quarantena

Egoismo: La quarantena dorata degli egoisti

Egoismo: Atteggiamento di chi si preoccupa unicamente di sé stesso, del proprio benessere e
della propria utilità, tendendo a escludere chiunque altro dalla partecipazione ai beni materiali o
spirituali ch’egli possiede e a cui è gelosamente attaccato
(Treccani).”


In questi giorni mi sono chiesta chi sopravvive bene in questa quarantena. Alcune telefonate di amici e familiari mi hanno fatto concentrare, in particolare, sugli egoisti.
“Sei fortunata, tu.” Ogni telefonata si chiudeva con questa frase. Dopo una decina di queste telefonate, ho iniziato a ripetere io la frase, auto convincendomi.
“Come stai?”
“Sono fortunata.”
Era l’incipit di qualsiasi chiacchierata su qualsiasi piattaforma. Avevo un lavoro, uno stipendio e continuavo le mie lezioni online.
Era orrendo fare lezione ad uno schermo nero nel silenzio degli studenti che mangiucchiavano o giocavano col cane? Che egoista, non ci pensavo a quelli che non stavano lavorando?
Passavo le giornate a compilare moduli e moduli di moduli? Che egoista, dovevo pensare a quelli che si annoiavano perché non avevano nulla da fare.

Gli studenti, spaesati, preoccupati e abbattuti cercavano punti di riferimento e mi seppellivano di mail e messaggi da cui uscivo più che prof, baby-sitter o psichiatra?
Che egoista, dovevo consolare gli afflitti, ero pure pagata per farlo.
Condividevo i miei cinquanta metri quadri con un bipede e un quadrupede?
Che egoista, dovevo pensare a quelli che erano da soli.

Davvero in questa quarantena sopravvivono bene solo gli egoisti? Sopravvive la specie che si adatta o quella che si preoccupa unicamente di sé? Egoismo è sinonimo di sopravvivenza? Come diceva Freud, è una “pulsione di auto-conservazione”?

woody allen

Da vera egoista mi dedicavo a leggere libri di egoisti come la biografia di Woody Allen. Lui per primo si definiva un egoista. Poteva essere questo uno dei motivi del suo successo, della sua longevità? Si descriveva come totalmente disinteressato rispetto al mondo circostante e molto più interessato a…a… le parole, mentre sto scrivendo, si interrompono. A cosa era realmente interessato?

Quando era morto J. F. Kennedy aveva appreso la notizia dalla televisione. Si era soffermato alcuni istanti, poi aveva spento la tv e si era rimesso al lavoro. Quando con il film Annie Hall aveva vinto quattro Oscar la scena era stata la stessa. Non andava mai a vedere un suo film, non aveva mai ritirato un premio, non aveva mai accettato un tributo o qualcosa di simile.
Lo ammiravo e, contemporaneamente, lo invidiavo profondamente per questo distacco. Guardavo un suo film, “Un’altra donna”, e invidiavo anche la protagonista.

Era una professoressa universitaria che, per concentrarsi meglio e scrivere un libro, si prende un anno sabbatico e, poiché a casa stanno facendo dei lavori e il rumore la disturba, si affitta un appartamento in centro e lavora lì.
Questo davvero era il culmine dell’autoconservazione. A pensarci bene succedeva la stessa cosa in una puntata di Sex and the City.

Mi fermai. La cinematografia era piena di esempi di egoisti o ero io che mi guardavo solo film di egoisti per egoisti? Lo diceva anche Oscar Wilde che in letteratura l’egoismo schietto è piacevolissimo.
E allora essere o non essere… egoista? Questo era il problema. Sarei sopravvissuta alla quarantena o avrei dovuto soccombere, pensando a tutti quelli che si lamentavano? Ed esattamente, in base a cosa potevo o meno definirmi egoista? L’egoismo era uno o più di uno? Tutti gli egoismi sono uguali?

Kant distingueva egoismo logico – per il quale l’individuo non sottopone il proprio pensiero al giudizio altrui poiché lo considera superfluo – dall’egoismo morale – per il quale l’individuo agisce esclusivamente per un proprio vantaggio ed esclude quindi qualsiasi possibilità per il prossimo di ledere tale vantaggio. Non sembrava male detta così, mi vedevo bene in questa definizione.

Scartabellavo alla ricerca di spunti. Sociologia, psicologia e filosofia erano piene di critiche agli egoisti. Chissà se i primi a scrivere erano proprio egoisti. Nietzsche definiva egoismo cosciente l’agire sempre per un proprio fine personale, negando quasi l’altruismo, che esiste solo finché non è lesivo nei suoi confronti. Durkheim vedeva nell’egoismo un eccesso di individualismo, negativo per la persona. Considerando l’altruismo alla base del benessere, sia sociale che
individuale, era arrivato a parlare di “suicidio egoistico”, sostenendo che impegnarsi per obiettivi collettivi, “superiori”, protegge l’uomo dal dare eccessiva importanza ai suoi problemi individuali.

