L'Orfismo

L’Orfismo: tra i misteri iniziatici e la filosofia

L’Orfismo: una religione misterica

L’Orfismo nasce in Grecia tra il VII e il VI secolo a.C., quasi contemporaneamente alla filosofia. Esso si identifica in un insieme di dottrine religiose di carattere soteriologico, che professano cioè un percorso di salvezza per gli iniziati che vi aderiscano.

Fra di esse vi troviamo la prima attestazione, nella cultura greca, di un’idea di anima immortale, distinta e differente dal corpo fisico. Vi è contenuta anche la prima allusione alla possibilità di una vita ultraterrena di beatitudine.

L’Orfismo è annoverato fra quelle che vengono definite religioni misteriche. Si tratta di quelle forme di religiosità contraddistinte da segreti iniziatici, destinate a circoli ristretti ed esclusivi, che si discostano da quelle tradizionalmente praticate.

Questo movimento veniva in genere tollerato dalla società greca e coesisteva parallelamente alla religione comune, senza entrarvi in conflitto. Per gli iniziati, le dottrine da esso veicolate consistevano in una conoscenza antichissima, ricondotta in Grecia ad opera di figure leggendarie, quali Aristea di Proconneso e Abari Iperboreo.

Orfeo: tra storia e leggenda

L’Orfismo è legato al mitico cantore tracio Orfeo, che ne è considerato il leggendario fondatore. Si tratta di un eroe mitologico figlio, secondo la tradizione, della musa Calliope e del dio Apollo. Alcuni studiosi ritengono che la figura di Orfeo vada identificata con quella forse storicamente esistita di un missionario greco in terra tracia. Costui sarebbe morto in quella regione nel tentativo di esportarvi il culto di Apollo.

La figura di Orfeo è celebre per le sue doti di cantore e suonatore di lira. Con il suo strumento, secondo i racconti, sarebbe stato in grado di incantare qualsiasi creatura vivente, finanche gli Dei. Simbolo degli eterni valori dell’arte e della musica, è rivestito anche di una certa aura mistica, sciamanica. Questo soprattutto per via della sua catabasi, il suo viaggio nell’oltretomba.

Il mito di Orfeo ed Euridice

Diversi sono i racconti legati alla sua figura, ma il più famoso è certamente quello legato al suo amore per la driade Euridice, sua sposa. Secondo il mito, quando ella morì a causa del morso di un serpente, Orfeo, straziato dal dolore, decise di discendere negli inferi per cercarla.

Lungo il suo cammino nell’oltretomba, niente e nessuno riuscì a resistere al soave suono della sua lira. Orfeo ipnotizzò tutti coloro che si frapposero al suo passaggio, inducendo Caronte a traghettarlo oltre lo Stige e ammansendo Cerbero. Quando, finalmente, giunse al cospetto di Ade e Proserpina, divinità sovrane degli inferi, l’eroe rivolse loro la sua supplica.

Orfeo, con l’ausilio del suo strumento, pregò loro di lasciar vivere ancora Euridice fino al termine del naturale corso della sua vita. Ade e Proserpina, commossi dal suo canto, acconsentirono, ma ad una condizione. Orfeo avrebbe potuto condurre con sé la propria sposa fino al mondo mortale. Questo, tuttavia, a patto che egli non la guardasse per tutto il tragitto nel Tartaro. Se l’avesse fatto, lei sarebbe svanita per sempre.

Quando, però, giunsero alle soglie degli inferi, Orfeo, colto dal timore che Euridice non lo stesse più seguendo, cedette e si voltò a guardarla. Così la condizione fu violata ed Euridice sprofondò di nuovo nella morte.

La morte di Orfeo

Dopo la perdita dell’amata, Orfeo decise che non avrebbe amato mai altra donna, e si dedicò al canto e alla predicazione religiosa. Così, quando un giorno fu invitato da alcune baccanti, le devote di Dioniso, ad unirsi a loro nel rito orgiastico in onore al dio, rifiutò.

Le donne, colte dall’ira e dalla loro tipica condizione di invasamento, uccisero il cantore e lo fecero a pezzi. Gettarono poi la sua lira, insieme con la sua testa, nel fiume Evros. La testa di Orfeo, finita proprio sulla lira, rimase a galla continuando a cantare, a simboleggiare l’immortalità dell’arte.

Fu poi sepolta da Apollo, o dalle muse, mentre l’anima dell’eroe si ricongiunse a quella di Euridice, non più nell’Ade ma in un aldilà beato.

La dualità fra corpo e anima

Alla base delle dottrine religiose orfiche vi è la credenza nell’immortalità dell’anima e nella dualità fra anima e corpo. Tale convinzione affonda le proprie radici in un altro mito, quello che racconta, in chiave orfica, la venuta al mondo di Dioniso, qui detto Zagreo.

