Raffaella

Raffaella Carrà: un ombelico diventato leggenda

Raffaella Carrà e l’invenzione del costume televisivo

Ad un mese dalla scomparsa del caschetto biondo più iconico d’Europa, ripercorriamo con spirito critico le scelte estetiche che hanno reso Raffaella Carrà la prima vera performer.

Quando il costume è mezzo di performance

La comunicazione televisiva non consta solo di un linguaggio verbale, come può essere la recitazione o il canto. Comunicare vuol dire anche indossare.

Se le parole veicolano un senso, anche un tessuto può trasmettere alle persone un significato.

Nel mondo del cinema e della TV l’estetica ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale. Mentre nel primo ambito il principio della verosimiglianza non viene necessariamente rispettato, nel mondo televisivo italiano degli anni ’70 gli autori dei programmi vollero creare un nesso importante tra cosa vede il pubblico e la realtà.

Rivoluzione Raffaella Carrà

Ombelico, spalle, gambe, piedi scoperti.

Raffaella Carrà con le sue scelte stilistiche ha ribadito fino al giorno della sua morte che le prime parole riscontrabili in una persona sono dettate dal suo capo d’abbigliamento.

Brillante nella capigliatura e nei vestiti, Carrà oltre all’accettazione di sé predicava a suon di musica dance messaggi di emancipazione. Vediamo come quest’artista si esprimeva attraverso calzature e accessori.

Le scarpe

Solitamente al cinema le scarpe non ricoprono un ruolo di primaria importanza, perché le inquadrature non si soffermano quasi mai su di esse. In TV invece una giovane bionda bolognese, a partire dalla stagione 1960-’70 obbligò gli operatori RAI a riprendere gambe e piedi intenti a muoversi in occasione di numerose coreografie. La TV improvvisamente si popoló di corpi e non più solo di visi.

Le gambe poi, sensuali e slanciate, spiccano negli scenari in bianco e nero.

In televisione è tutto più leggero, grazie alle scarpe con tacco e alle canzoni che fanno ballare. Raffaella Carrà poi prediligeva un modello di sandalo alto che faceva intravedere le dita.

Gli accessori

Esistono nel mondo dell’intrattenimento due tipi di accessori: funzionali e ornamentali.

Raffaella Carrà, che puntava soprattutto sulla praticità e sulla vistosità dei propri abiti, non usava ricoprirsi quasi mai del secondo tipo di decorazioni sopraindicate.  Ciò che entra in possesso di Raffaella diventa funzionale ad un messaggio e niente può essere considerato superfluo. Bracciali, nastri, collane esprimevano una volontà e un senso specifici. Solamente colleghi trasformisti come David Bowie e Renato Zero potevano competere con lei per quanto concerneva scelte stilistiche di questo tipo. È il trasformismo, infatti, l’elemento che cambiò per sempre il modo di concepire i personaggi e la TV stessa. Lo stile in continua evoluzione scandisce delle personalità ben precise e le valorizza; infatti, Raffaella Carrà cercava di supplire alla mancanza di alcune competenze canore e recitative, focalizzandosi molto su come i suoi outfit potevano risultare alle persone che la guardavano da casa.

David Bowie nei panni del suo alter ego Ziggy Stardust

Raffella figlia del ‘68

Raffaella è figlia di quella generazione di giovani cresciuti all’urlo “sturm und drang”, cresciuti con l’impeto della protesta, dell’assalto, è figlia del ’68. L’ideale di rivoluzione nei confronti del mos maiorum borghese è stato in lei sempre presente. Fu lei a presentarsi sulla TV nazionale, con “MA CHE MUSICA MAESTRO”, con un set in due pezzi formato da un crop top: mostrò l’ombelico, era il 1971. Rai e Vaticano scandalizzati. Ma si sa, ancora oggi, davanti alla novità il vecchio conservatore strizza l’occhio.

Quell’ombelico divenne leggenda e fu solo l’inizio di un’ascesa verso nuovi modi espressivi in contrasto con la tradizione, con i gusti del tempo. Raffaella Carrà è stata avanguardia.

L’emancipazione nei testi

Anche i suoi stessi testi spesso hanno portato alle orecchie e alle menti italiane nuove visioni o morali delle favole che capovolgevano l’immaginario collettivo italiano, intriso di sessismo e machismo. Insegnò alle donne che il libero arbitrio in camera da letto, con “A far l’amore comincia tu”, fosse giusto. E ancora, che potessero esprimere il loro desiderio sessuale senza rimorsi in “Questo stranissimo ballo che faccio con te”.  

Era il 1971 e Raffella con il suo ballerino di fiducia Enzo Paolo Turchi eseguì l’iconica coreografia del “Tuca Tuca” con una carica sessuale tale che durante la diretta si decise di sostituire il ballerino con Alberto Sordi che normalizzò la situazione, trasformando l’inno al desiderio in uno sketch comico.

Qualche anno dopo, nel 1978, canterà agli italiani “Luca” e di come sia possibile e normale innamorarsi di un ragazzo gay. Nel testo, infatti, racconta di quando conobbe un uomo che il giorno dopo vide insieme ad un ragazzo biondo e poi sparisce: “Credevo di essere attraente, così mi ha detto tanta gente,
O lui non ha capito niente, c’è qualcosa che non va”. È così che divenne un’icona gay internazionale, tanto che le fu conferito il premio di World Pride 2017 a Madrid.

Le censure

La risposta alla domanda se fosse mai stata sottoposta a censura è più che scontata: ovviamente sí, anche perché l’artista non ha mai deciso di frenare l’impeto caratteristico della donna del ’68. E dopo “Luca”, decise di mostrarsi al pubblico vestita da suora con le gambe scoperte e giarrettiera. Era seduta su una mela, mentre attorno a lei il gruppo di ballo danzava nudo indossando calze e una bombetta strategica che copriva le parti intime. Il balletto, dedicato ai Beatles, la suora in giarrettiera è un poster tratto dal film ‘Yellow Submarine’, fu lo stesso mandato in onda ma Raffaella venne ripresa a distanza. Era il 1978.

Raffaella Carrà e gli human puppy

Raffaella come abbiamo detto svariate volte rappresentò una ventata di novità nella televisione e nei media. È stata infatti la prima a farsi fotografare con degli Human Puppy. Ma cosa sono? I “cuccioli umani” amano vestirsi da cane, comportarsi da tale e cercare un padrone. Il gioco, che in realtà può considerarsi uno stile di vita, è nato nel mondo del fetish, dove il tassello più importante è avere un proprio padrone umano. E qui Raffaella è proprio quello, la donna dominatrice, la donna Alpha, circondata da elementi che arrivano all’Omega della scala di sottomissione, basti guardare l’uomo in pieno stile bondage. 

Raffaella
Raffaella Carrà con alcuni human puppy

Così il Guardian definisce il nostro caschetto biondo: “Indossava tute proto-glam con ritagli, mantelle, strass, piume e vita stretta sormontate da un caschetto biondo che rende il look di Anna Wintour scialbo, ma ciò che la distingueva da altri era una combinazione di sex appeal e accessibilità “. Così Raffaella divenne icona di tutti e per tutti, senza mai fare distinzione.

Camilla Mion e Giordano Perchiazzi per Questione Civile – XXI

          

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