Mi rifiutavo di credere che la risposta fosse insita nella consueta via di mezzo, un po’egoisti un po’no. Preferivo concentrarmi sulla definizione di egoismo. Egoista è chi si considera isolato dagli altri, come afferma Gadda? E se invece passasse per egoista chi basta a sé stesso, magari non chiedendo nulla agli altri? Nell’interdipendenza c’è un implicito obbligo di dare e avere che ci danneggia?
Quando cerchi gli egoisti in letteratura escono intere pagine di super cattivoni. Gli egoisti dunque passano per cattivi ma, a quanto pare, aiutano a vendere.

Forse quindi siamo fondamentalmente invidiosi degli egoisti.
La gente non ha voglia di assumersi la responsabilità di un’altra persona e di una famiglia. Ha qualche piccolo privilegio e preferisce goderselo da solo.” Scrive Umberto Galimberti lamentandosi degli egoisti (e dei single).
Cattivi i single, dunque, dove single ed egoista sono diventati sinonimi.

Eppure, secondo l’American Time Use Survey, ovvero l’Istituto di Ricerche Statistiche degli Stati Uniti, le donne single sono più felici di quelle sposate e con figli. Ma come è possibile? Non era l’altruismo a salvarci? E se in realtà ci legassimo alle persone per fini utilitaristici? Se anche il fare dei figli fosse
un modo per essere egoisti?

Leopardi, nello Zibaldone, sottolineava come “L’egoismo è inseparabile dall’uomo, cioè l’amor proprio, ma per egoismo, s’intende più propriamente un amor proprio mal diretto, male impiegato, rivolto ai propri vantaggi reali, e non a quelli che derivano dall’eroismo, dai sacrifizi, dalle virtù, dall’onore, dall’amicizia…

Egoismo buono ed egoismo cattivo. I vantaggi reali sembrano, nelle parole di Leopardi, non portare a nulla di buono. Allora forse non si poteva parlare di egoismo sano? Se non pesti i piedi a
nessuno puoi continuare a vivere da egoista?
E se invece a sopravvivere fossero quelli che riescono a vivere la vita con maggior distacco, un sano distacco, non aspettarsi nulla, non esigere, non pretendere.

Avere la capacità di voltare pagina, di non rimanere con lo sguardo verso l’esterno, invidiando ciò che hanno gli altri, o verso il passato, in una continua rincorsa di quello che avevamo.
Se a sopravvivere bene fossero quelli che non vivono nel “come eravamo”?

Sant’Agostino scrive: “Tre sono i tempi: il passato, il presente e il futuro; il presente del passato, il presente del presente e il presente del futuro. Queste ultime tre forme esistono nell’anima […] Il presente del passato è la memoria, il presente del presente è l’intuizione diretta, il presente del
futuro è l’attesa
”. Questa frase mi sembra ancora più attuale in questa quarantena. Chi non vive nella memoria, chi non continua ad aspettare il domani forse oggi se la passa meglio.

Di nuovo mi torna in mente Woody Allen, Un’altra donna. “Mi chiedo se un ricordo è qualcosa che abbiamo o che abbiamo perso.
La quarantena dorata degli egoisti è forse fatta di presente, di consapevolezza, di non attaccamento.

È, forse, dorata per quella meravigliosa capacità di vivere nell’intuizione, volgendo lo sguardo all’interno e lasciando andare quello che potrebbe essere e quello che è stato.

“Passeggere: Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore: Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Passeggere: Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
Venditore: Appunto.”
(Leopardi, Operette Morali, Dialogo di un venditore di Almanacchi e di un Passeggere)

Viviana Capurso per Questione Civile – XXI

Viviana Capurso (Udine, 1981). Laureata in Relazioni Pubbliche, un Dottorato in Neuroscienze Cognitive, ha fatto della creatività il filo conduttore della sua vita. Attualmente insegna all’Universidad Europea in Spagna, lavora come consulente di comunicazione per imprese e agenzie, tiene corsi di mindfulness per aziende e privati e soprattutto scrive. Per lavoro scrive, nel tempo libro invece scrive. Nel 2020 ha pubblicato il libro “Mindfulness per donne. Se fosse facile lo farebbero anche gli uomini”. Qualsiasi sia l’argomento dei suoi corsi o dei suoi scritti, ci saranno dentro viaggi, cibo, libri e film. Soprattutto nominerà i suoi idoli, il regista Woody Allen e la scrittrice Erma Bombeck. Collaboratrice esterna di Questione Civile – XXI per l’area sociologico-antropologica.

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