Buoni o cattivi: l’origine di questo spinoso problema

buoni o cattivi

Buoni o cattivi, buoni e cattivi

Siamo giunti al terzo capitolo della rubrica. Sarebbe sicuramente tempo di tirare almeno in parte le somme su quanto già detto, ma non è ancora possibile. Dobbiamo poter osservare il problema da una distanza ben maggiore prima. In questo articolo, infatti, analizziamo la cultura a fondamento di buona parte di quello che sappiamo sulle storie, suipersonaggi e quindi su buoni cattivi: la cultura Classica.

“Buoni o cattivi”

-N. 3

Questo è il terzo numero della Rubrica di Area dal titolo “Buoni o cattivi”, appartenente alla Macroarea di Lettere e Cinema

Esistono buoni e cattivi nella storia?

Definire un personaggio storico come “buono” o “cattivo”, significa necessariamente far venire meno quell’oggettività che dovrebbe caratterizzare uno studioso. Dare un giudizio di valore non è mai semplice, nemmeno quando ci si riferisce a fatti o persone a noi contemporanee. Figurarsi quando, invece, ci si proietta in tempi passati, a noi molto lontani non soltanto temporalmente, ma soprattutto da un punto di vista culturale. 

I “buoni” e i “cattivi” sono i personaggi delle fiabe, in parte anche dei romanzi, e forse è proprio il lato fanciullesco insito in ognuno di noi che ci spinge a ricercare questa contrapposizione anche nella storia. 

Il mondo antico non è esente da queste etichette: tante volte si è voluto caratterizzare un determinato popolo, piuttosto che un imperatore o un politico, come “nemici” da sconfiggere. I malvagi della storia sono antagonisti, invece che eroi, intesi come quei personaggi dei quali si ricordano e si evidenziano soltanto le azioni che ai nostri occhi appaiono eccellenti. 

I “buoni” Ateniesi contro i “cattivi” Spartani

Risulta molto facile indicare Atene come la polis campione di democrazia, libera e giusta contrapposta a Sparta, regime oligarchico fortemente aggressivo e militarista. Facile, ma non del tutto corretto. È impossibile indicare chi siano i buoni e chi i cattivi tra questi due popoli: tante sono le sfaccettature da prendere in considerazione, che possono far oscillare la nostra preferenza per l’uno o l’altro. Ad Atene c’era la democrazia, è vero, ma non mancavano gli schiavi, privi di ogni diritto civile e politico. 

E le donne? Come afferma Eva Cantarella, docente di diritto greco e romano, è vero che le Spartane erano libere negli spostamenti, uscivano per strada, facevano sport, si vestivano come volevano rispetto alle Ateniesi, chiuse all’interno dei ginecei. Basti pensare che Aristotele, che odiava Sparta, le giudicava scostumate. La loro però, chiaramente, era una libertà limitata. Quindi anche in questo caso, giudicare chi si comportasse meglio nei confronti delle donne è pressoché impossibile, secondo quelli che sono i nostri canoni. 

Imperatori “cattivi” della storia romana

Ci sono alcuni personaggi della storia romana, in particolare imperatori, etichettati come buoni o cattivi, dando peso, spesso, solo ad alcuni eventi. 

Si pensi, ad esempio, a Nerone, imperatore che nell’immaginario collettivo è ricordato soprattutto per gli omicidi di cui fu responsabile, come quello della madre Agrippina o del precettore Seneca, e per l’incendio che colpì Roma nel 64 a.C. O ancora Caligola, del quale non si dimentica mai di menzionare la “follia” che lo colpì e l’aneddoto del cavallo da lui nominato senatore, probabilmente ingigantendo entrambi i fatti.

