Il MoMa: la nascita e l’operato di Alfred Barr

il MoMa

La storia del MoMa (Museum of Modern Art) di New York

Nel 1929 nasce su iniziativa di 3 donne (Miss Lilie P. Bliss, Mrs. Mary Quinn Sullivan e Abby Aldrich D. Rockefeller) l’idea di scardinare l’assetto museale tradizionale, il MOMA. Con l’obiettivo di essere un museo del tempo presente, un museo di arte moderna. Un museo che aprirà un dibattito teorico: per essere del presente quali confini vanno definiti? Quando un’opera d’arte cessa di essere moderna? Quali sono le caratteristiche che lo rendono tale? Se è un’arte del presente, quali sono le autorità titolate a riconoscere un manufatto come arte? Quale è il criterio per promuovere una certa forma di arte?

Miss Lilie P. Bliss, Mrs. Mary Quinn Sullivan e Abby Aldrich D. Rockefeller (foto presa da Pinterest)

La nascita del MOMA

Questo museo si pone da subito come un momento di svolta. Viene concepito inizialmente come sede di esposizione non permanente dedicato all’espressione artistica contemporanea. Difatti, il MOMA rinuncia ad avere una sua esposizione permanente perché, essendo un museo di arte moderna, deve proiettarsi sull’attualità e presenta da subito delle caratteristiche eccezionali: sedi non magniloquenti. Infatti, la prima sede fu allestita al dodicesimo piano dello Heckscher Building, un palazzo molto distante dal Metropolitan museum, proprio per segnare la differenza.

Già nel ‘32 il museo si trasferisce in un altro edificio, nel ‘38-‘39 viene costruito il nuovo grande edificio che ha un aspetto più moderno e trasparente, fino poi ad ampliarsi con le sedi aggiuntive che vengono a completare il percorso iniziale.

L’edificio del MoMa (foto presa da moma.org)

Mentre, alla fine degli anni ’30 verrà proposto il progetto di Goodwin e Stone con un assetto e con caratteristiche di museo con parete quasi completamente trasparente, un museo che cerca dialogo attraverso la luce con il territorio urbano e la città.

Il direttore del MOMA

Alfred Barr viene nominato direttore del MOMA molto giovane e sarà il primo ad esserlo. A lui si deve la formulazione teorica di questo museo. Barr è stato un pioniere per il tipo di museo, per il tipo di pubblico che ricercava e anche per la funzione didattica che ha attribuito al museo. È molto presto per parlare di funzione didattica del museo, ma introdurrà laboratori didattici, sussidi, didascalie; dimostrò fin da subito un forte impegno pedagogico che agli inizi del ‘900 diventa il credo della cultura educativa statunitense.

Alfred Barr stringe la mano a Jacqueline Roque. Nella foto sono presenti anche Margaret Scolari Barr e Pablo Picasso (foto presa da Artribune)

Barr è un personaggio che pone le basi di una nuova concezione del museo in senso teorico, in senso comunicativo e in senso educativo. Per lui il museo è un grande laboratorio al quale il pubblico deve partecipare. In questo dialogo il museo deve parlare la lingua del presente; quindi, deve aprirsi a ogni forma di espressione artistica. Non si limiterà alla pittura e alla scultura, ma si estenderà anche alle arti del ‘900: fotografia, cinema e design.

La nascita della sezione didattica: Victor D’amico

Un museo capace di leggere il tempo presente, di interpretarlo e di esporlo. La prima sezione didattica verrà aperta nel 1937: sarà affidata a Victor d’Amico che si pone all’avanguardia per il coinvolgimento del pubblico e per la sua missione educativa (tema che noi leggiamo nella definizione ICOM del museo). D’Amico porrà la questione della pubblicazione dei primi cataloghi delle mostre.

Tra le operazioni svolte da D’amico al MOMA ricordiamo l’apertura della galleria ai giovani nel 1937, istituzione che offriva lezioni di arte e spazi espositivi e la fondazione del Comitato per l’arte nell’educazione e nella società americana nel 1942.

