La mummia di Tollund: il mistero dalla Scandinavia

la mummia

Dalle paludi del Nord Europa, la mummia di Tollund ci aiuterà a raccontare una particolare tipologia di defunti, differente dai soliti resti archeologici che siamo abituati a vedere.

No, non è il nuovo capitolo della famosa trilogia La Mummia, bensì un’interessante pagina della storia sul rapporto del genere umano con la morte, la mummia di Tollund.

La parola mummia fa subito pensare alla gialla sabbia e ai defunti dell’antico Egitto avvolti in bende e adagiati in fatiscenti sarcofagi. La mummia di Tollund, invece, è una delle mummie di palude meglio conservate al mondo, rinvenuta in Danimarca, nello Jutland. Ma cosa sono queste mummie di palude? Quali sono le loro caratteristiche? E chi era l’Uomo di Tollund?

Le mummie delle paludi

Questo particolare tipo di mummia è chiamata “di palude” proprio perché i defunti venivano sepolti nelle torbiere, ovvero paludi in lento movimento tipiche di paesi del Nord Europa ricche di muschi, come gli sfagni, dove la mancanza di ossigeno non permette ai microrganismi che decompongono i materiali organici di sopravvivere. Per questo motivo, si sono perfettamente conservati capelli, pelle, vestiti, impronte, tatuaggi, …

Tuttavia, l’acidità dell’acqua contribuisce a sciogliere il bicarbonato di calcio delle ossa, motivo per il quale lo scheletro non è (quasi) mai conservato. Ma è proprio l’acqua a conferire a queste particolari mummie un colore caratteristico della cute, molto scuro, e dei capelli (rossastri).

La stragrande maggioranza dei corpi di torbiera che sono stati scoperti risalgono all’età del ferro, un periodo di tempo in cui le torbiere coprivano un’area molto più ampia dell’Europa settentrionale.

Molti, inoltre, mostrano segni di colpi inferti con coltelli o con bastoni. Altri sono stati impiccati o strangolati, o una combinazione di questi metodi. In alcuni casi l’individuo era stato decapitato o torturato.

Non solo Europa

Anche il Nord America ha restituito una grande quantità di mummie di palude. In particolare, in Florida un sostanzioso gruppo è stato chiamato “popolo della palude”. Questi scheletri sono i resti di persone sepolte nella torba, molto più umida di quella europea, tra 5.000 e 8.000 anni fa. Gli scheletri, grazie a questa elevata umidità, sono ben conservati, mentre pelle e la maggior parte degli organi interni non sono stati preservati.

Eccezione sono, invece, i cervelli conservati in ben 100 teschi nel sito archeologico di Windover e in una delle numerose sepolture a Little Salt Spring .

Prima della mummia di Tollund

Elemento comune di queste mummie è la torba, materiale usato come combustibile fin dall’età del ferro. Spesso, gli scavatori di torba si sono imbattuti in corpi sepolti nelle paludi. La prima scoperta risale, probabilmente, al 1640 quando viene rinvenuto un corpo a Shalkholz Fen ‎‎nell’Holstein, ‎‎in Germania. ‎Invece, il primo resoconto completo sulla scoperta è relativo a un corpo rinvenuto sul monte Drumkeragh nella ‎‎contea di Down,‎‎ in Irlanda. ‎‎‎‎Tali rapporti continuarono‎‎ ‎‎ fino al XVIII secolo. Durante il XVIII e il XIX secolo, credendo che questi corpi fossero recenti, li rimuovevano dalle torbiere e venivano sepolti con rito ‎‎cristiano‎‎ sul terreno consacrato della chiesa in linea con le credenze religiose della comunità che li portava alla luce.

Nel XIX secolo, si cominciò finalmente a pensare che fossero di origine antica. Nel 1843, a Corselitze sul ‎‎Falster‎‎ in Danimarca, un corpo di palude insolitamente sepolto con ornamenti, dopo una sepoltura cristiana, per ordine del principe ‎‎ereditario Federico,‎‎ si dissotterrò il corpo per essere inviata ‎‎al Museo Nazionale di Danimarca.‎‎

l primo corpo di‎‎ ‎‎ palude fotografato fu l’uomo di ‎‎Rendswühren‎‎ dell’età del ferro, scoperto nel 1871, in Germania. Fu il primo tentativo di ‎‎conservazione‎‎ e il suo corpo fu esposto in mostra in un museo. ‎‎‎‎Con l’ascesa‎‎ ‎‎ dell’archeologia moderna ‎‎all’inizio‎‎ del XX secolo, gli archeologi iniziarono a scavare e indagare i corpi delle torbiere in modo più attento e approfondito.

