Libera informazione russa sotto Putin: morte e rinascita

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Come nella Russia dell’ultimo mese è stato mosso un attentato alla libera informazione e come gli SMS l’hanno salvata

Il 24 febbraio 2022 il mondo ha dimostrato che le sofferenze per gli abitanti del XXI secolo non sono ancora finite. La storia non ci ha insegnato, l’emergenza sanitaria mondiale non ci ha migliorato, le morti non ci hanno ancora saziato. Assistiamo costantemente a uccisioni insensate, premature, inspiegabili e l’assassinio della libera informazione in Russia è una di queste. Mentre scrivo una delle ultime voci libere in Russia, Novaya Gazeta, sta interrompendo il servizio d’informazione ai russi. Una guerra parallela contro il diritto di informarsi liberamente sta allineandosi a quella ingaggiata da Putin contro l’Ucraina. Tuttavia, il mondo ha provvidenzialmente reagito.

Come è stata attentata la libera informazione in Russia?

Il 4 marzo la Russia, dopo varie restrizioni imposte alle piatteforme, ha totalmente bloccato Twitter e Facebook. Il 6 marzo è toccato a Tiktok. Dalla mezzanotte del 14 marzo il blocco ha colpito anche la piattaforma di Instagram.

Fig. 1 Fonte: Twitter

Nel contempo moltissime testate internazionali hanno deciso di abbandonare il grande continente per boicottare il programma politico di Putin e lanciare un messaggio preciso. L’agenzia Bloomberg seguita dalla Cnn, Abc News, dalle tedesche Ard e Zdf, Deutsche Welle e ancora da Mediaset, Sky Tg24 fino alla Rai (il cui servizio è stato riattivato solo recentemente) hanno deciso di ritirare i propri inviati dal suolo russo in risposta alle decisioni del governo volte a limitare l’informazione sulla guerra mossa da Putin. Limitazioni applicate in modo assai più pesante alle testate russe dissidenti.

La censura applicata all’informazione in Russia

Troppe sarebbero le storie di giornali e giornalisti costretti a chiudere, pagare multe, vivere nel terrore della reclusione se non della morte a causa della lunga mano della censura politica, oltre che delle bombe. Eppure, ne propongo qui una sola, emblematica.

Novaya Gazeta è una delle teste russe più note, libera e indipendente, fondata nel 1993 da un collettivo di giornalisti. Tra questi compaiono l’attuale direttore Dmitrij Muratov, Premio Nobel per la pace (vinto nel 2021 insieme alla giornalista filippina Maria Ressa, «per i loro sforzi per salvaguardare la libertà di espressione, che è precondizione per la democrazia e per una pace duratura» secondo l’Accademia) e Anna Politkovkaja, una delle penne più affilate del Paese nonché critica di Putin, nota per i suoi reportage sulla seconda guerra cecena e assassinata nel 2006 in circostanze poco chiare.

Il quotidiano ha spesso trattato argomenti scottanti e sfidato l’autorità politica russa portando avanti reportage che non temevano ripercussioni. Così quando Putin ha deciso di muovere guerra all’Ucraina, Novaya Gazeta ha iniziato (o, meglio, intensificato) la propria crociata contro la censura di Stato. Il governo ha intensificato sempre di più, col passare dei giorni, le limitazioni imposte ai cittadini, agli intellettuali e agli informatori in tema di guerra, tanto che la testata si è trovata a dover prendere una decisione: chiudere o continuare ad informare i lettori sulla guerra, rischiando il peggio per i propri giornalisti davanti alle crescenti intimidazioni e ai pericoli sempre più grandi.

È apparso evidente, allora, a chi porre tale domanda: gli unici in grado di far pendere l’ago della bilancia non potevano che essere i lettori, gli informati. Così il giornale ha posto un sondaggio sulle sue pagine. Hanno risposto in 4.460 ed il 93.9% si è espresso a favore dell’informazione. Il popolo voleva sapere.

Ma che fine ha fatto Novaja Gazeta?

Nessuno immaginava che Novaja Gazeta si allineasse alla volontà del Cremlino. La storia di Anna Politkovkaja aveva dimostrato cosa i suoi giornalisti erano disposti a fare per la libera informazione. I lettori avevano fatto sentire forte la propria voce chiedendo di continuare a parlare di guerra senza infrangere i limiti posti dalla censura e proponendo così alternative alle parole vietate: “un amichevole incontro per il tè”, “nonguerra” e molti altri.

Le conseguenze non hanno tardato ad arrivare. Il primo marzo il giornale ha annunciato la chiusura di Doz’d il canale televisivo indipendente che trasmetteva anche in Israele, Moldavia e Repubbliche baltiche, anch’esso capitato più volte al centro di critiche del Cremlino (se già non lo conoscete, curiosate sul caso del sondaggio di Leningrado del canale).

Moltissimi dei reporter e degli scrittori di Novaja Gazeta hanno continuato a scrivere, ma anche a ricevere telefonate e messaggi intimidatori che coinvolgevano persino le famiglie. Per questo e per le restrizioni sempre più forti poste dal Roskomnadzor, l’agenzia federale che vigila sulla comunicazione, il giornale ha sospeso le pubblicazioni. Così la guerra alla libera informazione ha mietuto una delle sue più insigni vittime.