Dioniso, frutto dell’amore adultero fra Zeus e Persefone, fu designato dal padre degli Dei quale suo successore al trono dell’Olimpo. Era, moglie di Zeus, colta dall’ira e dalla gelosia, incaricò i Titani di uccidere il dio ancora bambino. Essi, dunque, trassero in inganno il piccolo con dei giochi, lo rapirono, lo uccisero facendolo a pezzi e lo divorarono.

Zeus, scoperto l’accaduto, incenerì i Titani, dai cui resti nacque l’umanità. Così l’uomo è costituito in parte da un corpo materiale, che deriva dai Titani, in parte da un’anima divina derivante da Dioniso, da loro divorato. Il corpo umano, ereditando l’antica colpa dei Titani, è, dunque, destinato alla corruzione e alla morte, mentre l’anima alla vita eterna, perché nata dal dio.

La reincarnazione e la “Vita orfica”

Alla luce di questo racconto, quindi, per l’Orfismo, la morte non costituisce la fine dell’esistenza ma, anzi, la liberazione dell’anima dal corpo, “tomba dell’anima”. Tuttavia, per giungere a godere di un’eterna beatitudine, l’uomo è chiamato a vivere più di una singola vita. Secondo tale credenza, infatti, se l’anima non si dimostra sufficientemente pura, non risulta in grado di accedere alla dimensione divina. In tal caso, essa incorre in un avvicendarsi di reincarnazioni.

Durante il corso di ogni vita, dunque, all’uomo, secondo le sue scelte, è data la possibilità di elevarsi o di corrompersi, sancendo così per sé stesso un livello di esistenza più alto o basso nella vita seguente. Più l’uomo riesce a progredire in virtù e purezza nel corso delle sue vite, più si avvicina all’eterna beatitudine.

Al fine di raggiungere questo obiettivo, i seguaci dell’Orfismo perseguivano una vita dedita alla purezza, quella che definivano “Vita orfica” (dal greco “Ὀρφικὸς βίος”). Attraverso l’iniziazione ai misteri orfici, il novizio si impegnava ad intraprendere, dunque, un cammino catartico, fatto di regole e rinunce.

Non era, ad esempio, consentita una dieta a base di carne – in rispetto all’uccisione di Dioniso ed al cannibalismo perpetrato dai Titani – ma solo vegetariana. Inoltre, non era lecito uccidere, né commettere sacrifici animali.

Le influenze dell’Orfismo sulla filosofia

L’Orfismo esercitò importanti influenze sulla filosofia greca, in particolar modo sul Pitagorismo. A conferire maggiore risonanza alle credenze orfiche fu Platone, che nel suo pensiero introdusse la dottrina della Metempsicosi, o della “trasmigrazione delle anime”.

Secondo questa concezione, in conformità con l’Orfismo, l’anima umana è immortale, ma costretta a vivere più reincarnazioni in corpi mortali. Al termine di ogni vita, l’anima torna a librarsi simile ad una biga alata trainata da due cavalli, l’uno bianco, l’altro nero. Il cavallo bianco, simbolo di sentimenti spirituali, tende alla dimensione divina. Il cavallo nero, invece, emblema delle passioni terrene dell’uomo, è spesso inquieto e instabile.

Compito dell’auriga, che rappresenta la ragione, è quello di tenerli in equilibrio il più a lungo possibile, per godere della vista delle cose immortali. Quando l’equilibrio si spezza, l’anima precipita sulla terra per reincarnarsi di nuovo, dimenticando le cose eterne e le vite passate. Tuttavia, in base alla durata della sua contemplazione delle realtà divine, l’uomo rinascerà come ignorante e stolto o come saggio e illuminato.

L’Orfismo e le sue dottrine trovano riscontri anche con il Cristianesimo, sebbene quest’ultimo contempli la possibilità di una sola vita terrena. Vi trova, infatti, affinità nella medesima idea di immortalità dell’anima, nella percezione del corpo come di una prigione e frutto di una colpa ancestrale. Entrambe le visioni condividono poi la stessa speranza in un’eternità felice, raggiungibile attraverso un percorso salvifico e di fede.

Gabriele Todaro per Questione Civile – XXI

Sitografia

  • https://it.wikipedia.org/wiki/Orfismo
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Orfeo
  • https://www.treccani.it/enciclopedia/orfismo_%28Enciclopedia-Italiana%29/

Bibliografia

  • F. Trabattoni, La filosofia antica. Profilo critico-storico, Carocci
  • F. Trabattoni, La filosofia di Platone. Verità e ragione umana, Carocci
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