Gli Accordi di Helsinki e la nascita dell’OSCE

Oggi, l’Archivio di Storia delle Relazioni Internazionali farà per la prima volta insieme a voi un tuffo nel passato per arrivare al 15 Agosto 1975, trattando un importante evento che la storia contemporanea ha ribattezzato come un passo molto importante per la riduzione delle tensioni nel periodo della Guerra Fredda: l’Atto Finale della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, meglio conosciuto come “gli Accordi di Helsinki”, e la successiva nascita dell’OSCE.

Accordi di Helsinki: la storia

Parteciparono al tavolo e firmarono 35 Stati, tra cui tutti i Paesi dell’Unione Europea, tranne l’Albania che firmò nel 1990, gli Stati Uniti, il Canada, la Santa Sede, l’URSS, il Principato di Monaco.

L’Italia venne rappresentata da Aldo Moro, allora Ministro degli Affari Esteri ed esponente della CEE poiché in quell’anno il nostro Paese era Presidente di turno.

I principi che vennero sottoscritti sono i seguenti:

1. Eguaglianza sovrana, rispetto dei diritti inerenti alla sovranità;

2. Non ricorso alla minaccia o all’uso della forza;

3. Inviolabilità delle frontiere;

4. Integrità territoriale degli Stati;

5. Risoluzione pacifica delle controversie;

6. Non intervento negli affari interni;

7. Rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, inclusa la libertà di coscienza, pensiero, religione o credo;

8. Eguaglianza dei diritti ed autodeterminazione dei popoli;

9. Cooperazione tra gli Stati;

10. Adempimento in buona fede degli obblighi di diritto internazionale.

La fiducia dei firmatari dell’Accordo

Apparentemente, lo spirito di tali Accordi sarebbe quello di porre le basi per un “nuovo mondo”, più unito, più consapevole, in cui a prevalere sono i diritti umani e civili piuttosto che le logiche finanziarie, in cui ad animare i popoli non sia l’odio ma l’ideale di pace e di fratellanza, in cui ad ogni Stato viene riconosciuta la sua forza, la sua identità sovrana ed i suoi valori.

Insomma, diremmo ad oggi che i firmatari di quegli Accordi credessero di poter raggiungere un sogno del tutto utopico; tuttavia, proprio questi Accordi rappresentarono perfettamente la base ideologica per l’istituzione dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), anche se essa risulta essere l’evoluzione della CSCE, la Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa che fu convocata proprio a Helsinki il 3 luglio 1973 per cercare di far dialogare l’Est e l’Ovest durante la Guerra Fredda.

Dopo la caduta dei regimi comunisti dell’Est, alla fine degli anni ’80, era chiaro come la CSCE dovesse cambiare: dalla sua funzione di semplice “conferenza” in cui i rappresentanti dei vari Paesi potessero incontrarsi, dialogare e difendere le proprie posizioni su svariati temi, ad una vera e propria Organizzazione di controllo di possibili conflitti nei paesi est europei dopo la disgregazione del blocco sovietico. E così fu.

La nascita dell’OSCE

L’1 gennaio 1995, la CSCE si trasforma in OSCE, un’organizzazione per promuovere la pace, la giustizia, la cooperazione ed il dialogo in Europa, che attualmente conta 57 Paesi aderenti e che si è dotata di organi permanenti, quali:

– Un Segretariato, con sede a Vienna;

– Un centro per la risoluzione delle controversie legali, con sede a Vienna;

– Un ufficio per i controlli elettorali, con sede a Varsavia.

Affinché il suo lavoro risulti più incisivo e gli obiettivi siano largamente diffusi, l’OSCE si rende presente sul territorio attraverso numerose missioni, tra cui quella in Kosovo nel 1992, e con la fondazione di strutture di lavoro, come il “Gruppo di Minsk”.

Quest’ultimo venne istituito nello stesso anno con lo scopo di auspicare una soluzione pacifica nella guerra del Nagorno-Karabakh, svoltasi tra il 1992 e il 1994 a sud-ovest dell’Azerbaigian.

Il gruppo è guidato da una co-presidenza composta dai rappresentanti di Francia, Stati Uniti e Russia, ancora oggi impegnato in una complessa e travagliata opera di mediazione tra le parti interessate.

Martina Ratta per Questione Civile-XXI

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