Generazioni incomprese: cosa lega Skins ed Euphoria

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Due generazioni a confronto: quando due stili narrativi ci raccontano di un malessere che attraversa il tempo

Skins (2007 – 2013) ed Euphoria (2019 – in corso) rappresentano l’emblema di una narrazione che si evolve insieme alle generazioni. Droghe, alcol, sesso, senso di solitudine e ricerca della propria identità: dalla Bristol dei primi anni 2000, tra provocazione e spavalderia, alla California iperconnessa dell’era dei social media.

Skins ed Euphoria non sono simili, ma raccontano lo stesso bisogno: dare voce a due generazioni di adolescenti che non sanno come farsi sentire. Due serie che, a quasi quindici anni di distanza, esplorano gli stessi abissi emotivi di una gioventù che sente ancora il bisogno di raccontarsi tra eccessi e fragilità, in un dolore che resta immutato nel tempo.

“You don’t know how to live life. You don’t have the tools.”

(Euphoria, Special, Part 1: Rue – Trouble Don’t Last Always)

Linguaggio visivo: come si evolve insieme alle generazioni

Entrambe le serie sono state spesso accusate di glorificare, normalizzare o addirittura “glamourizzare” l’abuso di sostanze stupefacenti ed il sesso anonimo e disinibito. Le critiche e le perplessità che sono emerse, non hanno però impedito a questi due prodotti di distinguersi per sincerità e coraggio, ridisegnando l’immaginario collettivo del teen drama. Le serie ci raccontano di generazioni diverse ma non così distanti, adottando toni e linguaggi coerentemente indirizzati ai rispettivi target di riferimento.

In Skins troviamo una narrazione corale, tutti i personaggi sono protagonisti del proprio episodio ed è il gruppo, nella sua coesione, a raccontarci di un’epoca figlia della cultura rave. In virtù di questo, troviamo un’estetica molto cruda e realistica, a tratti sporca, talmente diretta ed esplicita da non lasciare scampo allo spettatore. I “disastri” adolescenziali ci vengono proposti con delicata grettezza, lasciando emergere la dolcezza di un’età complessa e caotica.

In Euphoria invece, è il personaggio di Rue (Zendaya) a rappresentare il perno dell’intera serie. Protagonista e voce narrante, ci trascina nel racconto con maggiore soggettività. Assistiamo ad un tipo di narrazione più intima e personale, quasi eterea: colori al neon, slow motion, dissolvenze e silenzi, conferiscono eleganza alla sofferenza più profonda.

Skins ha voluto rappresentare il disagio giovanile nella sua crudezza, sospendendo il giudizio morale. Ha scelto di sbattere in faccia allo spettatore il lato “nascosto” dell’essere adolescente, senza freni, in un contesto dove l’unione fa ancora la forza. Euphoria invece, vuole renderci emotivamente partecipi di una sofferenza condivisa che viene affrontata in solitudine, ponendo maggiore attenzione sulle conseguenze delle proprie scelte.

Due generazioni che vivono la stessa incomprensione

Da un lato abbiamo i millennials, i nati tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, che agli albori del XXI secolo vivono un’adolescenza non ancora definita dal digitale. I social network, per come li intendiamo oggi, non sono ancora esplosi, pertanto i protagonisti cercano di scoprirsi e costruirsi nel rapporto diretto con i coetanei, nell’esperienza collettiva fatta di eccessi e desiderio di accettazione.

I ragazzi di Skins sentono il bisogno di emergere, di farsi notare e di lottare contro un senso di incomprensione latente che guida le loro azioni. Sono invisibili in mezzo alla folla, in un periodo storico in cui mostrare le proprie sofferenze era già di per sé un atto rivoluzionario. Dolore e momenti tragici vengono spesso presentati con leggerezza, in alcuni casi anche con ironia perché in fondo, la generazione di Skins è una generazione ferita ma che non ha ancora perso del tutto la speranza:

“It’s kind of easy when you’ve got nothing, because nothing can’t be taken away from you. But I don’t want nothing anymore.”

(Skins, 2×05 – Chris)

In Euphoria invece, la disillusione regna sovrana. I nati dopo il 2000, la Generazione Z, vivono una costruzione dell’io adolescenziale permeata dalle leggi dei social media. In un’epoca definita da iperconnessione e sovraesposizione, il paradosso è quello di continuare a trascinarsi dietro la sensazione di essere invisibili. In Euphoria, tutti hanno la possibilità di vederti attraverso uno schermo ma nessuno ti osserva per davvero.