E allora dopo 28 anni Muratov ha chiuso i battenti congedandosi così dai suoi lettori:

“Cari sostenitori,

insieme abbiamo resistito a 34 giorni in condizioni di “operazione speciale”, in condizioni di censura militare. Insieme a voi abbiamo deciso di rispondere alla domanda: “chiudere o continuare”.

Il 96% di noi ha votato per andare avanti. Novaja non poteva abbandonare i suoi lettori.

E siamo andati avanti.

[…]

Abbiamo ricevuto un avvertimento dal cosiddetto “Roskomnadzor”. E oggi è arrivato il secondo. Cosa significa?

Significa che siamo costretti a sospendere la pubblicazione del giornale e a non aggiornare il nostro sito fino alla fine delle ostilità sul territorio ucraino.

Non c’è altra via d’uscita.”

Come è stata salvata la libera informazione (in parte): dall’hacking…

Eppure, lo stesso spirito che ha guidato i lettori di Novaja Gazeta nel chiedere ai giornalisti di continuare a scrivere sacrificando la loro stabilità o la loro stessa vita nel nome della libera informazione, ha guidato centinaia di persone nell’ideare fantasiosi piani B per diffonderla. C’è chi ha iniziato ad utilizzare le recensioni di Tripadvisor o gli spazi utili trovati in Google Maps per diffondere informazioni che non passassero al vaglio della censura e c’è chi come Anonymus, il collettivo di hacker più noto al mondo, ha puntato ovviamente più in alto.


Gli hacker sono riusciti, infatti, ad impadronirsi di più di 400 telecamere di sorveglianza e webcam in tutta la Russia. Uffici, scuole, supermercati, telecamere esterne ed interne hanno registrato lo stesso, incisivo messaggio:

“Putin in killing children.

352 Ukraine civilians dead.

Russians lied to 200RF.com.

Slava Ukraini! Hacked by Anonymus”

Fig. 2 Fonte: https://tech.everyeye.it/notizie/anonymous-hackera-webcam-russia-inseriti-messaggi-putin-guerra-574492.html

Il messaggio è chiaro e incontrovertibile e denuncia i dati e le notizie che Putin tenta maldestramente di nascondere: la strage dei civili e dei bambini ucraini, ma anche quella degli stessi soldati russi strappati – volenti o nolenti – alle proprie famiglie e mandati a morire per poi sparire. È questo, infatti, il senso dell’accusa mossa dal collettivo secondo cui i Russi mentono al 200RF.com. Quest’ultimo è un sito creato dal governo di Kiev per permettere ai cittadini russi stessi di scoprire se i loro cari sono morti o prigionieri. Ed è la Russia stessa, tramite il Cremlino e i suoi poli di collaborazione, ad aver nascosto centinaia di morti mentendo al suddetto portale nonché ai propri cittadini.

Come è stata salvata la libera informazione (in parte): … agli sms

Infine, ci si è ricordati di un sistema non ancora sfruttato, semplice, veloce, a costo minimo e difficilissimo da bloccare (molto più dei social media): gli sms.

Per questo, un collettivo di studiosi polacchi che collabora con Anonymus ha realizzato 1920, un sistema trilingue (inglese, ucraino e russo) per inviare informazioni tramite metodi difficilmente rintracciabili da qualsiasi parte del mondo e solo con un click.

Il sito permette al popolo del mondo diunirsi contro l’oltraggio alla libera informazione e di raggiungere gli Ucraini e i Russi inviando informazioni sulla guerra a numeri casuali scelti dal sistema, diffondendo verità su una distesa di menzogne e morte.

Fig. 3

Un metodo di comunicazione, questo, già sperimentato altrove. Il Dallas Free Press lo ha utilizzato, ad esempio, per raggiungere la comunità afroamericana che non leggeva il sito o il giornale; o, ancora, in Texas ha consentito di comunicare in situazioni emergenziali come durante i blackout. È un sistema semplice e diretto e che ha un pregio quasi inimitabile: trasforma la ricezione in dialogo. Chiunque, infatti, riceva un’informazione via sms può rispondere. È qualcosa di totalmente precluso al lettore del giornale fisico e parzialmente limitato a chi legge le informazioni via web dal momento che, laddove non viga un paywall, deve essere comunque in possesso di pc e di una connessione per accedere alle sezioni dedicate ai commenti o alla discussione in internet.

Il popolo del mondo ha salvato la libera informazione?

Potremmo dire, dunque, che in una situazione drammaticamente emergenziale come questa, ci siamo riscoperti uniti contro un nemico comune. Forse qualcuno avrà una sensazione di déjà-vu, per cui non dirò che ne siamo usciti migliori, perché, semplicemente, ancora non ne siamo usciti. Sarà, quindi, solo quando saremo reduci da quella che sembra l’alba della fine della nostra epoca di pace e prosperità, come qualcuno ha già detto, che potremmo trarre le nostre conclusioni e giudicare se davvero il popolo del mondo ha saputo lottare per la propria libertà d’informarsi.

Noemi Ronci per Questione Civile

Sitografia

https://www.wired.it/article/russia-whatsapp-blocco-social-media/

https://www.open.online/2022/03/04/russia-censura-informazione/

https://www.ilgiorno.it/mondo/guerra-ucraina-tv-internazionali-rai-lasciano-mosca-1.7431983

https://www.collettiva.it/copertine/internazionale/2022/03/04/news/la_battaglia_dell_informazione-1918397/

https://medium.com/valigia-blu/il-giornale-indipendente-russo-novaya-gazeta-sospende-le-pubblicazioni-166de02446ad

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