Terremoto e divinazione: lo scetticismo di Aristotele

terremoto e divinazione

Un’introduzione al contesto storico-culturale dei greci antichi: cos’hanno in comune terremoto e divinazione?

«Per gli antichi i sogni sono enigmi da decifrare […]: concepiti come frammento di un grande sistema comunicativo – la divinazione – fondato sull’ascolto di una molteplicità di indizi, essi portano agli uomini la voce degli dèi, o del destino. Perciò i segnali del sogno sono rivolti non verso il centro dell’uomo, ma verso il mondo che lo circonda; non verso la storia della sua anima, ma verso eventi che stanno per realizzarsi nella realtà della veglia».

Così comincia Giulio Guidorizzi il secondo capitolo del suo manuale Il compagno dell’anima. I Greci e il sogno, dedicato appunto al Popolo dei sogni. L’autore rileva una grande varietà di idee e opinioni, rappresentate da personaggi di spicco della cultura greca antica, con differenze anche sostanziali fra un pensatore e l’altro. I Greci possono concepire il sogno come vero e proprio messaggio profetico, visione iniziatica, sogno guaritore o come punto d’incrocio tra realtà differenti, per un moto naturale delle anime, o per un gioco diretto da qualche burattinaio più alto.

Oppure, invece, come fenomeno totalmente (o per lo più) naturale, fisiologico, psicologico o tutt’al più psicosomatico, e perciò estraneo al mondo della divinazione. Il terremoto, per esempio, era considerato spesso un evento prodigioso, che poteva essere associato al mondo divinatorio in generale o dei sogni in particolare. Viceversa, alcuni filosofi-scienziati potevano guardare all’evento sismico come mero fenomeno naturale.

Immergendosi nel contesto storico-culturale dei greci antichi, si può meglio comprendere lo stretto rapporto che si instaura tra terremoto e divinazione, sebbene vi siano alcuni filosofi naturalisti, come Aristotele, che non solo negano la natura divina del fenomeno sismico, ma anche le stesse capacità divinatorie, in particolare dei sogni.

Terremoto e divinazione: il pensiero di Aristotele

Si può individuare una frattura (raramente netta e più spesso sfumata) tra un’incrollabile credenza religiosa nel potere della divinazione – durante il sonno, ma non solo – e una sorta di scetticismo razionalistico, per lo più diffuso in campo medico. In realtà, gli stessi autori possono sostenere entrambe le tesi, applicandole rispettivamente a diverse tipologie di sogni, secondo una determinata classificazione. Il medico greco Eròfilo di Alessandria, per esempio, pensava che esistessero almeno due categorie di sogni: quelli “mandati dagli dèi” (theopémptous) e quelli “fisici” (physikoús) in cui l’anima si occupa delle cose che riguardano la persona sognante e il suo stato di salute .

Infine, accanto a queste due spiegazioni dell’origine dei sogni, […] ne compare una terza, a proposito di quelli che Artemidoro definiva enypnia […]. Questi hanno un’origine puramente psicologica e provengono da ciò che noi oggi chiameremmo “residui diurni”: le occupazioni della mente restano incise nella mente, e formano la materia di base per l’esperienza onirica, che si risolve in un gioco dell’anima con se stessa.

Lo scienziato e filosofo greco Aristotele (384-322 a. C.), con la sua teoria sui sogni e sulla divinazione, sembra inserirsi proprio in questa particolare tradizione, che possiamo definire come «scientifica in linea di principio, in quanto contesta l’invadenza delle credenze tradizionali nel campo della filosofia naturale». Ecco perché egli, al contrario di altri suoi contemporanei, non crede che terremoto e divinazione siano tra loro associati. Il terremoto ha cause naturali: non può essere previsto all’interno dei sogni o in qualunque altro modo.

Aristotele e la teoria sui sogni e sulla divinazione nell’ambito della filosofia naturale: terremoto e divinazione sono dissociati tra loro

«Aristotele manifesta un interesse speciale per il sogno, all’interno del suo più ampio interesse per la psicologia e l’operare dell’anima. In generale, a lui il sogno appare come il punto d’incontro tra la sfera biologica e quella psicologica; in quanto fenomeno naturale, infatti, il sogno è un prodotto del corpo addormentato, ma il fatto che dormendo si producano immagini segnala un’attività autonoma della mente […]. Aristotele attribuisce l’atto del sognare a una sola funzione dell’anima: la percettiva (aisthetikón) e non l’intellettiva (noetikón), dato che a operare nel sonno non è la parte dell’anima che giudica e pensa, ma un’altra, che produce immagini autonome (o “fantasie”)».

Come rileva la storica Luciana Repici, nell’introduzione ai tre trattatelli in cui Aristotele discute la sua teoria al riguardo, è già indicativo il fatto che Il sonno e la veglia, I sogni, La divinazione durante il sonno, facciano parte della

«silloge dei cosiddetti Parva naturalia o Piccoli scritti di filosofia della natura».

