Crociata

La prima crociata, la conquista di Gerusalemme

La prima crociata, la conquista di Gerusalemme: l’inizio delle spedizioni militari cristiane in Terra Santa. 

All’epoca della prima crociata, l’Europa dell’XI secolo era un agglomerato di stati saldi sotto il segno della fede cristiana. Una moltitudine di pellegrini partiva per la Terra Santa al fine di visitare i luoghi dove visse Gesù Cristo. 

La città di Gerusalemme e molti territori limitrofi, erano sotto il dominio arabo già dal VII secolo, traendo moltissimi benefici economici da queste peregrinazioni.

La situazione però cambiò dalla seconda metà dell’XI secolo. Le mire espansionistiche dei turchi Selgiuchidi iniziarono a minacciare i confini dell’impero bizantino e presero pieno possesso della regione di Gerusalemme.  

I pellegrini iniziarono a subire violenti attacchi sulla strada per la Terra Santa, e il cammino di rettitudine che doveva portare alla salvezza, divenne una marcia verso la morte.

Il concetto di crociata

Con l’aggravarsi della situazione orientale e della minaccia dei Selgiuchidi, la chiesa ortodossa di Costantinopoli e quella cattolica di Roma, sentivano la necessità di ristabilire l’ordine e il controllo dei territori della fede cristiana.

Da secoli in Europa era già in atto una crociata interna, volta a liberare la penisola Iberica dalla minaccia araba. Nota con il termine di “Reconquista Spagnola”, questa guerra santa gettò le basi per la futura prima crociata. 

Moltissimi cavalieri, nobili e principi d’Europa, partivano alla volta della Spagna per scacciare l’invasore arabo dal suolo cristiano, motivati dalla promessa di redenzione e remissioni di ogni peccato.

Utilizzando gli stessi toni propagandistici, Papa Urbano II, al concilio di Clermont del 1095, invocò a gran voce la crociata per portare appoggio alla chiesa ortodossa d’oriente e riconquistare i luoghi del Santo Sepolcro.

Il messaggio raggiunge anche i poveri

Il messaggio propagandistico che il Papa aveva invoca nel 1095, raggiunse in pochissimo tempo tutta l’Europa cristiana. Inaspettatamente, oltre a molti signori feudali, risposero all’appello anche contadini, donne e bambini, volenterosi di recarsi ad Oriente e combattere per la propria Fede.  

L’immagine che Urbano II si era fatto della sua crociata, guidata da grandi signori e condottieri d’Europa, aveva cambiato volto. Si tramutò in una crociata dell’intero mondo cristiano contro il comune nemico arabo, senza differenza tra ceto sociale o rango militare. 

La chiesa tentò in tutti i modi di fermare queste masse di cittadini volenterose di prendere parte a questa grande spedizione ad oriente, ma con scarsi risultati.

La crociata dei poveri

La grande nobiltà europea, in particolar modo quella francese, composta da soldati e cavalieri professionisti, non fu la prima a partire per la Terra Santa.

Sotto la guida di un carismatico sacerdote cristiano, Pietro l’Eremita, un esercito composto per la maggior parte da paesani e uomini poco affini alla guerra, partì alla volta di Gerusalemme per tentare l’impossibile. 

La totale incapacità logistica dell’Eremita e dei suoi capitani portò questo esercito a commettere delle terribili scorribande e saccheggi lungo tutto il percorso che li separava dal loro obiettivo finale.

La crociata dei poveri prese sembianze di una violenta e disordinata marcia verso Gerusalemme, che fu completamente sbaragliata dai turchi nel 1096, meglio equipaggiati e addestrati. 

La crociata dei nobili

I grandi eserciti crociati lasciarono l’Europa nell’agosto del 1096, come stabilito dal Papa l’anno precedente. Al comando di questo imponente spedizione di professionisti vi erano tra le figure più illustri del medioevo europeo. 

