Julian Assange: la sua persecuzione giudiziaria

Julian Assange

WikiLeaks: chi è Julian Assange?

Julian Paul Assange nasce a Townsville, in Australia, il 3 luglio 1971. È un giornalista, programmatore e attivista australiano, e dal 2009 viene conosciuto dal mondo intero in qualità di cofondatore e caporedattore di WikiLeaks.

Il “problema WikiLeaks” inizia nel 2010, quando vengono pubblicati numerosi documenti classificati statunitensi, ricevuti dalla ex militare Chelsea Manning, riguardanti crimini di guerra. Questo caso è conosciuto dal mondo come “Collateral murder”, già affrontato precedentemente da questo Archivio.

Assange è stato più volte proposto per il Premio Nobel per la pace; per la sua estenuante attività divulgativa e per la sua battaglia in difesa della libertà d’informazione.

Tuttavia, nonostante Assange abbia ricevuto stima e celebrazione da parte della popolazione mondiale per aver tentato di rendere i cittadini più consapevoli e consci nel merito della politica interna ed estera dei propri Leaders politici, attraverso la pubblicazione di numerosissimi segreti di Stato, per lo stesso motivo egli è stato vittima di una persecuzione giudiziaria senza scrupoli, anche a livello internazionale.

“Diritto alla verità e ragion di Stato: WikiLeaks, Assange e il caso Snowden”

-N. 3

Questo è il terzo numero della Rubrica di Area dal titolo “Diritto alla verità e ragion di Stato: WikiLeaks, Assange e il caso Snowden”appartenente alla Macroarea di Affari Esteri ed Economia

Julian Assange e l’inizio della persecuzione giudiziaria nel 2010

L’incubo di Assange è iniziato il 18 novembre 2010, quando ha ricevuto un mandato di arresto dal tribunale di Stoccolma, con l’accusa di stupro e molestie a danno di due donne, la cui identità è rimasta segreta.

«È ora di sgonfiare quel pallone gonfiato ed esageratamente osannato di Julian Assange», scrive sul suo profilo Facebook la poliziotta che aveva raccolto la testimonianza delle due donne.

Lo stupro è un reato molto infamante e sconvolge l’audience ogni volta che se ne senta parlare. Dunque, sarebbe stato il reato perfetto per iniziare ad infangare e screditare la sua immagine pubblica.

Inoltre, anche la scelta del Paese cadeva a fagiolo. La Svezia non ha partecipato alle guerre di Bush, proseguite da Obama, quindi non aveva apparente interesse politico al caso WikiLeaks. Peraltro, il territorio svedese era anche il porto franco da cui Assange si aspettava aiuto ed asilo politico, nella speranza di essere al riparo dagli attacchi personali e dagli assalti legali che sapeva sarebbero arrivati. Ad oggi, sono immediatamente evidenti le particolari e innaturali coincidenze dei fatti.

Ad ogni modo, Assange volontariamente si presenta dinanzi agli uffici di Scotland Yard, in Gran Bretagna, nel dicembre 2010, dove viene arrestato. Il 16 dicembre viene scarcerato su cauzione, ma, il 2 novembre 2011, l’Alta corte di Londra dà il via libera all’estradizione richiesta dalla Svezia.

Julian Assange e la richiesta di asilo politico

Nel 2012, Assange si reca presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, chiedendo asilo politico in quanto perseguitato. Vi rimane per circa 7 anni, ma inizia ad avere gravi problemi di salute dovuti al pesante stress psicofisico che è costretto a subire. Ottiene lo status di rifugiato politico il 16 agosto 2012, da parte del governo del socialista Rafael Correa.

Nel dicembre 2015, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria dichiara che la serie di eventi di detenzione a danno di Assange, iniziate il 7 dicembre 2010, compresa la permanenza forzata nell’ambasciata dell’Ecuador, sono configurabili come detenzione arbitraria e illegale da parte di Gran Bretagna e Svezia, e che quindi Assange avrebbe dovuto essere liberato e risarcito. Regno Unito e Svezia rifiutarono.

WikiLeaks: Assange viene arrestato nel 2019

Il 19 aprile 2019, Assange viene arrestato per una seconda volta in seguito al consenso dato dal Governo ecuadoriano a degli agenti di polizia britannica di entrare nella propria Ambasciata e di prelevarlo contro la sua volontà, senza rispettare il suo status di rifugiato politico.

Il 1 maggio 2019, Assange è condannato quasi al massimo della pena dal Giudice Deborah Taylor della Westminster Court: 50 settimane. La metà di queste in prigione nel carcere di massima sicurezza HM Prison Belmarsh e il resto da scontare in libertà condizionata; previa commissione di ulteriori crimini.

Il Relatore ONU sulla Tortura e Trattamenti Inumani, Nils Melzer, esorta i governi coinvolti nella vicenda giudiziaria (Australia, Regno Unito, Stati Uniti e Svezia) ad astenersi da ulteriori dichiarazioni o atti pregiudizievoli per i diritti umani di Assange e ad adottare misure per fornirgli un risarcimento e una riabilitazione appropriati, manifestando le sue preoccupazioni riguardo alla possibile estradizione negli USA, dove ritiene che non gli verrebbe garantito un giusto processo, e verrebbe condannato a 175 anni di carcere e pena capitale.

La richiesta di giustizia per Assange da tutto il mondo

Inoltre, viene dato rilievo alla violazione dei diritti umani di cui è da anni vittima a causa dei tentativi di persecuzione in atto.

Anche l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa si è espresso in favore del giornalista. Numerose manifestazioni sono organizzate nelle città di tutto il mondo, numerosi giornalisti e personaggi dello spettacolo si esprimono a suo favore.

Egli tuttavia, è ancora rinchiuso in carcere in gravi condizioni salute. Ad oggi non gli vengono garantite né cure adeguate, né un giusto trattamento detentivo ed un’appropriata relazione con i suoi avvocati.

Julian Assange punito per la libertà

Questa è la storia, ancora in corso, di Julian Assange. Questa è la storia di un uomo tradito, perseguitato e letteralmente preso in giro dalla falsa promessa di una diplomazia efficiente, il cui crimine è stato solo quello di lottare per la libertà di informazione e rendere, finalmente, i popoli di tutto il mondo realmente informati di quanto compiuto dai propri Governi.

Il suo caso rende evidente la debolezza, forse voluta, di una diplomazia internazionale che non riesce a rispettare i principi e i diritti della comunità internazionale, che per il fondatore di WikiLeaks rimangono ancora carta straccia.

Davvero un uomo merita una persecuzione di tal genere, per il solo “crimine” di aver contribuito a rendere l’informazione più libera ed a smascherare gli scheletri nell’armadio degli Stati di tutto il mondo?

Davvero deve essere Julian Assange e non i vari Stati, macchiati dei più atroci crimini pubblicati su WikiLeaks, a scontare la pena? Ai posteri l’ardua sentenza.

Martina Ratta per Questione Civile

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