Gli anglicismi utilizzati ai tempi del Covid-19

Gli anglicismi

Gli anglicismi usati nel lessico italiano durante la pandemia da Covid-19

Gli anglicismi hanno recentemente creato un caso nella lingua italiana: dallo scoppio della pandemia da Covid-19, tutto il mondo è stato investito da un fenomeno inaspettato che ha influenzato le abitudini di vita. L’evento ha apportato un influsso anche nella nostra lingua, con l’introduzione di una terminologia scientifica d’uso quotidiano. Si andrà, allora, ad indagare in questo articolo l’introduzione di termini inglesi, i cosiddetti anglicismi, diffusi nell’italiano nell’era Covid.

I prestiti linguistici: il caso degli anglicismi

La lingua italiana è influenzata dall’uso di parole provenienti da lingue straniere che si inseriscono nel proprio patrimonio linguistico. Questo fenomeno è chiamato prestito linguistico: una parola di una lingua straniera che entra a far parte di un’altra lingua. Apparentemente una definizione semplice, ma che in realtà designa una serie di fenomeni linguistici e terminologici.

Di fatto, molti linguisti e studiosi hanno una visione differente sul concetto di prestito: per alcuni è il risultato di un contatto tra culture e lingue differenti; altri considerano il prestito come un’innovazione introdotta in un preciso momento.

La complessità insita nel termine prestito, che non implica una restituzione da parte dell’altra lingua, evidenzia una problematica terminologica su tale intricato fenomeno linguistico.

Nonostante la diversa definizione di prestito nell’ambito della linguistica, indubbiamente il mutamento nella lingua italiana si verifica da un punto di vista diacronico. È il caso degli anglicismi, termini provenienti dalla lingua inglese, che nel corso del tempo si sono insediati nel vocabolario italiano. La categoria grammaticale che si registra in maniera consistente è sicuramente quella dei sostantivi. La motivazione di maggiore influenza della categoria lessicale rispetto ad altre (fonetica, morfo-sintattica, semantica) è presumibilmente dovuta ad un facile adattamento e trasferimento da un sistema linguistico ad un altro.

Il Covid-19 e gli anglicismi nell’italiano

L’ondata del virus da Covid-19 ha travolto le nostre vite, sotto ogni punto di vista, segnando un cambiamento radicale. In poco tempo, gli anglicismi, hanno invaso le testate giornalistiche, la televisione, la radio. A partire dall’anglicismo stesso coronavirus, composto che contiene corona e virus. C’è poi la sigla “Covid-19”, che indica la malattia del coronavirus del 2019, in cui si ha CO (vid) VI (rus) D (isease). Da qui in poi si è scaturita una catena di terminologia scientifica prima sconosciuta, o almeno poco usata nel linguaggio quotidiano.

Questo uso largamente presente di anglicismi nell’italiano durante la pandemia si è verificato soprattutto nella stampa. La sintassi semplice ed efficace della lingua inglese si inserisce molto facilmente nella scrittura giornalistica odierna, contribuendo alla creazione di un’internazionalità nel lessico italiano.

Mini-glossario della pandemia

Gli anglicismi che hanno bombardato i mezzi di comunicazione più diffusi, arrivando a contagiare il nostro linguaggio sono stati davvero tanti. La parola del 2020 che si è aggiudicata il primato secondo il dizionario inglese Collins è stato “lockdown”. Il lockdown indica l’imposizione di restrizioni stringenti su viaggi, interazione sociale e accesso a luoghi pubblici al fine di contenere la diffusione del Covid. L’anglicismo è stato largamente usato nell’italiano e poteva essere anche tradotto come “confinamento” o “chiusura totale”. Ma solo un termine così diretto è riuscito ad esprimere nell’immediato un concetto ben preciso.

I termini “Smart working” e “Green pass

Con i provvedimenti adottati di pari passo con l’evoluzione della pandemia, i media hanno iniziato ad usare il termine “smart working”. In questo caso, l’anglicismo ha come radice smart, un suffisso molto prolifico e presente anche in altre parole (smartphone, smart tv). Da un punto di vista semantico la traduzione è leggermente differente tra inglese e italiano. La soluzione migliore sarebbe home working per indicare il corrispondente italiano di lavoro agile, da remoto o a distanza. Assistiamo dunque anche in questo caso ad un esempio di prestito consolidato nel linguaggio comune.

Tra le proposte della Commissione Europea, inoltre, per facilitare gli spostamenti di cittadini all’interno dell’Unione Europea, è stato introdotto il cosiddetto “Green Pass”. La certificazione verde attesta l’avvenuta vaccinazione, la guarigione o l’esito negativo da tampone, ha permesso di spostarsi in maniera più controllata e sicura, ma nello stesso tempo ha attestato il ricorso alla lingua inglese.

Tale lessema è ormai frequentissimo: la stessa radice green è molto comune negli ultimi anni per sottolineare un disegno di Europa più sostenibile. Molto probabilmente, però, questo termine inglese sarà destinato pian piano a scomparire con il finire al più presto della pandemia. Una misura specificatamente adottata per il Covid-19 porterà anche ad un processo di decadenza linguistica. Alcune parole, dunque, scompariranno e altre probabilmente continueranno ad essere usate ricordando la pandemia. L’uso di parole inglesi indica così che i cambiamenti che occorrono all’interno di una società partecipano a determinare o almeno a influenzare il vocabolario italiano.

Gli anglicismi dall’ambito scientifico

La diffusione del Covid-19 ha poi portato al diffondersi di altri tecnicismi presenti soprattutto in ambito medico-scientifico. Per diagnosticare persone affette da coronavirus si utilizzano test di analisi e valutazione e i kit sierologici. Parole inglesi normalmente frequenti in italiano e che si associano all’anglicismo screening, per indicare un’indagine condotta su una fascia di popolazione per individuare una malattia. Così, con riferimento all’analisi della tendenza del Covid-19 si parla di trend, caratteristico del linguaggio statistico, il quale rappresenta in maniera grafica il fenomeno pandemico.

Oltre a queste parole, altri riferimenti al mondo scientifico e della ricerca sono altrettanto numerosi. La caratterizzazione del Covid-19 ha portato all’uso del termine spike, il cosiddetto spuntone, che si trova sulla superficie del virus formando delle protuberanze strutturali caratteristiche. Con una sola parola si indica altresì il contagio da inalazioni di secrezioni emesse sotto forma di goccioline che rimangono sospese nell’aria, ovvero il droplet. E per ultimo, ma non ultimo, la sperimentazione clinica che ha fatto passi da gigante in pochissimo tempo, è chiamata trial.

Conclusioni

Questo lessico “virale” porta a riflettere su come i cambiamenti si insinuano anche in una lingua, a tutti i livelli grammaticali. Il processo di anglicizzazione nell’italiano è sempre più diffuso, ma deve far ricordare che non deve necessariamente intaccare l’integrità linguistica del lessico di una lingua.

Giulia D’Alonzo per Questione Civile

Bibliografia e sitografia

L’analisi linguistica e letteraria (2020), EDUCatt Università Cattolica

Enciclopedia Treccani: https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/parole/parole_nel_turbine_1.html

https://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/Covid-19/

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