La rivoluzione industriale: dal XVIII secolo ad oggi

La rivoluzione industriale

La rivoluzione industriale e il processo di industrializzazione nel corso della storia umana

Siamo soliti studiare fin da piccoli la rivoluzione industriale. Eppure, talvolta tendiamo a sottovalutarne le profonde implicazioni che ha avuto e continua ad avere nella società moderna. Con quest’articolo andrò, dunque, ad analizzare la rivoluzione industriale e l’evolversi del processo di industrializzazione nel corso degli ultimi secoli.

Cosa si intende per industrializzazione

L’industrializzazione è un insieme di processi e operazioni che implicano profondi cambiamenti delle strutture economiche e sociali a seguito del rapido sviluppo dell’industria. Tale sviluppo è a sua volta favorito dall’introduzione di invenzioni e tecnologie che contribuiscono ad aumentare sostanzialmente la produttività di diversi settori dell’attività economica.

Con il termine industrializzazione ci si riferisce ad un sistema di produzione su larga scala. Ne consegue che un’effettiva industrializzazione possa essere attuata solo in presenza di macchinari che rendano possibile tale processo. L’industrializzazione è dunque in grado di generare maggiore ricchezza rispetto alla produzione artigianale o su piccola scala.

Il sistema industriale ha segnato il passaggio non solo da un sistema premoderno a moderno, ma anche una separazione tra sviluppo e sottosviluppo. È dunque chiaro perché i paesi più potenti nel corso della storia moderna siano sempre stati quelli maggiormente industrializzati.

Difatti, l’introduzione di processi e tecniche all’avanguardia consente a tali paesi di avere un vantaggio competitivo rispetto al resto del mondo. Ne consegue, dunque, l’acquisto di materie prime a basso costo e la seguente vendita dei loro prodotti industriali a valore aggiunto.

Per rivoluzione industriale si intende quindi un processo di evoluzione economica che ha trasformato un sistema fondamentale basato su agricoltura, artigianato e commercio in un sistema industriale moderno che adopera macchine azionate da energia meccanica e fonti energetiche inanimate.

Ad oggi, è possibile individuare in questo processo ben quattro rivoluzioni industriali – di cui l’ultima attualmente in corso – ognuna delle quali avente modalità di svolgimento piuttosto diverse ­nell’uso delle risorse, delle tecnologie e nei suoi rapporti col territorio ­da meritare uno studio circoscritto e dettagliato. Da qui la motivazione che ha portato gli studiosi a distinguere vari momenti all’interno di un processo continuo, quale quello dell’industrializzazione.

La prima rivoluzione industriale

La prima rivoluzione industriale ha preso avvio in Gran Bretagna. Essa ha riguardato il periodo storico compreso tra il 1760-1780 ed il 1830, focalizzandosi prevalentemente sul settore tessile-metallurgico. È stata contraddistinta dall’introduzione di due famose invenzioni tecnologiche, quali la filatrice meccanica da parte di James Hargreaves e la macchina a vapore da parte di James Watt, strumenti che hanno consentito il passaggio dal lavoro domestico ed artigianale alla manifattura.

Per la prima volta nella storia dell’umanità, inizia ad essere utilizzato il carbone come sostituto delle fonti tradizionali, quali acqua e legna. Con la prima rivoluzione industriale avviene la prima, vera e propria deviazione dal modello economico Maltusiano. Tale modello preindustriale si fonda su un equilibrio costante tra numero di nascite e morti. Ciò impedirebbe dunque di raggiungere, nel lungo termine, una crescita costante della popolazione e dell’economia.

Tale rivoluzione però ribalta il modello Maltusiano, registrando un’importante crescita non solo negli stipendi dei lavoratori, ma anche nella popolazione.

La seconda rivoluzione industriale

La seconda rivoluzione industriale viene fatta convenzionalmente partire dal 1870-1880, con l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio come sostituto del carbon fossile e comprende circa un secolo di storia.

A cavallo tra il 1800 e il 1900, si consolida il predominio dell’industria pesante con un aumento esponenziale della produzione d’acciaio. In questo periodo, si sviluppa l’edilizia grazie all’introduzione del cemento armato (1893) e si assiste ad una serie di invenzioni tecnologiche: dal motore a scoppio all’automobile (1884-85), dal telefono (1871-76), alla lampadina (1879), al telegrafo senza fili (1897), all’aeroplano (1903).