Da Stefano II di Blois, francese, a Roberto II, normanno, figlio di Guglielmo il Conquistatore, passando per Goffredo di Buglione, fiammingo, duca della bassa Lorena, e suo fratello Baldovino, fino a Boemondo, normanno, Principe di Taranto.

Tutti i contingenti intrapresero diversi percorsi per raggiungere Costantinopoli dove si radunano al di fuori delle mura prima di ripartire alla volta della Terra Santa. 

Al cospetto dell’imperatore Alessio, i comandanti della crociata giurarono di restituire a Costantinopoli tutti i territori caduti sotto il giogo turco negli anni precedenti, in cambio di un passaggio attraverso il Bosforo.

La marcia attraverso l’Anatolia e la Siria

Dopo settimane di preparazione il grande esercito crociato partì alla volta dell’Anatolia, ricongiungendosi con quello che rimaneva dell’esercito di Pietro l’Eremita e alleati bizantini.

L’obiettivo principale di questa prima spedizione era Nicea. La città era caduta da anni sotto il dominio arabo, antico faro della cultura bizantina in Asia Minore.

Le mura di Nicea vennero cinte da un lungo assedio che logorò entrambi gli schieramenti in campo. Le forze congiunte crociate e bizantine riuscirono a tagliare i rifornimenti degli assediati, obbligandoli ad una pace segreta con i bizantini.

Ripartiti alla volta di Gerusalemme, il grande esercito crociato arrivò alle porte della città di Antiochia. Secondo alcuni scritti dell’epoca, la città era rinomata per la sua inespugnabilità, questo scoraggiò i crociati sulla possibilità di conquistarla con un solo assedio. 

La battaglia anche in questo caso fu lunga e aspra. Alla fine, vide trionfare nuovamente l’esercito crociato, ma a carissimo prezzo.

Negli 8 mesi di assedio, un’epidemia di peste di diffuse tra le file dell’esercito, immobilizzandolo momentaneamente. 

Dopo mesi di terrore, nel 1099, la marcia poté ripartire alla volta di Gerusalemme. Nella città venne lasciato Boemondo, che divenne primo principe di Antiochia. 

La marcia verso Gerusalemme e la presa della città

La lunga marcia per Gerusalemme si rilevò più dura del previsto. Il territorio arido e inospitale provocò moltissime perdite fra le file dei cavalieri e degli uomini in arme dell’esercito cristiano.

Il numero delle forze in campo si andava ad assottigliare sempre di più portando il malcontento dei soldati a livelli altissimi.

Una volta giunto dinanzi le mura di Gerusalemme, l’esercito crociato iniziò i preparativi per attaccare e conquistare la città. Il malcontento che si era formato nelle settimane precedenti, scoraggiò i comandanti a perseguire un attacco coordinato, preferendo sporadici e inefficaci assalti portati a termine da singoli reparti. 

La notizia dell’arrivo di rinforzi genovesi che portavano con loro ottimi ingegneri, ristabilì il morale dei crociati, speranzosi di veder giungere gli alleati quanto prima.

Al seguito di torri d’assedio realizzate con la legna delle galee, i contingenti genovesi arrivarono a Gerusalemme per dare man forte agli eserciti cristiani. 

L’attacco decisivo alla città iniziò il 13 luglio del 1099. Le forze in campo iniziarono a premere Gerusalemme su due fronti, uno settentrionale e uno meridionale, portando poco alla volta l’intera città alla capitolazione. 

Il massacro e la nascita dei regni crociati 

Penetrate le difese della città, un’orda di soldati cristiani si riversò al suo interno avviando un crudele e ingiustificato massacro di arabi ed ebrei, che essi fossero donne, vecchi o bambini. 

Questo crudele episodio risuonò anche in Europa, provocando malcontento fra i sostenitori della crociata e fra la gente comune.

Con la presa di Gerusalemme si poteva mettere la parola fine sulla prima spedizione militare cristiana in Terra Santa. I territori conquistati vennero distribuiti e concessi ai vari comandanti delle forze in campo, come regni satelliti per future campagne militari nel territorio.  

Edoardo Valseraldi per Questione Civile – XX

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