Il Libano: una storia tra corruzione e inflazione

Il Libano

Origini e sviluppi della crisi economica del Libano

Il Libano è un Paese situato nel Vicino Oriente. Confinante a nord ed est con la Siria e a sud con Israele, si affaccia sulla costa orientale del mar Mediterraneo. Con una superficie di 10.452 km2, questo Stato consta di una popolazione di circa 6 milioni di abitanti. Nel corso dei decenni è stato tuttavia interessato da un forte flusso migratorio. Attualmente, circa 15 milioni di persone di origine libanese vivono fuori dal Libano. Dunque, quasi il triplo della popolazione attuale vive fuori dal proprio Paese natale e una nuova diaspora è in corso. Ad oggi, il Libano è tra le Nazioni più inflazionate al mondo e le istituzioni politiche nazionali sono caratterizzate da un alto tasso di corruzione. Per capire meglio la causa di ciò bisogna dare uno sguardo alla storia politica, economica e sociale del Libano.

Accenni sulla storia del Libano

Il Libano è stato dominato dall’impero ottomano come parte della Grande Siria per quattro secoli. A seguito della dissoluzione dell’impero ottomano alla fine della Prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni affidò con un mandato la Grande Siria al controllo della Francia. Il Libano è uno Stato indipendente dal 22 novembre 1943, anche se il mandato francese terminò ufficialmente alla fine della Seconda guerra mondiale, il 24 ottobre 1945.

Il Libano è caratterizzato da diversi gruppi religiosi. Sono infatti riconosciute ufficialmente ben 18 confessioni diverse. Se un tempo i cristiani rappresentavano la maggioranza, dal 1948 in poi i mussulmani sono circa il 60% della popolazione. A seguito di tensioni tra i vari gruppi religiosi, molti libanesi, per lo più cristiani, hanno deciso di lasciare la madrepatria. Oggi sono circa 15 milioni le persone di origine libanese che vivono fuori dal Libano.

L’assetto politico del Libano

Gli Accordi di Ta’if del 1989 hanno segnato l’assetto istituzionale libanese. Il Libano è una repubblica parlamentare in cui le cariche politiche sono ripartite su base etnica e religiosa. Secondo questi Accordi, il Presidente della Repubblica deve essere cattolico maronita (attualmente Michel Aoun), il primo ministro musulmano sunnita (attualmente Najib Mikati) e il presidente del Parlamento musulmano sciita (attualmente Nabih Berri). Inoltre, all’interno del Parlamento unicamerale i seggi sono assegnati per il 50% alla comunità cristiana e per l’altro 50% a quella mussulmana comprendente sia sciiti che sunniti.

Il Libano, definito fino alla metà degli anni ‘70 “la Svizzera del Medio Oriente” per la sua apertura al mercato e il carattere cosmopolita, è ad oggi un Paese al collasso. Il Paese è stato fortemente impattato da disordini interni, in particolare la guerra civile avvenuta tra il 1975 e il 1990, che ne ha determinato un’alterazione degli equilibri esistenti. Le relazioni estere sono invece contraddistinte da forti tensioni con lo Stato di Israele con cui il Libano si contende tuttora dei territori al confine. In Libano è poi presente una forte influenza dei principali stati mediorientali, tra cui Siria, Iran e Arabia Saudita, creando ulteriori squilibri all’interno del Paese. In particolare, la crisi siriana ha determinato negli anni l’afflusso di circa un milione e mezzo di profughi nel suolo libanese.

Il tasso di inflazione in Libano

Il Libano è ad oggi tra le Nazioni con il tasso di inflazione più alto al mondo. Nel 1997, l’allora primo ministro Rafik Hariri introdusse un regime di cambio fisso secondo cui 1.508 lire libanesi corrispondevano ad un dollaro statunitense. Questa iniziativa aveva lo scopo di ripristinare una stabilità finanziaria volta ad attrarre capitali e investimenti esteri in un Paese che aveva subito una forte svalutazione della propria moneta a seguito della guerra civile. Tuttavia, la parità di cambio artificiale contribuì in modo sostanziale all’accrescimento del debito pubblico libanese.

