Il conflitto nella storia della società umana

il conflitto

Uno sguardo al ruolo che ha avuto, ha e probabilmente avrà sempre il conflitto all’interno della società

Il concetto di conflitto all’interno della nostra società non ha solo un’accezione negativa. Molto spesso, nella storia dell’essere umano, è stato proprio questo a far nascere grandi idee tutt’oggi considerate rivoluzionarie. In questo articolo cercheremo quindi di sviscerare il ruolo del conflitto, sia esso materiale e non, per comprenderne in pieno il suo ruolo nella nostra evoluzione.

Il conflitto: una definizione

Per cominciare bisogna comprendere che cosa intendiamo per conflitto in generale ed in particolar modo nella sociologia. Per darne una prima definizione, Guraldi ci viene incontro dicendo che: “Il c. è un particolare tipo di interazione sociale in cui uno o più attori coinvolti fanno esperienza di un’incompatibilità negli scopi o nei comportamenti. Il c. è un’esperienza universale dell’essere umano e della società umana: a variare nel tempo e nello spazio sono le modalità in cui gli esseri umani e società agiscono e gestiscono questo fenomeno. Le differenti forme di violenza e la guerra sono esempi di modalità distruttive di gestione del conflitto.

Di notevole interesse sono gli approcci costruttivi alla gestione del conflitto, come la mediazione, la negoziazione integrativa, e – nel campo dei conflitti politici e sociali – la nonviolenza. [Culture e conflitto, Guaraldi, 2005]. Da ciò possiamo già subito dedurre che il conflitto, nella sua forma generale e sociologica, non rappresenta necessariamente un concetto negativo o un’azione deficitaria. Spesso possiamo intendere come conflitto anche qualcosa di più “interiore”, come una scelta morale oppure una situazione di difficoltà che ci porta a reinventarci in qualche modo.

Un altro aspetto importante per definire il concetto di conflitto, è la presenza degli attori in campo; infatti non può esistere conflitto senza una dualità, sia essa materiale e non. Vedremo infatti nel prossimo paragrafo, non solo una possibile divisione degli attori presenti, ma soprattutto inizieremo ad approfondirne il ruolo, sia nei suoi aspetti propositivi che, purtroppo, nella sua visione più pessimistica e negativa: ovvero il conflitto inteso come guerra.

Attori, ruoli ed interpretazioni

Johan Galtung (1996) individua tre “dimensioni” caratteristiche del conflitto. La dimensione dei comportamenti, cioè degli atti osservabili compiuti dagli attori (ad esempio delle frasi dette in una disputa verbale, o degli atti di violenza); la dimensione degli atteggiamenti e delle percezioni, ovverosia il punto di vista soggettivo a partire dal quale gli attori “vedono” se stessi, la controparte, e la relazione nel suo complesso.

Terza ed ultima “dimensione” risulta essere quella legata alla “contraddizione di fondo”. Ovvero, una dimensione legata principalmente ai conflitti territoriali o di tipo conflittuale-politico; questa ultima “dimensione” risulta essere la più comune e conosciuta, dato che è strettamente legata ai conflitti che hanno costellato la storia umana [Johan Galtung, Scegliere la pace. Un dialogo tra Johan Galtung e Daisaku Ikeda, Milano, Esperia, 1996]. Quindi da ciò possiamo intuire come il conflitto, nonostante possa avere un incipit negativo come l’appropriazione di un territorio, possa comunque perseguire azioni non necessariamente violente.

Da questa breve analisi di Galtung possiamo già intuire come il conflitto contenga in sé il concetto stesso di dualità e di difficoltà, senza esprimerlo direttamente. Una possibile interpretazione di ciò la possiamo vedere in un contesto non necessariamente materiale: pensiamo al conflitto della tesi e dell’antitesi di Fichte. Nella sua opera della “Dottrina della scienza” egli sottolinea come l’una non possa escludere l’altra, ed in particolare come il conflitto tra di esse porti successivamente alla sintesi di entrambe. Questo è solo un semplice esempio di come il conflitto possa essere all’origine dell’evoluzione del pensiero stesso della società.

Il conflitto: il rovescio della medaglia

Se fino ad ora abbiamo discusso degli aspetti positivi e propositivi del conflitto, intendendolo quindi come una metodologia quasi necessaria per la crescita e lo sviluppo della società; dobbiamo adesso soffermarci sul suo aspetto negativo, ovvero gli scontri che il conflitto può generare. Soprattutto, nel periodo attuale, dove nonostante l’evoluzione dell’uomo, determinati avvenimenti si ripetono. Tuttavia l’essere umano non è nuovo alla violenza come soluzione del conflitto.

Basti pensare che gli anni in cui l’essere umano è rimasto in una situazione di pace, ovvero in circostanze in cui vi era l’assenza di conflitti su larga scala, è nettamente inferiore rispetto ai periodi di conflitti aperti. Spesso infatti il conflitto nella storia dell’uomo sfocia in una guerra e di esempi ne abbiamo a iosa. Dalle guerre del Peloponeso, sino alle guerre puniche per poi arrivare alle crociate, sino ai tempi moderni con le guerre mondiali. Questi sono solo piccoli esempi di come spesso il conflitto degeneri in qualcosa di più; ma quali sono le principali cause scatenanti?

Come ci dice Enrico Cheli, sociologo e psicologo presso l’università degli studi di Siena: “Varie sono le motivazioni di questa diffusa aggressività: dalla competizione per affermarsi al desiderio di potere, dal bisogno di difendersi allo stress incipiente. I conflitti prima o poi possono spuntare in ogni relazione, sia essa tra persone, aziende o stati […]” [Enrico Cheli, www.unisi.it]. Tuttavia spesso, non sempre, vi sono interessi economici o espansionistici da una delle due parti del conflitto, aggravante spesso da motivazioni di potere. Risulta tuttavia specificare un punto spesso non osservato o considerato, ovvero che nella maggior parte dei casi questi desideri investo un numero ristretto di persone; quindi molto spesso il cittadino comune si trova a dover perseguire conflitti a cui non era interessato.

Quest’ultimo punto non è ovviamente sempre così, ma ci porta a riflettere che spesso il conflitto, inteso come guerra, non viene promosso dai popoli. Un punto questo sui cui, in sociologia e non solo, si ci sofferma spesso a riflettere.

Mauro Costa per Questione Civile

Bibliografia/Sitografia

Culture e conflitto, Guaraldi, 2005

Johan Galtung, Scegliere la pace. Un dialogo tra Johan Galtung e Daisaku Ikeda, Milano, Esperia, 1996

Enrico Cheli, www.unisi.it

Johann Gottlieb Fichte , Fondamento dell’intera dottrina della scienza, 1804

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