Luigi XIV: un lungo regno durato settantadue anni

Luigi XIV

Il lungo regno di Luigi XIV, l’emblema dell’assolutismo monarchico

Il Re Luigi XIV, conosciuto anche come il Re Sole, e noto per la sua corte sfarzosa di Versailles, governò la Francia per un lungo periodo. Il suo regno è considerato l’apogeo dell’assolutismo. 

Luigi XIV

Luigi XIV: la vita e la corte

Luigi XIV, figlio di Luigi XIII e di Anna d’Austria, diede inizio al suo regno nel 1643, all’età di cinque anni. Assunse il potere in prima persona solo all’età di 23 anni, nel 1661, dopo la morte di Mazzarino. Rimarrà sul trono per settantadue anni, fino alla sua morte, nel 1715. 

Luigi XIV, chiamato anche il Re Sole, ebbe un’educazione basata sugli scritti di coloro che facevano derivare il potere del re direttamente da Dio. Importanti furono le lezioni pratiche nell’arte del governo ricevute da Mazzarino. 

Il lungo regno di Luigi XIV viene considerato l’apogeo dell’assolutismo monarchico. Un periodo in cui la Francia, inoltre, si avvicinò a esercitare la supremazia sull’Europa. Tale disegno verrà sconfitto dalla coalizione delle potenze europee ma non verrà meno l’esempio culturale: basti pensare a Versailles. 

A partire dai primi anni Ottanta la corte francese si trasferì a Versailles, che arrivò a ospitare diecimila persone. La vita, che ruotava attorno alla figura del Re, era scandita da una rigida etichetta. I momenti della giornata del sovrano, da quando si alzava a quando si coricava, divennero rappresentazioni teatrali. La vita accanto al monarca era un privilegio per il cortigiano e ne sanciva la distinzione rispetto al resto della società. La corte era, inoltre, un centro ispiratore per le arti. Uno strumento non secondario della politica di Luigi XIV fu, secondo lo studio di Peter Burke, la costruzione della sua immagine pubblica.

Per la nobiltà francese il vivere a Versailles risultava essere una prigionia dorata, in tal modo il re garantiva che essi vivessero sotto i suoi occhi, allentandone l’indipendenza, i legami con le clientele e l’azione politica. 

Fuori da Versailles si estendeva il Paese, composto da quei francesi, la maggior parte dei quali viveva nelle campagne e ai limiti della sussistenza.

L’organizzazione del regno di Luigi XIV

Una volta ottenuto il trono, il sovrano preferì non delegare a nessuno il proprio potere. Si servì di ministri da lui scelti, ne sono un esempio l’amministrazione delle finanze, dirette da Jean Baptiste Colbert, figlio di un mercante. La direzione delle finanze, affidata a Colbert, si proponeva di rimediare al dissesto dei conti pubblici e rilanciare l’economia francese, stagnante. Il risanamento finanziario doveva liberare l’erario dai debiti ma anche fornire i mezzi per un intervento dello stato nell’economia. 

Interessante risulta essere la carica degli officiers, i detentori di uffici venali acquistati per denaro o ereditati. Questi erano, quasi, una forza intermedia tra la società e lo stato, un ceto che doveva alla monarchia la sua legittimazione. 

A causa del possesso ereditario delle cariche, e dei privilegi connessi, gli officiers avevano una certa autonomia. Per tale motivo era necessario assicurarsi la loro fedeltà tramite legami clientelari. La celebre frase “Lo Stato sono io,” oltre a mostrare una certa potenza sovrana, ne sottolinea anche un certo limite. Un esempio adatto è quello della giustizia. 

Nelle campagne era amministrata da giudici nominati da signori feudali, i giudici regi godevano di autonomia; le norme, inoltre, cambiavano in base al luogo. Nel nord della Francia vigeva il diritto consuetudinario, diverso da provincia a provincia, nel sud il diritto romano. Nel campo amministrativo gli stati provinciali, i Pays d’ètats, Borgogna, Bretagna, Linguadoca, conservavano ampi poteri.  

I problemi religiosi

Il regno di Luigi XIV è, inoltre, caratterizzato dallo sforzo di dettare regole valide per tutti e imporre l’uniformità nei comportamenti ma anche nelle idee. A ciò non poteva sottrarsi la vita religiosa e, a tal proposito, il Re dovette affrontare tre ordini di problemi. La diffusione della corrente giansenista, i contrasti con Roma e la questione ugonotta. Il giansenismo si era diffuso tra il medio e basso clero e tra la nobiltà e la borghesia di toga. 

In tal modo divenne un movimento che si opponeva al centralismo papale. Rivendicava però anche l’autonomia, e la dignità dell’ufficio di vescovi e parroci, diventando preoccupante per lo stesso potere monarchico. Il giansenismo ebbe tregua con Luigi XIV poiché si trovò schierato dalla parte della monarchia nel conflitto con la curia di Roma.

Gli ugonotti, calvinisti francesi, erano circa un milione e nel 1685 venne emanato l’Editto di Fontainebleau. Quest’ultimo annullava quello di Nantes che garantiva libertà di culto agli ugonotti, e obbligava i francesi al culto cattolico. Duecentomila ugonotti scelsero la via dell’esilio, ma il calvinismo non sparì del tutto in Francia. 

Il disegno egemonico di Luigi XIV

Per il disegno egemonico del Re Sole, i principali strumenti erano diplomazia e guerra. Il Re spese ingenti somme per assicurarsi l’alleanza dei principi tedeschi, degli stati baltici e del Re d’Inghilterra Carlo II. Inoltre fu riorganizzato l’esercito: alle normali forme di reclutamento si aggiunse dal 1688 la milizia. Questa aveva i compiti di difesa locale ed era basata sul sorteggio dei celibi di ogni parrocchia. Grande sviluppo ebbero i corpi di artiglieria e le piazzeforti, soprattutto lungo i confini nordorientali.

L’espansione militare di luigi XIV si indirizzò verso le Fiandre, l’Olanda e in direzione della Germania e dell’Italia del Nord. Una prima occasione di guerra si ebbe a seguito della rivendicazione da parte di Luigi XIV di parte dell’eredità spagnola, in nome della moglie Maria Teresa. A seguito di questa alla Francia furono riconosciuti i vantaggi territoriali acquisiti nelle Fiandre. 

Nel 1672 Francia e Inghilterra dichiararono guerra alle Province Unite, che si concluse con la firma della pace nel 1678. Luigi XIV non perse tempo e occupò Strasburgo e Casale nel Monferrato e nel 1683 riaprì le ostilità con la Spagna. Di fronte alle continue aggressioni francesi, nel luglio del 1686, venne stipulata ad Agusta una Lega tra Spagna, Impero, Svezia e Olanda. 

Tali erano le premesse per il riaccendersi di un confitto su scala continentale, scatenato nel 1688 dall’invasione del Palatinato, ordinata da Luigi XIV. La pace generale si raggiunse nel 1697. 

Le guerre, le miserie, le tasse, le carestie portarono malessere tra i sudditi e a un incupirsi della vita a corte. Intanto si manifestava in vari modi l’opposizione all’assolutismo di Luigi XIV. Nel settembre 1715 il re Sole morì lasciando come successore un bambino: Luigi d’Angiò. 

Silvia Brera per Questione Civile 

Bibliografia e sitografia

C. Capra, Storia moderna 1492-1848,Le Monnier, 2016

https://www.treccani.it/enciclopedia/luigi-xiv-re-di-francia-detto-il-grande-o-il-re-sole/

Raicultura.it/Luigi XIV

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