Donazione di Costantino

Donazione di Costantino: realtà o fake news?

La Donazione di Costantino: lo strumento utilizzato dalla Chiesa per legittimare il potere spirituale

Il potere temporale dello Stato della Chiesa è stato storicamente ricondotto alla cosiddetta Donazione di Costantino, primo imperatore a convertirsi al Cristianesimo.

Pesce d’Aprile

-N. 9

Questo articolo è il nono della Rubrica Panarchivistica dal titolo Pesce d’Aprile, che parla del concetto di “fake news” in vari ambiti. La rubrica vede la collaborazione tra gli Archivi di Storia Antica, Storia Medievale, Storia del Pensiero Economico, Storia delle Relazioni Internazionali, Letteratura, Scienze Umane, Storia Contemporanea, Storia dell’Arte, Storia del Cinema e Archeologia.

Le fake news per come le intendiamo noi oggi sono il prodotto di un’informazione errata e spesso distorta dai mass media a favore della trasmissione di una notizia sostanzialmente falsa.

Già nell’antichità venivano spesso diffuse notizie false per ottenere uno sconvolgimento politico o la vittoria in una battaglia. Anche uno dei regni più antichi e forti fu legittimato sostanzialmente da un’invenzione.

Più volte nel corso della storia i papi hanno fatto ricorso a questa storica Donazione per motivare la loro supremazia sui sovrani degli altri Stati.

Solo nel Rinascimento un’analisi filologica del documento permise di smentire la Donazione, dichiarandola quindi un falso, diventando uno strumento utile alla riforma protestante per accusare pesantemente la Chiesa e la figura del papa stesso.

Pertanto, con l’articolo di oggi andremo a raccontarvi questa vicenda a 360 gradi, prendendo in esame gli aneddoti artistici e storici che contraddistinguono questa rubrica.

La Donazione di Costantino e Lorenzo Valla

Secondo l’umanista italiano Lorenzo Valla la donazione di Costantino era inequivocabilmente un falso, uno strumento utilizzato dalla chiesa per accrescere il proprio potere nei confronti dell’imperatore. Valla realizzò uno studio minuzioso sulla questione, evidenziando anacronismi e contraddizioni di forma e contenuto.

Secondo l’umanista italiano, il latino utilizzato era di epoca più tarda rispetto all’esatta datazione della donazione di Constatino. Inoltre, lamentava errori come la menzione della città di Costantinopoli, non ancora fondata all’epoca, e di alcune parole figlie del lessico medievale.

L’opuscolo realizzato da Valle, “De falso credita et ementita Costantini donatione declamatio (Discorso sulla donazione di Costantino, altrettanto malamente falsificata che creduta autentica), vide la luce solamente nel 1517, ovvero nel pieno della riforma protestante, e fu utilizzato dai riformati stessi per muovere accuse pesanti nei confronti della chiesa e del suo potere. L’opera venne successivamente inserita all’interno dell’indice dei libri proibiti, in quanto ritenuto pericoloso per la fede cattolica. 

La conferma di Nicolò Cusa e la ricerca condotta al giorno d’oggi

Come Valla anche Nicolò da Cusa espresse nello stesso periodo dubbi e perplessità sulla veridicità dei documenti e su come la chiesa di Roma li volesse mostrare. Ancora oggi, infatti, gli studiosi sono in disaccordo sull’origine di tali reperti. Il contrasto maggiore lo ritroviamo nell’identificare una data ed un luogo preciso per la stesura di questi documenti. Si pensa che il tutto venne realizzato tra la seconda metà del VIII e il IX secolo, forse ad occidente (Roma o Francia) oppure ad Oriente (realizzati per mano di un monaco bizantino rifugiato a Roma).

Sebbene in tutti questi anni non sia ancora chiaro l’origine di tali documenti, è innegabile come il tutto sia stato utilizzato dalla Chiesa nell’arco dei secoli per accrescere notevolmente il proprio potere. Ciò per identificare il valore spirituale dello scettro, superiore per natura divina alla spada temporale dell’imperatore.

