Il crollo dell'Impero romano d'occidente

Il crollo dell’Impero romano d’occidente: 476 d.C.

Il crollo dell’Impero romano d’occidente, la fine della più grande potenza del mondo antico 

Gli storici fissano il crollo dell’Impero romano d’occidente al 476 d.C., anno in cui Odoacre depose l’ultimo imperatore romano d’occidente, Romolo Augusto.

Le scorrerie barbariche che inondarono l’impero furono senza dubbio una delle conseguenze principali della sua fine. Tra gli storici veleggiano teorie sulle molteplici cause del crollo della potenza romana d’occidente. 

Per osservare da vicino la vicenda e capirne a pieno il peso storico, è importate analizzare gli avvenimenti e le circostanze che hanno caratterizzato la politica estera ed interna del tardo Impero Romano. 

La “germanizzazione” dell’Impero 

Da secoli Roma poneva la sua egemonia su gran parte dell’attuale Europa. Dalle verdi e ancestrali terre della Britannia, fino al deserto dell’Arabia, la legge romana vigeva e plasmava tutti i popoli.

Il limes romano tracciava un netto confine tra quello che apparteneva a Roma e quello che apparteneva ad altri popoli. Ma quel limes così vicino ad altre culture, con il passare dei secoli, divenne una via di contatto e scambio tra usi e costumi differenti. 

A partire dal IV secolo a.C., il limes romano cominciò a deteriorarsi, permettendo ai legionari di entrare in diretto contatto con le culture limitrofi. Si venne così a creare una fusione tra mondo latino e mondo “barbarico”. 

Tra le fila dell’esercito imperiale iniziarono ad inserirsi moltissimi soldati nativi della Germania, per colmare l’assenza di soldati romani. Questo portò ad un cambiamento radicale nel modo di fare la guerra, e nell’abbigliamento bellico del legionario romano. 

L’iconica armatura imperiale, la lorica segmentata, lasciò spazio a cotte di maglio, di più semplice fattura. Il gladio, la spada che dominò il mondo antico, venne sostituita dalla spatha, arma di dimensioni più lunghe. Quest’arma ricorda molto di più una spada di fattura germanica.

Un drastico indebolimento degli eserciti imperiali e la cancellazione del limes permisero a molteplici popolazioni barbariche di penetrare nell’Impero e provocarne il crollo.

Goti, Vandali, Alamanni furono solo alcune delle popolazioni che attaccarono il confineromano, penetrando in profondità nel territorio, privando l’impero del suo nucleo peninsulare. 

La profonda crisi interna 

Per poter mantenere una potenza di tali dimensioni, l’Impero romano doveva basarsi su leggi ferree che gli garantissero di avere un grande controllo sui popoli a loro soggetti. Ma, a partire dal III secolo d.C., queste leggi vennero meno.

Una profonda crisi interna, definita anarchia militare, mise in seria difficoltà la potenza di Roma dal 235 al 284 d.C. Per circa cinquant’anni gli imperatori venivano eletti e rimossi dai legionari o dalla guardia pretoriana. Sovrani legittimi e usurpatori, divisero l’Impero in più parti, provocando un lento, ma continuo, indebolimento dei confini. 

Il prezzo della crisi fu altissimo. L’impero perse moltissime province, tra cui la Mesopotamia, riconquistata a fatica verso la fine del III secolo da Galerio. Distrusse l’integrità imperiale, provocando un grandissimo danno economico che Roma non seppe più colmare. Le città iniziarono lentamente a spopolarsi e i legionari italici lasciarono spazio a soldati arruolati nelle province di confine.

L’avvento del Cristianesimo e la fine del Paganesimo 

Secondo molti storici il Cristianesimo ha giocato un ruolo chiave nel crollo dell’Impero romano d’occidente, andando a minare i dogmi che caratterizzavano le virtù romane.

È importante fare un passo indietro e capire come Roma si pose in un primo momento dinanzi alla religione cristiana. 

Presso i romani, le religioni dei popoli conquistati, erano sempre state più o meno tollerate, purché non causassero disordini o andassero a nuocere alla figura dell’imperatore. A Roma era in uso la pratica del sincretismo, ovvero dell’assimilazione di divinità provenienti da altre religioni.

In un primo momento, anche il Cristianesimo fu accettato all’interno del territorio imperiale, non destando troppe preoccupazioni. Ma con il passare del tempo, il messaggio cristiano divenne più radicato nella società romana, entrando in diretto conflitto con i dogmi ufficiali del popolo latino. 

Il concetto cristiano di amore e di non violenza, uniti al rifiuto che i cristiani avevano di adorare l’imperatore e alla loro convinzione di superiorità del potere spirituale rispetto a quello temporale, erano infatti inconciliabili con una società come quella romana, basata sull’autorità dell’imperatore, e sui valori tradizionali del “mos maiorum”: il coraggio in battaglia, la devozione agli dei, le virtù dell’uomo come guerriero.  

L’autorità imperiale iniziò a considerare il Cristianesimo un elemento destabilizzante, e a partire dal I secolo d.C. iniziò una campagna di persecuzioni che si inasprì con l’anarchia militare del III secolo.

Queste persecuzioni proseguirono per moltissimi anni fino al IV secolo d.C., quando Costantino, nel 313, emanò l’Editto di tolleranza di Milano, avviando una sistematica integrazione della Chiesa all’interno delle strutture politico-amministrative dello Stato. Infine, nel 380, con l’imperatore Teodosio, il Cristianesimo divenne religione ufficiale dell’Impero, chiudendo definitivamente le porte con il paganesimo latino. 

Il crollo dell’Impero romano d’occidente: conclusioni

Le continue incursioni delle popolazioni barbariche, la crisi che da secoli aleggiava sulla polita romana e l’avvento del cristianesimo con i suoi dogmi di pace, amore e non belligeranza, minarono e distrussero le fondamenta dell’Impero romano provocandone il crollo. 

Le popolazioni sottomesse non abbandonarono mai le gesta e i dogmi che Roma aveva costruito e trasmesso nei secoli. I popoli che andarono ad abitare le antiche province romane vedevano nei loro predecessori degli uomini superiori, capaci di conquistare il mondo intero e saperlo amministrare alla perfezione. 

Re, Imperatori e principi dell’alto medioevo basarono la loro politica e le loro virtù su quello che Roma gli aveva lasciato, continuando a portare alto il vessillo di un Impero che dominò il mondo conosciuto per quasi un millennio. 

Possiamo, quindi, affermare che l’Impero romano d’Occidente è crollato come struttura politica e territoriale, ma è rimasto vivo nelle menti degli uomini che hanno preso in eredità quanto lasciato da Roma. 

Edoardo Valseraldi per Questione Civile – XXI

close

Iscrivetevi alla Newsletter!

Avrete accesso esclusivo ai nostri contenuti speciali!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

+ posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *