LE RELAZIONI (SONO) PERICOLOSE AL TEMPO DEI REALITY?

La stagione delle tesi di laurea mi spingeva a cercare serie TV e trasmissioni di assoluto relax. Alla terza tesi su pubblicità, maschilismo e stereotipi di genere, decisi che mi serviva un alto tasso di stupidità per riprendermi. “Temptation Island” era un reality show proposto da Canale 5 che sembrava fare al caso mio.

Alcune coppie vanno in un lussuoso villaggio della Sardegna per tre settimane e si “mettono alla prova”. Ovvero: si dividono in due villaggi, vengono spiati da telecamere onnipresenti e vengono “tentati” (da qui il titolo della trasmissione) da alcuni single dall’alto tasso di silicone, muscoli e tatuaggi e… dalla personalità inesistente.

Mi sembrava ottimale per spegnere i neuroni. Tre coppie erano composte da donne più grandi per età del fidanzato. Pensai fosse un tentativo di ristabilire un equilibrio rispetto al cliché della bellona fidanzata con l’uomo più anziano.

Mentre tentavo di dormicchiare fui risvegliata da un falò di confronto, ovvero un’occasione fornita alla coppia per dirsene quattro con il solo intervento dell’aitante e spento conduttore.

Mi trovai di fronte ad un classico atteggiamento intimidatorio. Lui, Ciavy (“Alessa’” doveva suonare il suo vero nome, quando non faceva il pr in discoteca) stava palesemente insultando, manipolando e massacrando l’autostima della fidanzata.

Il suo discorso era pieno di tatuaggi più che di congiuntivi. Sorrisi. Era una trama ben scritta e il personaggio risultava davvero violento, passivo, aggressivo il giusto, narcisista e manipolatore. Il sorriso mi morì sulle labbra quando mi resi conto che era un reality show, non un film. Quindi in teoria era tutto vero. I buoni non necessariamente avrebbero trionfato, i cattivi non sarebbero stati puniti.

“Ah sì, ti ho tradito?”

“Sì, due ore dopo che sei entrato nel villaggio maschile ti strusciavi contro una!”

“Embé, chi ci vorrebbe sta’co’ una come te? Ma te sei vista? Mi hai tradito tu per prima!”

Difficile immaginare un tradimento da parte di lei in meno di due ore, eppure quello che vidi fu la versione rivisitata del lupo e l’agnello. Non c’era verso, aveva sempre ragione lui. Lui uscì single e tronfio, lei con l’autostima a pezzi.

Le altre due coppie su cui mi soffermai erano pseudo vip, un’ex reginetta di bellezza e una soubrette di seconda fila accoppiate con un ex calciatore e un semi-attore.

Il semi-attore mi colpì per la quantità di volte che riuscì a ripetere che lui nella vita aveva fatto qualcosa, aveva messo al mondo un figlio. Lei veniva descritta come un’arida egoista, come spesso sono le persone che non hanno figli a quanto pare, che avrebbe finito i suoi giorni in una casa di riposo. Sola, negletta, abbandonata. Nemmeno Dickens avrebbe scritto una descrizione così triste.

Mi girava in testa una canzoncina sentita in radio. “To all of the Queens who are fighting alone, baby you’re not dancing all alone”.
«Forza!» pensai, «comportati da regina! dai una lezione all’uomo arcaico che ha solo una discendenza nel suo scarno cv!». Invece nulla.

Anche l’ex reginetta di bellezza fu messa in angolo dal calciatore in sovrappeso. Troppo esigente, viziata, poco grata per le infinte virtù da lui dimostrate. Che temo si riducessero all’attività di scuola bus per i figli di lei.

Ci rimasi male.

Andava in onda davvero il peggio delle relazioni, il peggio degli stereotipi di genere – ammesso che ci sia un “meglio”, il peggio della manipolazione verso donne dalla bassa autostima.

Continuavo a chiedermi… ma le relazioni, sono così pericolose? Mettono davvero in pericolo autostima, personalità, affetti e sicurezza?

“No damsel in distress, no need to save me” ripeteva la canzoncina in voga al momento, nessuna damigella in pericolo, nessuna donna che avesse bisogno di essere salvata.Le donne di Temptation Island, al contrario, avevano seriamente bisogno di essere salvate. Ma da sé stesse.

Quanto di quello che guardavamo in televisione “filtrava” effettivamente nelle nostre vite? Quanto ci influenzava la tv?