Victor D’Amico (foto presa da moma.org)

La filosofia del museo moderno

Fin dalla sua prima formazione il MOMA perseguirà una politica espositiva inarrestabile. Il museo organizza solo nei primi 10 anni 91 mostre che toccheranno 1400 località soltanto negli Stati Uniti. Nel 1931, era il sesto museo più visitato d’America. Barr contrasta l’idea tradizionale di museo e il pregiudizio che appesantiva il museo.

Barr arriva a capire il potenziale del museo e il suo rapporto con la società grazie a un viaggio che fa nel 1928 in Europa e trascorrendo il suo tempo alla scuola del Bauhaus. Racconta che quei 3 giorni furono folgoranti. L’incontro con l’architettura teorica del Bauhaus e la sua teoria pedagogica furono fondamentali e cercò di tradurla in senso operativo nella grande esperienza del MOMA. Il suo obiettivo era quindi un’arte onnicomprensiva ed inclusiva: un’arte impegnata nell’inclusione di tutte le discipline investendo anche il design e la produzione industriale.

Promuove un museo che dialoga con il presente e che contribuisce alla costruzione del presente.

Barr diceva:

“Il museo storico deve essere molto tradizionale e attento nelle scelte invece il museo moderno deve essere audace e cogliere le opportunità e deve anche considerare la possibilità che sarebbe sbagliato intraprendere iniziative con ritardo rispetto al momento in cui le opportunità si presentano”.

Questa idea di Barr è assolutamente innovativa perché Stein scriveva che si poteva essere o moderni o museo, ma non essere entrambe le cose. Lei era così immersa nella contemporaneità e nel linguaggio di avanguardia che l’idea di museo doveva essere sposata al concetto stesso di ciò che è già storicizzato.

Cos’è l’arte moderna? La metafora della torpedine

Per Barr, al contrario, il museo può essere una leva per la società, un elemento di spinta per la modernità stessa. Per questo motivo si pone la questione cruciale: cos’è arte moderna? Inventa la metafora della torpedine, una sorta di diagramma a forma di siluro con un’elica in fondo.

Diagramma della metafore della torpedine (foto presa da moma.org)

Questa idea del siluro che va avanti presuppone che c’è una coda che a mano a mano si allontana e c’è una testa che si protende in avanti: ciò che sta avanti sono i grandi movimenti di avanguardia e vediamo che ci sono dei limiti temporali, e il museo moderno deve seguire questo andamento e in questo suo spostarsi in avanti deve lasciare indietro i vecchi movimenti.

L’impegno didattico di Barr

Inoltre, inventa delle proposte di didascalia parlante, in cui si chiede ai visitatori il pensiero riguardo l’arte moderna. In varie occasioni espose immagini chiedendo il confronto a chi sta osservando.

Quello che ci interessa è l’approccio che Barr promuove: questa idea di parlare con il pubblico che non è una presenza muta bensì dialogante con la quale si può creare una conversazione, una dimensione di stimolo.

Il MOMA, nel momento in cui si poneva come museo del tempo moderno, cerca di aprire la discussione sugli artisti del tempo presente ed ebbe un ruolo importante per la promozione dell’espressionismo astratto.

Durante il periodo della guerra fredda ha sostenuto i movimenti dell’avanguardia americana e soprattutto dell’espressionismo astratto con grandi mostre organizzate in Europa: ebbe un ruolo fondamentale per la promozione di Pollock e del movimento dell’espressionismo astratto.

Conclusioni

Nel 1948, in base a quanto dichiarato nel suo testamento, Abby Rockfeller lascia al MOMA la sua intera collezione ma impone di cedere le opere al Met dopo 50 anni, poi dopo mezzo secolo quelle opere non sarebbero più state moderne.

Nello stesso anno viene sottoscritto un patto tra il Met, il MOMA e il Whitney Museum, per cui i tre musei avrebbero dovuto ripartirsi le aree di competenza, evitando delle sovrapposizioni. infatti, il Metropolitan avrebbe dovuto acquistare dal MOMA le opere ritenute non più moderne.

Giordano Perchiazzi per Questione Civile

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