Non dobbiamo mai dimenticare che quello che sappiamo sulla storia antica è giunto a noi quasi esclusivamente per via indiretta, attraverso scritti di persone contemporanee o di poco successive ai fatti che narrano. Tutto passa attraverso i loro sentimenti, idee, orientamenti politici, vicende personali: è fondamentale tenere a mente ciò qualora si voglia portare avanti un’indagine storica che sia critica, volta a comprendere le civiltà del passato e non a dividerle in buoni e cattivi.

Quando non ci sono i cattivi

Il sacrificio del cervo sacro è un film del 2017 diretto da Yorgos Lanthimos. Ecco una breve sinossi, piuttosto necessaria. 

Il chirurgo Steven (Colin Farrell) intrattiene rapporti con il giovane Martin (Barry Keoghan), il figlio di un paziente di cui il chirurgo, forse per negligenza, ha fallito tempo prima un difficile intervento al cuore. Il rapporto tra i due sembra amichevole anche se a tratti morboso. 

Steven fa conoscere alla sua famiglia il giovane, di cui subito sembra innamorarsi la figlia Kim. Qualche giorno dopo, il figlio più piccolo di Steven perde del tutto l’uso delle gambe e in breve tempo l’appetito: non si riscontra alcuna causa medica per spiegare il fatto. 

Martin, quindi, spiega a Steven che è così che deve andare: il chirurgo ha ucciso un membro della famiglia di Martin, e adesso Steven stesso deve ucciderne uno della sua. Se non lo farà l’intera sua famiglia, eccetto che lui, morirà. 

Oltre la perdita dell’uso degli arti e quella dell’appetito, Martin informa Steven che raggiunta la terza fase, il sanguinamento dagli occhi, solo poche ore lo separeranno dalla morte di tutti i suoi cari. Kim, nel frattempo non smette di amare il giovane. Ella proporrà, dopo una tentata fuga da casa per raggiungere Martin – prima rapito e poi liberato – di sacrificarsi per il bene di suo padre e della sua famiglia. Il chirurgo deciderà infine di legare la sua famiglia e di ucciderne un membro da bendato. 

A morire sarà il piccolo Bob. 

Il mito di Ifigenia

Ora, Il sacrificio del cervo sacro sembra prelevare alcuni elementi dal mito di Ifigenia. Cerchiamo di fare un quadro anche di questo e di tirarne almeno in parte le somme. Il mito ha una medesima premessa ma almeno due finali. 

Agamennone pecca di tracotanza nei confronti della dea Artemide, offendendola; tempo dopo, pronto a partire per Troia, la sua flotta rimane bloccata in Aulide, per colpa di venti contrari che non le permettono di partire. L’unico modo per salpare, dopo il vaticino di Calcante, è quello di sacrificare la figlia Ifigenia. 

La storia prende due strade diverse: nella tragedia di Euripide la giovane viene all’ultimo momento salvata dalla dea, che sull’ara la sostituisce con un cervo, premiando così la sua devozione alla patria e alla famiglia, disposta com’è stata a sacrificarsi per loro. In questo caso la lettura da poter dare al mito è quella della fede pura verso gli dei rispetto a quella che evidenzia la distorta fede nel potere e nelle sue logiche; potere che aveva quasi indotto Agamennone ad uccidere sua figlia stessa. 

Nella versione lucreziana, invece, il punto è un altro. La fede fanatica nei capricci divini fa scegliere il sacrificio della figlia ad Agamennone. Qui Ifigenia non viene in alcun modo salvata: la giovane è vittima degli eventi, e al massimo comprende di sfuggita lo stolto fanatismo paterno. Nessun dio può salvare un sacrificio umano, perché nessuna fede può chiedere tale sadismo ai suoi discepoli. 

Le colpe dei buoni

Perché è la famiglia di Steven a dover pagare una colpa che forse egli non ha neanche compiuto? E se l’ha compiuta, Steven è il cattivo? Oppure è il giovane Martin ad essere il vero cattivo, in quanto non semplicemente profeta di disgrazie ma fautore di queste?

