L’alimentazione nell’antico Egitto: cucina e tavola

alimentazione nell'antico Egitto

Le fonti sulle tradizioni e l’alimentazione nell’antico Egitto

Come per molti aspetti della vita quotidiana degli antichi egizi, anche per quanto riguarda l’alimentazione nell’antico Egitto abbiamo a disposizione una gran quantità di fonti differenti. In primis documentazione scritta, come ad esempio i papiri; in seconda istanza fonti figurate, che molto spesso si intrecciano in maniera difficilmente scindibile da quelle scritte. Inoltre, non bisogna dimenticare che di questo popolo, delle sue usanze, dei suoi costumi religiosi e così via hanno parlato e ci hanno tramandato informazioni numerosi autori antichi, soprattutto greci e latini. Infine, un aiuto fondamentale giunge dall’archeologia, che sovente aiuta a integrare, correggere o fornire una visione maggiormente critica dei dati ricavabili dalle fonti scritte e iconografiche.

Grazie a questa gran messe di informazioni siamo in grado di conoscere con un buon grado di precisione e sicurezza non solo gli usi alimentari di questo antico popolo, ma siamo bene informati anche su tecniche e metodi di produzione alimentare (agricoltura, caccia, pesca, allevamento) e non di rado sui modi di preparazione delle pietanze.

I prodotti della terra nell’alimentazione egizia

I prodotti agricoli ricoprivano un ruolo fondamentale nell’alimentazione degli Egizi. Proverbiale e famosa sin dall’antichità è, come noto, la fertilità del suolo egizio; essa era garantita dalle periodiche piene del Nilo, motivo per cui il fiume era ritenuto magico o divino. Proprio la ricchezza dei campi rendeva i prodotti della terra gli ingredienti più importanti della tavola egizia. Su questa, quindi, trovavano posto innumerevoli ortaggi, legumi, tra cui molto famose erano le lenticchie di Pelusio (Ateneo, Deipn. IV, 158 D), il loto, di cui si utilizzavano anche i semi e le radici (Plinio, Erodoto e Teofrasto ci parlano in dettaglio dei loro impieghi alimentari) e persino alcune parti del papiro.

Ovviamente la dieta egizia comprendeva il consumo anche di molta frutta, sia spontanea che coltivata, di cui era ricco il paese. Molti di questi frutti, come ad esempio melo, melograno e olivo, non sono spontanei dell’Egitto, ma giunsero a seguito dei contatti con i paesi asiatici a partire dalla XVIII dinastia (1550-1291 a.C. ca.). Gli agrumi, invece, giunsero solo in epoca molto tarda.

Di alcuni frutti erano note anche alcune proprietà allucinogene, come quelle della buccia della mandragora e le loro proprietà mediche come nel caso del carrubo.

I cereali e i suoi derivati come base dell’alimentazione nell’antico Egitto

Naturalmente tra i prodotti della terra rientrano anche i cereali, di cui erano ricche le fertili pianure egiziane; da questi si ricavavano alimenti fondamentali per l’alimentazione, primi tra tutti pane e birra.

Il cereale che per primo fu coltivato in Egitto fu quasi sicuramente l’orzo, seguito da farro, frumento, grano e orzo. La macinazione dei chicchi di questi cereali avveniva con una tecnologia molto semplice, quasi sempre a livello domestico; per prima cosa i chicchi venivano frantumati in mortai e successivamente erano macinati con una pietra sopra una lastra, infine la farina grezza veniva setacciata.

Anche la produzione del pane avveniva spesso a livello domestico, cosa che ci è testimoniata, tra l’altro, dal rinvenimento di forni cilindrici in molti cortili esterni delle case egizie. L’impasto era lavorato manualmente e siamo a conoscenza di diverse tipologie di lieviti utilizzati nella lavorazione.

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Modellino ligneo con scena di panificazione, Primo Periodo Intermedio, XI dinastia (2080-1980 a.C.), da Gebelein, tomba di Ini. Torino, Museo Egizio.

La forma data alle pagnotte poteva essere delle più varie, spesso dipendenti anche dal tipo di utilizzo che di esse veniva fatto (ad esempio pani di forma conica, antropomorfa o animale erano utilizzati nei rituali).

Sempre correlata alla panificazione era anche la produzione dei dolci, che molto spesso erano semplicemente pani o focacce arricchite con grasso o uova e addolcite con frutta o miele, quest’ultimo prodotto soprattutto nella zona del Delta.

Carne e pesce nell’alimentazione nell’antico Egitto

Naturalmente l’alimentazione non era basata su una dieta vegetariana: un posto importante nella dieta egizia era infatti detenuto dalla carne.

Dei bovini venivano cotti alla griglia o arrostiti i tagli ritenuti più pregiati (lombata e filetti), mentre gli altri venivano lessati. La carne, in alternativa, poteva essere seccata per permettere un utilizzo prolungato nel tempo, mentre era usanza ricorrente anche quella di utilizzare il sangue e le interiora, il cui consumo era molto apprezzato.

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Immagine copiata da Rossellini nella tomba di Ramesse III (1182-1151 a.C.) raffigurante la macellazione e cottura di un bovino

Anche della carne suina si faceva largo uso e non vigeva alcun tabù circa il suo utilizzo alimentare, mentre esisteva nel campo delle offerte divine, in quanto vi era un’identificazione del maiale con il malefico dio Seth.

Un ruolo importante nella dieta egizia era quello riservato alla carne di volatili, sia selvatici che di allevamento: quaglie, oche, anatre, piccioni e persino pellicani.

Fondamentale era poi l’apporto della pesca. Questa avveniva con diverse tecniche (lenze, arpioni, reti) e le rappresentazioni figurate mostrano una grandissima varietà di pesci consumati sulle tavole non solo delle famiglie umili, ma anche di nobili e persino a corte. La loro carne poteva essere anche essiccata e salata per poter essere trasportata e consumata dai soldati. Dalle uova del muggine, inoltre, si ricavava anche una specie di bottarga.

Pesci dipinti su una parete della tomba tebana di Menna, XVIII dinastia (1550-1291 a.C.)

I prodotti di derivazione animale

Sebbene gli antichi egizi utilizzassero le uova, persino quelle di struzzo, queste non rivestivano un posto assai rilevante.

Un importante integrazione nell’apporto proteico della dieta era data invece dal latte e i suoi derivati. È noto, infatti, come utilizzassero il latte di bovini e ovicaprini sia crudo che lavorato per ottenere burro e vari tipi di formaggi. Resti di latticini sono stati rinvenuti infatti in alcuni contenitori in tombe della I dinastia ad Abido (3007-2828 a.C. ca.).

La birra

Oltre ai prodotti base dell’alimentazione gli antichi Egizi ricorrevano a procedimenti elaborati anche per produrre prodotti non essenziali.

Forse non tutti sanno che uno dei prodotti tipici della cucina egizia era la birra, anch’essa necessariamente collegata alla grande estensione delle coltivazioni cerealicole.

Circa il suo metodo di preparazione siamo molto informati dalla documentazione iconografica, soprattutto la pittura parietale, e dai modellini riproducenti i laboratori artigianali. La birra era prodotta dalla fermentazione in acqua calda e grano di pagnotte di orzo o grano non perfettamente cotte allo scopo di conservare gli enzimi della fermentazione. In seguito, il liquido ottenuto veniva filtrato e deposto in grandi contenitori.

Statuetta in calcare dipinto raffigurante una donna che prepara la birra, spremendo e setacciando pani d’orzo

Le birre avevano sicuramente un grado alcolico piuttosto elevato ed erano generalmente di due tipi: una birra rossa, la più comune, e una scura ritenuta più inebriante.

Altre bevande alcoliche nell’alimentazione nell’antico Egitto

Abbiamo parlato precedentemente di come la birra fosse un prodotto molto importante, ma questa bevanda non era l’unico alcolico consumato dagli antichi Egizi.

La vite era diffusa in Egitto sin dall’epoca predinastica (4500-3007 a.C. ca.), soprattutto nel Delta, nel Fayum e nelle Oasi occidentali. Essa era coltivata a spalliera e a pergola, soprattutto per la vinificazione. Dopo la pigiatura, il vino veniva conservato in anfore di ceramica, la cui porosità era attenuata tramite uno strato di resina spalmata sulle pareti interne.

Oltre che con l’uva, il vino poteva essere ottenuto dalla fermentazione dei datteri, dei fichi (che dava una bevanda molto alcolica) o della melagrana.

È noto come le feste, soprattutto dei nobili, prevedessero sempre un consumo, non sempre morigerato, di birra e vino. I piaceri dell’alcol non dovevano essere preclusi alle donne, tanto che persino la divinità dell’ebbrezza era una dea, Hator.

Conclusioni: il cibo come vita e il cibo come rito

Come si è precedentemente detto, le fonti scritte e iconografiche ci permettono di conoscere con un buon grado di sicurezza le abitudini alimentari degli antichi Egizi. Sappiamo, ad esempio, che i pasti principali erano tre, colazione, pranzo e cena, e che tutti, sia nobili che semplici popolani, consumassero il cibo con le mani.

Nei banchetti formali i convitati sedevano su comodi cuscini davanti a bassi tavolini, mentre nel Nuovo Regno (1550-1070 a.C. ca.) entrò in vigore l’usanza di sedere su sedie davanti ad alti tavoli. I banchetti della nobiltà erano inoltre rallegrati da danze, musiche e giochi.

L’importanza dell’alimentazione era tale che nelle raffigurazioni tombali il defunto era spesso raffigurato intento a intrattenersi in ricchi banchetti. Cibi di ogni tipo, quasi sicuramente gli alimenti preferiti in vita, erano inoltre offerti fisicamente al defunto insieme ai ricchi corredi di accompagnamento.

Possiamo concludere quindi affermando che, come per tutte le società antiche, il cibo non era solo uno “strumento” di sostentamento, ma anche (e per i ceti più abbienti soprattutto) uno “strumento” che poteva  racchiudere le più svariate connotazioni, da quello sociale, a quello religioso, finanche a quello politico.

Carmine De Mizio per Questione Civile

Bibliografia essenziale

  • Bresciani E., Serpente che mangia non ha veleno. Ricette e segreti alla mensa dei Faraoni, Lucca 1993;
  • Grimal N., Storia dell’antico Egitto, Bari 2002;
  • Guidotti M. C., Cortese V., Antico Egitto, Firenze 2002.
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