Economia circolare: la grande sfida del XXI secolo

Economia circolare

La transizione dell’Unione Europea verso un’economia circolare

L’economia circolare rappresenta una nuova sfida per aziende e Nazioni intere. Negli ultimi decenni, si è assistito ad una crescente degradazione ambientale e ad un drammatico innalzamento delle temperature globali. Ciò è dovuto soprattutto al nostro stile di vita smodato e ad un sistema economico che incentiva un’eccessiva produzione e consumo di prodotti e servizi. È proprio qui che iniziative quali quella dell’economia circolare entrano in gioco.

“Sostenibilità e Sviluppo”

-N. 9

Questo è il nono numero della Rubrica di Rivista dal titolo “Sostenibilità e Sviluppo”. La Rubrica vede la collaborazione tra le Aree di Economia e Sociologia

Il sistema industriale tradizionale

L’economia circolare si propone come possibile alternativa al sistema industriale tradizionale. Tale sistema consiste nell’estrazione di nuove materie prime che vengono utilizzate per creare i prodotti finali. L’economia tradizionale viene comunemente definita lineare perché, una volta che il prodotto giunge alla fine del proprio ciclo produttivo, diventa materiale di scarto. Il processo infatti è unidirezionale e prevede cinque fasi: estrarre, produrre, distribuire, consumare e smaltire.

Per riuscire a massimizzare i propri profitti, nel corso degli anni le aziende hanno dunque cercato di accelerare l’unica fase di questo processo che non creava valore aggiunto: il consumo del prodotto. È così nato il concetto di “obsolescenza pianificata”: azioni volte ad accelerare il consumo e ad incentivare l’acquisto di nuovi beni. Le frequenti innovazioni digitali che hanno interessato la nostra società negli ultimi decenni hanno contribuito al ricambio più frequente dei prodotti in commercio, rendendo obsoleti anche quei prodotti da poco sul mercato.

Basti pensare a come l’industria telefonica sia in grado di indurre i consumatori a cambiare il proprio smartphone nel giro di pochi anni non a causa di un malfunzionamento del prodotto, ma della necessità di avere sempre prodotti innovativi e stare al passo con le mode del momento.

È evidente come questo sistema sia tutt’altro che sostenibile nel lungo termine. Infatti, tale processo implica il costante impiego di materie prime unitamente all’aumento dei consumi e dei rifiuti, che a loro volta contribuiscono all’aumento dell’inquinamento ambientale.

I limiti del nostro Pianeta

Fino agli anni ’50, l’uomo era circondato da una natura che andava “addomesticata” per la sopravvivenza e lo sviluppo della civiltà umana. Questo ha portato ad un ininterrotto sfruttamento della natura e delle sue risorse nella convinzione che quest’ultime fossero infinite. Durante gli ultimi 100 anni, la popolazione mondiale è cresciuta in modo esponenziale fino a raggiungere gli attuali 8 miliardi di abitanti. L’uomo è riuscito dunque ad addomesticare la natura, ma ad un costo troppo alto. È ormai evidente come le risorse naturali siano in realtà limitate e sempre più scarse. Le risorse a disposizione non saranno in grado di soddisfare la sempre crescente domanda di una popolazione che continua e continuerà ad aumentare.

Le sempre più frequenti calamità naturali hanno dimostrato come ci stiamo velocemente avvicinando ai limiti della natura. Lo scienziato svedese Johan Rockström ha individuato le nove aree che garantiscono lo stato di equilibrio del nostro Pianeta. Una volta superati i nove “confini planetari”, l’ecosistema terrestre sarà definitivamente compromesso. Secondo lo studioso, per quanto riguarda alcuni di questi confini siamo già vicini ad un punto di non ritorno. Per 11.000 anni una condizione climatica stabile ha caratterizzato il Pianeta, permettendo lo sviluppo della civiltà umana.

Questo periodo miracoloso è conosciuto come Olocene. Ora rischiamo di entrare nell’Antropocene, una nuova era caratterizzata da una forte degradazione ambientale causate dalle attività umane. Un barlume di speranza risiede nel fatto che questo processo sia ancora reversibile, anche se non per molto.

Tornare indietro è dunque possibile, ma ciò implica non solo un cambiamento nello stile di vita di ognuno, ma modelli economici più sostenibili in grado di limitare ed evitare nuove catastrofi ed un ulteriore innalzamento delle temperature mondiali. È qui che sopraggiunge il concetto di economia circolare.

Economia circolare: cos’è?