Rispondere nettamente a queste domande pare impossibile. La ragione è presto detta, ed è presente fin dal primo articolo di questa rubrica.

Se ci abbassiamo a guardare il male nel suo puro darsi, esso non è una forza esterna, riconoscibile e quindi escludibile, ma pertiene a noi stessi, è nei nostri cuori, nelle nostre strutture sociali, nelle piccole azioni di egoismo quotidiano. 

Con una formula che cerca di essere icastica, possiamo dire che il male non è nel mondo ma è nell’uomo.

Quanto intrinseco e non eludibile sia il male lo dimostra un’altra tragedia, da cui Il sacrificio del cervo sacro prende un elemento molto importante: la colpa familiare. Nell’Edipo re di Sofocle il protagonista nulla può fare per fuggire dalla disgrazia di uccidere il proprio padre e congiungersi carnalmente con la madre. Inoltre, nulla potrà fare la sua famiglia, che vedrà perpetrare la violenza e il male al suo interno, così come la famiglia di Steven vede inesorabile procedere la malattia e la menomazione tra i suoi membri. 

Il male o il cattivo? 

Proviamo a fare un passo indietro e a comprendere come agiscono le punizioni che vengono inflitte alla famiglia di Steven: menomazione degli arti, mancanza di appetito e sanguinamento dagli occhi. Significhiamo le punizioni alla luce della colpa di Steven: egli ha mancato un intervento (uso degli arti) perché almeno in parte ubriaco (perdita d’appetito), e ciò ha chiaramente causato la riduzione dei suoi sensi e delle sue percezioni (sangue dagli occhi). 

Allora, Steven è il cattivo: egli ha fallito un intervento perché negligente e non per una brutta sfortuna. Questo sarebbe completamente giusto se solo avessimo la prova di quanto avvenuto. 

Sappiamo infatti che Steven ha smesso di bere da mesi ormai, e nega completamente che il fallimento nell’intervento chirurgico sia da imputare all’eventualità che fosse ubriaco. Quindi, che colpa sta pagando Steven?

Ed è qui il punto. Il chirurgo, come Edipo, e non come Agamennone, non paga alcuna colpa. Egli è succube di un destino che si volta in tragedia. Agamennone era stata ‘cattivo’ (almeno secondo l’arbitrio di Artemide) ed era stato punito; il chirurgo Steven non è detto che abbia sbagliato, eppure ne paga la punizione? Ne desumiamo che non è una punizione, ma un destino già deciso. 

Vale lo stesso per Edipo: egli ha come futuro già scritto l’uccisione del padre, e così avviene, senza che egli ne sia consapevole. Allo stesso modo, la congiunzione carnale con Giocasta non è conseguenza del primo fatto: è il destino che Tiresia (o in questo caso Martin) ha vaticinato.

Conclusione

Buoni e cattivi non esistono nella vita vera, nella Storia dell’uomo e quindi nel fondamento più chiaro che abbiamo della nostra cultura: il mito classico. Se il male è nell’uomo esso non può essere né eluso né eliso dalla vita. Esso va accettato, compreso e accolto. L’uomo non deve darsi al male con una fede cieca perché sa già che finirà per farlo, al contrario: conoscere il male, sapere che egli vive intrinseco in noi, ci permette di capirlo e di limitarne gli effetti. 

Salvo Lo Magno e Marco Alviani per Questione Civile 

Bibliografia

Dionigi e Canali (a cura di), Lucrezio, De Rerum natura (trad. ‘La natura delle cose’), BUR, Rizzoli, 1994.

Euripide, Ifigenia in Aulide, in qualsiasi edizione 

Informazioni per Il sacrificio del cervo sacro su IMDb al link: https://www.imdb.com/title/tt5715874/

Per alcune valutazioni di carattere storiografico: https://left.it/2021/06/12/eva-cantarella-libere-si-ma-non-liberate-la-vita-delle-donne-a-sparta/

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