Roma 1943: l’occupazione nazista della Capitale 

Roma 1943

Roma 1943: da “città aperta” a città occupata (19 luglio- 11 settembre)

Roma 1943. “Dopo «l’armistizio» firmato dalle truppe di Kesselring e da Calvi di Bergolo, i combattimenti cessarono. L’accordo prevedeva che le truppe tedesche sarebbero rimaste al di fuori della città (in rispetto dello status di «città aperta» che era stato proclamato da Badoglio nell’agosto del 1943, ma che non era mai stato riconosciuto), mentre l’ordine pubblico sarebbe stato garantito da alcuni corpi armati italiani.” 

Tuttavia, i tedeschi non rispettarono gli accordi. Cominciava così il lungo inverno dell’occupazione nazista di Roma. 

Roma 1943: il bombardamento di San Lorenzo 

Quando il 19 luglio, gli anglo-americani decisero di bombardare la Capitale, provocando migliaia di morti, per i cittadini romani, fu uno shock senza precedenti. Il conflitto che fino a quel momento era sembrato distante, quasi irreale, in quel luglio del 1943 si abbatté come scure sulle loro teste, mostrando il suo vero volto. Malgrado ciò, per gli Alleati, intenti ad indebolire ulteriormente il regime e provocare la caduta di Mussolini, il pesante attacco produsse l’effetto sperato. Lo scalpore che generò, il bombardamento di San Lorenzo (quartiere maggiormente colpito), fu enorme e le conseguenze politiche di grande portata. 

A finire sul banco degli imputati fu proprio il duce del fascismo. Accusato di aver condotto l’Italia alla rovina, Benito Mussolini, la notte del 25 luglio, venne destituito dal Gran Consiglio del Fascismo, che votò in maggioranza l’ordine del giorno Grandi. Di seguito, fu il Re a prendere in mano la situazione, il quale, ordinò l’arresto dell’ormai sfiduciato duce e incaricò il generale Pietro Badoglio di formare un nuovo governo. Di fatto, appena quindici giorni dopo lo sbarco alleato in Sicilia e sei dopo il bombardamento, il regime era crollato. La notizia dell’avvenuta destituzione di Mussolini, annunciata dallo stesso Badoglio, ai microfoni dell’EIAR, ebbe un’eco importante. 

A Roma, i cittadini giubilanti si riversarono per le strade, abbatterono i simboli del fascismo e bruciarono i ritratti del duce. Per la popolazione, nonostante il perentorio proclama la guerra continua, con l’inaspettato crollo del regime la situazione sembrava volgere per il giusto verso. Ma fu solo una pia illusione. In realtà, quell’estate del 1943 rappresentò, per l’Italia, l’inizio di uno dei periodi più tragici della sua storia. Lo scontro tra il Terzo Reich e gli anglo-americani trasformerà il paese in un violento teatro di guerra, nel quale, neanche la Città Eterna verrà risparmiata. 

Roma 1943: L’Italia divisa in due 

Hitler reagì male alla notizia dell’avvenuta destituzione di Mussolini. Egli, nonostante le rassicurazioni di Badoglio, capì subito che il cambio di governo avrebbe comportato un’inevitabile ridefinizione delle alleanze. 

Dunque, mentre, a Roma, l’esecutivo tecnico-militare si apprestava a sciogliere il Partito Fascista e le sue organizzazioni collaterali, alcune divisioni della Wermacht iniziavano a discendere, senza preavviso, il paese. A muovere le autorità tedesche c’era soprattutto la volontà di prevenire le conseguenze di un’improvvisa uscita dell’Italia dal conflitto, creando un forte caposaldo nel Settentrione, attraverso l’occupazione di ponti, nodi ferroviari e centrali elettriche. In sostanza, il Fuhrer, nell’intento di cautelarsi, stava dando il via alla prima fase dell’Operazione Asse (versione aggiornata di un precedente piano d’occupazione militare, denominato Alarico). 

Un’iniziativa che, violando apertamente la sovranità italiana, incrinò ulteriormente i rapporti tra i due paesi. Di fronte la minaccia tedesca, per l’esecutivo Badoglio divenne di vitale importanza trattare con gli anglo-americani per un cessate il fuoco. A tal proposito venne inviato, segretamente, un emissario a Lisbona, il 4 agosto. Se da una parte le autorità italiane, si convinsero di poter ottenere una pace onorevole, dall’altra i governi alleati, mostrandosi irremovibili sulla questione della resa incondizionata, respinsero ogni tentativo di negoziazione.