Si chiamano reality ma non hanno molto a che vedere con la realtà (per fortuna?). Ci sono sceneggiatori e trame ben articolate. E allora perché mandano in onda l’assenza di autostima e il narcisismo manipolatorio?

Le persone hanno tutto il diritto di prendere quello che vedono in tv come realtà, in fondo siamo il popolo di Instagram, crediamo al capello perfetto della Ferragni senza chiederci quanta fatica costi lo scatto ideale.

Proprio la settimana scorsa, in spiaggia, avevo avuto un esempio di questo. C’erano due vicine di ombrellone alle prese con un selfie. Nel tempo in cui mi ero messa la crema, avevo steso il telo, mi ero alzata, avevo messo i piedi in mare, ero tornata e mi ero ordinata un caffè, loro erano ancora stese con un bicchiere in mano, trattenendo il fiato e rigirandosi come anguille sotto un sole cocente per il selfie perfetto. Ero stanca alla sola idea. Magari dietro uno di quei selfie con l’addominale trattenuto si nascondeva una delle mie studentesse dalla tesi sugli stereotipi di genere nella pubblicità.

Brendan Rooney, Professore alla UCD School of Psychology, sostiene che con i reality ci limitiamo a guardare storie, mettendo alla prova la nostra psiche, le nostre reazioni e i nostri sentimenti senza realmente doverci mettere in gioco.

E allora perché dovremmo metterci alla prova con il peggio?

Scegliamo noi il peggio per noi stessi? Questo poteva spiegare, nella mia opinione, il successo di un altro reality su Netflix, “The Indian Matchmaking”, ovvero la storia di una intermediaria di matrimoni di Mumbai. Più sicura delle app, determinata e preparata come un vero HR manager, Sima Taparia si muove senza esitazioni tra India e Stati Uniti, tra avvocati e modelle, tra esperti di fisiognomica e di oroscopo.

Una volta che le relazioni sono diventate tanto pericolose, dobbiamo davvero fidarci di un professionista per trovare l’anima gemella? In fondo, quando una questione diventa davvero seria, quando il gioco si fa duro, chiamiamo un professionista.

Un avvocato, un medico, uno psicologo o un architetto. Perché non farlo anche per un fidanzato? Non è una questione seria anche quella? Stiamo parlando della nostra vita in fondo. C’è qualcosa di più serio?

L’antropologa Helen Fisher, consulente per il sito Match.com, ritiene che le nuove generazioni di venticinque-trentenni siano quelle del “fast sex, slow love”. Guardando “Temptation Island” i trentenni-quarantenni sembrano più la generazione del “fast sex, slow dying”. Morte dell’autostima, della fiducia reciproca e dei sentimenti. Che non si muore per amore, è una gran bella verità. Di mancanza di autostima, però ancora si muore.

Siamo così scarsi nello scegliere la persona che fa per noi?

Nel 2012 il 55% dei matrimoni mondiali era combinato. In India il 90%. La percentuale di divorzio in India? 1.1%. Nel resto del mondo, sempre parlando di matrimoni combinati, eravamo al 6.3%.

Sembra che da soli riusciamo a trovare uno specchio delle nostre insicurezze, qualcuno che tira fuori solo il peggio, mentre se ci facciamo aiutare da professionisti o familiari le cose migliorano.

Quando abbiamo perso l’autonomia di giudizio? Quando abbiamo fatto sì che il nostro libero arbitrio si ritorcesse contro di noi?

Di nuovo la radio passava la canzoncina sull’essere regine. Mi decisi a guardare il video. Una ragazzina tipo Lady Gaga saltellava semi-svestita tra spade e altre ragazzine altrettanto semi-svestite. Si muovevano meccanicamente su stivali in stile Cugini di Campagna, inneggiando al femminismo, ai valori di supporto reciproco e autorealizzazione. Il tutto con glutei bene in vista e addominali d’acciaio, tra pose sexy e labbra da selfie.

Negli scacchi, canticchiavano sgambettando, il re si muove di una casella alla volta mentre la regina può andare dove vuole.

Chiusi il video e, da vera regina, me ne tornai alle mie tesi sugli stereotipi di genere. Lasciai le regine-bambine del video alle loro spade.Avevo cercato di armare le mie studentesse con la spada più affilata che conoscessi. La cultura.

Questo, in teoria, avrebbe permesso loro di andare ovunque e di essere libere nelle loro scelte. Libere, speravo, di non farsi male con le relazioni. Libere, speravo, di evitare le relazioni pericolose.

Viviana Capurso per Questione Civile XXI

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