Alessandro Magno alla conquista del mondo

Alessandro

La leggenda di Alessandro Magno: il Figlio del Sogno diventa Faraone

Nel terzo articolo di questa rubrica, avevamo lasciato Alessandro nel pieno della sua avanzata verso i confini del mondo. Cadute Tiro, Damasco e Gerusalemme, l’armata macedone continuò la sua marcia inarrestabile. Nel 332 a.C., Alessandro era sul punto di compiere un’impresa leggendaria. In questo quarto numero della rubrica, vedremo le imprese che forgiarono la leggenda di Alessandro Magno, che ancora oggi illumina e affascina la Storiografia mondiale.

“Alessandro Magno: ascesa e caduta dell’Astro Macedone

-N.4

Questo è il quarto numero della Rubrica di Area dal titolo “Alessandro Magno: ascesa e caduta dell’Astro Macedone”, appartenente all’Area di Storia Moderna e Contemporanea

Nel Novembre del 332 a.C., Alessandro Magno giunse in Egitto alla testa del suo esercito. Il popolo egiziano accolse Alessandro in maniera festosa, vedendo in lui un vero liberatore. Giunto al lago Serbonide, il giovane macedone si fece eleggere Faraone, legittimando così la sua posizione in Egitto. Divenuto Faraone, Alessandro venne a sapere che la sua armata era riuscita autonomamente a conquistare anche Lesbo, Tenedo e Cos. La conquista del mondo procedeva spedita.

Culto del Sole e sacrifici

Il giovane macedone si dimostrò estremamente rispettoso della storia egizia e di Ramses II, il più grande dei Faraoni. È singolare come entrambi fossero legati al culto del Sole. Alessandro fu preannunciato a sua madre Olimipiade in sogno, la quale vide un braciere accendersi in un tempio grazie ad un raggio di sole.

Ramses II, invece, veniva definito figlio del Sole, personificazione astrale del dio Ra. Alessandro sacrificò un toro sacro al dio Api. Così facendo, attirò a sé il consenso dei sacerdoti.

Il sacrificio non fu casuale. Durante la conquista persiana dell’Egitto, Re Artaserse III aveva ucciso un toro sacro al di fuori di un rituale. Alessandro, invece, conquistò la fiducia dell’Egitto poiché rientrò all’interno dei canoni rituali sacri. Per celebrare definitivamente il suo trionfo, Alessandro fondò la città di Alessandria d’Egitto. Scelse l’area compresa tra il mare e la Palude Mareotide, nella parte occidentale del Delta del Nilo, essendo quella zona molto fertile grazie al limo (fango estremamente fertile che triplicava la produttività del terreno sulle sponde del Nilo).

La leggenda di Alessandro Magno: il tranello a Mazeo

Dopo aver raccolto il responso dell’Oracolo di Siwa (ne abbiamo parlato in questo articolo), era tempo per Alessandro di concentrarsi sulla Persia. Re Dario III di Persia, ferito nell’orgoglio, aveva radunato il suo esercito in Assiria. Sperava di poter sfruttare il campo di battaglia pianeggiante a proprio vantaggio. Mazeo, satrapo persiano, aveva ricevuto il compito di tagliare la strada ai Macedoni presso la città di Tapsaco, situata sulla sponda orientale dell’Eufrate.

Così facendo, Alessandro si sarebbe trovato con il fiume alle spalle, e con la via dei rifornimenti occlusa dall’esercito persiano. Il Leone di Macedonia, tuttavia, non era tipo da farsi intimorire; decise quindi di inscenare una finta ritirata per dare l’impressione ai Persiani di essere in vantaggio.

Convinti di avere vinto senza nemmeno combattere, i Persiani liberarono la via di rifornimento e si apprestarono ad attraversare il fiume per ritornare al punto di raccolta. All’improvviso, mentre erano in procinto di guadare l’Eufrate, un suono simile ad un susseguirsi di tuoni squarciò lo sciabordio delle acque mesopotamiche e i soldati di Mazeo sgranarono gli occhi.

Il tuono della terra: la carica di Bucefalo

Veloce come un fulmine e possente come il tuono che prorompe nei cieli, Bucefalo caricò a testa bassa la formazione persiana, recando in sella Alessandro. Dietro il Re ed il suo fedele destriero, la cavalleria macedone caricò con tutta la forza che aveva. I soldati persiani ne uscirono decimati, ed i pochi superstiti furono sterminati poco dopo. È il 25 Settembre del 331 a.C., e siamo alle porte di un evento storico che avrebbe irrimediabilmente segnato la Storia Antica globale.

