Napoleone

Napoleone protagonista di una fake news

Napoleone: come fu possibile che una fake news avesse causato un’impennata della Borsa?

Anche Napoleone fu protagonista di una clamorosa fake news.

“Pesce d’Aprile”

-N. 4

Questo articolo è il quarto della Rubrica Panarchivistica dal titolo Pesce d’Aprile, che parla del concetto di “fake news” in vari ambiti. La rubrica vede la collaborazione tra gli Archivi di Storia Antica, Storia Medievale, Storia del Pensiero Economico, Storia delle Relazioni Internazionali, Letteratura, Scienze Umane, Storia Contemporanea, Storia dell’Arte e Storia del Cinema.

Era il 5 Maggio del 1821 quando Napoleone morì, esattamente 200 anni fa. Ed è proprio in questo giorno che voglio parlarvi di lui, o meglio, della fake news (punto cardine di questa rubrica) poc’anzi citata, e che gettò nel panico la Borsa di Londra. Vi state chiedendo come? Mettetevi comodi e lasciate che ve lo spieghi.

Napoleone: chi era costui?

So che starete pensando: “Ma come chi era Napoleone?”. Se scrivo questo breve paragrafo è perché ogni storico che si rispetti non deve mai dare niente per scontato. Per cui, vi introdurrò la figura di Napoleone.

Napoleone Bonaparte nacque ad Ajaccio nel 1769, e morì sull’isola di Sant’ Elena il 5 Maggio del 1821. Fu un grande stratega, un uomo carismatico che instillava coraggio e forza nei suoi uomini. Si autoproclamò Imperatore di Francia e fu anche sovrano d’Italia dal 1802 al 1805. Compì una grande ascesa politica e militare, e ancora oggi viene ricordato come uno dei più grandi sovrani francesi. Tuttavia, oggi non ricorderemo la sua vita o la sua carriera. Ricorderemo, invece, che anche Napoleone fu protagonista di una clamorosa fake news.

21 Febbraio 1814: la finta morte di Napoleone

La fake news sulla finta morte del sovrano francese nacque in Inghilterra, precisamente in una locanda nella città di Dover, cittadina costiera della contea sud-orientale del Kent. Alle prime ore del giorno, un uomo vestito da ufficiale britannico arrivò alla locanda. Disse di essere il Colonnello Du Bourg, l’assistente personale di un certo Lord Cathart.

Una volta rifocillatosi, il Colonnello chiese carta e penna, asserendo di avere una notizia importantissima da recapitare all’ammiraglio Foley, stanziato a Deal (cittadina costiera a otto miglia da Dover). Oltre a questo, chiese anche una carrozza per recarsi a Londra.

Ma qual era questa importantissima notizia?

Stando a quanto riferito dall’economista Richard Dale nel suo libro (che ricostruisce la vicenda) “Napoleon is Dead”, il Colonnello voleva comunicare all’ammiraglio Foley che Napoleone era morto, ucciso dai cosacchi. Già in questo punto vi si dovrebbero drizzare le antenne: la campagna di Russia era terminata nel Dicembre del 1812 grazie all’intervento del “Generale Inverno”, ovvero il rigido inverno russo che Napoleone non aveva considerato.

I Cosacchi si resero famosi durante la ritirata delle forze francesi poiché sfoltirono di molto queste ultime, riducendo l’esercito napoleonico alle famose 10.000 unità.

Perché, dunque, una notizia di tale portata avrebbe impiegato così tanto tempo per giungere in Inghilterra? Noi oggi, con gli odierni mezzi multimediali, possiamo reperire una notizia in pochi secondi. Un tempo non era così, ci voleva molto tempo. Ma pensare che ci volessero due anni per far sapere al mondo che Napoleone era morto risulta quantomeno strano.

Il tentato scacco matto

Ad ogni modo, una volta ricevuta la notizia tramite la lettera inviatagli dal Colonnello, l’Ammiraglio Foley espresse tutta la sua perplessità. Rimase perplesso a tal punto che aggiunse una nota personale alla missiva prima di affidarla ad un corriere.