Per la prima volta dopo 11 anni, tra il 2015 e il 2016, la liquidità in dollari del Paese iniziò a diminuire. Di conseguenza, la Banca Centrale del Libano avviò una serie di operazioni di ingegneria finanziaria aumentando le emissioni di titoli in dollari statunitensi e offrendo tassi di interessi molto più elevati di quelli del mercato a coloro che depositavano dollari in banca. Nonostante queste operazioni, il Libano fallì ad attrarre afflussi esteri sufficienti per soddisfare la crescente domanda. Fu così che, a partire dal 2018, alcune banche commerciali iniziarono a limitare i prelievi in dollari, imponendo un’importante commissione aggiuntiva.

La svalutazione della lira libanese

A seguito di una grande protesta avvenuta il 17 ottobre 2016, le banche commerciali libanesi decisero di chiudere per due settimane. Alla loro riapertura, limitarono illegalmente l’accesso dei depositanti ai loro soldi in dollari statunitensi. Ciò scosse notevolmente la fiducia dei cittadini libanesi nella propria valuta. Una conseguenza immediata di questa crisi finanziaria fu dunque la svalutazione della lira libanese rispetto al dollaro statunitense, andando così a rompere il regime di cambio fisso in vigore dal 1997.A partire dall’agosto 2019, il tasso di cambio del mercato nero ha iniziato dunque a divergere dal tasso di cambio ufficiale. 

La lira libanese è attualmente stata svalutata più di 15 volte. Il regime di cambio è passato dalle 6.000 lire per un dollaro nel 2020 fino alle 20.000 lire per un dollaro nell’estate del 2021. Ciò ha avuto conseguenze importanti sull’economia libanese, innalzando notevolmente i prezzi dei beni importati e svalutando i salari reali dei lavoratori.

Conseguenze della crisi economica in Libano

Negli ultimi anni, la carenza di dollari statunitensi e la costante svalutazione della lira libanese hanno determinato la chiusura di molti ristoranti e negozi e l’innalzamento del tasso di disoccupazione nazionale. A ciò si è aggiunta l’incapacità di un Paese, la cui economia è fortemente dipendente dalle importazioni, di pagare per le importazioni di beni, tra cui alcuni prodotti essenziali quali grano, medicinali e carburante, mettendo a rischio il funzionamento di alcuni servizi essenziali come la sanità. Ciò ha portato ad un’isteria generale e a frequenti proteste da parte di una popolazione sempre più stanca ed esasperata.

Secondo la Banca Mondiale, il Libano sta vivendo una delle peggiori crisi economiche dal 1850 con una svalutazione del potere d’acquisto della moneta locale senza precedenti e un importante impoverimento della popolazione. L’Onu ha dichiarato che due terzi dei cittadini libanesi vive attualmente sotto la soglia di povertà. La situazione finanziaria del Paese già al collasso, soprattutto a causa della costante instabilità politica, l’afflusso di migranti siriani e le politiche monetarie incoerenti della Banca Centrale libanese, è stata ulteriormente aggravata da eventi successivi. Tra i più importanti da menzionare ci sono certamente la pandemia da Covid-19 e l’esplosione nell’agosto del 2020 del porto di Beirut, principale centro di scambio del Paese con l’estero.

Il sempre crescente debito ha portato il Libano ad una situazione insostenibile. Il 9 marzo 2020, a seguito dell’incapacità di ripagare un prestito in scadenza di 1,2 miliardi di dollari, il Libano ha ufficialmente dichiarato default.

Data la situazione attuale, sarà lungo e tortuoso il processo che il Paese dovrà compiere per riuscire ad uscire da questa situazione di grave crisi politica ed economica.

Giulia Venuti per Questione Civile

Sitografia

Angius P. (2021), Libano: Storia di un collasso economico, Radio ullets, disponibile a: https://www.radiobullets.com/rubriche/libano-storia-di-un-collasso-economico/

Calculli M. (2021), La crisi del Libano al centro delle faglie regionali, ISPI, Focus Mediterraneo allargato n.17, disponibile a: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-crisi-del-libano-al-centro-delle-faglie-regionali-31825

Treccani (2012), Libano, disponibile a: https://www.treccani.it/enciclopedia/libano_res-9a13a78a-00a1-11e2-b986-d5ce3506d72e_%28Atlante-Geopolitico%29/#:~:text=Il%20Libano%2C%20una%20volta%20definito,e%20i%20rapporti%20con%20la%20regione

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