La cefalea nella pratica clinica: cause, tipologie e segnali di un dolore invisibile
La cefalea, comunemente nota come mal di testa, è un dolore che può interessare qualsiasi area del capo o la parte superiore del collo. Si tratta di uno dei disturbi più frequenti nella popolazione e rappresenta uno dei motivi più comuni di consultazione medica.
Dal punto di vista clinico, possiamo distinguere le cefalee in primarie e secondarie. Le forme primarie non sono riconducibili a una causa specifica e costituiscono una patologia autonoma. Al contrario, invece, le cefalee secondarie sono la conseguenza di un’altra condizione sottostante, come un trauma cranico o cervicale, disturbi cerebrovascolari, infezioni, crisi epilettiche, intossicazioni o l’abuso di sostanze quali alcol, droghe e analgesici. Anche disturbi psichiatrici e alcune malattie internistiche, come l’ipertensione arteriosa, possono manifestarsi con cefalea.
Nella maggior parte dei casi, la cefalea è quindi il risultato di una complessa interazione tra la predisposizione genetica del paziente, i fattori ambientali e i fattori scatenanti, ovvero quegli stimoli che innescano l’attacco doloroso.
La sintomatologia della cefalea
La “Classificazione internazionale delle Cefalee” redatta dall’International Headache Society ci permette di distinguere clinicamente le cefalee primarie in base ai sintomi e le forme secondarie in base alla loro eziologia.
Lo scopo di questi sistemi di classificazione consiste nel fornire al personale medico uno strumento per semplificare il riconoscimento dei diversi tipi di cefalea. In questo modo diventa più immediato formulare una diagnosi e adottare conseguentemente la strategia terapeutica più consona.
Per semplificare, distinguiamo le forme di cefalea fondamentalmente in tre categorie:
- Cefalee primarie;
- Cefalee secondarie;
- Nevralgie craniche;
Cefalee primarie
Le forme primarie di cefalea costituiscono un disturbo a sé, il quale non dipende da altre patologie. Le cefalee primarie sono di tre tipi:
- Cefalea tensiva;
- Cefalea a grappolo;
- Emicrania con aura e senza aura;
La cefalea tensiva è la forma più frequentemente diagnosticata, è tipica del sesso femminile ed è caratterizzata da un dolore bilaterale e diffuso, tipicamente associato alla sensazione di peso e pressione sulla testa. Infatti, è molto spesso associato anche ad una tensione muscolare di collo e spalle e molto frequentemente il paziente manifesta anche un lieve fastidio alla luce e ai rumori. È un dolore di intensità lieve o moderata e non peggiora con lo svolgimento da parte del paziente dell’attività fisica. Si distingue invece dall’emicrania per l’assenza di nausea e vomito nella sintomatologia. Insorge per posture scorrette, ansia, stress e affaticamento del paziente. Ha solitamente una durata compresa tra i 30 minuti e diversi giorni.
La cefalea a grappolo invece è molto meno frequente nella popolazione, ma ha un’intensità sintomatologica molto maggiore. È un dolore pulsante localizzato che insorge sempre dallo stesso lato, perciò a differenza della cefalea tensiva, la cefalea a grappolo è un dolore unilaterale. Si localizza più frequentemente al livello della tempia, della fronte o dell’occhio ed è molto frequentemente associato a lacrimazione, congestione nasale e arrossamento dell’occhio. Questo tipo di cefalea ha degli attacchi di dolore molto più brevi, della durata compresa dai 15 minuti alle 3 ore. Gli attacchi però si ripetono per settimane o mesi andando a limitare le attività quotidiane del paziente e compromettere la qualità di vita quotidiana. Spesso è una cefalea che insorge di notte e colpisce più frequentemente il sesso maschile, a differenza della cefalea tensiva che ha una maggiore incidenza nel sesso femminile.
L’emicrania
L’emicrania è invece una cefalea neurologica molto più complessa. Il dolore con cui esordisce l’emicrania è sempre localizzato unilateralmente ed è un dolore di tipo pulsante e di intensità severa. A differenza della cefalea tensiva, che rimane immutato anche con l’attività fisica, invece l’emicrania subisce un peggioramento sintomatologico quando il paziente svolge l’attività fisica. I sintomi associati in questo caso sono la nausea, il vomito, il fastidio alla luce, noto come fotofobia, e il fastidio ai rumori, la fonofobia. Nei casi in cui l’emicrania sia associata all’aura si riscontrano anche disturbi visivi o sensoriali transitori. La durata dell’attacco di emicrania è compresa tra le 4 e le 72 ore e quello che normalmente induce questi attacchi sono i cambiamenti ormonali, il digiuno e soprattutto lo stress e le alterazioni del sonno.
Forme episodiche e cronicizzate di cefalea primaria
In base alla presentazione sintomatologica, alla risposta alla terapia e alla frequenza con cui compaiono, gli episodi di cefalea primaria possono essere distinti in forme episodiche e forme croniche.
Nelle forme episodiche le crisi dolorose non sono ricorrenti, bensì occasionali e sporadiche. Inoltre tenendo conto della loro presentazione nell’arco di un mese, si presentano per meno di 2 settimane al mese.
