“Leonardo” (2021): fake news o lecita finzione?

Leonardo da Vinci, dalla fama di corte alla notorietà televisiva

Negli ultimi anni siamo stati spettatori di serie tv e docu-film che hanno cercato di rendere più trasparenti le vite degli artisti rinascimentali e moderni, come anche quelle dei loro mecenati. Da “I Borgia” a “I Medici”, da “Raffaello, principe delle arti” a “Caravaggio, l’anima e il sangue”, la stirpe degli sceneggiati di questo stampo non si è ancora estinta.

“Pesce d’Aprile”

-N. 7

Questo articolo è il settimo della Rubrica Panarchivistica dal titolo Pesce d’Aprile, che parlerà del concetto di “fake news” in vari ambiti. La rubrica vede la collaborazione tra gli Archivi di Storia Antica, Storia Medievale,Storia del Pensiero Economico, Storia delle Relazioni Internazionali, Letteratura, Scienze Umane, Storia Contemporanea, Storia Moderna, Storia dell’Arte e Storia del Cinema

Non solo il patrimonio artistico italiano è riuscito in maniera sorprendente ad essere accettato nei paesi anglofoni, grazie a questi prodotti, ma gli stessi hanno dato la possibilità ai lavoratori dello spettacolo di poter tirare un sospiro di sollievo per alcuni mesi.

L’accordo tra produzioni britanniche, o statunitensi, con quelle italiane ha dato vita ad un nuovo modo di concepire la storia di chi ha avuto modo di scrivere la propria biografia “solamente” con il pennello.

Leonardo
Isolda Dychauk (Lucrezia Borgia) durante le riprese della coproduzione franco-tedesca: “I Borgia” (2011-2014)

Perché la fiction è soprattutto “finzione”

Da quando è nato il cinema, chi ha potuto avvalersi dei mezzi per produrre film ha voluto trarne vantaggio portando su schermo eventi passati. Siccome spesso accade che il passato ci sembri più incerto del futuro e lontano dagli usi e costumi contemporanei, la maggior parte dei registi ha da sempre provato a riscrivere una storia che interessasse i più. 

Le serie tv “storiche” hanno subito lo stesso processo di riscrittura sopraddetto e, in modi più o meno ben accolti, esse hanno dato vita a veri esempi di finzione letteraria.

“Leonardo” (2021)

Leonardo” (2021), miniserie della RAI in 8 puntate, è un caso recente di eclatante restyling della biografia del grande ingegno del Rinascimento. A dispetto delle serie tv in cui prevale un’ambientazione storica che ha costretto gli sceneggiatori a scrivere entro certi limiti, “Leonardo” rompe gli schemi di tutto quello che era stato formulato prima.

La vicenda leonardesca ruota attorno ad un mistero: un caso irrisolto di omicidio perpetrato ai danni della mai esistita Caterina Da Cremona (Matilda De Angelis). Seguendo una linea narrativa simile a quella dei romanzi di Agatha Christie, la serie vuole usare la figura di Leonardo come esca per attirare spettatori interessati alle vicende di un uomo eclettico.

Solo in seguito, essi capiscono di assistere alla risoluzione di un mistero in cui Da Vinci non è mai stato coinvolto nella realtà storica dei fatti.

Insomma, il carattere “Leonardo da Vinci” (Aidan Turner) della miniserie non corrisponde neanche a grandi linee con la persona esistita cinquecento anni fa. Di questo i produttori RAI erano ben consapevoli nella fase di progettazione del format, ma hanno comunque trovato attraente l’idea di poter servirsi dell’artista e ingegnere per poter far avvicinare molti alla sua storia.

Un grande rischio però rimane: quello di confondere con “Leonardo” i pensieri di chi, prima della visione della serie, non conosceva la figura del pittore.

Leonardo e Caterina Da Cremona

La sceneggiatura di “Leonardo” (2021) è nata con la creazione della vittima dell’omicidio: Caterina Da Cremona.  Nel momento in cui si aggiungono elementi fittizi, come un personaggio nuovo dentro ad un copione a sfondo storico, la trama non può che complicarsi.

Caterina Da Cremona catalizza il processo di fusione tra nozioni storiche e scelte registiche, ecco perché diventa complicato riuscire a scorgere il Leonardo storico nella serie tv.