Allo stesso tempo, il Colonnello Du Bourg si fermò di locanda in locanda per poter “rinforzare la notizia”. Ripetendola in più luoghi, egli sperava che la notizia sarebbe diventata di pubblico dominio. Così fu: in breve, la notizia diventò (come diremmo oggi nel nostro mondo) “virale”.

Il Colonnello Du Bourg, principale fautore della fake news, fece perdere le sue tracce e sparì nel nulla. La notizia ebbe una tale presa in Inghilterra che, all’apertura della Borsa, moltissimi azionisti si precipitarono a Londra per investire, contando sulla morte del (dal loro punto di vista) tiranno transalpino e sulla conseguente ripresa dell’economia.

In conseguenza a questa ondata di investimenti, la Borsa di Londra aprì in grande rialzo. Tuttavia, la notizia non era stata confermata e l’entusiasmo andò lentamente scemando.

Tuttavia, poco dopo mezzogiorno, entrò in città una carrozza decorata con intarsi dorati, con a bordo uomini in uniforme realista (ossia una uniforme appartenente alla monarchia borbonica) che distribuivano volantini recanti la scritta “Vive le Roy!”.

Grazie a questo stratagemma, per qualche altra ora le borse tennero un buon ritmo al rialzo.

Ore 15:00 del 21 Febbraio 1814: la scoperta dell’inganno

Nel pomeriggio, tuttavia, fu chiaro a tutti che Napoleone non fosse morto (non era arrivata nessuna conferma della notizia) e che tutto quello che era successo nelle ore precedenti era stato un grande imbroglio.

I due fautori dell’imbroglio erano proprio Lord Thomas Cochrane (politico ed eroe di guerra inglese) e Charles Random de Berenger, che si era nascosto dietro l’identità fittizia del Colonnello Du Bourg.

Ma perché i due protagonisti della vicenda avevano architettato tutto questo?

La risposta è semplice: i due, insieme ad altri quattro investitori, avevano rivenduto dei titoli governativi nelle prime ore del mattino per un milione di sterline. Facendo impennare la Borsa di Londra, avrebbero potuto rivendere i titoli a dieci volte il prezzo d’acquisto.

Tuttavia, una volta scoperto l’inganno, i titoli della Borsa crollarono e Berenger e Cochrane furono cercati, trovati e condannati ad un anno di carcere, al pagamento di una grande multa e ad un’ora di gogna. Quest’ultima parte della condanna fu risparmiata ai due, poiché Cochrane era comunque un eroe di guerra.

Alcuni storici riportano che Cochrane sarebbe stato addirittura innocente, e che il suo nome possa essere stato accostato a quello di Berenger da eventuali avversari politici.

Ad ogni modo, che fosse innocente o meno, Cochrane passò gli anni seguenti a tentare di riabilitare il suo nome. Nel 1831, gli furono restituiti tutti i titoli onorifici che erano stati dichiarati decaduti in seguito alla condanna e nel giorno del suo funerale, nel 1860, lo stendardo del suo casato fu nuovamente innalzato nella cappella di Enrico VII a Westminster.

Conclusione

Cosa possiamo imparare dalla vicenda della finta morta di Napoleone? Cosa possiamo trarre dalla vicenda di Napoleone protagonista di una fake news? Beh, è possibile notare quanto potere possa avere una fake news, se supportata da menti tanto folli da creare piani atti al rinforzarla.

Tuttavia, è anche evidente come una fake news possa essere una lama a doppio taglio. Il folle piano di Berenger e Cochrane portò ad un’impennata dei titoli della Borsa di Londra, che poi crollarono con il piano ordito dai due speculatori.

Uno dei due cadde in rovina per anni, venendo reintegrato nella società circa 17 anni dopo il misfatto. Ancora una volta, dunque, è bene ribadire che bisogna sempre verificare le fonti, prima di trasmetterne il messaggio. Altrimenti si rischia di incorrere nella rovina o di causare quest’ultima. In entrambi i casi, alla rovina non sempre vi è rimedio.

Francesco Ummarino per Questione Civile – XXI

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