Festività: il loro significato nella sociologia e nella storia

Festività

Le festività nella società

Un nuovo anno è appena iniziato e come di consueto i festeggiamenti ad esso dedicati non sono mancati. Da Capodanno sino a Pasqua, passando per Ferragosto e il Giorno dei Morti; molte sono le festività che caratterizzano la nostra società, ma non sono di certo le prime o da considerarsi “nuove”. Esaminiamo quindi come le feste hanno caratterizzato la vita di tutta la società umana sin dall’antichità.

Le feste legate ai culti

Sin dai tempi immemori, come detto pocanzi, l’essere umano scandiva e scandisce il proprio ciclo temporale attraverso alcuni elementi cardini. Il primo fra questi non è il tempo, o come lo possiamo intendere noi ovvero le ore, bensì il semplice sorgere e tramontare del sole. Anche perché bisogna ricordare che l’orologio è un’invenzione “recente” per di più le ore venivano divise proprio in base alle ombre generate dal sole su meridiane o obelischi. Il secondo elemento di “conteggio” del tempo erano le stagioni, il modificarsi del clima con la conseguente modifica dei frutti che la natura offriva. In ultimo, ma non per importanza, troviamo proprio le feste e le festività, ma perché risultano altrettanto importanti nella società?

La loro rilevanza è strettamente legata ai punti precedenti espressi, dato che le festività erano la rappresentazione stessa dell’inizio o fine di determinati eventi. Pensiamo ad esempio alle feste legate alle stagioni, che sin dall’antichità il succedersi delle stagioni era visto come il riflesso di impulsi cosmici che scandivano i ritmi della vita umana. Il passare del tempo, oltre ad avere una mera funzione quantitativa, acquisiva così anche un significato qualitativo, portatore di eventi espressi prevalentemente nei miti riguardanti le contese tra le forze della vita e della morte.

Il tutto era fortemente legato all’attività agreste, le diverse proprietà delle stagioni rendevano manifesti dei princìpi ricorrenti che si potevano rivenire per analogia in altri aspetti della natura, quali ad esempio i punti cardinali, le età della vita, le ore del giorno, ecc.

Il Ferragosto

Un esempio che possiamo evidenziare di festività è ad esempio il Ferragosto. Il termine Ferragosto deriva dalla locuzione latina Feriae Augusti (riposo di Augusto) indicante una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. Era un periodo di riposo e di festeggiamenti che traeva origine dalla tradizione dei Consualia, feste che celebravano la fine dei lavori agricoli, dedicate a Conso, dio della terra e della fertilità.

L’antico Ferragosto, oltre agli evidenti fini di auto-promozione politica, aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo, anche detto Augustali, necessario dopo le grandi fatiche profuse durante le settimane precedenti. Nel corso dei festeggiamenti in tutto l’impero si organizzavano corse di cavalli; gli animali da tiro (buoi, asini e muli) venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori. Queste tradizioni rivivono oggi, pressoché immutate nella forma e nella partecipazione, nel “Palio dell’Assunta” che si svolge a Siena il 16 agosto.

L’evolversi delle festività

Col progredire delle tecnologie e della società stessa, anche le festività iniziarono a mutare e ad adattarsi. Basti pensare che tutte le feste dedicate a determinati miti iniziarono a mutare i soggetti o le struttura stessa del mito, che conseguentemente portava ad una modifica delle azioni stesse compiute durante la festività stessa. Altre ancora sparirono, mentre altre feste come le sagre o l’avvento della domenica portarono altri significati con sé, come il riposo da lavoro o momenti per festeggiare la fine dei raccolti. In tutto ciò il cristianesimo ebbe una forte incidenza; basti pensare che molte feste che ancora oggi attuiamo, come la pasqua o il natale, furono indette secoli orsono. Bisogna ricordare anche che, a seconda di quale società parliamo, il numero, l’ordine ed il significato di queste ultime cambia e si adatta. Un esempio comune potrebbe essere il periodo del ʿīd al-fiṭr conosciuto ai più come il Ramadan.

Con l’avvento dell’industrializzazione e del boom economico, molte festività iniziarono a perdere il significato più spirituale e/o culturale ad esse legato. Come dice la dottoressa Giagnorio in un articolo “Non è che vogliamo dare tutte le colpe al malvagio capitalismo, però possiamo dire che le sue responsabilità ce l’ha, perlomeno per quanto riguarda la morte della festa popolare. Si dà il caso che molti sociologi, ritengono che l’avvento del sistema capitalistico e della società industriale abbia portato a una vera e propria morte della festa come veniva intesa nelle società rurali.”

Le festività nel XXI secolo

Risulta chiaro quindi come nell’avanzare e modificare del sistema economico, anche le festività abbiano seguito lo stesso mutamento. Basti pensare, per fare un esempio, al natale e alla figura di Babbo natale. Essa è sì nata nella mitologia, ma fu modificata nel tempo per giungere infine a noi come una motivazione per elargire doni e regali ai più piccoli e non solo. Sicuramente le feste odierne sono segnate da una laicità ormai consolidata nel loro significato. Tuttavia non bisogna dimenticare che il loro “potere” culturale non è mai cessato, se non al massimo modificato ed adattato all’evolversi della società stessa.

Riprendendo l’esempio fatto precedentemente sul Ferragosto, nel periodo fascista fu legato all’evento un nuovo significato e delle nuove attività legate ad esso ovvero “la gita turistica”. A partire dalla seconda metà degli anni Venti, nel periodo ferragostano, attraverso le associazioni dopolavoristiche delle varie corporazioni, il regime organizzava centinaia di gite popolari. In particolare, dal Ferragosto 1931 al settembre 1939 ciò fu favorito dall’istituzione dei Treni popolari speciali, inizialmente solo di 3ª classe, con prezzi fortemente scontati.

L’iniziativa offriva la possibilità anche alle classi sociali meno abbienti di visitare le città italiane o di raggiungere le località marine o montane. Grazie a queste gite molte famiglie italiane ebbero per la prima volta la possibilità di vedere il mare, la montagna e le città d’arte; dato che il vitto non era compreso, nacque anche la tradizione del pranzo al sacco.

Vi sono altri esempi che si potrebbero fare sull’argomento delle festività, sicuramente tra magari cinquanta o cento anni si saranno modificate ancora, introducendo nuovi significati o simbolismi senza però mai svanire; perché in fondo le feste saranno sempre amate dalla società.

Mauro Costa per Questione Civile

Bibliografia/Sitografia

  • www.discorsovivo.it
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