Tra europeismo e conservatorismo: Péter Magyar il volto del cambiamento in Ungheria
In questa primavera si sono svolte le elezioni in Ungheria, le quali hanno visto vincere il leader di un piccolo partito di opposizione: Péter Magyar. E seppur i media italiani ed europei abbiano dato attenzione a questo evento, è importante capirne i risvolti profondi.
Questo perché Viktor Orban ha perso le elezioni. Proprio quel leader autoritario, che non solo ha influenzato pesantemente l’Ungheria per 16 anni, ma anche gli equilibri dell’Unione Europea. Questo perché l’ex primo ministro ha saputo sfruttare al massimo il potenziale strategico dell’Ungheria, a partire dalla sua collocazione geografica, fino ad arrivare alle risorse e al sistema di alleanze.
Infatti, a supporto di questa tesi, c’è da notare il fatto che un Paese così piccolo, che conta solo 9,5 milioni di abitanti, con le elezioni di quest’anno ha attirato l’attenzione dei due tra i più grandi attori politici globali: la Russia e gli Stati Uniti.
Oggi, il fatto più rilevante è il tramonto politico di Orban e l’ascesa di un nuovo leader: Péter Magyar
Cenni biografici su Péter Magyar
Péter Magyar nasce a Budapest il 16 marzo del 1981. La sua è una famiglia dove si respira la legge e la notorietà, in quanto la nonna è sorella del Presidente della Repubblica Ungherese Ferenc Madl, eletto nel 2000. La madre invece è stata giudice, e ha scalato le gerarchie fino ad arrivare alla Corte Suprema. La sorella è magistrato e il padre avvocato. Con un’eredità così densa, il suo percorso appare quasi segnato: Peter si laurea in giurisprudenza e si iscrive nell’albo degli avvocati.
La sua è una carriera lunga e differenziata, dove giocherà un ruolo fondamentale la moglie Judit Varga, nonché madre dei suoi 3 figli. I due nel 2009 si trasferiscono a Bruxelles dove sia Varga che Peter ottengono incarichi all’interno delle istituzioni europee.
Successivamente la coppia torna a Budapest per fare carriera all’interno del partito di estrema destra Fidesz. La moglie ha un successo enorme all’interno del partito, tanto che viene eletta Ministro della giustizia nel 2018. Parallelamente il marito, ottiene cariche all’interno di aziende statali, e nel frattempo sostiene la moglie, diventando il suo social media manager, costruendone così l’immagine pubblica.
Ma qualcosa nel 2023 si incrina. In quell’anno infatti, la coppia divorzia, il politologo Miklos Sukodls parlando di Magyar alla rivista ungherese HVG:
‘’Era troppo ambizioso e indipendente. Così la sua ambizione veniva soffocata e la situazione degenerava’’.
Questa sua caratteristica paradossalmente, si rileverà salvifica. Mentre il governo viene travolto dallo scandalo sulla copertura degli abusi sessuali- che costringe Varga alle dimissioni- Magyar sceglie la rottura totale. Si dimette da ogni incarico nel partito, e in una storica intervista durata 100 minuti in una radio nazionale, denuncia la corruzione endemica del partito, scagliando accuse contro ministri specifici.
Poco dopo fonda il suo nuovo partito: Tisza, il partito del Rispetto e della Libertà.
L’Ungheria di Orban
Prima di parlare della vittoria elettorale di Peter Magyar, bisogna analizzare il contesto sociale dove questa matura. Per 16 anni lo Stato magiaro è stato governato Viktor Orban, politico di lunga carriera, che negli anni ha completamente cambiato le sue visioni.
Complice la storia stessa ungherese, la sua è stata per molto tempo una posizione filoeuropea e antirussa. Poi negli anni ciò è cambiato drasticamente, e così anche la sua politica interna, che è diventata nel tempo fortemente illiberale. E già nel lontano 2011 il presidente disse:
‘’Noi non crediamo nell’Unione Europea, crediamo nell’Ungheria, e consideriamo l’Unione Europea da un punto di vista secondo cui, se facciamo bene il nostro lavoro, allora quel qualcosa in cui crediamo, che si chiama Ungheria, avrà il suo tornaconto’’.
Queste parole riassumono perfettamente la sua visione strumentale dell’integrazione europea, che è stata accompagnata da un avvicinamento politico ed ideologico alla Russia.
Questa vicinanza sempre più marcata alla Russia, specialmente dopo lo scoppio del conflitto, ha trovato il suo apice nel blocco dell’Ungheria all’invio di 90 miliardi di aiuti all’Ucraina. Ciò ha creato un’impasse incredibile nella politica europea, tanto da voler far rivedere il diritto di veto delle singole nazioni nelle decisioni strategiche.
Oltre ad una politica internazionale molto criticata, per il suo antieuropeismo e per la sua vicinanza alle varie autocrazie, il governo di Orban ha poi subito nel corso del tempo molteplici scandali nazionali, tra cui quello menzionato prima dove si è dimessa Judit Varga.
In aggiunta di tutto ciò, si è registrata in Ungheria negli ultimi anni, una sistematica erosione del diritto di espressione, della libertà giornalistica e dei diritti civili in generale: si pensi alla vicenda di Ilaria Salis, che al netto delle vicende nello specifico delle parti, ha fatto luce sull’autoritarismo del governo ungherese.
La vittoria di Péter Magyar e il futuro dell’Ungheria
Gli elettori, soprattutto le nuove generazioni non accettano più di vivere in uno stato marcatamente illiberale. In più, non è stata perdonata l’alleanza con la Russia, soprattutto dettata da fattori di necessità (il petrolio e il gas russo sono vitali per l’Ungheria). Ma che tocca nervi scoperti del popolo ungherese, il quale non ha dimenticato l’oppressione del regime sovietico.
In ogni caso, questa scelta di alleanze è costata cara ad Orban, che ha lasciato sempre più punti in favore di Magyar. Una faccia nuova nel panorama politico, un leader che ha saputo parlare alle generazioni più giovani, e che ha fatto dell’uso dei social un’arma vincente.
Inoltre, è una figura che nel sistema ha militato per molti anni, del quale che ne conosce i meccanismi. Si può dire quindi che nonostante non sia una figura completamente nuova, è una boccata di aria nuova per scena politica ungherese, per anni dominata da Fidesz.
Ma attenzione: Péter Magyar proviene proprio dall’area ideologica di quel partito. Se si immagina quindi un leader progressista ci si sbaglia di grosso. Il neoeletto Presidente è prettamente un conservatore, ma a differenza dei temi identitari di Orban, ha puntato su temi come inflazione, ospedali e trasparenza. In politica internazionale, ci sarà sicuramente un netto riavvicinamento all’Unione Europea e alla NATO.
In più, fonti interne dicono che sia imminente lo sblocco dei 90 miliardi di aiuti per l’Ucraina. Tuttavia, in linea con il suo predecessore non appoggerà un’integrazione del paese all’interno dell’UE, almeno non nel breve termine.
Per ora, da europei si può tirare un sospiro di sollievo: l’Ungheria sembra voler tornare ad essere un partner dei paesi occidentali; tuttavia, nulla può essere dato per scontato. Solo il tempo rileverà se Péter Magyar saprà trasformare le promesse elettorali in fatti concreti.
Simone Giovanni Sangermano per Questione Civile
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