αίρετικός (airetikós) : Le scelte “eretiche” di Godard e Scorsese

Un eretico non può essere considerato tale, perché fin quando compirà una scelta per il benessere proprio e altrui sarà nel giusto.

“Il ruolo del Papato nelle narrazioni occidentali”

N. 5

Quinto e ultimo articolo facente parte della rubrica interdisciplinare “Il ruolo del Papato nelle narrazioni occidentali” che vede coinvolti gli archivi di Storia del cinema, Letteratura e Relazioni internazionali

I concetti di eresia e blasfemia nel XXI secolo risultano quasi del tutto ancronistici in “Occidente”. Se fino a qualche tempo fa la Santa Inquisizione bandiva e censurava opere frutto del libero pensiero, ora la Congregazione per la dottrina della fede ( che ha assunto questo nome nel 1966, anno in cui fu abolito l’Indice dei libri proibiti) ha spostato il proprio oggetto di interesse sulla forma di cultura più in voga del secolo corrente : il cinema.

La CDF può solo esprimere dei pareri in materia di cinema; dopo aver perso il potere sul neo Stato laico italiano e di conseguenza l’autorità censoria, l’ex Sant’Uffizio non possiede più infatti il diritto di ritirare dal commercio produzioni filmografiche dagli altri Paesi, a meno che gli Stati stessi non decidano di intervenire direttamente sulla loro divulgazione.

L’ultima tentazione di Cristo (1987) di Martin Scorsese

Giuda Iscariota è l’eroe del Vangelo di Giuda, una pubblicazione manoscritta in lingua greca risalente al II secolo d.C. di stampo gnostico. L’apostolo “maledetto” rappresenta per questa branca del cristianesimo una chiave di redenzione, in quanto egli porta a compimento il sacrificio del figlio di Dio, deciso dallo stesso Padre. Nella narrazione apocrifa Giuda muore, da martire, lapidato dagli altri apostoli e nell’ottica gnostica viene
quindi elevato a santo.

Questa versione del tradimento, che vede Giuda implicato come servo del piano di Dio, è piaciuta particolarmente a Nikos Kazantzakis, scrittore del libro “L’ultima tentazione di Cristo”, opera trasposta in film da Martin Scorsese nel 1987. La tradizione cattolica non accetta, per dogma di fede, tale visione del Vangelo impregnata di gnosticismo: ecco perché il film è stato censurato in diversi Paesi del mondo, tra cui le Filippine, il più grande Stato cattolico dell’Asia. Vi è anche da dire che il “plot” del film è sempre stato considerevolmente difficile da digerire per i fedeli conservatori, i quali sono stati i principali artefici di episodi di ultraviolenza sfociati dentro e fuori i cinema.

Sinossi di un dramma

Gesù è un uomo di trent’anni che vive il suo rapporto col divino come persecutorio. Sebbene lui stesso sia dal principio conscio di dover morire crocifisso, da zelante carpentiere qual è, decide comunque di fabbricare croci per i Romani, sperando che ad essere inchiodato sia un altro galileo. Una volta però interiorizzato il senso della sua missione messianica, decide di sacrificarsi chiedendo a Giuda, il suo amico più fidato, di sottoporsi ad un patimento più grande: tradirlo. Una volta saldato alla croce, Gesù vede ai
suoi piedi una fanciulla che gli propone di abbandonare il luogo dell’esecuzione e di continuare a vivere come un normale abitante di Galilea.

Egli accetta l’invito e, una volta che i chiodi gli vengono estratti dagli arti, scende dal legno. È forse questa la dimostrazione più grande che possa esistere del libero arbitrio e dell’umanità di Cristo, a detta di Martin Scorsese. I Vangeli canonici hanno comunicato solamente un’unica versione della storia di Yeshua: quella in cui decide di morire e resta ben saldo in quella convinzione. L’altra possibilità che Gesù ha di fronte a sé è di
continuare a vivere, abbandonando il fattore divino e abbracciando unicamente quello umano.

Il film ha causato la reazione di comportamenti di gruppi cattolici radicali che sono poi diventati aggressioni a cinema e persone. La scelta meno eterodossa di Scorsese per questi conservatori sarebbe stata, forse, anche la presenza di David Bowie come interprete nel ruolo Ponzio Pilato, perfettamente aderente alla funzione di un prefetto romano del primo secolo d.C.

Willem Dafoe è Yeshua nel film “L’ultima tentazione di Cristo” (1987)

Biografismo religioso di Scorsese

«Quando si è stati allevati a Little Italy, che cosa diventare, se non gangster o prete? Ora, io non potevo essere né uno né l’altro.»
(Martin Scorsese)

La punta di diamante della pellicola è sicuramente il protagonista Willem Dafoe, caratteristica dal volto scavato e dalle orbite oculari sporgenti. Nell’immaginario collettivo l’estetica di Gesù non coincide quasi per nulla con quella dell’attore statunitense, ed è per questo che il film piace, perché sconvolge e non fa sentire il pubblico a proprio agio. Gesù sembra quasi un uomo cattivo, un Charles Manson a capo della sua setta di ebrei che
promette di radere al suolo l’odio e l’ipocrisia o un gangster del calibro di Robert De Niro, che sarebbe stato ingaggiato prima di Dafoe per interpretare il nazareno, ruolo che rifiutò perché considerato da lui troppo impegnativo.

D’altronde, i gangster rimangono sempre una costante nell’immaginario filmico di Scorsese perché costituiscono personalità di spicco riconducibili al ricordo che ha il regista di Little Italy e della mafia newyorkese. Il crimine di Gesù è quello di aver ceduto alla tentazione e di questo, alla fine del film, si pente.

Martin Scorsese nel backstage con Barbara Hershey, Willem Dafoe e Harvey Keitel

“Je vous salue, Marie” (1984) e “I vangeli alla luce della psicoanalisi”

Gli ultimi momenti della relazione fra Jean Luc Godard e Myriem Roussel sono stati immortalati nelle scene di nudo e seminudo del film “Je vous salue, Marie” che hanno suscitato scalpore in tutto il mondo. Non è infatti un segreto, come asserisce Oscar Ianovitz, che Godard come esponente della Nouvelle Vague sia stato osannato dalla critica, ma al contempo distrutto dal giudizio demoscopico: d’altronde, basti menzionare solo il
caso Ro.Go.Pa.G., un film del 1963 diviso in quattro episodi e scritto anche da Godard,che venne citato secondariamente in giudizio per vilipendio alla religione insieme a Pier paolo Pasolini.
L’ispirazione per il film venne a Godard dalla lettura de’ I Vangeli alla luce della psicoanalisi, scritto della dottoressa Francoise Dolto, nonostante l’opera cinematografica riprenda ben poco dell’opera della psicanalista.

Una Madonna eretica

In un’ottica sensuale e accattivante, viene riproposta la problematicità del dogma dell’Immacolata Concezione, attraverso un’operazione di modernizzazione della figura della Madonna, interpretata da Myriem Roussel, e quella del compagno Giuseppe (Thierry Rode). Degno di nota è poi quel senso di alienazione e di sconvolgimento che Marie prova una volta che è pienamente cosciente del suo stato, sia di vergine che di
ragazza madre. È proprio la crisi mistica che prova l’incorruttibile Marie e la scena in cui la stessa guarda il suo corpo nudo e gravido che scuotono e mettono alla prova il rigorismo non tanto del Vaticano quanto del suo seguito secolare.

Fatto molto significativo e non da omettere in questa vicenda è però la mancata visione del film di Godard da parte della maggior parte dei credenti che perseverò nella guerra contro quest’ultimo. Un celebre caso di intolleranza nei confronti dell’opera più discussa del regista francese è rappresentato dall’episodio legato al cardinale di Milano, Martini, il quale, mentre Giovanni Paolo II, durante il rosario del 4 maggio 1985 pregava per l’umanità intera, dal pulpito di una Chiesa dichiarò di aborrire la pellicola e magari chiedeva a Dio l’espiazione per i peccati del “povero” Godard!

Myriem Roussel, protagonista di “Je vous salue Marie” (1985)


Lo spettatore medio, di fronte a questi prodotti, si chiederà come mai ogni tentativo di antropomorfismo delle figure di Gesù o degli intoccabili vicini a lui nella scala gerarchica della santità, siano sempre stati rigettati. Se il Concilio di Nicea del 325 d.C. ha promosso e ordinato una professione di fede in cui il concetto trinitario è stato posto come priorità del culto cattolico, come mai di Cristo viene esaltata quasi solo la divinità? Probabilmente perché le parabole di Yeshua bar Yosef (<< Gesù figlio di Giuseppe>>) non sono state ben comprese nella loro semplicità disarmante, conseguenza che ha portato l’uomo e quindi la cultura egemone a credere che la propria salvezza possa essere rappresentata solo dal paranormale e non da un’altra donna.

Camilla Mion per Questione Civile – XXI

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