Ragni tessitori di parole: le culture a otto zampe

Ragni e popoli: rapportarsi con la paura

Il termine “fobia” è oggi associato più che mai ai ragni. Da cosa deriva questo profondo turbamento ancestrale che donne e uomini covano da millenni? Come si rapportano le varie popolazioni del globo con uno degli animali più antichi ancora esistenti?

Grazie ad alcuni esemplari di ragno intrappolati nell’ambra, i paleontologi hanno scoperto che questa creatura ha origini antichissime. Si parla di almeno 300 milioni di anni di storia.  

Nonostante la loro lunga permanenza sulla Terra, gli aracnidi hanno, da tempo immemore, suscitato negli umani sensazioni prevalentemente negative. Questo molto probabilmente perché già nella Preistoria i nostri antenati avevano ben compreso la pericolosità di molte specie di aracnidi e il loro carattere infido, adatto alla caccia.

Ragni
Un bestiario recante illustrazioni di aracnidi.

Ragni positivi

Per le popolazioni d’Occidente il ragno ha rappresentato un grande intralcio all’urbanizzazione. A differenza degli abitanti della costa “civilizzata” d’Australia, in Europa e negli Stati Uniti il ragno è il fulcro della sempre più diffusa “aracnofobia”.

Non esiste, nell’ottica dell’ovest, un modo di rapportarsi con questi animali, anche perché da quando sono nate le grandi metropoli la loro presenza si è notevolmente ridotta.

La combinazione delle 8 zampe ed il molteplice numero di occhi si rivela essere un campanello d’allarme per coloro che si imbattono in queste creature.

La percezione negativa occidentale dell’animale contamina saggi letterari, miti e film in cui il ragno viene raffigurato come una creatura diabolica e gigante. ( cfr. film “Tarantola” del 1955 di Jack Arnold).

Ragni freak

Nella letteratura occidentale la figura del ragno viene talvolta accostata a quella del freak, un essere incompreso e temuto per la sua fisionomia, ma in realtà docile e generoso. Un tipo di ragno freak domina un componimento della poetessa Emily Dickinson dal titolo “Neglected son of a Genius“. Questa visione, totalmente impopolare nei racconti di matrice volgare (intesa come “del popolo”) consiste in un’evoluzione del ragno trickster (il tessitore di inganni), come è anche la figura di Loki nella mitologia .

Ragni positivi

In India il ragno assume una valenza poetica e pienamente positiva insieme alla propria ragnatela. Per queste popolazioni l’aracnide rappresenterebbe il Sole che irradia luce dai fili appena tessuti. Tale concezione andrebbe a costituire a tutti gli effetti parte della cosmologia delle popolazioni indiane che tentavano di dare spiegazioni alla nascita del loro Universo.

La ragnatela, in particolare, rappresenta, in alcune culture latino- americane, il tramite per il mondo superiore .

In alcuni casi, il legame fra il ragno e la morte fa sì che questo animale sia anche un fido consigliere dell’uomo. Nell’ottica dello sciamanesimo, infatti, può succedere che uno spirito guida interiore (strettamente legato all’aldilà) appaia allo stregone con le sembianze di un ragno.

Il tarantismo e la tarantella

In Italia la manifestazione più singolare e conosciuta di “contatto” che le persone intrattengono con i ragni è quella dell’esorcismo musicale, ancora in funzione nella zona di Taranto ( città che dà il nome proprio alla “tarantola”).

Il più famoso antropologo italiano del secondo dopoguerra, Ernesto De Martino, giunse a Taranto nel 1959 per indagare sul fenomeno del tarantismo. Tale sindrome risultava essere una manifestazione patologica ben localizzata nella zona del tarantino e che avrebbe colpito un pubblico prevalentemente femminile. La causa del malessere psicofisico consisteva nel morso della tarantola perpetrato ai danni di un pubblico relativamente limitato di contadine. 

Come fermare i sintomi di questi temibili morsi?

L’aspetto folkloristico e più impressionante che stupì De Martino fu il tipo di esorcismo predisposto dalla popolazione a contrastare gli effetti del morso della tarantola. Si trattava di un esorcismo musicale, in cui la tarantata (la donna morsa) doveva, attraverso una danza sfrenata a suon di pizzica, liberarsi del ragno che si era impossessato di lei. Da qui nasce la popolarità della tarantella.

Ragni
La tarantata durante l’esorcismo musicale.

Come mai un ragno dovrebbe mordere solamente un pubblico di sesso femminile?

De Martino individuò nel disagio sociale la risposta alla sua domanda.

Il disagio sociale

Le donne tarantine che lavoravano nelle campagne erano da sempre state emarginate da ogni attività interna alla città vecchia, sia per colpa del genere che della loro posizione sociale. Esprimere il proprio malessere attraverso un rituale come quello della taranta, garantiva loro non solo visibilità, ma anche accettazione da parte di chi abitava in città.

È curioso analizzare come i rapporti di potere a volte si capovolgano totalmente a seconda delle prospettive. Se per Emily Dickinson il ragno poteva sembrare un essere incompreso, in Italia invece le escluse erano le donne morse da un animale a sua volta emarginato.

Forse i ragni non ci trasmettono il veleno mortale attraverso un morso ma una consapevolezza, quella di saper andare oltre un’apparente storia di non inclusione che tutti noi conserviamo nel bagaglio di vita.

Camilla Mion per Questione Civile – XXI

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