Location cinematografica: come avviene la scelta?

Alla scoperta di luoghi diventati location iconiche

Avete indovinato da quale film è tratta la foto in copertina di questo articolo? La location in cui Ridley Scott ha girato la sequenza finale de’ “Il gladiatore” rappresenta la culla di moltissimi lungometraggi entrati di diritto nella storia, quindi è altamente riconoscibile.
Nell’immaginario comune, oltre a questo frame, si sono sedimentate innumerevoli scene di film ambientate in luoghi divenuti celeberrimi.

L’Archivio di Storia del Cinema oggi propone di indagare sul rapporto tra i produttori e chi compie la scelta delle location in cui filmare. Per le produzioni italiane è relativamente semplice visionare dal vivo i possibili set in cui poter avviare le riprese. Per le organizzazioni estere che decidono, per esempio, di avviare un progetto nel Bel Paese, la questione cambia. 

Nonostante ci sia un’effettiva distanza tra luoghi di scrittura e di registrazione, è indubbio che l’avvento della tecnologia abbia potuto accorciare la lontananza tra i lavoratori di un settore che ricopre l’intero globo.

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Val D’Orcia, Toscana.

Cosa è una location agency ?


Viene definita location agency (agenzia di localizzazione)  un’azienda che, per poter rendere un servizio di ricerca di luoghi di riprese, deve vincere una gara d’appalto indetta da un ente cinematografico. Con l’avvento delle nuove tecnologie, i “reclutatori” di location hanno potuto adempiere al loro lavoro in maniera veloce e semplice.

Nodo centrale della fase di preselezione di un luogo in cui girare un film è, quindi, la presentazione da parte della squadra di fotografie dei luoghi scelti.

Il location manager

Il potenziale di un territorio emerge soprattutto dalle fotografie presentate alla produzione. Nota di merito per i location manager è di sicuro la capacità consistente nel mostrare agli scrutatori i luoghi da loro scelti sotto diverse angolazioni. Questo è uno degli obbiettivi della produzione: rendere una sola location fruibile in più momenti della preparazione filmica. Il riutilizzo di uno stesso luogo è elemento di pregio , perché consente al regista di poter risparmiare denaro girando in un solo luogo.

La scelta delle location non è certamente casuale. I manager devono cercare di rispondere con creatività e senno alle esigenze della sceneggiatura e di regia.
Uno scorcio della campagna toscana vicino Siena è protagonista in più occasioni delle riprese de’ “Il gladiatore” (2000). Nell’immaginario moderno di Ridley Scott, i campi di grano della Val d’Orcia ben rappresentano la sua concezione di Campi Elisi, luogo in cui giungevano dopo la morte i cari agli dei (secondo la mitologia greca).

Le competenze di un location manager

Per svolgere la mansione di location manager il requisito essenziale è la conoscenza della legislatura vigente sul territorio in cui il regista vuole avviare le riprese. Se la registrazione avviene su suolo privato, è doveroso che i manager chiedano il consenso al proprietario dell’area. Qualora, invece, la troupe si trovasse su terreno pubblico, l’agenzia assumerebbe l’incarico di firmare dei documenti predisposti dal comune di riferimento.
Quasi mai le grandi equipe di lavoratori del cinema hanno la possibilità di poter girare in ambienti urbani senza una folla di curiosi che assista alle riprese. Compito del location manager è altresì controllare lo stato del traffico attraverso i patti che la produzione stringe con la polizia locale.

Federico Fellini, per evitare che si creassero assembramenti attorno agli attori Anita Ekberg e Marcello Mastroianni, lavorò alla celebre sequenza di Fontana di Trevi prima dell’alba !(La Dolce vita 1960).

Non poté agire allo stesso modo per le scene riprese in viale Vittorio Veneto, strada ricostruita nel teatro 5 di Cinecittà. Dal momento che contenere la folla lungo la strada rappresentava una sfida impossibile, Fellini optò per la creazione di un set urbano negli studios più famosi d’Europa.

La fontana più famosa del mondo è tornata alla ribalta perché Fellini e i suoi location manager hanno contribuito a renderla simbolo di uno stile di vita che noi oggi chiamiamo “dolce“.

Marcello Mastroianni e Anita Ekberg nel backstage de’ “La dolce vita”, 1960.

Le nuove frontiere

Chi abita in Italia o in Paesi riqualificati grazie all’opera cinematografica, vive in un reale  set permanente, frutto di un lavoro architettonico secolare. 

Sebbene costruzioni antiche abbiano avuto scopo attivo nei film degni anni ’50 e ’60 (Pensiamo solo a “Vacanze Romane”), ora, silenziose, assistono allo spettacolo dei nuovi film, ambientati lontani da queste. 

La recente cinematografia localizzata nelle periferie e nelle zone degradate densamente popolate riempie se stessa di significato attuale. Non solo grazie ai contenuti, ma soprattutto ai contesti ambientali cui fa riferimento, l’ultimo cinema aderisce alla piena realtà del low budget.

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La scalinata nel Bronx (NY) dove è stata girata la scena più famosa di “Joker”, 2019.

È curioso pensare che tra qualche secolo queste location della “suburbia” potrebbero essere considerate dai registi le prestigiose rovine di una città antica.

Camilla Mion per Questione Civile – XXI

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