Le vaccinazioni: storia e attualità di un fenomeno moderno

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Le vaccinazioni e l’immunità di gregge: fondamenti biologici e implicazioni epidemiologiche

In Europa, l’obbligo vaccinale è nato all’inizio del XIX secolo con la diffusione delle vaccinazioni contro il vaiolo. I medici avevano infatti notato che proteggendo il singolo era possibile evitare la diffusione dell’epidemia all’intera collettività. Inoltre notarono che per ottenere questo risultato era necessario ottenere una larga adesione; il problema iniziale infatti furono le profonde resistenze suscitate dall’introduzione della vaccinazione.

La scelta di intervenire in modo coatto per tutelare la salute pubblica si inseriva all’epoca in un filone di pensiero secondo cui lo Stato si deve occupare attivamente di garantire le migliori condizioni di salute possibili per i suoi cittadini, al fine di ottenere soldati e contribuenti sani e numerosi. Proprio la vaccinazione contro il vaiolo, il primo provvedimento coattivo a essere diffuso in Europa, trovò infatti una violenta opposizione in Inghilterra, patria delle dottrine liberali avverse a tutto ciò che poteva interferire sulle libere scelte dei cittadini.

Le scelte vaccinali in Europa fra XIX e XX secolo

L’Inghilterra in un primo tempo aveva reso la vaccinazione antivaiolosa universale e gratuita. In seguito con i piani vaccinali denominati “Vaccitation Acts” del 1840, 1841 e 1853 la vaccinazione divenne obbligatoria. Ne seguì un dibattito sui limiti di intervento del governo nell’ambito individuale si concluse con l’abolizione dell’obbligo nel 1898.

In Italia l’obbligo di vaccinazione contro il vaiolo per tutti i nuovi nati è stato sospeso solo nel 1977 e si è ottenuta l’abolizione nel 1981. Nel frattempo sono però diventate obbligatorie le vaccinazioni contro la difterite nel 1939, la poliomielite e il tetano negli anni Sessanta e l’epatite B nel 1991.

Alcuni stati come la Francia, il Belgio, la Grecia ed il Portogallo hanno optato per l’obbligatorietà di alcune vaccinazioni. Altri paesi invece, come il Regno Unito e la Finlandia, hanno optato per la volontarietà accompagnata da un’adeguata offerta vaccinale e soprattutto dall’incentivazione sia per i medici vaccinatori attraverso un rimborso per ogni soggetto vaccinato, che per la popolazione attraverso il rimborso delle spese sanitarie solo se hanno effettuato le vaccinazioni. Altri ancora, come gli Stati Uniti, il Canada e in parte anche la Germania, hanno scelto una via intermedia: non vi sono sanzioni per la mancata vaccinazione, ma c’è la necessità di mostrare il certificato vaccinale per l’ammissione a scuola.

Vaccinazioni: l’immunoprofilassi in Italia

L’obbligo vaccinale in Italia è stato introdotto con lo scopo di combattere le malattie ad alta mortalità infantile. A partire dal 2013 è stato registrato un calo delle vaccinazioni che ha portato la copertura vaccinale al di sotto del 95% consigliato dall’OMS.

Per questo motivo, nel 2017 è stato incrementato il numero di vaccinazioni obbligatorie e quindi i livelli di copertura vaccinale nella popolazione, necessari per prevenire malattie gravi. Esistono dieci vaccini obbligatori da effettuare durante infanzia e adolescenza, anche da parte di minori stranieri non accompagnati, che sono necessari per effettuare l’accesso in asili e vari servizi per l’infanzia.

Si tratta del vaccino esavalente che contiene un vaccino anti difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B, Haemophilus influenzae B; l’altro è il vaccino tetravalente contro il morbillo, la parotite, la rosolia (MPR) e contro la varicella.

A partire dal Decreto vaccini, approvato nel 2017, il Ministero della Salute ha chiarito che, in caso di inadempimento all’obbligo vaccinale si incorre in una sanzione. Tuttavia esistono delle categorie per cui l’obbligo vaccinale non sussiste ovvero:

  • Bambini e ragazzi che hanno già contratto la malattia per la quale dovrebbero essere vaccinati;
  • Bambini che presentano specifiche condizioni cliniche che costituiscono una controindicazione permanente o temporanea alle vaccinazioni.

Altre tipologie

Esistono anche altri vaccini non obbligatori ma fortemente raccomandati, i quali vengono offerti attivamente e gratuitamente e che sono comunque molto importanti per il mantenimento di un buono stato di salute, nonostante una loro mancata somministrazione non preveda l’applicazione di sanzioni. Questi includono il vaccino anti meningococco B e C, anti pneumococco e quello anti-Rotavirus. Per gli adolescenti è fortemente consigliata anche la vaccinazione anti-Papilloma virus (HPV), mentre per gli over 65 sono raccomandate la vaccinazione anti-influenzale e il vaccino anti Herpes-Zoster per evitare la riattivazione del virus Varicella Zoster che può avvenire in una fase di immunodeficienza.

