Il museo archeologico di Villa Baciocchi

Il museo archeologico

Museo archeologico di Villa Baciocchi: tra storia e attualità

Villa Baciocchi, sabato 27 novembre 2021 alla presenza del Presidente della Regione Eugenio Giani, ha inaugurato il nuovo allestimento della sezione del museo archeologico situata al piano nobile dell’edificio, dedicata all’evoluzione degli insediamenti umani nella Valdera dalla Preistoria al Medioevo.

Il percorso, grazie all’azienda Space Spa, è stato arricchito da applicativi multimediali interattivi e da numerosi video, diventando così un ambiente moderno e aperto alla didattica contemporanea.

La storia

Villa Baciocchi, edificata in stile tardo-barocco e neoclassico, sorge sul punto più alto del paese dove si ergeva il castello di Capannule, documentato dal 1051.

I promotori dell’incastellamento furono i conti Gherardeschi, ma nel 1288 il Conte Ugolino morì e vennero cacciati, ritirandosi nei loro feudi in Maremma, lasciando il dominio a Pisa.

Fu, dunque, la famiglia pisana dei Gambacorti ad acquisire molti terreni nei dintorni di Capannoli. Essa mantenne la signoria sul castello nel XIII e XIV secolo, costruendo nel luogo più alto il proprio palazzo di residenza e i magnifici giardini.

Nelle lotte tra Pisa e Firenze, Capannoli e gli altri numerosi castelli della Valdera passarono per alterni periodi sotto il dominio gigliato. I Gambacorti furono costretti più volte all’esilio, fino alla sconfitta pisana del 1406

La Valdera divenne così luogo di soggiorno estivo per le famiglie aristocratiche pisane e fiorentine. Dai primi del Cinquecento, le proprietà dei Gambacorti passarono alla famiglia Pucci di Firenze, fino al 1830 quando furono i marchesi Baciocchi a prender possesso dell’edificio. Dal 1952, la Villa appartiene al comune.

A circondare la villa, vi è uno stupendo parco botanico, che isola la dimora storica dall’abitato grazie anche ai numerosi alberi ad alto fusto.

Il parco botanico

Il parco fu ideato nella seconda metà dell’Ottocento dall’architetto Luigi Bellincioni che vi fece costruire edifici neogotici, grotte rustiche e piccole edicole affrescate. Oggi il giardino botanico ospita numerose specie plurisecolari provenienti da ogni angolo del mondo. Si possono ammirare ad esempio la sequoia canadese, il tasso, il bamboo.

L’architetto Bellincioni nacque a Pontedera nel 1842, fu aiuto ingegnere delle Ferrovie Toscane e consigliere provinciale a Pisa. Si formò a Firenze dove fu allievo di Giuseppe Michelacci e Felice Francolini. Dal 1888 fece parte della Commissione per la conservazione dei monumenti e delle antichità della Provincia di Pisa. Fu attivo nella zona della Valdera dove si dedicò alla progettazione di campanili come quello di Santo Pietro Belvedere.

La sua opera si ispira al classicismo rinascimentale, cui si avvicina con un approccio eclettico aperto alle influenze di altri stili architettonici. È autore anche del cimitero monumentale di Capannoli

La Villa, oggi, ospita due musei. Il primo è il museo Zoologico, allestito al piano terra. L’esposizione si articola in cinque sale nelle quali sono raccolti oltre 1400 esemplari di animali tassidermizzati, provenienti da tutto il mondo.

Il visitatore può così viaggiare, spostandosi dall’Africa all’America, dall’Asia all’Europa fino a raggiungere il territorio locale.

La visita è impreziosita dai vari versi degli animali che permettono un’immersione totale nella natura e dall’ambiente multimediale che riproduce un vero e proprio laboratorio del tassidermista, spiegandone l’antica arte. Il secondo è il museo archeologico.

Il museo archeologico

La sezione dedicata al museo archeologico, chiamata Centro di documentazione archeologica, propone un percorso che parte dall’evoluzione della storia umana, passando dalla Preistoria fino al Medioevo, scandito lungo cinque sale.

Il centro raccoglie materiali archeologici di differenti tipologie che raccontano la vita nel territorio della Valdera nelle sue fasi, oltre a far conoscere gli aspetti economici e produttivi degli insediamenti che si sono poi sviluppati, divenendo i paesi che oggi conosciamo.

L’esposizione è arricchita da alcuni diorami a grandezza naturale delle tipologie insediative, documentate durante le indagini archeologiche condotte in questi anni, ovvero il villaggio Neolitico del Podere Casanuova (Pontedera) e la capanna etrusca di Montacchita (Palaia).

La scelta di arricchire gli spazi espositivi con ricostruzioni è dovuta sia al voler facilitare e rendere più immediato il racconto dell’evoluzione culturale e materiale locale, che al voler evidenziare la continuità storica e le scoperte raggiunte dai nostri antenati.

Il nuovo allestimento

Tutto questo, da sabato, si arricchisce grazie al nuovo allestimento curato della società pratese Space Spa. Il visitatore, già all’ingresso, potrà interagire con un tavolo touch che introduce al percorso espositivo, racconta l’edificio e accompagna alla scoperta del territorio della Valdera.

La visita al Centro di Documentazione Archeologica si sviluppa, poi, attraverso sei sale.

La prima è divisa in due zone da una struttura graficizzata che racconta, sulla parte frontale, l’evoluzione umana tramite video, immagini e ricostruzioni.

Il retro del pannello approfondisce il Paleolitico (inferiore, medio e superiore) attraverso reperti e riproduzioni fedeli di strumenti rinvenuti nel territorio, accompagnati da disegni puntuali. Sempre in questa sala, come già detto, è presente la ricostruzione di una capanna di epoca neolitica.

Anche nella sala successiva è esposta la riproduzione di una capanna, relativa però all’insediamento etrusco della Montacchita di Palaia.

Qui la postazione multimediale, inserita in una parete graficizzata, racconta 5 tematiche chiave dell’epoca etrusca nel territorio, dall’abitazione alle cerimonie sacre, tramite video con ricostruzioni 3D appositamente realizzate.

La sala dedicata alle sepolture ospita gli oggetti narranti, riproduzioni realistiche hands on di alcuni dei reperti esposti, tramite i quali è possibile interagire e approfondire con audio descrittivi puntuali (sia in italiano che inglese).

Nella zona immersiva finale è possibile godere di un video sulla storia della Valdera. Un volo sopra il territorio attraverso i secoli che conclude il percorso di visita e induce a visitarlo una volta usciti dal Museo.

Francesco Frosini per Questione Civile

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