Insomma, a cominciare dal posto che occupano all’interno della complessa architettura teoretica di Aristotele, queste opere sgombrano il campo da ogni credenza sul soprannaturale. Infatti, la stessa credenza nell’esistenza di sogni capaci di predire il futuro trova Aristotele piuttosto scettico.

Quindi, se per esempio qualcuno dichiarasse di aver previsto l’arrivo di un terremoto attraverso i propri sogni e questi si verificasse realmente, Aristotele considererebbe tutto ciò come frutta di una semplice casualità. Ancora una volta, quindi, terremoto e divinazione sono assolutamente dissociati tra loro.

I sogni non possono prevedere eventi futuri

Sebbene alcune opere giovanili aristoteliche accogliessero le idee platoniche sulla sapienza dell’anima quando è liberata dal corpo nello stato di sonno, queste brevi operette, più mature, ci fanno intendere la sua prospettiva essenzialmente psicobiologica.

Inoltre, bisogna considerare l’estrema regolarità che, secondo Aristotele, caratterizza tutto il mondo (inteso come universo) nel suo insieme: una teoria che non accetta alcuna forma di caos e, perciò, i sogni non possono costituire un’eccezione.

Dunque, egli non trova alcuna causa ragionevole per la quale essa potrebbe avere luogo. E a tal proposito aggiunge che «è infatti assurdo, a parte altre illogicità, che sia la divinità a inviare i sogni e che li invii non ai migliori e più saggi, ma a chi capita». Si potrebbe dire che qui emerge l’idea, tipicamente aristotelica, intellettualistica e aristocratica della società, per cui eventuali messaggi inviati dagli dèi dovrebbero essere ricevuti solo da chi possa poi effettivamente comprenderli e apprezzarli.

Certamente i sogni possono essere segni di eventi futuri, ma in un senso molto specifico, pienamente riconducibile alla tradizione medica cui si accennava nel paragrafo precedente. Cioè, nel sonno:

«l’anima liberata dal corpo […], sgravata dalle operazioni sensoriali che la impacciano, può decifrare anche i segnali che vengono dall’organismo». Dunque, «anche gli inizi di una malattia diventano avvertibili mentre si dorme».

Tuttavia, non si può dire che essi siano causa diretta dell’evento che, quindi, può verificarsi o non verificarsi. Infatti, nella natura dei corpi non sempre insorgono malattie, anche se certi segni o sintomi lo lasciavano presagire. Ancora è escluso il rapporto con la divinità e lo è per la maggior parte dei casi in cui vi sia aderenza fra ciò che si è sognato e ciò che si è concretamente verificato nella realtà della veglia. Ciò vale anche e soprattutto per gli “eventi straordinari”.

Terremoto e divinazione: divinazione intesa come premonizione dell’evento sismico

«L’esclusione della causalità divina come fonte di emittenza dei sogni cosiddetti divinatori va quindi di pari passo […] con la giustificazione dell’esistenza della causalità, tanto nel campo degli eventi naturali quanto nel campo degli eventi che dipendono dall’uomo».

Per quanto riguarda la natura, uno degli eventi straordinari che maggiormente aveva un impatto sulle società del tempo era il terremoto. Aristotele, che aveva principalmente sott’occhio la catastrofe sismica del 373 a. C. – la quale inghiottì la città di Elice sulla costa settentrionale del Peloponneso – s’interessò al fenomeno e ne parlò, in particolare, nel suo scritto maturo Meteorologica.

Secondo le credenze tradizionali dell’epoca, il terremoto era un evento prodigioso o, ancora meglio, una sorta di presagio, per lo più attribuito alla vendetta di un dio, in genere Poseidone, offeso dagli abitanti di una città. Parallelamente a tali concezioni superstiziose vi erano due principali atteggiamenti: uno era quello scientifico, da cui la ricerca delle cause fisiche scatenanti il fenomeno sismico, l’altro quello divinatorio, legato alla previsione dell’evento, sia attraverso i sogni, ma anche e soprattutto attraverso i moti dei corpi celesti. Ecco perché vi è, in età antica, una forte correlazione tra terremoto e divinazione.

Terremoto e divinazione: la leggenda di Anassimandro di Mileto

Infatti, se è vero, da un lato, che la divinazione è strettamente (e forse primariamente) connessa all’ambito dei sogni, dall’altro possiamo certamente affermare che anche l’astrologia assume in essa un ruolo rilevante. Ciò è particolarmente evidente nel caso della presunta previsione da parte di Anassimandro di Mileto di un terremoto che colpì la città di Sparta. A tal proposito, il filoso naturalista romano Gaio Plinio Secondo, riporta:

«“Le dottrine Babilonesi ritengono che anche i terremoti e gli sprofondamenti del suolo, come ogni altra cosa, siano guidati dagli influssi degli astri. […] In questo campo si attribuisce, se lo crediamo, una gloriosa e imperitura capacità divinatoria allo scienziato Anassimandro di Mileto; egli, si raccontava, avvertì gli Spartani di controllare la città e le case, perché era imminente un terremoto; ed ecco che tutta la città loro fu rasa al suolo e una grossa parte del monte Taigeto, che sporgeva a mo’ di poppa, si staccò e schiacciò quel disastro con un crollo supplementare”».