Passati quattro giorni ad organizzare i suoi uomini, Alessandro sprofondò in un sonno profondo, dal quale si risvegliò a poche ore dalla battaglia. Preoccupato, il suo generale Parmenione gli chiese come mai avesse dormito così tanto nonostante il pericolo incombente. Secondo Plutarco, Alessandro avrebbe risposto:

<<Ho dormito poiché la battaglia è già vinta, in quanto ci dovremo scontrare con un nemico che cerca di evitare ogni contatto. Non è dal codardo che devi proteggerti, ma da colui che, mostrandoti il fianco, ti nasconde il pugnale>>. Asserendo <<Non ruberò la vittoria>>, Alessandro diede l’ordine ai suoi soldati di non attaccare durante la notte e di aspettare la luce del giorno per dare il via alle ostilità.

La leggenda di Alessandro Magno: scacco matto alla Persia

All’alba dell’1 Ottobre del 331 a.C., cominciò la Battaglia di Gaugamela. Questa battaglia meriterebbe un articolo a parte. Dunque, non tratteremo delle tattiche militari e delle mosse strategiche in questa sede. Vi basti sapere che Alessandro Magno era in netta inferiorità numerica, disponendo solo di 30.000 fanti e 3.000 cavalieri a dispetto di un numero di nemici compreso tra 600.000 e 1.400.000 unità (è probabile che il numero si attesti intorno alle 400.000 unità).

Alla fine della battaglia, universalmente riconosciuta dagli storici come uno dei più grandi capolavori militari di sempre, a Gaugamela giacevano senza vita circa 300.000 persiani (secondo Arriano, mentre Diodoro Siculo riporta 90.000 caduti persiani), mentre Alessandro aveva perso “solo” 1200 uomini (sempre secondo Arriano, mentre Diodoro Siculo ne cita 500). L’Impero Persiano era stato conquistato.

All’inseguimento dei fuggiaschi

Dopo la battaglia, i Macedoni si lanciarono all’inseguimento degli sconfitti, arrivando a varcare le porte di Babilonia, Susa (dove risolsero il problema degli Uxii, popolazione che creava problemi alla Persia da secoli, massacrandoli tutti in seguito ad un rifiuto di sottomissione) e, infine, a Persepoli.

È il 330 a.C., e Alessandro domina su gran parte dell’Oriente. Sconfitto il satrapo Ariobarzane, Alessandro si recò verso le Porte Caspie, dove i satrapi rivoltosi Besso, Barsaente e Satibarzane avevano catturato il fuggiasco Re Dario.

La fine di Re Dario e dei suoi carcerieri

Tuttavia, Besso si era allontanato anzitempo. Alessandro si recò a tutta velocità alle Porte Caspie, ma non fece in tempo ad arrivare per catturare Dario vivo. I due satrapi rimasti, spaventati dall’arrivo imminente del Leone di Macedonia, uccisero Re Dario e scapparono. Trovato il cadavere, Alessandro lo ricoprì col suo mantello e lo fece seppellire con tutti gli onori.

Besso si proclamò Re di tutta l’Asia, atto inaccettabile per il giovane sovrano macedone. Dopo aver “vendicato” Dario condannando a morte Barsaente e Satibarzane, Alessandro si vide consegnare Besso, nudo e tradito dai suoi stessi uomini spaventati dall’avanzata macedone. Besso, dunque, pagò a caro prezzo il suo affronto, e l’onore di Re Dario venne vendicato.

Conclusione

Alessandro era riuscito in un’impresa leggendaria, grazie alla quale ancora oggi viene ricordato e celebrato come uno dei più grandi comandanti e sovrani mai esistiti. Nel giro di 6 anni di regno, Alessandro aveva sottomesso tre quarti dell’Oriente. Aveva sottomesso anche l’Impero Persiano, vero e proprio incubo delle civiltà antiche. Tuttavia, il Leone di Macedonia non era tipo da accontentarsi e, di lì a poco, si sarebbe imbarcato in una spedizione che avrebbe causato la sua rovina.

Francesco Ummarino per Questione Civile

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