Tra autori e classici immortali, Harold Bloom propone un canone basato sulla forza estetica, scatenando dibattiti su inclusione, identità e giudizio critico nella storia letteraria occidentale
Quando si entra in libreria, come lettori abituali o semplici acquirenti occasionali, raramente ci si pone domande di fondo. Ci si muove tra gli scaffali guardinghi, sfogliamo volumi, si leggono quarte di copertina alla ricerca della prossima lettura che saprà catturarci.
In mezzo all’offerta sterminata che caratterizza le librerie contemporanee (un’abbondanza che meriterebbe di per sé una riflessione) c’è però una certezza che accompagna ogni visita: sono Dante, Chaucer, Shakespeare, Molière, Proust, Kafka. Autori che si riconoscono immediatamente, che si incontrano sui banchi di scuola e che continuiamo a percepire come pilastri indiscutibili della letteratura. Sono i classici, le colonne portanti di quello che chiamiamo canone letterario. Ma chi stabilisce, davvero, cosa debba entrare in questo pantheon? In base a quali criteri un’opera supera la prova del tempo e viene ammessa nel parnaso dei testi imprescindibili?
Queste domande sono al centro del dibattito critico degli ultimi trent’anni e hanno attraversato la riflessione di studiosi e accademici di orientamenti anche profondamente diversi. Intorno all’idea stessa di canone letterario si sono confrontate visioni estetiche, politiche e culturali spesso inconciliabili. È in questo clima che, nel 1994, viene pubblicato The Western Canon, il libro che più di ogni altro ha cristallizzato e radicalizzato la posizione di Harold Bloom, uno dei critici letterari più influenti, discussi e divisivi del Novecento.
Chi è Harold Bloom?
Harold Bloom nacque a New York nel 1930, da una famiglia di immigrati ebrei provenienti dall’Europa Occidentale. Dotato di una memoria prodigiosa, Bloom mostrò fin da giovanissimo un talento straordinario per la lettura e l’analisi dei testi, arrivando a leggere opere complesse in più lingue già in adolescenza. Dopo gli studi alla Cornell University e alla Yale University, iniziò una carriera accademica che lo avrebbe legato a Yale per oltre cinquant’anni, rendendolo una delle figure più riconoscibili della critica letteraria statunitense.
Autore di più di quaranta libri, Bloom ha costruito una teoria della letteratura fortemente incentrata sul concetto di angoscia dell’influenza: l’idea che ogni grande scrittore debba confrontarsi con i suoi predecessori, cercando di superarli, distorcerli o reinterpretarli per affermare la propria originalità. In questa visione, la storia letteraria è una lotta tra forti personalità artistiche, non un semplice susseguirsi di correnti o contesti storici.
Che cos’è il canone occidentale
Nel libro pubblicato nel 1994, Bloom propone un canone composto da circa 26 autori centrali, accompagnati da un’ampia costellazione di scrittori canonici secondari. Il termine canone va inteso nel suo significato originario: una lista di opere ritenute fondamentali, esemplari, destinate a durare nel tempo. Bloom insiste però su un punto chiave: il canone non è una classifica morale, né una lista inclusiva per rappresentare tutte le identità culturali, ma una selezione basata sulla forza estetica, sull’originalità linguistica e sull’influenza esercitata da un autore su quelli successivi.
Al centro assoluto del canone bloomiano si trova William Shakespeare, definito senza esitazione l’inventore dell’umano. Per Bloom, Shakespeare non è solo il più grande scrittore occidentale, ma colui che ha insegnato agli esseri umani moderni a pensare, a riflettere su sé stessi, a rappresentare la complessità psicologica dei personaggi. «Shakespeare è Dio», dichiarò Bloom, sostenendo che i personaggi shakespeariani sono reali quanto le persone in carne e ossa e che hanno plasmato in modo decisivo la percezione occidentale di ciò che significa essere umani, una tesi sviluppata compiutamente nel suo celebre Shakespeare: The Invention of the Human (1998).
Gli autori principali
Accanto a Shakespeare, Bloom individua una serie di figure imprescindibili, organizzate in epoche e tradizioni. Tra gli autori dell’antichità compaiono Omero, Platone, Virgilio e Sofocle. Per il Medioevo, Dante Alighieri occupa una posizione dominante, soprattutto grazie alla Divina Commedia, che Bloom considera una delle massime espressioni dell’immaginazione poetica occidentale.
