Sviluppo Sostenibile e Tecnologia. Le aree di intervento

“Sviluppo Sostenibile e Tecnologia”

-N.2

Questo articolo è il secondo numero della Rubrica Archivistica di Sociologia dal titolo “Sviluppo Sostenibile e Tecnologia”

Proseguendo con l’analisi del Rapporto della Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (per saperne di più, clicca qui) oggi vediamo alcune aree di intervento mirate a rendere il rapporto tra tecnologia e sviluppo sostenibile più concreto.

Garantire una connettività adeguata mettendo in campo stack di tecnologie

In agricoltura, è importante garantire un’ampia connettività e bassi costi di implementazione o manutenzione, poiché questo rende le tecnologie, come la precedente rete 2G e le tecnologie di rete a bassa potenza, particolarmente adatte per la maggior parte degli attuali utilizzi.

Tuttavia, sarà necessario garantire la possibilità di funzionamento anche con connettività intermittente, o si dovrà attendere l’implementazione di reti di nuova generazione come il 5G.

Una volta garantita la connettività, è necessario mettere in campo l’intero stack di tecnologie. In studi recenti, continua il Rapporto della Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition, è stato dimostrato il potenziale di queste tecnologie, ma la loro implementazione richiede competenze, connettività e risorse finanziarie, che potrebbero provenire da risorse pubbliche, considerando le forti esternalità positive che questa transizione genererebbe.

Una possibilità è quella di far leva sulle risorse disponibili nei fondi globali come il Fondo per i Paesi meno sviluppati, frutto di un accordo raggiunto a settembre 2019, che destinerà 160 milioni di dollari in aiuti ai Paesi più poveri per prepararsi ad arginare i cambiamenti climatici. In una recente ricerca è emerso che investendo 1.800 miliardi di dollari a livello globale in cinque aree dal 2020 al 2030, si potrebbero generare benefici netti totali per 7.100 miliardi di dollari.

Sviluppo Sostenibile e Tecnologia: promuovere l’imprenditorialità, costruire capacità e facilitare il trasferimento di tecnologie

L’era moderna dell’agricoltura impone una riflessione aggiornata sui sistemi e sulle pratiche di divulgazione agricola, le tecnologie digitali applicate all’agricoltura e a tutte le sue attività dal campo alla tavola aggiungono al quadro un nuovo livello di complessità.

Sono necessari programmi e politiche per le strategie digitali (e-government), nonché politiche e standard di governance dei dati, affinché i dati siano mantenuti accessibili e aperti a tutti gli stakeholder, soprattutto agli agricoltori.

Secondo OnFarm (un provider di piattaforme IoT per aziende agricole connesse), un’azienda agricola media genererà 4,1 milioni di data point entro il 2050. L’utilizzo dei dati raccolti per migliorare direttamente le pratiche di produzione potrebbe consentire un aumento del 20% del reddito, riducendo al contempo del 10-20% il consumo di erbicidi e di combustibile.

Tuttavia, il problema principale dei dati è che i piccoli agricoltori non sono ancora ben attrezzati per utilizzarli al meglio, a causa della carenza di servizi mirati di consulenza e assistenza da parte di terzi. Di conseguenza, saranno necessari nuovi servizi dedicati e nuove soluzioni che portino possibilmente verso una gestione dei dati di tipo partecipativo, garantendo al contempo la fornitura di competenze di base e assicurando il graduale trasferimento di responsabilità alle singole comunità locali.

Sviluppo Sostenibile e Tecnologia: riequilibrare il potere contrattuale tra agricoltori, distributori e gestori di dati

Una volta che la connettività, i dati e la tecnologia saranno disponibili sul campo, i piccoli agricoltori dovranno essere collegati alle catene globali del valore. Qui però dovranno rapportarsi con attori che operano su scala molto più grande di loro, con il rischio elevato di trovarsi in situazioni di dipendenza economica, o di perdere ulteriore potere contrattuale.

Spetterà pertanto ai governi intervenire per evitare che il maggior potere contrattuale di grandi distributori e gestori di dati si traduca in pratiche commerciali sleali e nella mancanza di redditività per i piccoli agricoltori. Serviranno strumenti politici ad hoc, come una legislazione sulle pratiche commerciali sleali nel settore del commercio al dettaglio, o norme sull’abuso di dipendenza economica. Anche la sottoscrizione di contratti “intelligenti” farà sì che le tecnologie digitali possano venire incontro ai bisogni degli agricoltori.

