Il carcinoma del colon retto: screening e terapia

carcinoma del colon retto

Lo screening e le nuove frontiere terapeutiche del carcinoma al colon retto

In Italia il carcinoma del colon retto è il secondo tumore più frequente dopo quello della mammella, con un’incidenza di 50.500 nuovi casi stimati nel 2023.  La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi si attesta tra il 65% per gli uomini e il 66% per le donne. Questi dati confermano il ruolo cruciale della diagnosi precoce di malattia. Pertanto possibile grazie ai programmi di screening nazionali e regionali previsti per la popolazione di età superiore ai 50 anni.

Conoscere il tumore al colon retto: le varie tipologie

Ci sono diversi tipi di carcinoma del colon-retto che possono essere identificati in base all’analisi istologica delle cellule tumorali. L’adenocarcinoma del colon retto è il tipo più comune di cancro e rappresenta da solo circa il 95% dei casi. È un tumore che origina dalle cellule ghiandolari di rivestimento della superficie interna del colon o del retto.

Molto più rari sono il carcinoma squamoso, che rappresenta meno dell’1% dei casi. il carcinoma neuroendocrino del colon retto, che si sviluppa dalle cellule neuroendocrine che secernono ormoni e altre sostanze che regolano il sistema endocrino. Esso, può essere più difficile da diagnosticare e trattare rispetto agli altri sottotipi.

Inoltre, ci sono i tumori stromali, delle neoplasie originate dalle cellule stromali dell’intestino responsabili della formazione del tessuto connettivo e dei vasi sanguigni. Questi tumori sono anche noti come GIST (gastrointestinal stromal tumors) e rappresentano il tipo più comune di tumori del tessuto connettivale intestinale. Infine, dal tessuto linfoide dell’intestino possono originare i linfomi e più raramente dai melanociti intestinali possono insorgere i melanomi. 

I fattori di rischio non modificabili

Ci sono diversi fattori di rischio associati allo sviluppo del cancro colorettale. Alcuni di questi fattori sono modificabili e su questi possiamo agire dal punto di vista preventivo, mentre altri fattori non possono essere controllati. 

Tra questi il primo fattore da tenere in considerazione è l’età. infatti, la maggior parte dei casi di cancro al colon retto si verifica in persone di età superiore ai 50 anni. Altri fattori sono legati alla storia familiare. Infatti, le persone con una familiarità di cancro colorettale o di polipi precancerosi hanno un rischio maggiore di sviluppare il tumore. Il rischio è ancora più alto se un parente, specialmente di primo grado, ha avuto una storia personale di polipi o di cancro colorettale.

Altri fattori di rischio sono dati dalle malattie infiammatorie croniche intestinali come la rettocolite ulcerosa e il morbo di Crohn. Inoltre la presenza di mutazioni che predispongono allo sviluppo di sindromi tumorali ereditarie come la sindrome di Lynch, la poliposi familiare adenomatosa (FAP) e altre poliposi genetiche più rare. 

I fattori di rischio modificabili

Una differenza significativa è data dai fattori di rischio modificabili, rappresentati soprattutto dallo stile di vita. In particolar modo la dieta occidentale, in quanto ricca di grassi e carne processata ma povera di fibre, come frutta e verdura, è stata dimostrata avere una stretta correlazione con lo sviluppo del cancro al colon retto. 

Altri fattori modificabili che incidono significativamente sono dati dalla sedentarietà, dal fumo di sigaretta, dal diabete di tipo II e dall’obesità.

L’importanza dello screening

Il test di screening più utilizzato è il test del sangue occulto nelle feci, raccomandato ogni 2 anni nelle persone di età compresa tra i 50 e i 69 anni. L’esame consiste nella raccolta domiciliare di un campione di feci e nella ricerca di tracce di sangue non visibili a occhio nudo. Nel caso di positività al test del sangue occulto nelle feci è prevista l’esecuzione di un esame di secondo livello, ovvero la retto colonscopia per l’eventuale diagnosi di adenocarcinomi o altre neoplasie precoci del colon retto.

