Le fake news sui gladiatori di Roma

Le fake news sui gladiatori di Roma si sono diffuse anche grazie alla cinematografia hollywoodiana e alle serie tv succedutesi negli anni. Anche grazie a questi prodotti, i gladiatori sono quasi diventati figure mitiche e leggendarie, avvolti da un fascino cruento e magnetico. Le loro storie vennero narrate di padre in figlio, di generazione in generazione, arrivando fino a noi. Nell’uno contro uno erano pressoché imbattibili e, durante la rivolta di Spartaco, misero a dura prova le legioni di Roma (delle quali vi ho parlato in questo articolo)

“Pesce d’Aprile”

– N. 3

Questo articolo è il terzo della Rubrica Panarchivistica dal titolo “Pesce d’Aprile“, che parlerà del concetto di “fake news” in vari ambiti. La rubrica vede la collaborazione tra gli Archivi di Storia Antica, Storia Medievale, Storia del Pensiero Economico, Storia delle Relazioni Internazionali, Letteratura, Scienze Umane, Storia Contemporanea, Storia dell’Arte e Storia del Cinema.

Alcuni di loro furono protagonisti di anni di lotte nelle arene, altri furono comandanti di ribellioni che per
poco non misero in crisi la Repubblica Romana, altri ancora divennero vere e proprie leggende per le
imprese da loro compiute. Insomma, i gladiatori hanno sempre riscosso grande successo nel susseguirsi dei
secoli.
E proprio per questo, ci sono anche tante fake news che li riguardano. In questo breve articolo, proverò a
riassumervi alcuni dei miti sfatati più celebri in ambito gladiatorio.

Le fake news sui gladiatori di Roma: le arene

Tra le tante dicerie che hanno preso piede nel corso dei secoli, la più clamorosa è senza dubbio quella
secondo cui il mestiere di gladiatore fosse ad appannaggio esclusivamente maschile. A differenza di quanto si crede, infatti, le sabbie delle arene furono intrise dal sangue di molte grandi guerriere.
Nell’antichità, pochi erano gli ambienti in cui le donne potevano ergersi al pari o addirittura al di sopra degli
uomini; ebbene, l’arena era uno di questi ambienti. Non sono pochi i casi in cui le gladiatrici ebbero la
meglio sui corrispettivi uomini. Ne è una testimonianza la Stele di Alicarnasso recante le raffigurazioni di
Amazon e Achillia, due gladiatrici rappresentate mentre si affrontano con gladio e scudo.

Altre fake news rilevanti sono quelle riguardanti la simbologia imperiale e gli aspetti “cerimoniali” dei giochi
nelle arene. Alcune tra le più importanti riguardano la figura dell’Imperatore. Era vero che il sovrano di
Roma decretava la morte dei gladiatori facendo il gesto del “pollice verso”? Assolutamente no.
Questa falsa interpretazione nacque nel 1872, anno in cui Jean Lèon Gerome dipinse un quadro dal titolo
“Il Gesto delle Vestali”. Molti presero questo quadro come una fonte attendibile, e da questo nacque
l’errata interpretazione della cosa. L’unico autore ad aver mai citato il pollice verso fu Giovenale, ma questo
non basta per essere preso come fonte storica.

Un ulteriore falso mito riguarda la frase “Ave Caesar! Morituri te salutant!”. A differenza di quanto è stato
tramandato fino a noi, i gladiatori non pronunciavano questa frase, poiché a farlo erano i condannati a
morte. Quest’ultimo concetto è testimoniato da Svetonio che, nella sua opera “Vite dei Cesari” riporta la frase
pronunciata da alcuni condannati a morte prima di partecipare alla naumachia (simulazione di battaglia
navale) indetta per celebrare la bonifica del lago Fucino.

Le fake news sui gladiatori di Roma: l’aspetto “politico”

Oltre all’aspetto strutturale, i giochi gladiatori videro il proliferare di altri falsi miti per quel che riguarda
l’aspetto celebrativo. Primo fra tutti, il detto latino “panem et circenses”.

Se da un lato è vero che gli Imperatori organizzavano i giochi per tenere a bada la popolazione, dall’altro i
cittadini più influenti (spesso appartenenti all’aristocrazia senatoria) avevano l’occasione di poter parlare
con l’Imperatore, e dunque avevano l’occasione di trarre vantaggio dalla situazione.
Un’ulteriore falso mito riguarda la morte dei gladiatori nelle arene. I duelli all’ultimo sangue erano pochi, se
paragonati agli altri due tipi di combattimento (lusio e prolusio), in cui si combatteva con armi non affilate
solo per “spettacolo”.

Anche nei duelli con armi affilate, spesso il gladiatore sconfitto veniva risparmiato; questo avveniva perché
un gladiatore costava molto, ed i lanisti si sfidavano per accaparrarselo e portarlo nella propria scuola. Ne
fu un esempio Quintus Lentulus Batiatus, che risparmiò Spartacus dopo un duello perso poiché il trace era
costato un cospicuo investimento; perderlo voleva dire aver sprecato parecchio denaro.

Le fake news sui gladiatori di Roma: i luoghi comuni

Le ultime due fake news che andrò a trattare riguardano la vita dei gladiatori, o meglio, due luoghi comuni
molto diffusi su questi ultimi. Il primo luogo comune riguarda il concetto di “gladiatore mercenario
itinerante”.

La filmografia statunitense ha creato questo luogo comune secondo cui i gladiatori fossero dei mercenari
che si spostavano di arena in arena in cerca di soldi, onore e gloria. Non era assolutamente così. I gladiatori
venivano reclutati dai lanisti e giuravano fedeltà a questi ultimi, combattendo sempre per la stessa scuola
fino alla morte o, come nel caso di Gannicus, fino alla liberazione. Il secondo luogo comune, invece, riguarda lo “status” dei gladiatori. Essi, a differenza di quanto
rappresentato nella serie “Spartacus” o nel kolossal “Il Gladiatore”, non erano tutti schiavi, privati di tutti i
beni e di tutte le libertà.

Di certo si creava uno stretto rapporto tra gladiatore e lanista nel momento del giuramento di fedeltà, con
il gladiatore che prometteva di dare la vita per il suo lanista. Tuttavia, molti gladiatori erano uomini liberi
che decidevano autonomamente di giurare fedeltà ad un lanista. Un’epigrafe ritrovata a Verona testimonia che un certo Glauco, gladiatore di origine modenese, giurò fedeltà volontariamente al suo lanista per poter mantenere la moglie Aurelia. Sfortunatamente, Glauco morì in un duello a soli 23 anni.

Conclusione

In questo articolo ho cercato di evidenziare alcune tra le più celebri fake news appartenenti al mondo dei Giochi dell’Antica Roma, che spesso sono avvolti da un fascino misterioso e leggendario. Massimo Decimo Meridio (magistralmente interpretato da Russel Crowe), protagonista del film “Il Gladiatore”, dice ai suoi soldati “Ciò che facciamo in vita riecheggia per l’eternità”. Purtroppo, come vi ho dimostrato, questo concetto vale anche per le fake news. Sta a noi combatterle, armati di cultura come i gladiatori con il gladio nell’arena.

Francesco Ummarino per Questione Civile – XXI

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