La ricerca di sé stessi non passa più dall’impulsiva esperienza condivisa, ma si tramuta in una spasmodica rincorsa al raggiungimento di un’ideale che possa apparentemente soddisfare l’occhio famelico della rete. L’io adolescenziale è frammentato, perso in un oceano di input troppo vasto ed incontrollato che finisce per definirsi in una distorta rappresentazione digitale e sociale di sé.

Come le generazioni affrontano il tema della salute mentale: Skins

Anoressia, autolesionismo, depressione, disturbo borderline della personalità, sono solo alcune delle condizioni che caratterizzano i personaggi di Skins, spesso enfatizzate da comportamenti e azioni estreme.  Una serie che potrebbe esser definita quasi pioneristica nel genere del teen drama, che non ha avuto timore di raccontare con crudo realismo temi tabù, che ha scelto la strada della sincerità e della schiettezza. Ha mostrato le ombre di una generazione che in adolescenza era ancora succube di uno stigma legato al tema della salute mentale.

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Sid: “I think I’m depressed.”

Michelle: “You’re not depressed. You’re bored.”

Sid: “I’m bored and depressed.”

(Skins, 1×10 – Secret Party)

I millenials infatti, sono cresciuti in contesti familiari e sociali dove la minimizzazione dei disturbi mentali non ha fatto altro che rafforzare bolle di silenzi e incomprensioni. La salute mentale non era un tema centrale di discussione o sensibilizzazione come lo è oggi, ma iniziava ad affacciarsi a piccoli passi. È per questo motivo che i millenials rappresentano una sorta di generazione di passaggio che ha ereditato e subito una visione più conservatrice ma che, in età adulta ha ribaltato la prospettiva, influenzando l’atteggiamento delle generazioni successive.

Per questi motivi la serie ci rende consapevoli delle condizioni di salute in cui vertono alcuni dei nostri protagonisti, ma senza delinearne un vero e proprio quadro clinico. I ragazzi di Skins non hanno il lusso di poter comprende fino in fondo le proprie sofferenze perché adolescenti in un momento in cui la salute mentale non ha ancora ottenuto l’attenzione che merita. È una sofferenza senza nome ma mai vissuta in solitudine.

Nella Bristol dei primi anni 2000 si tende a convivere con il disagio, frutto di dinamiche esterne, nella California dell’iperconnessione, si cerca di psicanalizzare un malessere generato da un’erronea percezione di sé.

Come le generazioni affrontano il tema della salute mentale: Euphoria

In Euphoria, emerge una maggiore necessità di comprendere questo malessere, di etichettarlo, di dargli un volto: la salute mentale diviene essa stessa protagonista del racconto.

La Generazione Z è cresciuta in un contesto dove il digitale ha permesso un dialogo più aperto riguardo al tema: la salute mentale non solo ha acquisito visibilità ma è stata quasi normalizzata. La costante condivisione sui social media di vissuti personali, ha concesso ai ragazzi di esprimere con maggiore libertà i propri tormenti, ma l’era dell’iperconnessione non ha fatto che aggravare disturbi d’ansia, depressione ed isolamento emotivo.

Euphoria ha un approccio intimo, definito da un’estetica sofisticata ma che non lascia spazio all’immaginazione: l’ansia, le ricadute, la consapevolezza di convivere con un disagio senza avere gli strumenti adatti per sconfiggerlo. Il tema della salute mentale è parte integrante del racconto, è il vero villain contro cui combattere.

“The other thing about depression is it kind of collapses time. Suddenly, you find your whole days blending together to create one endless and suffocating loop. So, you find yourself trying to remember the things that made you happy, but slowly, your brain begins to erase every memory that ever brought you joy. And eventually, all you can think about is how life has always been this way. And will only continue to be this way.”

(Euphoria, 1×07 – The Trials and Tribulations of Trying to Pee While Depressed)

Skins ha aperto una finestra sul reale, in un momento in cui era più semplice minimizzare e girarsi dall’altra parte, piuttosto che dare corpo ad un disagio generazionale. Euphoria ha mostrato quanto possa essere difficile chiedere aiuto, mettendo in luce i turbamenti più intimi e logoranti di un’età in cui si è più fragili di quanto siamo disposti ad accettare.

Arianna Ambrosini per Questione Civile

Sitografia:

www.hallofseries.com

www.movieplayer.it

www.theguardian.com

www.vogue.com

Bibliografia:

Johanna Marie R. Camarillo, Kyle Monique M. Betonio, Precious Grace F. Ortega, Claire Lynn B. Culajara (2025) – “A Quantitative Comparison of Mental Health Stigma Across Generation Z, Millennials, and Generation X in Davao del Sur” – Sinergi International Journal of Psychology

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