Nelle forme croniche, invece, il dolore compare con una frequenza molto più elevata: la cefalea primaria è presente per almeno 15 giorni al mese e per più di sei mesi consecutivi. Queste forme di cefalea cronica sono caratterizzate, inoltre, dall’assenza di una risposta efficace alla terapia e si associano molto più spesso alla comparsa di disabilità. L’emicrania, tra le forme di cefalea primaria, è la forma che tende con maggior facilità a cronicizzare.
Accanto alle forme primarie di cefalea, esistono mal di testa associati a specifici fattori scatenanti, che non sono il sintomo né la conseguenza di altre malattie. Ad esempio tra queste troviamo la cefalea indotta da farmaci, la cefalea scatenata dal freddo, quella post traumatica e quella da sindrome pre-mestruale.
Cefalee primaverili
Alcune persone notano un intensificarsi degli attacchi di cefalea nei mesi primaverili, specialmente tra aprile e maggio. Questo peggioramento è legato alle condizioni di instabilità tipiche della stagione primaverile. Infatti, in questo periodo dell’anno abbiamo molte variazioni atmosferiche, che si verificano in modo brusco e repentino nell’arco della stessa giornata. Un attacco di cefalea può comparire per queste variazioni atmosferiche, in seguito all’eccessiva esposizione al sole, al vento o in concomitanza con l’arrivo di perturbazioni.
Inoltre possono favorire la comparsa della cefalea anche i cambiamenti dei ritmi sonno-veglia, molto frequenti nei cambiamenti di stagione. Infatti, in questi periodi l’orologio interno dell’organismo deve adattarsi al quantitativo aumentato di ore di luce, rendendo più suscettibile l’organismo a questi cambiamenti.
Cefalee secondarie
Le cefalee secondarie rappresentano il 20% di tutte le forme di cefalea e possono essere associate a diverse condizioni, che riconoscono molte cause diverse tra loro. Tra queste condizioni, le patologie che determinano più frequentemente la cefalea tra i propri sintomi caratteristici sono:
- Lupus eritematoso sistemico;
- Insufficienza respiratoria cronica;
- Ipertensione arteriosa;
- Malattie infiammatorie intestinali, quali il morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa;
- Mononucleosi infettiva da Epstein Barr Virus;
- Tiroidite autoimmune di Hashimoto.
Le cefalee secondarie, inoltre, possono essere causate anche da condizioni patologiche molto più gravi, quali le emorragie cerebrali, i traumi cranici e le patologie cerebrovascolari, le quali, nel momento in cui si associano ad altri sintomi preoccupanti, non devono essere trascurate, anche se a livello percentuale rappresentano ovviamente la minoranza dei casi.
Nevralgie craniche, dolori facciali e altre cefalee
Le nevralgie craniche descrivono, infine, un gruppo di cefalee causate dall’infiammazione dei nervi cranici e dei nervi cervicali, i quali diventano la fonte del dolore alla testa. Ad esempio, la nevralgia del trigemino rappresenta una sintomatologia che interessa la terminazione nervosa localizzata a livello del volto, nella parte anteriore della faccia e a livello della cavità orale.
La terapia della cefalea
La terapia adeguata deve essere sempre stabilita dal medico in relazione alla presenza di diversi fattori, tra cui il tipo e la frequenza della cefalea, i sintomi accusati dal paziente, le patologie preesistenti e le cause scatenanti.
Inoltre, il medico può raccomandare diversi comportamenti per gestire le cause scatenanti e prevenire gli attacchi di cefalea. La cefalea, in linea generale, ma specialmente nella sua forma più comune di cefalea tensiva, può essere curata con farmaci antidolorifici, come i comuni analgesici quali paracetamolo e FANS, insieme ad alcune modifiche dello stile di vita. Questo include il prolungamento delle ore di sonno notturno per migliorare il riposo e beneficiare di un maggiore rilassamento muscolare; inoltre prevede la correzione della postura e un’ottimizzazione della gestione dello stress. È fondamentale anche praticare una moderata attività motoria, accompagnata da una giusta idratazione e una riduzione del consumo di alcol e caffeina.
Nell’emicrania invece oltre all’assunzione di FANS nelle forme più lievi, si arriva a dover assumere i Triptani nelle forme più severe e gli antiemetici nel caso in cui l’emicrania si accompagni anche a nausea e vomito; per questi pazienti sarà consigliato il riposo in un ambiente silenzioso e buio.
Conclusione
Dunque, dal momento che le cefalee oggi rappresentano un disturbo molto diffuso che ha un impatto significativo sulla qualità della vita dei pazienti che soffrono di cefalea, si cerca di lavorare molto sulla prevenzione, in un’ottica di riduzione della frequenza degli attacchi. Per questo è importante riconoscere precocemente i sintomi e inquadrare la tipologia di cefalea, adottare uno stile di vita equilibrato sin dall’età giovanile e individuare i principali fattori scatenanti, al fine di ridurre l’intensità e al tempo stesso la frequenza degli attacchi.
Giulia Marianello per Questione Civile
Sitografia
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