Papato e Impero, una lotta secolare: Da Enrico IV a Federico II di Svevia

I contrasti politici fra queste due grandi potenze del medioevo europeo gettavano le basi secoli prima il burrascoso rapporta tra Federico II di Svevia e Papa Innocenzo IV. Possiamo identificare l’avvento di Enrico IV di Franconia e di Papa Gregoria VII come l’inizio di questo scontro. Scontro che si protrasse fino ai primi anni del XII secolo, nota come lotta per le investiture. 

Per tutto il XII secolo i rapporti rimasero sempre molto precari fra papato e impero. Con la discesa di Federico Barbarossa in Italia durante le guerre comunali, il Papa iniziò a preoccuparsi del suo potere territoriale in Italia, temendo una discesa fino a Roma.

Morto il Barbarossa la situazione non andò certo a migliorare. Il nipote Federico, divenuto noto con il nome di Federico II di Svevia, pose nel sud Italia la base attiva del suo impero, avvicinandosi e sottraendo territori sotto il diretto controllo del Papa. 

Morto Papa Onorio, Gregorio IX, determinato a far rispettare il potere papale nella penisola, si dimostrò fin da subito ostile nei confronti dell’imperatore. Con la scomunica fatta ai danni di Federico il 23 marzo del 1228, il nuovo Papa sancì il potere spirituale come unico vero potere in grado di governare gli uomini e gli imperatori.

Papato e Impero, una lotta secolare: L’ascesa di Innocenzo IV e la deposizione di Federico

Le difficili relazioni fra Federico II e il papa proseguirono anche con l’elezione alla soglia pontificia di Innocenzo IV. Quest’ultimo rammendò fin da subito all’imperatore come la scomunica fatta dal suo predecessore fosse ancora in vigore e che sarebbe rimasta tale fino alla completa restituzione di tutti i territori conquistati alla chiesa anni prima.

Federico II tentò in tutti modi di portare rimedio a tali accuse e trovare un modo per riappacificare i rapporti con la chiesa, ma senza nessun risultato. Al concilio di Lione del 28 giugno 1245, l’imperatore, rappresentato da Taddeo da Sessa, offrì la restituzione di alcuni territori al papa onde evitare una nuova ripercussione nei suoi confronti. 

Papa Innocenzo IV non accettò, volenteroso di riavere tutti i territori sottratti, continuò ad umiliare l’imperatore con nuove accuse definendo Federico un “eretico” e un “anticristo”. Il 17 dello stesso mese, il concilio si radunò nuovamente per dichiarare la definitiva scomunica dell’imperatore e la sua deposizione dal trono.

Stefano Conti e la minaccia imperiale su Roma

In questo scenario politico molto incerto e burrascoso Roma era minacciata dalle truppe imperiali. Stefano Conti, vicarius urbis e cardinale titolare di Santa Maria in Trastevere, fece fortificare il monastero dei Santi Quattro Coronati. Il complesso è collocato sulla parte più alta del Celio, fu scelto come rifugio in caso di attacco da parte delle truppe imperiali.

In questo complesso come ancora ricorda un’epigrafe marmorea murata nella pareste sud, il venerdì precedente la Domenica delle Palme del 1246 fu consacrata da Rinaldo, vescovo di Ostia, una cappella dedicata a San Silvestro, papa del IV secolo. Le pareti sono ornate da un ciclo di affreschi raffiguranti le Storie di San Silvestro e dell’imperatore Costantino.

Dunque, la scelta del Santo a cui dedicare la cappella non era stata certamente un caso. Attraverso il racconto dipinto si voleva infatti sottolineare la subordinazione del potere imperiale a quello divino e quindi all’autorità del papa, che è l’unico vicario di Dio sulla terra.

La cappella dei Santi Quattro Coronati

La cappella fu costruita sfruttando la precedente navata laterale destra dell’antica basilica del VII secolo. L’ambiente rettangolare è coperto da una semplice volta a botte ornata con motivi stellari e croci. Il ciclo di affreschi con le Storie di Costantino e Silvestro si dispiega sulle tre pareti. Il racconto è scandito in riquadri delimitati ai lati da motivi floreali stilizzati. Nella parte inferiore delle pareti entro clipei di colore ocra sono affrescati i busti dei profeti nell’atto di mostrare un cartiglio.

