Settima lettera di Platone: una rilettura storica

La Settima lettera di Platone

La Settima lettera è un testo estremamente problematico e può portare, chi lo legge in maniera attenta e puntuale, a porsi degli interrogativi: Platone ne è davvero l’autore? A chi si rivolge e con quali scopi? L’excursus filosofico in esso contenuto è coerente con il pensiero platonico? Sono problematiche che è giusto sollevare e sulle quali non basterebbe un intero libro per indagarne tutte le sfaccettature. Comunque la si pensi sulla questione dell’autenticità del testo, quest’ultimo resta una testimonianza preziosissima della vita del filosofo, discepolo di Socrate, ma anche di una porzione di storia del mondo greco, in particolare della Sicilia.

La Settima lettera: presentazione

La Settima lettera è l’unico testo in nostro possesso in cui Platone parla in prima persona, raccontando della propria formazione giovanile, della delusione verso la politica di Atene, la sua città, e del tentativo, grandioso ma fallimentare, di educare il giovane tiranno di Siracusa Dionisio II, nella speranza di convincerlo a mettere in atto un governo filosofico.

La lettera è indirizzata a parenti e affini di Dione, uomo politico siracusano, amico di Platone. Questi avevano scritto al filosofo ateniese per ottenere consigli e collaborazione politica. Nel rispondere, Platone approfitta dell’occasione per ricordare gli anni della sua gioventù e il suo primo approccio alla politica.

Narra inoltre dei suoi rapporti con Dione, il quale gli scrisse per chiedere di aiutarlo ad instaurare una sorta di “governo illuminato e filosofico” nella città di Siracusa. Platone narra così dei suoi viaggi in Italia meridionale, a Taranto da Archita e soprattutto a Siracusa ospite di Dione, il quale lo presentò al tiranno Dionisio il Vecchio, e in seguito al figlio Dionisio il Giovane.

Estremamente interessante è, inoltre, l’excursus filosofico contenuto nella parte centrale della lettera. In esso è illustrato il metodo attraverso cui, per mezzo del dialogo e della vita in comune, il maestro riesce a guidare l’allievo alla conoscenza dei principi primi della filosofia.

Gli esordi politici narrati nella Settima Lettera

Platone nacque tra il 428 e il 427 da una famiglia filo-oligarchica e morì tra il 348 e il 347. La lettera è stata scritta presumibilmente intorno al 354, all’età di settantacinque anni.

La prima parte dell’epistola è dedicata interamente agli anni della gioventù. Platone racconta che fin da subito nacque in lui una forte passione per la politica, che lo spinse, non appena raggiunse l’età adatta, a dedicarsi agli affari della città. Venne però a trovarsi proprio nel bel mezzo della rivoluzione che portò ad Atene i Trenta tiranni.

Volle il caso che alcuni di questi fossero suoi familiari, i quali ben presto lo invitarono a prendere parte al nuovo regime. Convinto che avrebbero portato in città uno stile di vita giusto ed essendo piuttosto scontento del governo democratico precedente, si fece coinvolgere. Le sue aspettative furono ben presto disattese e il nuovo governo gli fece quasi rimpiangere il precedente. Ben presto i Trenta tiranni caddero e ad Atene tornò la democrazia, in forma nettamente più moderata rispetto al passato.

La goccia che fece traboccare il vaso e che convinse Platone a dedicarsi alla filosofia, ponendo in secondo piano la politica fu la morte del suo amico e maestro Socrate, nel 399 a.C., a seguito di una condanna.

I viaggi in Sicilia di Platone

Platone giunse per la prima volta in Sicilia intorno al 388 a.C., spinto probabilmente dal desiderio di visitare il vulcano Etna. In quest’occasione, passando per Siracusa, conobbe il tiranno Dionisio I e il giovane nobile Dione, che divenne suo discepolo.

Nel 367 a.C., vi fu un secondo viaggio di Platone in Sicilia, in questo caso invitato da Dione per educare il nipote Dionisio II, figlio di Dionisio I e suo successore, con l’obiettivo di renderlo un tiranno-filosofo. Dionisio tenne un comportamento decisamente ambiguo, da un lato affermando di nutrire interesse per la filosofia e amicizia verso Platone, dall’altro lasciandosi influenzare dalle maldicenze di corte. Finì con l’esiliare Dione e far allontanare Platone.

Le cose poi peggiorarono con il terzo viaggio, nel 361 a.C., quando Dionisio invitò nuovamente Platone a Siracusa e spedì addirittura una nave a prelevarlo da Atene. Il filosofo si inimicò il sovrano nel tentativo di mettere in buona luce Dione, con il risultato di essere costretto a rimanere, ospite sgradito, a Siracusa, senza poter tornare in patria. Riuscì a fare ritorno ad Atene grazie all’aiuto di Archita, l’amico filosofo di Taranto.

La vicenda di Dione

Testimonianze sulla vita di Dione ci sono giunte, oltre che dalla Settima Lettera, grazie a Diodoro Siculo, Cornelio Nepote e Plutarco, che nelle sue “Vite Parallele” pone la biografia di Dione accanto a quella di Bruto. I due sono accumunati dal fatto di essere entrambi dei tirannicidi.

Dione, nonostante non uccise Dionisio II, riuscì a prenderne il posto costringendolo a fuggire da Siracusa e diventando lui stesso il nuovo tiranno, dal 357 al 354 a.C. Dione fu ucciso da uno dei suoi seguaci, un platonico di nome Callippo, che prese il potere per tredici mesi.

Dobbiamo immaginare che la lettera inviata dai Dionei a Platone, alla quale il filosofo ateniese risponde con quella che noi conosciamo come Settima lettera, debba essere stata scritta dopo la tirannide di Callippo, quando i parenti di Dione riprendono il potere e necessitano, pertanto, dell’aiuto di Platone.

La Settima Lettera: fini e destinatari

Secondo Giorgio Pasquali, uno dei più importanti filologi classici, questa epistola platonica è caratterizzata da un’ eterogeneità di fini e destinatari. Questo perché all’apparenza la Settima Lettera può sembrare una semplice risposta alla richiesta dei Dionei di collaborare con loro, nella quale Platone li esorta a non ripetere le violenze dei tempi precedenti. In realtà è rivolta a tutto il popolo ateniese, con l’intento, da parte del filosofo, di difendere la propria reputazione. Platone era stato sicuramente criticato per i suoi rapporti con Siracusa, colonia di Corinto e di conseguenza filo-spartana. Inoltre, è importante ricordare che l’assassino di Dione, Callippo, era un seguace della filosofia platonica.

Dunque, è importante sottolineare che se il destinatario diretto della Lettera sono gli affini di Dione (parenti, compagni, seguaci), il destinatario indiretto è tutto il pubblico, tutti coloro che leggeranno questo testo e dunque, nella mente di Platone, tutti i Greci.

Marco Alviani per Questione Civile

Bibliografia:

F. Forcignanò, Platone. Settima lettera. Carocci editore, Roma 2020.

L. E. Rossi, Letteratura Greca. Le Monnier, Firenze 1995.

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