Molte situazioni dentro al plot si sono auto-create a causa o grazie alla presenza di una donna che, dai registri e dagli appunti di Leonardo, pare non essere mai esistita. È lecito a questo punto domandarsi: da cosa possono avere tratto ispirazione gli sceneggiatori per l’ideazione di questo personaggio?

Matilda De Angelis è Caterina Da Cremona in “Leonardo” (2021)

Le fonti su Caterina da Cremona

Come chiarito dal produttore RAI Luca Barnabei, il personaggio sarebbe stato introdotto sulla base “dei contratti in cui Leonardo la chiedeva come modella”. Ma in questi contratti non si parla di una Caterina. Certamente il nome della donna ricorre in altri atti firmati da Leonardo.

Infatti, esistono ben tre documenti del periodo milanese in cui ricorre il nome “Caterina da Cremona”. Sebbene non si possa averne assoluta certezza, gli storici ritengono possa trattarsi della madre di Leonardo, di cui non si hanno altre notizie, essendo lui stesso figlio illegittimo.

Inoltre, va tenuta presente un’interpretazione dello storico Carlo Pedretti, che reputa verosimile quanto scritto dall’artista Giuseppe Bossi all’inizio dell’Ottocento. La fonte di questa ricostruzione potrebbe derivare da alcuni documenti che un tempo forse si conservavano nella Biblioteca Ambrosiana e di cui Bossi era a conoscenza. In queste carte Caterina da Cremona era un’amante di Leonardo, che l’avrebbe presa a modella per dipingere la Leda e il cigno.

Caterina modella per Leda e il cigno?

Del dipinto, che nella miniserie viene bruciato da Leonardo stesso per cancellare ogni traccia dell’esistenza della ragazza, si hanno poche notizie. Nei racconti storici dell’Anonimo Gaddiano e Giovanni Paolo Lomazzo è citato tra le opere di Leonardo.

Nel 1625, Cassiano del Pozzo scrisse di aver visto a Fontainebleau “una Leda in piedi, quasi tutta ignuda” e dal 1775 risultò irrintracciabile. Nonostante la perdita, sono state realizzate molte copie a partire, molto probabilmente, dal prototipo leonardesco. Inoltre, esistono alcuni disegni autografi del volto di Leda che avrebbero ispirato la storia ideata dagli sceneggiatori.

Leonardo
Leonardo da Vinci, Studio per la Testa di Leda, 1510, Milano, Castello Sforzesco

“Leonardo” (2021): le opere d’arte

Nella miniserie viene dato ampio spazio al processo creativo e alle principali opere d’arte a cui Leonardo si dedicò. Ma ci hanno mostrato effettivamente tutte le principali committenze?

Anche in questo caso nello sceneggiato ci sono molti buchi rispetto alla produzione artistica del pittore. Certamente non era possibile mostrare sul piccolo schermo il catalogo completo delle opere, ma le scelte fatte sembrano mirate a restituirci un personaggio tormentato, che non riesce mai a completare quello che inizia.

Sebbene sia effettivamente vero che l’Adorazione dei Magi, il Monumento Sforza e la Battaglia di Anghiari non siano mai stati portati a termine, queste non furono le sole commissioni importanti ricevute in quegli anni. Anzi, già intorno al 1472 Leonardo dovette ultimare il suo primissimo lavoro, ovvero l’Annunciazione degli Uffizi.

Quest’opera fu realizzata alcuni anni prima del suo intervento sulla pala del Battesimo di Cristo del maestro Verrocchio (1478), che invece nella miniserie viene fatto coincidere con l’inizio della sua carriera.

Leonardo Da Vinci, Annunciazione, 1472, Firenze, Uffizi

Leonardo a Milano

Anche a Milano Leonardo completò varie opere, come la Vergine delle Rocce, commissionata nel 1483 dalla confraternita dell’Immacolata Concezione. Tuttavia, nella serie non se ne parla – compare giusto in secondo piano in un paio di inquadrature – nonostante la sua storia sia molto intricante. 

Sempre negli anni milanesi l’artista toscano fu richiesto più volte come ritrattista. Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro, impersona la cosiddetta Dama con l’ermellino. Il dipinto era noto già all’epoca visto che la famosa Isabella d’Este, marchesa di Mantova, lo chiese in prestito per poter verificare con i suoi occhi la bravura dell’ormai celebre Leonardo.

