Claude Cahun e l’identità di genere nella fotografia

Alla riscoperta di Claude Cahun, un’esistenza borderline tra le due guerre mondiali

Per l’ultimo capitolo della Rubrica Archivistica “Donne nell’Arte” andremo ad analizzare il profilo di Claude Cahun, un’artista, scrittrice e rivoluzionaria, rimasta per lungo tempo all’oscuro dalla scena artistica.

“Donne nell’Arte”

-N.6

Questo articolo è il sesto numero della Rubrica Archivistica di Storia dell’Arte dal titolo “Donne nell’Arte”

Prima di entrare nel dettaglio dell’esperienza fotografica, andremo ad analizzare la biografia di Lucy Renée Schwob,alias Claude Cahun.

La vita di Claude Cahun

Lucy nasce il 1894 a Nantes, Francia, in una famiglia di intellettuali di origine ebrea. Inizia presto a frequentare circoli intellettuali post-dadaisti. Le sue prime opere fotografiche pubbliche nascono partecipando attivamente alla contro-propaganda francese antinazista.

Claude Cahun, Autoritratto, 1921–22
© 2021 Estate of Claude Cahun

Claude Cahun e Marcel Moore

La Cahun ha avuto una lunga relazione amorosa con Marcel Moore, pseudonimo di  Suzanne Malherbe, compagna, complice e musa dell’artista, nonché figlia della seconda moglie del padre di Claude, dunque la sua sorellastra.

Claude Cahun, Autoritratto con testa rasata, 1920
 © Jersey Heritage Collections

I primi ambienti post-dada e surrealisti

Claude studia filosofia e filologia alla Sorbona, e si trasferisce con Marcel a Parigi nel 1922. La loro casa a Montparnasse diviene subito un luogo di incontro per intellettuali e artisti.

Nelle librerie famose vicino Notre-Dame inizia a frequentare i primi circoli lesbici parigini, nello stesso periodo conosce anche André Breton, entrando in contatto con i primi ambienti post-dada partecipando anche a livello politico.

Questi movimenti intellettuali sarebbero successivamente confluiti in diversi movimenti artistici di sinistra, tra i quali il surrealismo, al quale Claude partecipa.

Claude Cahun, Autoritratto, 1927
Photography © Jersey Heritage

Diviene fondatrice, nel 1935 con Breton, di un’alleanza rivoluzionaria che nelle loro lotte anti-propagandistiche protestano contro il fascismo della società francese.

L’arresto e la carcerazione

Quando vive a Jersey con la compagna inizia l’invasione tedesca del 1940. Da subito la coppia è attiva nella resistenza tramite volantini e manifesti anonimi, alcuni ottenuti proprio dal riutilizzo della sua fotografia tanto numerosa quanto privata.

La loro casa viene saccheggiata dalla Gestapo che probabilmente distrugge gran parte della produzione fotografica. Claude Cahun e Moore vengono arrestate per circa un anno e condannate a morte, successivamente assolte.

Claude Cahun, Autoritratto 1920.
Jersey Heritage Collections

Nel 1944, dopo la liberazione francese, la coppia non fa più ritorno a Parigi. Claude continua a pubblicare scritti, tra i quali la sua auto-biografia, e produce ancora opere fotografiche.

Claude muore nel 1954 e la sua amata Marcel si suiciderà 18 anni dopo.

Psicanalisi nella fotografia Surrealista

Nel movimento avanguardista del surrealismo possiamo ritrovare diverse tematiche psicanalitiche alla scoperta dell’inconscio tramite l’analisi del sogno, dell’identità e del trauma, argomenti di derivazione freudiana.

Tra le tematiche surreali vi era anche quella dell’ambiguità sessuale e la dicotomia uomo-donna, che spesso si riunivano a livello concettuale in un singolo oggetto artistico. Il movimento artistico contava numerosi artisti, uomini e donne, ma difficilmente la produzione artistica delle colleghe donne veniva promossa.

Claude Cahun
Man Ray, Regalo, 1921
(replica realizzata nel1958 di Emmanuel Radnitzky)

Il famoso fotografo surrealista e dadaista Man Ray crea un “ready made”, un ferro da stiro che simboleggia il lavoro femminile, ma l’oggetto viene reso disfunzionale a causa di una fila di chiodi, simboli fallici, attaccati al ferro che anziché stirare strappano e lacerano i vestiti.

Fotografia James Thrall Soby Fund
© 2021 Man Ray Trust / Artists Rights Society (ARS), New York / ADAGP, Paris

Claude Cahun e l’analisi psicologica dell’autoritratto

Claude Cahun si inserisce in questo contesto facendo della propria immagine il soggetto esclusivo della sua fotografia, anticipando le tendenze artistiche della performance e body art di fine XX secolo (performance art di Marina Abramovic https://www.questionecivile.it/2021/01/22/marina-abramovic-la-nonna-della-performance-art/ e di Gina Pane https://www.questionecivile.it/2021/04/26/gina-pane-la-madre-della-performance-art/ ).

In questo modo, Claude Cahun riflette sulla tematica del genere ma in maniera più personale e intima.

“Sotto la maschera, un’altra maschera” – Claude Cahun

Claude Cahun, Autortitratto, 1928
Collezione Privata

Sdoppiarsi per vedersi in terza persona

Come donna lesbica e non binaria, Claude analizza tramite la fotografia la sua immagine androgina. Questa volta il corpo della donna, il suo, non viene feticizzato e sessualizzato come facevano i colleghi, ma il suo autoritratto diventa un modo di vedersi “in terza persona”, per vedersi come gli altri la guardano.