Malgrado ciò, per Churchill e Roosevelt, l’armistizio con l’Italia era da considerare di grande interesse. Pertanto, al fine di far accettare le proprie posizioni ed arrivare rapidamente ad un accordo, i governi anglo-americani operarono una serie di bombardamenti sulle principali città italiane. Nuovamente la strategia alleata risultò vincente. Messo alle strette, il governo Badoglio pose fine ad ogni ambiguità e incaricò, su iniziativa del Capo di Stato Maggiore Ambrosio, il generale Castellano di trattare ufficialmente la resa. 

Roma 1943: L’armistizio 

Il 12 agosto, il generale Castellano partì, in gran segreto, alla volta di Lisbona. Il giorno successivo, gli Alleati decisero di bombardare Roma. Questa volta, oltre agli scali ferroviari, furono colpiti diversi quartieri, tra cui il Prenestino, il Tuscolano e il Tiburtino. Insomma, il messaggio fu chiaro, l’alternativa alla resa incondizionata sarebbe stata la guerra totale. 

Nel frattempo, la Wehrmacht, con un importante dispiegamento di uomini e mezzi, si stava rapidamente distribuendo su gran parte dell’Italia centro-settentrionale. Arrivati a questo punto, dunque, per l’esecutivo la priorità era di arrivare rapidamente all’armistizio. Pertanto, mentre Badoglio, il 14 agosto, nel tentativo di risparmiarla da ulteriori attacchi, proclamava ufficialmente Roma città aperta, il generale Castellano si apprestava a negoziare la resa. 

Le trattative furono complesse. A muovere le autorità italiane c’era soprattutto il timore di essere schiacciati militarmente dai tedeschi. Motivo per cui, l’emissario italiano cercò di convincere i suoi interlocutori sulla necessità di uno sbarco alleato a nord di Roma, ma soprattutto di rinviare l’annuncio dell’armistizio a sbarco avvenuto. Ovviamente tali proposte vennero rigettate dagli emissari alleati, i quali, confermarono che l’annuncio sarebbe avvenuto in contemporanea allo sbarco e che questo sarebbe avvenuto a sud di Roma. Malgrado ciò, al fine di placare i timori del Re e del governo, i governi anglo-americani decisero di fare una concessione. In tal senso, si accordarono con Castellano per l’invio, al momento dello sbarco, di una formazione aviotrasportata in supporto alle divisioni italiane di stanza a Roma.

Finalmente, il 3 settembre, a Cassibile, l’emissario italiano firmò il documento con il quale venivano accettate le condizioni di armistizio. 

La mancata difesa della Capitale

Come accennato, gli Alleati avrebbero effettuato uno sbarco nel meridione e poi, con l’aiuto dell’autorità italiane, un aviosbarco di una divisione di paracadutisti in difesa di Roma. L’ordine delle operazioni inviate allo Stato maggiore dell’esercito fu chiaro. Al fine di facilitare lo sbarco della divisione statunitense, le truppe italiane di stanza a Roma avrebbero dovuto occupare i predisposti aeroporti di Furbara e Cerveteri e successivamente difendere la posizione fino al completamento dell’impresa. Di fatto, le truppe italiane avrebbero dovuto prendere l’iniziativa dell’operazione contro i tedeschi.

Malgrado ciò, il generale Badoglio, conscio del fatto che Roma poteva essere difesa solo dalle divisioni italiane e dalla divisione statunitense, decise di non prendere alcuna iniziativa. L’ossessivo timore nei confronti di Hitler e l’impossibilità di avere notizie precise sulla data dello sbarco influenzarono profondamente le scelte del capo di governo. 

L’impreparazione italiana fu scoperta nella notte del 7 settembre, quando arrivò in missione segreta a Roma il generale Maxwell Taylor, comandante della divisione aviotrasportata. Questi, inviato per prendere gli ultimi accordi e controllare se gli aeroporti predisposti fossero in mano italiana, con grande sconcerto, scoprì la realtà della situazione. Successivamente, dopo diversi tentativi, riuscì ad incontrare Badoglio che, venuto a conoscenza dell’imminenza dello sbarco, lo scongiurò di rimandare le operazioni. Tale richiesta venne inoltrata al generale Eisenhower, il quale, decise unicamente, causa impossibilità dell’operazione, di annullare l’aviosbarco. Con ciò, il capo di governo decideva, consapevolmente, di lasciare Roma senza le giuste difese. 

Com’è noto, l’armistizio fu annunciato alle 18:30 dell’8 settembre da Eisenhower e alle 19:45, ai microfoni dell’EIAR, da Badoglio al popolo italiano. Da qui in avanti, inizierà uno dei periodi più tragici della storia dell’Italia unita. 

