con il Papa Sisto IV, con la bolla Ad decorem militantis Ecclesiae del 1475. Le sale per raccogliere i nuovi manoscritti e i fondi divennero ben quattro, data la mole delle opere contenute al suo interno. La biblioteca all’inizio del Pontificato di Sisto IV racchiudeva 2500 opere, che in meno di un decennio aumentarono notevolmente. Le sale furono le seguenti: la Bibliotheca Latina e la Bibliotheca Graeca per i testi nelle lingue antiche, la Biblioteca Secreta per i libri esclusi dalla consultazione e dal prestito esterno, mentre la Bibliotecha Pontificia fungeva da archivio.

Le parole di Paolo VI ed il nuovo edificio di Sisto IV

La finalità della Biblioteca Apostolica Vaticana è stata così ricordata da Papa Paolo VI nel discorso tenutosi in occasione del quinto centenario della Biblioteca:

“Veniva dotata, cioè di un abbondante e prezioso, anzi inestimabile, patrimonio librario, per metterlo a disposizione degli studiosi, nelle diverse fasi della consultazione, della lettura, del riscontro e della sintesi conclusiva”.

Tra il 1587 e il 1589, papa Sisto V commissionò all’architetto Domenico Fontana la costruzione di un nuovo edificio nel quale collocare le nuove acquisizioni, dovute anche all’avvento dei libri a stampa. Il nuovo edificio fu ricavato dal braccio trasversale attraverso il cortile del Belvedere e al piano più alto si ricavò una sala lunghissima con due navate totalmente decorate, il Salone Sistino. La sala fu decorata dai magnifici affreschi di Andrea Lilli, autore del Rogo dei libri di Ario e l’Allegoria della Poesia, nonché di Girolamo Nanni, autore del Concilio di Vienne. I volumi rimasero in questa nuova sede fino al pontificato di Leone XIII, durato dal 1878 al 1903.

Il manoscritto del Canzoniere, il Vaticano Latino 3195

Nella Biblioteca Apostolica Vaticana sono conservati anche i manoscritti della celebre opera di Francesco Petrarca, il Canzoniere. Il titolo originario dell’opera, Rerum vulgarium fragmenta, lascia intendere che l’autore abbia steso l’opera in volgare con una struttura frammentaria. I componimenti sono in realtà organizzati in una struttura organica ben definita con innumerevoli richiami interni. Lo studio filologicamente attento dell’opera petrarchesca ha permesso a studiosi del calibro di Rosanna Bettarini e Marco Santagata di curare l’edizione critica del Canzoniere.

Trascrizione di un componimento nel ms. Vaticano Latino 3195

In un secondo momento, un’osservazione attenta sia alla diacronia che alla sincronia delle varianti ha permesso di eseguire la cosiddetta critica delle varianti e di restituire una luce ai testi in parte o interamente autografi. La critica ha identificato, dunque, nel manoscritto Vaticano Latino 3195 il caso di trascrizione dei Rerum vulgarium fragmenta in un codice pergamenaceo di grande pregio, in una attenta scrittura umanistica, con un’ornamentazione sobria e un aspetto nitido della pagina. Il manoscritto non è di mano interamente del Petrarca, bensì compare anche la figura di allievo nonché di giovane amico di Petrarca, Giovanni Malpaghini. Egli risiedette dalla sua giovane età di diciotto anni nella casa di Petrarca, come possiamo leggere nella lettera petrarchesca Familiares, XIII, 19 a Giovanni Boccaccio.

L’altro codice, anch’esso conservato alla Biblioteca Vaticana, in cui è possibile rintracciare uno stato redazionale dell’opera petrarchesca è il Vaticano Latino 3196, detto più comunemente anche “codice degli abbozzi”. Questo manoscritto non può ritenersi propriamente un codice, poiché è dato dall’unione di otto carte sciolte e di due fogli. Il Vaticano Latino 3196 è importantissimo per la ricostruzione degli stadi redazionali del testo e testimonia una composizione in itinere del testo che, dunque, lo differenzia nettamente dalla “bella copia” del manoscritto Vaticano Latino 3195.

Conclusione

Termina con i manoscritti del Canzoniere petrarchesco il nostro viaggio all’interno della Biblioteca Apostolica Vaticana. Un tentativo per avvicinare i nostri lettori ai capolavori manoscritti custoditi all’interno della preziosa biblioteca. Tra il Codex Vaticanus, il Sidereus Nuncius e il codice degli abbozzi avrete l’imbarazzo della scelta e potrete perdervi tra alcune delle carte d’autore più prestigiose, ed assaporare il piacere della consultazione con un approccio sempre più “filologico”.

Giulia Marianello per Questione Civile – XXI

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