Claude Cahun
Claude Cahun Autoritratto 1929
Musée des Beaux-Arts de Nantes
© RMN/Gérard Blot

La fotografia diventa un modo per avere la possibilità di giudicarsi in maniera più distaccata possibile. Eppure, Claude Cahun, nelle sue lettere e nei suoi scritti, ribadisce che, nonostante l’estraniamento e sdoppiamento della sua identità, il suo sguardo non è mai riuscito ad essere sufficientemente distaccato.

La fotografia come specchio sul mondo

La fotografia è un mezzo che permette, sin dalla sua nascita, di vedere il mondo “attraverso uno specchio”. Una foto non è altro che il risultato di un processo meccanico e impassibile che, a differenza della pittura, ritrae in maniera fedele la realtà posta di fronte alle lenti, senza alcun giudizio.

Il narcisismo borderline di Claude Cahun

I suoi autoritratti sono uno spaccato di vita personale e profondamente psicologico, dai toni surrealisti, atti ad esplorare un’identità che devia dai binari troppo stretti della società, delle analisi al limite di un “narcisismo” atto ad analizzare un’esistenza borderline in un periodo storico difficile.

Claude Cahun
Claude Cahun,Que me veux tu? (Cosa vuoi tu da me?), 1929
Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris

Claude Cahun usa la fotografia proprio come uno specchio per “riflettere” sulla sua ambigua identità, al limite del borderline, che trasgredisce ogni imposizione sociale e artistica, esorcizzando quel bisogno di accettazione, di presa di coscienza e di definizione identitaria della propria persona.

“Grado zero” nella fotografia di Claude Cahun

La sua fotografia non rispecchia alcun canone pittorialista, i suoi autoritratti difficilmente sono ricercati ed elaborati, e anche la qualità è molto risentita. Tecnicamente parlando, Claude Cahun realizza una fotografia “povera” di attenzioni estetiche e tecniche. Rientriamo in quella che possiamo definire il “grado zero” della fotografia, ovvero quando l’artista dell’opera, consapevolmente, non ha alcuna pretesa artistica, relegando totalmente alla meccanicità del mezzo il risultato che sarà oggettivo e distaccato, vuoto esteticamente, ma che si riempie di significati concettuali da leggere tra le trame dell’immagine.

La sua Kodak Pocket Camera


Kodak pocket camera del 1930

La scelta povera dell’immagine non è accidentale o causata da una mancanza di tecnica, piuttosto questa mancanza di pretesa diventa essa stessa una scelta estetica.

La pochezza stilistica è il risultato di una fotocamera altrettanto povera, una piccola Kodak Pocket che costava solamente 1$. Rispetto ai colleghi fotografi, la fotografa e scrittrice non ebbe mai interesse nello sviluppare e rifinire la sua fotografia, ottenendo quel “grado zero” dell’arte, tanto semplice quanto autentico.

Il saccheggio della Gestapo a casa di Claude e Marcel

Con la sua fotocamera ha realizzato circa 400 autoritratti in bianco e nero. Un numero che per i nostri tempi può sembrare irrisorio, ma che per l’inizio del XX secolo è veramente notevole.

Purtroppo, gran parte della sua produzione è andata perduta. Non abbiamo alcun negativo e mancano le fotografie più saffiche, probabilmente distrutte dalla Gestapo durante i dieci mesi di detenzione in carcere di Cahun e Moore. Foto semplici ma piene di significato

Potremmo applicare alla fotografia di Claude Cahun una formula famosa di Douglas Crimp del 1979, “Dietro un’immagine c’è sempre un’altra immagine”: i ritratti poco appetibili visivamente rivelano una profondità comunicativa e di significato nascosto, suggeriti proprio dalla semplicità dello sguardo d’artista e dello scatto meccanico della macchina fotografica. La sua fotografia è fortemente concettuale e ricca di significati nascosti.

La riscoperta di Claude Cahun e le teorie femministe degli anni ’80

Le sue opere vennero esposte molto raramente negli anni ’80 in America, in occasione di alcune mostre surrealiste dove venne scambiata per uomo. Ma anche le più complete antologie del surrealismo non presero mai in considerazione la sua produzione artistica.

Perchè Claude Cahun non era conosciuta come fotografa?

Le motivazioni possono essere diverse: come abbiamo già ribadito, i movimenti avanguardisti difficilmente promuovevano le opere delle colleghe donne e, in secondo luogo, la maggior parte della sua produzione fotografica non era intesa per un pubblico poiché si trattava di fotografie intime e private.

La rivalutazione di Claude Cahun nel 1992

Solamente nel 1992 si apre la via a una serie di scritti, monografie e mostre dedicate all’artista, grazie allo studioso francese François Perlier che pubblicò Claude Cahun, l’écart et la métamorphose. Venne finalmente riscoperta questa protagonista dell’arte e della letteratura a cavallo tra le due guerre.

 

Claude Cahun: esempio di resilienza per le teorie femministe

Le nuove teorie e critiche femministe degli anni ’80-’90 trovano nella sua produzione letteraria, nella sua fotografia e nella sua odissea esistenziale delle forti basi per la lotta all’uguaglianza di genere. Claude Cahun viene portata sotto i riflettori della storia dell’arte e non solo, diventando un personaggio d’ispirazione per le donne impegnate contro gli stereotipi di genere nella società.

Silvia Giaquinta per Questione Civile – XXI

Bibliografia

Claudio Marra, Fotografia e pittura nel Novecento (e oltre), 2012

H.Foster, R.Krauss, Y.A. Bois, B.H.D. Buchloch, D.Joselit, Arte dal 1900, Modernismo, Antimodernismo, Postodernismo, 2011

Federica Muzzarelli, Culture, fashion, and society, Clementina Hawarden and Claude Cahun. Photography and the Political Body of Women, 2019

Federica Muzzarelli, L’invenzione del fotografico. Storie e idee della fofografia dell’Ottocento, 2014

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