Dopo l’occupazione delle truppe francesi, infatti, Leonardo si recò proprio a Mantova, dove Isabella – tra l’altro sorella di Beatrice, moglie di Ludovico il Moro – gli commissionò un suo ritratto mai realizzato.

Il capolavoro: il Cenacolo

Dunque, anche le opere d’arte avrebbero potuto arricchire ulteriormente la fiction di intrighi, delusioni e speranze. La permanenza di Leonardo a Milano, invece, si concentra quasi esclusivamente sul suo grande capolavoro: il Cenacolo.

L’affresco commissionato proprio dal Moro per il Refettorio di Santa Maria delle Grazie dovette risultare concluso nel 1498. Il rammarico per non aver messo in opera il monumento Sforza e le difficoltà tecniche incontrate nell’esecuzione sono elementi che nello sceneggiato si percepiscono. La lunga gestazione dell’opera è ricordata anche dal biografo Giorgio Vasari che raccontava: 

«il priore di quel luogo sollecitava molto importunamente Lionardo che finissi l’opera, parendogli strano veder talora Lionardo starsi un mezzo giorno per volta astratto in considerazione»

(G. Vasari, Le vite dei più eccellenti pittori scultori e architetti, 1558).

Mentre dalle parole di Lomazzo si intuisce la partecipazione degli allievi a questa grande opera. Ancora non è stato chiarito se effettivamente il maestro dovette reimpostare in corso d’opera il punto di fuga della composizione. Certamente la visione prospettica risulta funzionante solo se si osserva il dipinto dal centro della stanza.

Leonardo Da Vinci, Cenacolo, 1494-98, Milano, Refettorio di Santa Maria delle Grazie

Leonardo e la tecnica

I colori accesi che si vedono nella miniserie rendono l’idea del lento e costante processo di degrado di questo capolavoro. Infatti, ciò che vediamo noi oggi è solo un pallido ricordo di quello che dovevano vedere i milanesi nel 1498. Questo impoverimento della pellicola pittorica è dovuto all’utilizzo di una tecnica diversa da quella tradizionalmente utilizzata dell’affresco.

Leonardo, infatti, sperimentò una sorta di pittura a secco che gli consentì di lavorare più lentamente alla definizione di tutti i particolari espressivi delle 13 figure.

In più occasioni, nel corso delle otto puntate, ci vengono mostrati i retroscena di bottega. Un aspetto questo senz’altro lodevole per far capire al grande pubblico i procedimenti più tecnici. Tale aspetto scagiona tutte le incongruenze storiche? 

Leonardo: una serie in cui tutto è finzione?

Si può dunque parlare di fake news legate a prodotti cinematografici come “Leonardo”? 

Per riflettere su questo interrogativo bisognerebbe confrontare tutti i titoli legati a da Vinci degli ultimi sessant’anni. 

Per fare nomi molto recenti: “Da Vinci’s Demons” (2013-2015) e “Io, Leonardo” (2019) rappresentano casi molto interessanti antecedenti alla serie tv di cui abbiamo parlato.

Da Vinci’s Demons” sembrerebbe anche possedere la stessa impostazione di copione di quella di “Leonardo” (2021), ma si dimostra più coinvolgente a livello narrativo rispetto alla ben più recente serie tv, che difatti concentra tutta la risoluzione del dramma unicamente nell’ultima puntata.

Il non dilazionare gli indizi e le prove del caso, rinvenuti dell’investigatore fittizio Stefano Giraldi (Freddie Highmore), è un’abile mossa ideata da chi ha lavorato dietro le quinte della serie per far concentrare fino all’ultimo gli spettatori.

Quanto può prevalere la finzione in sceneggiati come questo?

Il mondo cinematografico non può fornire una risposta alla domanda. Non vige un regolamento etico secondo cui chi decide di fare pellicole, deve dare spazio solamente alla verità effettiva. La realtà indiscutibile non può esistere in un settore come questo.

Uno dei principi cardine della settima arte è, infatti, proprio quello di poter dare sfogo al proprio punto di vista e quindi alla verità personale.

Aidan Turner è Leonardo da Vinci in “Leonardo” (2021)

Camilla Mion e Ilaria Arcangeli per Questione Civile – XXI

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