Carla Maria Russo e il suo romanzo L’acquaiola

Carla Maria Russo L'acquaiola

Carla Maria Russo, il profilo della scrittrice

Carla Maria Russo è una scrittrice contemporanea milanese. Si è stabilita assieme alla sua famiglia nella grande metropoli all’età di tredici anni, ma è nativa di Campobasso.

Dopo aver portato a termine gli studi letterari universitari è diventata professoressa, ma all’inizio degli anni ’90 decide di lasciare l’insegnamento per occuparsi di altre attività, come la ricerca storica e la scrittura. Proprio dall’unione di queste due passioni nascono i suoi romanzi storici, che hanno riscosso molto successo e vinto svariati premi.

Il suo primo romanzo, uscito nel 2005, è il celebre La Sposa Normanna, che racconta l’unione tra Costanza di Altavilla, l’ultima erede della dinastia normanna regnante in Sicilia, ed Enrico di Svevia, che ha portato all’unione di due corone in un potente regno ed alla nascita di Federico II.

Nella sua produzione letteraria annoveriamo titoli come Il Cavaliere del Giglio, L’amante del Doge, o La Regina Irriverente, che racconta la storia di Eleonora di Aquitania, la nipote di Guglielmo il Trovatore.

Testimoni della sua forte appartenenza alla città meneghina sono gli studi che Carla Maria Russo compie riguardo la dinastia Sforza. Possiamo apprezzarli infatti ne La Bastarda degli Sforza e il suo seguito, I giorni dell’amore e della guerra, così come ne I Venturieri.

Tutte quelle nominate sono storie celebri, storie di giochi di potere, storie di personaggi illustri romanzati, nella formula del romanzo storico.

Le persone comuni di Carla Maria Russo

Altri romanzi di Carla Maria Russo, invece, narrano la vita di persone comuni. Raccontano quelle situazioni quotidiane totalmente connesse al contesto storico e sociale dei personaggi. Raccontano quelle situazioni che potrebbero appartenere a tutte le persone che si trovano nello stesso contesto. Una ripresa del principio generale che Alessandro Manzoni aveva scelto per I Promessi Sposi.

Temi di persone molto umili, oltre che comuni, tratta il suo romanzo L’acquaiola, pubblicato nel 2018. Quest’opera ha vinto i premi letterari Viadana e Pavoncella ed è stato candidato al Premio Strega.

Il contesto storico e sociale de L’acquaiola

L’acquaiola era l’addetta all’approvvigionamento di acqua nelle case di chi poteva permettersi dei servi, quindi dei ricchi, dei proprietari terrieri. L’acquaiola è l’impiego che è riuscita a trovare Maria, il personaggio principale del racconto.

Il romanzo è ambientato in un periodo in cui non esistevano reti di distribuzione idrica nei paesi della porzione di Italia dove abita Maria. Il romanzo, infatti, è ambientato nel periodo post-unitario, a cavallo tra Ottocento e Novecento, anche se privo di datazioni precise, in un paesino tra le montagne dell’appennino centro-meridionale.

Maria

Maria ha quindici anni ed è molto povera. Abita in una casa modestissima assieme al padre anziano e molto malato. Ha imparato fin da piccola a provvedere da sola a sé stessa e a saper provvedere anche agli altri. Proprio per questo è molto rispettata e stimata in paese, quasi temuta per le sue braccia robuste, in grado di lavorare al pari, se non più, degli uomini. Maria, infatti, in un contesto in cui i braccianti lavorano a giornata per i signori, accetta qualsiasi tipo di lavoro, purché onesto, per potersi sfamare. Le donne oltretutto vengono remunerate la metà degli uomini.

Così la sua fama e la possibilità di risparmio inducono don Francesco, il signorotto del paese ad ingaggiare Maria per un lavoro stabile. Maria percorre tutti i giorni, per più volte al giorno, tre chilometri di strada impervia con il suo asino per arrivare alla fonte e rifornire di acqua la famiglia di don Francesco. Non importa che stagione sia, se le strade siano ghiacciate e impercorribili. Maria adempie sempre al suo compito. Con discrezione e con senso del dovere.

Gancio che veniva posto nelle mura dei paesi per poter legare l’asino, animale usato come mezzo di trasporto merci

Luigi

A casa di don Francesco è appena nato il suo quinto figlio, Luigi, un bambino bellissimo a cui tutti rivolgono attenzioni. Crescendo però, Luigi mostra sempre di più la natura ribelle e la sua intolleranza al rigido formalismo delle leggi sociali dei benestanti. Mostra sempre di più la sua sete di libertà.

Luigi riconosce nell’acquaiola qualcosa di speciale, qualcosa di genuino, che crea tra i due un legame invisibile. Ma Maria è un esempio di virtù e di integrità morale, non si permette, da umile contadina e serva, di dare premure al figlio di un signore. È Luigi che si allontana spesso da casa per rifugiarsi nella casa dell’acquaiola. Questo fino a quando il padre, esasperato per la sua disobbedienza, rinchiude Luigi prima in seminario, poi in collegio, molto lontano dal paese.

Il romanzo di Carla Maria Russo

Il romanzo offre degli spaccati di società, offre tante immagini che si susseguono nel paese nel corso del tempo.

La narrazione, infatti, prosegue con dei salti temporali, come se volesse raccontare solo i momenti salienti del paese connessi alla vita di Maria l’acquaiola. Molto spesso momenti di dolore. Nella narrazione la fabula e l’intreccio corrispondono e non sono presenti flashback.

Il progresso

Luigi torna in paese a trent’anni, da intellettuale raffinato e uomo navigato. Ha studiato e insegna a Napoli, dopo aver a poco a poco tagliato i ponti con la propria famiglia. Luigi vuole proteggere Maria perché è stata ferita nell’orgoglio. Ma Maria non ha mai bisogno di essere aiutata. Maria ha bisogno di qualcuno che pensi agli ultimi, ai poveretti, agli schiavi dei grandi padroni, a quelli che nascono poveri nei campi e non hanno il privilegio di poter pensare al futuro, che riserva loro solo la morte nella fatica o una nave per la Merica.

Ed è così che Luigi capisce di avere una missione da compiere per la sua terra, per quella società così rozza e retrograda che lui ha sempre detestato. Perché lui è un privilegiato. Perché lui sa che la cosa giusta da fare è portare il progresso anche su quelle montagne.

Questo tema è molto interessante perché rimane sempre attuale. Anche nella nostra contemporaneità alcune persone più o meno privilegiate, all’interno di un contesto sociale arretrato, possono essere contese tra la necessità di fuggire e tra un senso del dovere e di appartenenza che porta ad affrontare difficili battaglie.

Dovrebbe diventare iconica la scena del romanzo in cui Luigi presenta il progetto della costruzione della linea ferroviaria che permetterà di collegare il paese con il resto dell’Italia, ma viene accolto con astio e diffidenza da tutti. I ricchi non hanno alcuna intenzione di sacrificare i propri terreni, mentre i poveri sono convinti che perderanno anche quei pochi mestieri che possono praticare.

Paese e personaggi

Carla Maria Russo descrive tre generazioni all’interno dello stesso contesto, all’interno dello stesso paese, questo paese che non ha neanche un nome. Questo paese che è un mondo chiuso, pieno di regole, governato da reputazione e giudizi. Questo immobilismo sociale non ha portato alcuna evoluzione alle dinamiche sociali nell’arco dei settant’anni di narrazione. I poveri, impossessati dal fatalismo, sono convinti di non potersi salvare dalla propria condizione, poiché è frutto di un disegno divino, che ripagherà in seguito. Anche questo è il ruolo della religione.

Gli unici personaggi a cui non interessa il giudizio delle persone sono proprio Maria e Luigi, anche se in modo differente. Maria tiene più di ogni altra cosa alla sua reputazione ed al suo onore, ma non le interessa quello che è al di fuori della propria coscienza. Luigi è più propenso, sin da quando è piccolo, a sfidare apertamente il giudizio delle persone. Grazie alle sue esperienze ed alla sua formazione, Luigi conosce il mondo esterno al paese. Entrambi sono accomunati da un forte senso di giustizia.

I personaggi sono tanti, anche se non sono stati nominati, e sono molto caratterizzati. La stessa Maria, che inizialmente sembra incarnare una sorta di perfezione irreale, in seguito sviluppa i propri difetti e le proprie zone d’ombra. Il narratore, infatti, è esterno e onnisciente, e la narrazione è a focalizzazione zero.

Lo stile di Carla Maria Russo

La scrittura di Carla Maria Russo è semplice e diretta, spesso composta da frasi brevi e asciutte, ma dense di immagini e significato. Questo stile di scrittura è coerente con i personaggi della storia, e conduce il lettore ad immedesimarsi in loro. È molto piacevole nella lettura l’incontro di termini dialettali e di dialoghi riportati nella loro genuinità.

La morte

Il libro si chiude con la morte di Maria, quella morte in alcuni momenti della sua vita desiderata ed agognata. È arrivata in maniera naturale, ad ottant’anni superati, prima di dover soffrire ancora, dopo aver conosciuto chi è il dono alleviare tutte le fatiche della sua esistenza.

Il tema della morte è costante nella narrazione, i lutti vengono affrontati continuamente. La morte scende cruda ed inesorabile, ma viene sempre accettata, assorbita ed assimilata da tutti. Questo grazie alle convinzioni religiose, ma anche per via dell’abitudine ad un’esistenza instabile. Nel romanzo avviene anche un episodio paranormale, soggetto di diverse possibili interpretazioni.

Anche il tema dell’emigrazione è una costante che tiene per mano tutte le generazioni coinvolte nella storia. Nel romanzo c’è un filo diretto con l’America, che suscita stupore, speranza e paura. Per alcuni personaggi, infatti, l’America è stata l’unica soluzione possibile.

Le donne nella società

Uno dei temi più importanti che affiora in superficie, però, è la condizione femminile, sia a livello sociale che a livello domestico. Viene tracciato il profilo di ragazze costrette a trovare un marito che possa mantenerle, perché i genitori devono sgravarsi di un peso. I matrimoni vengono decisi solo su basi economiche, e diventano l’opposto della realizzazione personale e della felicità.

Nel focolare domestico le donne sono totalmente subordinate alla volontà del marito, ma grava su di loro una grandissima mole di lavoro. Essere indipendente da un uomo significa venire sfruttate da una società che non riconosce alle donne una paga pari a quella degli uomini. In questo contesto sociale, però, quello che hanno gli uomini non sono privilegi, ma sfruttamento totale da parte dei ricchi proprietari terrieri.

Per le donne, non sono rare le violenze domestiche da parte del marito, figlie di ignoranza, di disperazione e della ricerca di affermare la propria autorità. Senza possibilità di appello. Un caso di stupro però, all’interno del romanzo, non viene additato come colpa della donna, ma al contrario, il carnefice viene ostracizzato da tutto il paese. Emerge, infatti, l’esistenza del buon senso e della solidarietà. E questo tipo di violenza viene anche analizzata da un punto di vista psicologico e culturale.

Il Molise

Carla Maria Russo, nella dedica iniziale del libro, nomina la madre, la nonna, e “tutte le fierissime donne della mia famiglia materna“, facendo trasparire quanto il romanzo sia collegato con quel Molise nel quale affondano le sue radici. In un incontro con i lettori la scrittrice ha raccontato, infatti, di aver romanzato e fatto propria una storia di una ragazza che le raccontava la sua cara nonna.

Giuseppe Russo per Questione Civile

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