Questa concezione astrologica dell’evento sismico può essere connessa all’idea che il mondo sopralunare, legato alla perfezione e alla sfera divina, eserciti un proprio influsso sul mondo sublunare e sui fragili destini umani, lasciando tuttavia dei segni che possono essere ben visibili agli occhi dell’interprete (in questo caso i moti dei corpi celesti). Ecco scoperto finalmente come terremoto e divinazione possano aver costituito durante l’antichità un binomio niente affatto strano.

Terremoto e divinazione: la concezione medico-scientifica di Aristotele

Aristotele, coerente con sé stesso, non può che mostrarsi scettico con questo tipo di previsione. Infatti, se è vero come afferma Repici che «Divinazione durante il sonno offre anche significativi sguardi sulla teorie delle cause in Aristotele e sulla sua concezione della natura», e se è pure vero, come egli stesso afferma nel testo, che «i sogni non possono essere inviati dalla divinità, [ma] sono demonici, giacché la natura è demonica, non certo divina», la previsione di Anassimandro sarà da ricondurre alla pura casualità, non certo a particolari abilità divinatorie.

Non per nulla, nei suoi scritti di meteorologia, Aristotele offre una spiegazione fisica dell’evento, tra l’altro simile, per analogia, alla causa fisiologica dei sogni, con spostamenti di masse ed esalazioni secche e umide da una parte all’altra delle cavità sotterranea e riscaldamento di queste per influsso del calore irradiato dal sole e conseguente espansione dello pneuma, il soffio che, dilatandosi, provoca poi gli eventi sismici. Infine, la tradizione medica in cui egli si inserisce è così forte da estendersi anche a questo tipo di fenomeno naturale che Aristotele può direttamente osservare, connotandolo come “segno” di uno stato patologico della terra. Infatti, afferma:

«Quando si verifica un violento terremoto, esso non cessa subito né dopo una sola scossa […]. Come nel corpo le palpitazioni non cessano né all’improvviso né velocemente, ma gradualmente, in uno con l’esaurirsi della malattia, così è chiaro che il principio da cui si origina l’esalazione e l’impeto del soffio non consumano subito tutta quanta la materia da cui si origina quel vento che chiamiamo terremoto. Finché dunque non si è consumato quanto di essi rimane, è necessario che vi siano scosse, e sempre più deboli, fino al punto in cui l’esalazione sia troppo esigua per poter provocare movimenti a noi avvertibili».

Conclusione

Insomma, da questi testi emerge, da un lato, l’osservazione empirica condotta da Aristotele, che mai tralascia l’esperienza concreta, reale, effettiva, dall’altro, l’inserimento di fatti o eventi apparentemente inspiegabili – ad esempio la previsione divinatoria di eventi straordinari come il terremoto, sia attraverso la mantica che attraverso l’astrologia – in un contesto totalmente fisico- naturale, completamente slegati dall’ambito divino, e dunque semplici coincidenze:

«Si tratta quindi di eventi rari o eccezionali e in questo senso anche straordinari, perché sfuggono a ogni previsione e hanno cause oscure alla mente umana. […] La natura ha un volto che si potrebbe qualificare come “demonico” proprio perché in essa non tutto e non sempre risponde a cause determinate e assolutamente necessarie, come sarebbe richiesto se si trattasse di un potere divino».

Luigiandrea Luppino per Questione Civile

Bibliografia

ARISTOTELE, Περὶ ὕπνου καὶ ἐγρηγόρσεως, traduzione italiana a cura di Luciana Repici, La divinazione durante il sonno, in Aristotele, Il sonno e i sogni. Il sonno e la veglia, I sogni, La divinazione durante il sonno, Marsilio Editore, Venezia 2003, pp. 135-145.

ARISTOTELE, Μετεωρολογικά, traduzione italiana a cura di Lucio Pepe, Meteorologica, Guida editori, Napoli.

CARAMEL NICCOLÒ, Breve storia delle teorie occidentali sulle cause dei terremoti, Eziologia sismica nell’antichità classica (parte I), «InStoria», n. 106 (2016), articolo visionato al seguente link: <http://www.instoria.it/home/eziologia_terremoti_antichita_parte_I.htm>, (consultato il 1° febbraio 2022).

GUIDOBONI EMANUELA-POIRIER JEAN-PAUL, Storia culturale del terremoto: dal mondo antico a oggi, Rubettino Editore, Soveria Mannelli 2019, Prima Edizione.

GUIDORIZZI GIULIO, Il compagno dell’anima. I greci e il sogno, Raffaello Cortina Editore, Milano 2013. PINNA SERGIO, Rischi ambientali e difesa del territorio, Franco Angeli, Milano 2002.

REPICI LUCIANA, Introduzione a Aristotele, Il sonno e i sogni. Il sonno e la veglia, I sogni, La divinazione durante il sonno, Marsilio Editori, Venezia 2003, pp. 9-80.

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