La mummia di Tollund – il ritrovamento

Tollund è un piccolo villaggio a pochi chilometri dalla città di Silkeborg. Era il 6 maggio del 1950 quando due cittadini, i fratelli Viggo ed Emil Højgaard, usciti per prelevare della torba a Bjældskor Dale per scaldare la loro casa, notarono un volto che affiorava dall’acqua, dai lineamenti ben definiti e con una corda al collo. Temendo di essersi imbattuti in un recente omicidio, contattarono immediatamente la polizia. Sepolto a 2 metri e mezzo di profondità nella torba, il corpo era invece tutt’altro che contemporaneo. Gli agenti, resosi conto subito di ciò, avvertirono il museo di Silkeborg che inviò con prontezza l’archeologo Peter Vilhem Glob famoso proprio per le ricerche sulle mummie delle paludi.

Gli scavi misero in luce il cadavere di un uomo, in posizione fetale, completamente nudo, eccezion fatta per un cappuccio legato sulla testa e una cintura.

Qui, inizia la storia della mummia di Tollund.

La datazione e l’ultima cena

A Glob, capito a cosa si trovasse davanti, non restava che scoprire a che epoca risalisse. Le analisi partirono dal contenuto dello stomaco, che lo datò al IV secolo avanti Cristo, confermati poi dalla datazione al C-14 (Carbonio 14). Tali indagini sono da poco confermate (luglio 2021) da Nina Nielsen che, grazie alle moderne tecniche di studio, ha raccontato non solo l’ultimo pasto della mummia di Tollund, ma anche determinare il metodo di preparazione e lo stato di salute.

Pare, infatti, che si fosse goduto un piatto a base di porridge d’orzo (cucinato in pentole d’argilla con acqua di palude), semi di lino (coltivato)e pesce.

Analizzando i campioni dell’intestino dell’uomo di Tollund, i ricercatori hanno anche scoperto che era infestato da diversi parassiti al momento della sua morte, tra cui la tenia.

Grazie a questa mummia, gli archeologi hanno potuto anche aprire una finestra informativa sull’aspetto igienico di un uomo durante l’età del ferro, sull’uso di acqua contaminata e il consumo di carne poco cotta, oltre al rapporto “fisico” con il terreno e con gli animali.

Le impronte digitali

Nel 1978, gli esperti di impronte digitali con le forze di polizia nazionali decisero di esaminare una delle dita e uno dei piedi dell’uomo di Tollund‎‎, tenuti nella formalina per evitare che marcissero. L’impronta sul dito era ben conservata, cosa che ne fa una delle più antiche del mondo. Il modello è ancora molto facile da vedere. La relazione del vicecommissario Andersson affermò, tra le altre cose, che la fotografia del pollice destro mostrava un modello tipico con linee curve, molto simile a quello dell’uomo di oggi.

Inoltre, l’epidermide era sparita, dovuto probabilmente alla lunga permanenza nell’acqua della palude.

Com’è morta la mummia di Tollund?

Quale fu la causa della morte di quest’uomo di circa 30-40 anni, alto 1,60 circa?

La morte per impiccagione, o meglio per asfissia, pare confermata dallo studio ai raggi x e dalla corda intorno al collo che non poteva lasciar dubbi.

Di sicuro, però, non si trattava di un criminale. Ne danno conferma la posizione nella sua sepoltura (con rispetto) e l’ultima cena consumata.

Probabilmente la mummia di Tollund è stata una vittima sacrificale a uno o più Dei (quali fossero, però, non è possibile dirlo), forse per ringraziarli della torba.

Dove è conservata adesso?

‎Il corpo è esposto al ‎‎Museo Silkeborg‎‎ in Danimarca. Solo la testa è originale perché, con le tecniche di conservazione del materiale organico poco avanzate dei primi anni ’50, per preservare l’intero corpo gli esaminatori forensi suggerirono di recidere la testa dal corpo, che venne essiccato. Il tessuto, purtroppo, è scomparso.

Nel 1987, il Museo Silkeborg ricostruì il corpo usando i resti scheletrici come base.

Conclusioni

Gli esempi da portare alla vostra attenzioni sarebbero molti. Alcuni più accattivanti antropologicamente, altri poco conservati ma tutti con una storia alle spalle che li ha portati a essere, probabilmente, sacrificati per un bene superiore, necessario.

Immaginate di trovare un corpo di 8000 anni fa e pensare che possa essere un cadavere di epoca contemporanea. Di osservare i capelli, le pieghe del volto, i peli della barba, le impronte digitali. Quasi può sussurravi chi fosse prima della morte.

Non trovate tutto questo meravigliosamente affascinante?

Francesco Frosini per Questione Civile – XXI

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