Sviluppo Sostenibile e Tecnologia: attribuire la responsabilità per le esternalità negative lungo l’intera catena del valore

Se è vero che l’attuale filiera agroalimentare produce enormi esternalità negative in termini di rifiuti, emissioni, impatti sulla salute e perdita di biodiversità, va detto che la digitalizzazione potrebbe rappresentare una cura peggiore della malattia, rischiando di comportare un maggiore consumo di energia, la produzione di rifiuti elettronici e la sofferenza degli animali.

Tradizionalmente, i metodi per internalizzare le esternalità comprendono sussidi, incentivi fiscali, o l’esclusione di specifiche tecnologie o prassi di produzione dagli appalti pubblici. Tali sussidi dovrebbero essere ampliati in modo che riflettano le sfide specifiche dell’era digitale: per esempio, si potrebbe chiedere agli sviluppatori di AI di dichiarare i costi del consumo di energia correlati all’utilizzo di tecniche di AI come il Deep Learning, così che il costo ambientale totale dell’uso di tali tecnologie possa poi essere incluso nelle informazioni messe a disposizione degli utenti finali.

Fornire incentivi per accorciare la filiera

Le filiere più corte possono essere più sostenibili, oltre che più orientate a garantire un adeguato empowerment sia dei piccoli agricoltori sia degli utenti finali. Le tecnologie digitali possono accorciare

la filiera in molti modi e hanno già iniziato a farlo. Ne sono un chiaro esempio le nuove piattaforme di e-commerce di prodotti alimentari a filiera corta, che collegano più facilmente produttori e utenti finali, riducendo i costi di ricerca e consegna; ma anche l’impiego di tecnologie blockchain per migliorare la tracciabilità alimentare, che a sua volta riduce la necessità di ricorrere a intermediari.

Politiche pubbliche per consentire la ridistribuzione dei surplus produttivi

Le politiche possono essere suddivise in tre grandi categorie: prevenzione (riduzione dei surplus alla fonte), recupero (riutilizzo per il consumo umano) e riciclo (alimentazione degli animali, produzione di energia o compost). Le tecnologie digitali come l’AI e la blockchain porteranno a un approvvigionamento e a una distribuzione alimentare più predittivi e accurati.

Ancora più importante è il fatto che l’economia delle piattaforme e delle “app” stia già facilitando la differenziazione dei prezzi dei prodotti alimentari prossimi alla scadenza, segmentando il mercato, consentendo una maggiore partecipazione dei consumatori con meno possibilità economiche e contribuendo così a contrastare la fame e la povertà.

Predisporre un quadro etico e politico per l’AI e la gestione dei dati nel B2C

Vi sono tre aspetti strategici in questo ambito.

In primo luogo, è essenziale esigere che i dati personali non vengano riutilizzati per scopi diversi da quelli di fornire consulenza, o venduti a terzi per motivi commerciali, per esempio per scopi pubblicitari.

In secondo luogo, se da un lato i sistemi per la fornitura di dati personali devono potersi adattare alle specifiche dell’utente per poter essere davvero utili, ciò non dovrebbe avvenire sulla base di motivazioni di natura commerciale. Occorre pertanto stabilire regole chiare per evitare che una specifica piattaforma online o applicazione discrimini tra prodotti equivalenti presenti sul mercato, raccomandando specifici marchi o incoraggiando gli utenti a scegliere specifici rivenditori.

Infine, nel caso dei motori di raccomandazione, sarebbe estremamente importante includere informazioni sulla sostenibilità di specifici tipi di prodotti, possibilmente anche invogliando gli utenti a impegnarsi in pratiche di consumo sostenibile attraverso varie forme di incoraggiamento comportamentale

(per esempio, sfruttando dinamiche ludiche, la cosiddetta gamification, sistemi a punti, ecc.).

Alzare il livello di sensibilizzazione e competenza di agricoltori e consumatori

In numerosi studi è stata confermata la relazione positiva esistente tra istruzione e produttività nel settore agricolo. Nel caso, però, della digitalizzazione dell’agroalimentare, le competenze necessarie sono in costante e rapida evoluzione. Le competenze tecnologiche dovrebbero garantire agli agricoltori la formazione necessaria per lavorare con robot, operare sulla base di dati processati, scegliere soluzioni adeguate in base al progetto agricolo, comprendere le basi dell’informatica, il funzionamento di macchinari avanzati e applicazioni complesse.

Le competenze in campo ambientale dovrebbero garantire la comprensione della legislazione vigente, delle dinamiche dell’agricoltura circolare e l’acquisizione di conoscenza degli ecosistemi locali. In tutti questi campi, la tecnologia può venire in soccorso mediante corsi online e apprendimento a distanza.

Fonte: Rapporto della Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition

Alessandro De Bari per Questione Civile XXI

close

Iscrivetevi alla Newsletter!

Avrete accesso esclusivo ai nostri contenuti speciali!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

+ posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *