Alessandro Magno: "il Figlio del Sogno"

Alessandro Magno: la nascita del “Figlio del Sogno”

Alessandro Magno: ascesa e caduta dell’Astro Macedone

-N.1

Questo articolo è il primo numero della Rubrica Archivistica di Storia Antica dal titolo “Alessandro Magno: ascesa e caduta dell’Astro Macedone

Capitolo I: la nascita di Alessandro Magno, “Il Figlio del Sogno”

Alessandro III di Macedonia, conosciuto anche come Alessandro Il Macedone, Alessandro Il Grande o Alessandro Magno, fu uno dei più grandi generali e strateghi militari che la Storia ricordi. Governò per soli 7 anni e morì giovanissimo. Eppure, ancora oggi, la sua leggenda risuona nelle aule scolastiche, nelle aule universitarie, nei musei, nelle opere audio-visive e nei cuori di tutti gli appassionati.

In questa rubrica archivistica, cercherò di portarvi con me in un breve itinerario alla scoperta di Alessandro Magno, il Figlio del Sogno. Sellate i cavalli, comincia il viaggio!

Le manie di un giovane principe destinato alla grandezza: introduzione alla figura di Alessandro

Alessandro Magno, il Figlio del Sogno, è ancora oggi ricordato come uno dei più grandi generali della Storia Antica. Prima di diventare il leggendario stratega, Alessandro fu un adolescente come tutti, con le sue paure e le sue aspirazioni. E come ogni essere umano, si trovò ad affrontare i suoi demoni, demoni che lo portarono alla rovina e ad una morte prematura. Alessandro crebbe alla corte di Pella circondato dai retori più prestigiosi del regno di Macedonia, studiò il greco e le opere dei filosofi dell’epoca. Primeggiava nelle arti e nelle scienze, era quello che oggi definiremmo “un bimbo prodigio”.

Tuttavia, i due protagonisti principali della sua formazione furono proprio i genitori: la madre Olimpiade era sempre stata una donna forte ed ambiziosa. Da sempre, aveva inculcato nella testa del figlio che lui sarebbe diventato il conquistatore del regno di Persia. Il padre, invece, era Re Filippo II di Macedonia, un sovrano ed un comandante che aveva vinto innumerevoli battaglie e sottomesso molte città della Grecia, tra cui Olinto nel 348 a.C.

Fin da piccolo, dunque, Alessandro si era abituato alla grandezza in senso lato. Soprattutto il rapporto col padre aveva instillato nel giovane la voglia di grandezza: abituato a vedere il padre tornare trionfante dalle sue battaglie, Alessandro voleva a tutti i costi sorpassare Filippo in quanto a grandezza ed abilità strategica.

Questa costante aspirazione era anche dovuta ad una “fobia” che Alessandro aveva sviluppato negli anni dell’adolescenza: egli temeva, infatti, che Filippo non gli avrebbe lasciato nessuna eredità degna di nota né nessuna impresa grandiosa. Con il passare degli anni, le manie di grandezza e di protagonismo di Alessandro crebbero a dismisura. Quando divenne Re, i suoi soldati più fedeli e le sue guardie personali (gli Ipapisti, corpo di fanteria d’elite di cui vi ho parlato in questo articolo) lo trattarono con profondo rispetto ed immensa ammirazione, poiché Alessandro dimostrò di essere un grande generale e stratega (oltre che un guerriero formidabile).

Il divo Alessandro

Durante i suoi ultimi anni di vita, riporta Plutarco nelle sue Vite Parallele, Alessandro intrattenne una relazione con il suo migliore amico Efestione. Viene riportato, dalle fonti storiografiche, che proprio Efestione portò le manie del Re Macedone ad un punto di non ritorno, arrivando a definirlo figlio di Zeus (questa frase fu confermata ad Alessandro stesso da un oracolo di Amun a Siwa, in Egitto).

Addirittura, la madre Olimpiade (come riporta Plutarco) convinse il figlio di aver giaciuto una notte con il dio Zeus in persona sotto forma di serpente, e di aver generato con il padre degli dei proprio Alessandro. Il monarca macedone, dunque, nel suo delirio di megalomania ed onnipotenza, si convinse di avere davvero sangue divino.

Egli adottò le vesti persiane dei Grandi Re ed impose a tutti i suoi sottoposti l’atto della proskunesis, ovvero l’atto dell’inginocchiarsi di fronte al sovrano riconoscendone la discendenza divina. I fedelissimi del Re Macedone accolsero malvolentieri questa scelta, e non accettarono mai l’utilizzo di una pratica appartenente all’impero che aveva quasi messo fine alla libertà della Grecia intera. Gli stessi Macedoni di Alessandro sottomisero l’Impero Persiano, e non potevano di certo accettare di praticare un’usanza appartenente a coloro che avevano appena sconfitto.

Alessandro Magno “Il Figlio del Sogno”: la nascita di una leggenda

Il Figlio del Sogno”, così Valerio Massimo Manfredi definisce Alessandro nel primo romanzo (dal titolo omonimo) della sua trilogia capolavoro “Alexandros”. La leggenda narra che sua madre Olimpiade (originaria dell’Epiro, la terra su cui governò Pirro, nemico dei Romani) fece un sogno in cui un raggio di sole, passando attraverso le colonne di un tempio, accendeva un braciere sacro.

La madre interpretò quel sogno come il segno della futura grandezza del figlio. Nella notte tra 20 e 21 Luglio del 356 a.C., dall’unione tra Olimpiade e Re Filippo II di Macedonia, nacque colui che sarebbe diventato Alessandro Magno, il Figlio del Sogno. Dopo un’infanzia serena trascorsa alla corte macedone, il giovane macedone si affidò alle cure intellettuali di tre grandi retori: Leonida (omonimo del leggendario Re spartano), Lisimaco e, infine, Aristotele.

La formazione di Alessandro

Il filosofo greco fu il più importante dei tre, perché diede un’educazione completa al ragazzo. Alessandro, infatti, studiò l’arte, la filosofia, le scienze naturali e la politica. Pur procedendo a fasi alterne, il rapporto tra Aristotele ed il giovane macedone si cementò col tempo. Plutarco riporta che, per insegnare la lingua greca al giovane principe, Aristotele preparò un’edizione annotata dell’Iliade; Alessandro vi si affezionò talmente tanto da portarla sempre con sé durante la campagna di Persia, campagna che avrebbe consegnato per sempre Alessandro alla leggenda.

Il giovane principe aveva anche altri talenti, oltre ad essere abile negli studi: egli, infatti, fu un abile suonatore di lira, tanto abile che Eschine (retore ateniese) lo citò durante un discorso pubblico ad Atene quando Alessandro aveva solo dieci anni. Alcuni storici non concordano su questo evento, poiché non ci sono pervenute sufficienti fonti a riguardo. Tuttavia, questo indica quanto la storiografia antica avesse la tendenza ad evidenziare i “prodigi” del giovane macedone fin da quando quest’ultimo era in tenera età.

Il Leone ed il Cavallo: le leggende macedoni

Alessandro era anche un abile cacciatore, e una leggenda narra che il giovane macedone avesse ucciso un leone da solo, in tenera età.
Non è un caso che l’animale scelto dalla leggenda fosse un leone: il re della savana è universalmente riconosciuto come simbolo di forza, di onore, di prestigio e di potere.
Alcuni storici chiamano Alessandro “Il Leone di Macedonia”, proprio in riferimento alla caccia al leone.

E’ inevitabile associare la figura di Alessandro, oltre che al Leone, al cavallo. Non un cavallo qualunque, ma un destriero che ancora oggi risuona nelle leggende e sui libri di Storia: Bucefalo, il leggendario stallone nero del Leone di Macedonia.

La leggenda di Bucefalo

Si narra che, quando Alessandro aveva dodici anni, il generale Demarato di Corinto avesse comprato questo cavallo come dono a Re Filippo II di Macedonia. Il generale, tuttavia, non aveva fatto i conti con il temperamento dell’animale, che risultava sempre imbizzarrito ed impossibile da domare. Lo stesso Filippo restò impressionato dalla natura indomita dell’animale, e fu sul punto di rispedire al mittente il cavallo.

Fu proprio in quel momento che intervenne Alessandro, il Figlio del Sogno: egli, infatti, si accorse che Bucefalo era semplicemente spaventato dalla sua ombra. La leggenda narra, dunque, che Alessandro prese il muso dell’animale imbizzarrito e lo rivolse verso il Sole; improvvisamente, Bucefalo si calmò e Alessandro riuscì a montarlo.

Da allora, narra la leggenda, Bucefalo non accettò più nessun cavaliere. Plutarco ci riporta una minuziosa descrizione del destriero: dotato di una velocità senza eguali, pare fosse un cavallo enorme, più alto della media, con un lucente pelo raso nero a coprire una muscolatura possente. Due occhi rossi spiccavano sul suo muso affusolato, e dense nubi di vapore fuoriuscivano dalle sue narici quando respirava.

Plutarco scrive che i nemici di Alessandro, prima ancora della visione delle armate, capivano che i Macedoni stavano arrivando poiché sentivano Bucefalo cavalcare. Il destriero generava un suono simile ad un tuono ogniqualvolta che uno zoccolo impattava con il suolo. Bucefalo attraversò il mondo insieme al suo Re, morendo nel 326 a.C. durante la battaglia dell’Idaspe. Venne combattuta contro il Re dell’India Poro, nell’odierna regione del Punjab).

In onore del suo leggendario destriero, Alessandro fondò la città di Alessandria Bucefala. La leggenda di Alessandro Magno, il Figlio del Sogno, è quindi legata a doppio filo a quella del suo grande destriero.

Conclusione

Abbiamo, dunque, visto la nascita e l’educazione di Alessandro Magno, il Figlio del Sogno. Abbiamo fatto un breve excursus sulla sua personalità e sulle leggende che lo riguardano.
Nel prossimo articolo della Rubrica Archivistica ci avventureremo nell’ascesa al potere di Alessandro e sull’inizio della leggenda di Alessandro Il Conquistatore.

Francesco Ummarino per Questione Civile- XXI



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