La tipologia dei vaccini

Allo stato attuale possiamo distinguere i seguenti tipi di vaccini:

  • I vaccini con microrganismi uccisi: sono costituiti da virus o da batteri uccisi con mezzi chimici, quali l’acetone, o fisici, come il calore e i raggi UV; esempi di tali vaccini sono i vaccini contro il tifo, colera, pertosse, rabbia e polio (Salk);
  • I vaccini con microrganismi vivi ed attenuati. Sono costituiti da virus o da batteri che mantengono la capacità di moltiplicarsi nell’organismo del paziente vaccinato, stimolando le sue difese immunitarie, ma sono incapaci di provocare le manifestazioni cliniche; non possono essere somministrati a pazienti che hanno un’immunodeficienza congenita o acquisita;
  • I vaccini con antigeni microbici purificati: la loro produzione richiede raffinate tecniche di purificazione delle componenti batteriche o virali, come nel caso degli antigeni polisaccaridici batterici, ad esempio ciò avviene per il vaccino anti-meningococco e anti-pneumococco;
  • I vaccini costituiti da anatossine vengono utilizzati per combattere patologie sostenute da microrganismi produttori di tossine, come il Clostridium tetani ed il Clostridium Diphtheriae.
  • I vaccini da manipolazioni genetiche: la tecnica del DNA ricombinante è stata utilizzata per clonare una grande quantità di un determinato antigene in un sistema ospite di facile moltiplicazione.
  • Un’altra categoria di vaccini è quella dei microrganismi “chimerici” costituiti da virus e batteri attenuati manipolati geneticamente inserendo nel loro DNA i geni che codificano la produzione degli antigeni protettivi propri di altri patogeni.

Somministrazione

I vaccini possono essere somministrati singolarmente o in combinazione (polivalenti). Il vaccino combinato è costituito dall’utilizzo, nella stessa preparazione, di più vaccini e sfrutta le capacità del nostro sistema immunitario di riconoscere più antigeni contemporaneamente.

La via di somministrazione dei vaccini viene scelta in base al tipo di vaccino in modo da ottimizzare la risposta immunologica del paziente. Essa può essere: orale, intradermica, sottocutanea, intramuscolare o parenterale. I vaccini somministrati per via intramuscolare o per via sottocutanea permettono un contatto immediato tra l’antigene e il sistema immunitario. Altri vaccini, come quello antipolio attenuato di Sabin, prevendono una somministrazione per via orale e la replicazione del virus avviene a livello della mucosa intestinale generando un’immediata risposta anticorpale locale.

Il caso del SARS-CoV2: l’impatto delle vaccinazioni in Italia

L’introduzione della vaccinazione il 27 dicembre 2020 e il successivo raggiungimento di elevate coperture vaccinali, in particolare nelle persone di età più avanzata, hanno cambiato radicalmente l’evoluzione e la gestione dell’epidemia da SARS-CoV-2 in Europa e in Italia.

Uno studio dell’OMS in collaborazione con l’European Centre for Disease Prevention and Control ha stimato che nel 2021, grazie alle vaccinazioni, siano stati evitati in Europa più di 450 mila decessi, di cui almeno 22 mila in Italia nella popolazione di età superiore a 60 anni.  

Il report dell’ISS (vedi sitografia) pubblicato ad aprile 2022 indica come, da dicembre 2020 a gennaio 2022, nel nostro Paese siano state somministrate 128 milioni di dosi di vaccino contro il COVID-19. A gennaio 2022, l’84% degli italiani risultava vaccinato con almeno una dose, l’80% con due dosi e il 47% con tre dosi. Grazie alla vaccinazione, si stima che nel 2021 siano stati evitati oltre 500.000 ricoveri, di cui più di 55.000 in terapia intensiva e circa 150.000 decessi.

Conclusioni: il ruolo dell’AIFA e la farmacovigilanza

L’AIFA è l’autorità competente in Italia per il monitoraggio della sicurezza dei vaccini e in generale di tutti i prodotti medici autorizzati durante l’intero ciclo vitale del singolo prodotto. L’attività si basa essenzialmente sulle analisi delle segnalazioni di sospette reazioni avverse, raccolte tramite la rete nazionale di Farmacovigilanza e il sistema europeo di EudraVigilance. L’attività di farmacovigilanza è quindi effettuata da un gruppo di lavoro dedicato dell’AIFA, al quale partecipano l’Istituto superiore di sanità (ISS), i centri regionali di Farmacovigilanza, il Ministero della salute e i referenti regionali della prevenzione.

Giulia Marianello per Questione Civile

Sitografia

www.aifa.gov.it

www.epicentro.iss.it

www.governo.it

Report ISS: www.epicentro.iss.it

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