La battaglia in difesa della Capitale

L’annuncio dell’armistizio gettò il paese nel caos più totale. Il Comando supremo delle forze armate del Reich, senza esitazioni, diede il via all’ “Operazione Asse”. Zone nevralgiche dell’Italia centro-settentrionale vennero occupate. Migliaia di soldati, schierati su tutti i fronti, lasciati senza istruzioni, vennero disarmati e catturati. In breve tempo, nonostante alcuni episodi di resistenza militare, quasi tutta la penisola cadde sotto il domino nazista. 

Tra gli episodi più straordinari ci fu sicuramente quello per la difesa della Capitale, laddove, gruppi di civili e reparti del regio esercito, presi d’assalto, cercarono di bloccare l’avanzata tedesca. Il primo colpo venne sparato la notte dell’8 settembre, quando un’unità dei Granatieri di Sardegna (divisione militare schierata in corrispondenza delle vie d’accesso della Capitale) cercò di fermare un gruppo di paracadutisti tedeschi intenti ad attraversare il ponte della Magliana.

Da quel momento, la battaglia tra questi ultimi, la Wermacht di Kesselring e altre formazioni di stanza a Roma, proseguì per i due giorni successivi. I combattimenti iniziarono ad accendersi la mattina del 9 settembre, mentre, un lungo corteo di macchine partiva dal palazzo del Viminale, sede del ministero dell’Interno, per mettere al sicuro il Re e parte del Governo. 

Nonostante questo spiacevole episodio, la resistenza militare e civile non si arrestò. Com’è noto, la maggior parte dei combattimenti si svolsero alla periferia sud-ovest, all’Eur e alla Garbatella. Ma fu a Porta San Paolo che si consumò uno dei combattimenti più drammatici e più eroici. 

La cosiddetta Battaglia di Porta S. Paolo, incominciò la mattina del 10 settembre e proseguì per tutto il giorno. Questa vide la partecipazione di militari, ma soprattutto di molti civili, i quali, mal armati cercarono di opporsi strenuamente all’avanzata tedesca. Malgrado il triste epilogo e le numerose vittime, questo è considerato come il primo episodio di resistenza italiana. 

La resa 

Mentre nelle strade gli scontri imperversavano, al ministero della guerra, i generali, rimasti in città, prendevano contatto, con i tedeschi, per un cessate il fuoco. Le redini della situazione vennero affidate al Conte Giorgio Calvi di Bergolo, genero del Re, il quale, incaricò il tenente colonello, Leandro Giaccone, di trattare con i tedeschi. Le negoziazioni iniziarono il pomeriggio del 9 settembre, a Frascati, nel quartier generale di Kesselring. 

In tal contesto, il feldmaresciallo, al fine di raggiungere rapidamente un accordo, affermò che i tedeschi avrebbero ritirato l’esercito a nord della Capitale, rispettando così lo status città aperta. In cambio avrebbero mantenuto un ridotto numero di truppe all’ambasciata tedesca, al centralino telefonico tedesco e alla sede dell’EIAR. Una proposta molto favorevole, che Kesselring non dimenticò di associare ad un ultimatum: gli italiani dovevano accettare le condizioni entro le 16 del giorno seguente, sennò Roma sarebbe stata bombardata. Dopo lunghi colloqui, l’alto comando militare, rimasto a Roma, decise di accettare la proposta. 

A firmare l’accordo, il 10 settembre, fu proprio Calvi di Bergolo, il quale, assunse il comando della “città aperta” di Roma. La notizia dell’avvenuta capitolazione e i termini dell’accordo vennero comunicati alla popolazione la mattina seguente. Com’è noto, Kesselring non rispettò i patti e in piena violazione dello status di città aperta, procedette, in breve tempo, all’occupazione della Capitale. Con ciò, iniziava il lungo inverno della dominazione tedesca di Roma.

Leonardo Gastaldi per Questione Civile 

Bibliografia:

Rossi E.A. Una nazione allo sbando 8 settembre 1943, Bologna, il Mulino, 2003

Katz R., Roma città aperta (settembre 1943-giugno 1944), Milano, il Saggiatore, 2003

Villari P. L., Sotto assedio. La battaglia per la difesa di Roma (8-10 settembre 1943), Roma, IBN editore, 2021

Osti Guerrazzi A., Majanlahti A., Roma occupata 1943-1944, Milano, il Saggiatore, 2010

[1] Osti Guerrazzi A., Majanlahti A., Roma occupata 1943-1944, Milano, il Saggiatore, 2010, cit. p. 71

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