Il Rinascimento e l’età moderna vedono protagonisti Cervantes, con il Don Chisciotte, Montaigne e Milton. L’Ottocento è rappresentato da giganti come Goethe, Wordsworth, Dickens, Tolstoj, mentre il Novecento include autori come Joyce, Kafka, Proust, Beckett e Borges. Pur riconoscendo l’importanza di molte scrittrici, Bloom ne include solo quattro: Virginia Woolf, Emily Dickinson, Jane Austen e George Eliot.
Difesa dell’estetica
Uno degli aspetti più controversi del Western Canon è la sua esplicita opposizione a quella che Bloom definisce la Scuola del Risentimento. Con questa espressione il critico raggruppa vari approcci accademici come il femminismo radicale, il marxismo culturale, studi postcoloniali, accusandoli di giudicare la letteratura principalmente in base a criteri di rappresentanza, potere o identità, piuttosto che per il suo valore artistico.
Bloom sostiene che la letteratura non debba essere ridotta a strumento di giustizia sociale o di rivendicazione politica. Secondo lui, il canone occidentale non è il prodotto di un complotto elitario, ma il risultato di secoli di lettura, rilettura e influenza reciproca tra grandi scrittori. Le opere canoniche sopravvivono perché continuano a parlare ai lettori, non perché siano politicamente corrette.
Le critiche a Harold Bloom
Le critiche alla posizione di Bloom non tardarono ad arrivare: molti studiosi accusarono il critico di conservatorismo, eurocentrismo e maschilismo. Harold Bloom si definiva lui stesso elitista, arrivando a giudicare il panorama letterario moderno in modo molto critico, dove secondo lui autori affermati e amati dal pubblico come Stephen King e Dario Fo non erano degni di essere considerati letteratura.
«Ampliare il canone, tende a espellere gli scrittori migliori, talvolta persino i migliori in assoluto. […] Quasi tutto ciò che è stato recuperato o riscoperto dagli studiosi di letteratura femminista e afroamericana rientra fin troppo precisamente nella categoria dei “pezzi d’epoca”, oggi immaginativamente datati, così come lo erano già indeboliti al momento della loro prima comparsa»
scrive così Bloom riguardo il suggerimento di ampliare il canone, per renderlo più inclusivo.
Conclusione
Il Canone Occidentale di Harold Bloom rappresenta in modo emblematico uno degli approcci della critica letteraria nel tentativo di definire che cosa sia letteratura di valore. L’idea di studiare, ordinare e stilare una lista degli autori più influenti della storia può apparire, a un primo sguardo, come il metodo più razionale ed efficace per orientarsi all’interno di una tradizione vasta e complessa come quella occidentale. Tuttavia, questo approccio si fonda su un presupposto problematico: l’illusione che la storia della letteratura sia un terreno neutro, in cui solo le menti più brillanti e innovative abbiano potuto emergere esclusivamente in virtù del loro talento. In realtà, la formazione del canone è sempre il risultato di dinamiche culturali, sociali e istituzionali che hanno favorito alcune voci e ne hanno marginalizzate altre.
Detto questo, sarebbe riduttivo liquidare il progetto bloomiano come un semplice esercizio di esclusione. L’approccio di Bloom non è, fortunatamente, l’unico strumento utilizzato dalla critica per distinguere ciò che entra nel canone da ciò che ne resta fuori: accanto alla valutazione estetica convivono oggi letture storiche, politiche, di genere e postcoloniali, che ampliano e problematizzano il concetto stesso di “classico”. Eppure, si può spezzare una lancia a favore di Bloom: nel bene e nel male, Il Canone Occidentale è riuscito a fissare una base di partenza, un terreno di confronto che ha costretto la critica a interrogarsi apertamente sui propri criteri, rendendo visibile un dibattito che altrimenti sarebbe rimasto confinato all’ambiente accademico.
Federica Scuotto per Questione Civile
Sitografia
- The New York Times. The Western Canon.
- The Guardian. Harold Bloom: Defence of Western Greats Blinded Him to Other Cultures.
- Persinsala. L’angoscia dell’influenza. Una teoria della poesia.
- Wired Italia. Harold Bloom, il grande critico letterario occidentale.
- Apicciano Commons. Harold Bloom, Defender of the Western Canon, Dies at 89.