La presenza di sangue nelle feci può manifestarsi in vari modi e non sempre è visibile ad occhio nudo. Il sangue può essere visibile solo microscopicamente e perciò viene definito sangue occulto, che può essere classificato in:

  • Ematochezia, ovvero presenza di sangue generalmente mescolata o sovrapposta alle feci che spesso suggerisce un sanguinamento del tratto intestinale inferiore;
  • Rettorragia, che rappresenta la fuoriuscita di sangue rosso vivo non mischiato alle feci, associato a patologie specifiche come le emorroidi;

In base alla quantità di sangue e alla causa sottostante, il paziente può manifestare sintomi variabili. Tra questi, dolore addominale, cambiamenti dell’alvo intestinale, perdita di peso inspiegabile e affaticamento.

Approcci terapeutici del carcinoma al colon retto

Il cancro colorettale può essere trattato con approcci terapeutici medici, chirurgici e di radioterapia. La scelta del trattamento dipende dalla posizione, dalla profondità di invasione e dunque dalla stadiazione del tumore, oltre che dalle condizioni generali di salute del paziente:

  • La chirurgia è spesso la terapia primaria per il cancro del colon retto. L’intervento chirurgico può comportare la rimozione di una parte del colon, ovvero la colectomia, o dell’intero colon con la proctocolectomia totale. Altrimenti ci sono approcci chirurgici che prevedono una resezione esclusiva del retto nella porzione anteriore o dei tessuti e organi circostanti.

La terapia non chirurgica prevede la chemioterapia, che può essere somministrata sia per via endovenosa che per via orale. La chemioterapia sistemica utilizza farmaci per distruggere le cellule tumorali. Questa viene usata in alcuni casi prima dell’intervento chirurgico per ridurre le dimensioni del tumore, mentre in altri casi si somministra dopo l’intervento per ridurre il rischio di recidiva. 

Un altro approccio è dato dalla radioterapia, che può essere somministrata esternamente o internamente utilizzando le sorgenti radioattive. Infatti, tramite l’utilizzo di radiazioni ad alta energia vengono distrutte le cellule tumorali prima dell’intervento chirurgico per ridurre le dimensioni del tumore, oppure in seguito all’intervento chirurgico per distruggere eventuali cellule tumorali residue. 

La target therapy

In combinazione alla chemioterapia e alla radioterapia negli ultimi anni è stata introdotta la target therapy, o terapia mirata. Essa, si serve di farmaci per attaccare le specifiche molecole di segnalazione che favoriscono la crescita delle cellule tumorali, inibendone la crescita. 

La scelta della terapia dipende dal profilo molecolare del tumore, per cui si effettua un test con profilazione genomica alla ricerca delle mutazioni più frequenti come quelle dei geni RAS (KRAS/NRAS) e BRAF per identificare quali pazienti potrebbero rispondere meglio alla terapia target.

I principali farmaci target sono gli anti angiogenetici che bloccano la formazione dei nuovi vasi sanguigni, agendo come inibitore del fattore di crescita dell’endotelio vascolare (anti-VEGF). Il più noto è il Bevacizumab che è utilizzato in combinazione con la chemioterapia. L’altra classe farmaci è data dagli anti-EGFR che bloccano il recettore del fattore di crescita epidermico, bloccando i segnali di crescita. Questi farmaci, come il Cetuximab, sono efficaci solo se il tumore presenta il gene RAS non mutato. 

Conclusione

Il trattamento del cancro colorettale richiede dunque spesso una combinazione di approcci. Questi vengono valutati attentamente da un’equipe medica costituita da oncologi, chirurghi, radioterapisti e anatomopatologi. Soprattutto all’oncologo spetta la parte più emotivamente coinvolgente del percorso di cura, ovvero quella di comunicare col paziente e di guidarlo nella scelta del trattamento migliore in base alla sua condizione specifica.

Giulia Marianello per Questione Civile

Sitografia

www.aimac.it

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