Tutto ciò consente un nuovo slancio economico, sancendo il passaggio da un sistema prettamente agricolo ad industriale, con un’evidente espansione del settore terziario. Durante questi anni, testimoniano una crescita maggiore i settori chimico, elettrico, metalmeccanico, automobilistico e siderurgico.

È proprio in questo periodo che negli Stati Uniti nasce il concetto di produzione standardizzata, grazie all’introduzione della catena di montaggio da parte di Henry Ford e un nuovo modello organizzativo scientifico del lavoro in fabbrica proposto da Frederick Taylor.

La terza rivoluzione industriale

La terza rivoluzione industriale viene solitamente fatta partire dal secondo dopo guerra. Tale rivoluzione è caratterizzata dall’introduzione massiccia dell’elettronica e dell’informatica nell’industria. Inoltre, si assiste ad un’ampia diffusione dell’industrializzazione ed alla terziarizzazione delle economie avanzate che risulta in una trasformazione radicale della composizione delle risorse umane.

Prevale il lavoro intellettuale su quello manuale, rispecchiato, in ambito produttivo, dal crescente peso delle attività economiche immateriali. R&S, innovazione tecnologica e scientifica, arte, intrattenimento, informazione, cultura, turismo diventano dunque nuove fonti di valore aggiunto rispetto ai beni materiali.

Ciò è reso possibile dal graduale miglioramento del tenore di vita e da una maggiore ricchezza sociale accumulata nell’era industriale, nonché da investimenti nel campo della formazione e dell’istruzione attuati già a partire dal periodo tra la prima e la seconda rivoluzione industriale nei paesi industrializzati.

I progressi maggiori si registrano in settori di punta ad alto contenuto di know-how, quali quelli dell’elettronica, informatica, aerospaziale, robotica, bioingegneria e farmaceutica, che non a caso sono diventati tra i settori di maggior interesse per le multinazionali.

È proprio in questo periodo che nasce il concetto di multinazionale, quale impresa operante in più paesi senza i vincoli territoriali propri delle precedenti fasi industriali.

In questo periodo, vengono introdotti il nuovo metodo di produzione della lean production ed i principi della qualità totale. La lean production è un sistema basato su isole di produzione, composte da tecnici e operai, che competono tra loro nella migliore realizzazione integrale del prodotto loro assegnato.

I principi della qualità totale, invece, si riferiscono ad una produzione in continuo miglioramento in accordo con le mutevoli richieste dei clienti e del just in time, ossia una produzione volta ad evitare l’accumulo di scorte in magazzino.

La quarta rivoluzione industriale

È tuttora aperto un dibattito tra studiosi se si debba parlare di quarta rivoluzione o di terza rivoluzione ancora in atto. Secondo alcuni, la fase della digitalizzazione, che coincide con la terza rivoluzione, è appena iniziata e deve ancora mostrare pienamente le sue implicazioni e potenzialità.

Solo in seguito alla completa trasformazione dello scenario produttivo causata da tali tecnologie si potrà parlare di quarta rivoluzione, anche se ancora non se ne conoscono le caratteristiche precise.

Secondo altri, si sarebbe già nel pieno della quarta rivoluzione industriale, caratterizzata dai Cyber Physical Systems, cioè dall’interconnessione di nuove tecnologie che consentono l’interazione tra le sfere fisiche, digitali e biologiche. A tale classificazione ha certamente contribuito l’iniziativa tedesca che nel 2011 ha lanciato il programma Industrie 4.0, codificando il numero 4 come simbolo della fase industriale in atto.

Tale rivoluzione comprenderebbe, dunque, i vari progressi in intelligenza artificiale (IA), robotica, Internet delle Cose (IoT), ingegneria genetica, stampa 3D, computer quantistici e altre tecnologie. Per mantenere e rafforzare il rapporto di fedeltà con i clienti, le aziende si ritrovano non solo a dover offrire prodotti e servizi migliori rispetto a quelli dei concorrenti, ma anche a dimostrare che hanno a cuore gli interessi dei consumatori.

Grazie a queste nuove tecnologie, le aziende sono, dunque, in grado di raccogliere più velocemente e in maggior quantità dati sui loro clienti. Ciò consente loro di offrire ai consumatori esperienze personalizzate, rafforzando così il legame azienda-cliente.

Con il progredire della società e della tecnologia, si assiste ad una crescita e innovazione a ritmi sempre più serrati. È dunque difficile prevedere cosa accadrà da qui ai prossimi anni. L’unica cosa certa è che grandi cambiamenti e progressi ci attendono.

Giulia Venuti per Questione Civile

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