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Cappella San Silvestro, Roma, Santi Quattro Coronati

Le Storie di Costantino e papa Silvestro

Il racconto inizia dalla parete d’ingresso. Nella prima scena Costantino si ammala di lebbra di fronte a un gruppo di madri e bambini. La malattia lo costringe a letto, quando febbricitante gli appaiono in sogno Pietro e Paolo. I due Santi incitano l’imperatore a convertirsi e a sancire la sua fede con il battesimo.

Costantino malato, Cappella San Silvestro, Roma, Santi Quattro Coronati

Nell’episodio successivo tre messi imperiali sono rappresentati a cavallo per raggiungere papa Silvestro sul monte Soratte, dove si era rifugiato per scampare alle persecuzioni contro i cristiani. Una volta rintracciato il papa Costantino ancora malato si reca a Roma, dove Silvestro gli mostra un quadro con i due Santi che gli erano apparsi in sogno. Nella scena seguente l’imperatore, guarito dal morbo, viene battezzato in una fonte in cui si immerge totalmente.

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Tre messi in viaggio perso il monte Soratte, Cappella San Silvestro, Roma, Santi Quattro Coronati
Papa Silvestro mostra a Costantino l’immagine dei Santi Pietro e Paolo, Cappella San Silvestro, Roma, Santi Quattro Coronati

Una delle maggiori incongruenze di questi affreschi rispetto ai fatti storici è proprio la scena del Battesimo. Secondo le fonti, infatti, Costantino fu battezzato da un vescovo ariano, Eusebio di Cesarea. Dunque, anche in questo caso ai fini del racconto della falsa Donazione di Costantino, gli eventi della sua vita vennero distorti per giustificare il gesto successivo in ringraziamento al vescovo di Roma.

Battesimo di Costantino, Cappella San Silvestro, Roma, Santi Quattro Coronati

La scena della Donazione di Costantino

Sulla parete di sinistra sono rappresentate le scene salienti della vita di papa Silvestro ovvero quando Costantino gli avrebbe donato gli attributi del potere imperiale. Con questo gesto avrebbe sancito il dominio politico della Roma papale sulla penisola italiana. Costantino vestito con gli abiti regali ma senza corona esce dalla città e si genuflette innanzi al pontefice, offrendogli gli emblemi imperiali. Il phyrgium successivamente divenuto il copricapo tipicamente indossato dai papi, e il sinichio, ombrellino rituale, sostenuto da un dignitario nell’immagine.

La Donazione di Costantino a papa Silvestro, Cappella San Silvestro, Roma, Santi Quattro Coronati

L’imperatore con la mano sinistra impugna le redini di un cavallo bianco, che montato da un cavaliere, si appresta a varcare la porta dell’Urbe. Anche il cavallo sarà dato in dono a Silvestro. In alto a destra nella composizione cinque dignitari assistono alla scena dalle mura, uno di loro sostiene la corona imperiale. Costantino, infatti, non la indossa più proprio a dimostrare la sua rinuncia a governare l’Impero Romano d’occidente. Papa Silvestro siede sul trono mentre riceve il phyrgium, benedice con la mano destra il sovrano.

Il papa consacrato come sovrano

L’ultima scena sancisce l’avvenuto passaggio di potere con papa Silvestro. Questi sfoggia i doni di Costantino mentre siede sul cavallo bianco, trainato proprio dall’imperatore ormai spogliato di ogni potere. Il papa rientra a Roma da sovrano, non è più solo rappresentante in terra del verbo divino, ma ha anche acquisito il controllo politico dall’erede del più grande impero del mondo.

Papa Silvestro a cavallo con i doni di Costantino, Cappella San Silvestro, Roma, Santi Quattro Coronati

Scegliendo di raffigurare questo momento storico, che, come sappiamo, non si verificò mai, Stefano Conti voleva in qualche modo esorcizzare la pressione delle truppe imperiali e l’avanzata del potere di Federico II in Italia. In brevissimo tempo la situazione si ribaltò completamente e nel 1248 l’esercito imperiale subì una dura sconfitta alle porte di Parma. L’autorità politica della Chiesa in Italia era salva, rinforzata ideologicamente anche dalla rinnovata attenzione verso la falsa Donazione di Costantino.

Ilaria Arcangeli e Edoardo Valseraldi per Questione Civile – XXI

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