Secondo il chimico Francese Antoine-Laurent de Lavoisier, «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma». Questa è la teoria alla base dell’economia circolare. Infatti, per economia circolare si intende un nuovo modello economico basato sul riutilizzo, riciclo e recupero di materiali nei processi di produzione, distribuzione e consumo. L’economia circolare può essere applicata sia a livello microeconomico, ossia prodotti, aziende e consumatori sia a livello macroeconomico, ossia città, regioni, nazioni ed oltre con l’obiettivo di raggiungere uno sviluppo sostenibile che possa garantire un beneficio a livello ambientale, economico e sociale alle generazioni attuali e future.

Gli obiettivi principali di questo sistema riguardano l’allungamento della vita del prodotto, la creazione di prodotti più durevoli e la riduzione dei rifiuti generati tramite il riciclo. Ad essere precisi, il concetto di rifiuto non esiste nell’economia circolare. Infatti, tale sistema parte dal presupposto che tutto possa essere riutilizzato e reintegrato nel ciclo di produzione per creare nuovi prodotti. Da qui, l’esigenza di utilizzare materiali atossici e concepiti per essere riutilizzati.

Il riciclo dei materiali di scarto è il primo dei tre principi fondamentali su cui si basa l’economia circolare. Il secondo principio riguarda invece la riduzione dello spreco finale tramite, ad esempio, la condivisione di beni ancora in buono stato con altri consumatori. Infine, il terzo principio propone di riparare anziché disfarsi dei prodotti impedendo di interrompere troppo precocemente la capacità produttiva dei materiali utilizzati.

Il modello ReSOLVE

Solo l’8,6% dell’economia globale è circolare (dato del 2019). Esiste dunque un grande potenziale per lo sviluppo di questo nuovo sistema economico. C’è bisogno, però, di una guida concreta per attuarlo.

Proprio da questa esigenza nasce il modello ReSOLVE. Questo modello è stato proposto dalla Fondazione Ellen MacArthur quale strategia per facilitare l’attuazione dell’economia circolare a livello aziendale. La transizione verso un sistema circolare necessita di un approccio graduale. Questo modello si pone l’obiettivo di agevolare le aziende nella transizione ecologica attraverso l’implementazione di sei azioni, da cui il nome ReSOLVE: Regenerate (rigenerare), Share (condividere), Optimise (ottimizzare), Loop (circolare), Virtualise (virtualizzare) ed Exchange (scambiare). Per ogni azione viene proposta una descrizione ed esempi concreti di aziende che l’hanno attuata con successo. Questo approccio può beneficiare soprattutto aziende nuove al sistema circolare che però vogliono rendere il proprio modello aziendale più sostenibile aumentando al contempo il proprio vantaggio competitivo nel mercato.

Adottare modelli aziendali sostenibili è più facile di quanto possa sembrare. Aziende di ogni dimensione possono creare valore circolare. Tra le strategie implementabili vi sono, ad esempio, il ricorso ad energie o risorse rinnovabili all’interno dei processi di produzione, l’utilizzo di materiali riciclati, l’adozione di tecnologie innovative ed efficienti e l’ottimizzazione del consumo delle risorse nel ciclo di produzione. È importante che le aziende si curino dei prodotti creati dall’inizio alla fine del ciclo produttivo; è dunque fondamentale progettare i prodotti in un’ottica di recupero e riutilizzo delle singole parti all’interno del ciclo di produzione e creare programmi di “logistica inversa” volti a recuperare i prodotti dal mercato con l’obiettivo di reintrodurli in commercio una volta rigenerati.

L’UE e la transizione verso un’economia circolare

È stato stimato che i cittadini europei producono più di 2.5 miliardi di tonnellate di rifiuti all’anno. Ciò ha portato la Commissione Europea a rivedere la propria legislazione in materia di sostenibilità verso una nuova strategia industriale che promuova un’economia di tipo circolare. Questa piano d’azione è conosciuto con il nome di European Green Deal oPatto Verde Europeo. Questo patto consiste in un insieme di iniziative politiche volte a raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050.

Inoltre, per far fronte alla crisi economica causata dalla pandemia da Covid-19, l’Unione Europea ha messo in campo Next Generation EU, un programma da 750 miliardi di euro per rilanciare l’economia europea. Questo piano prevede come pilastro portante la transizione ecologica. Oltre all’obiettivo di raggiungere un’economia a zero emissioni di gas serra entro il 2050, sono anche presenti degli obiettivi vincolanti per il 2030 per quanto riguarda l’uso dei materiali e il consumo dei prodotti. Per rendere questa transizione il più rapida possibile, l’Unione ha messo a disposizione non solo i 750 miliardi di euro, ma anche i 1.100 miliardi previsti dal Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027. È stata anche prevista l’emissione di obbligazioni (tra cui sono presenti i green bonds) ed una border carbon tax. Dal 2021 è invece in vigore la plastic tax da applicare sui rifiuti di imballaggi non riciclati.

Secondo il Circularity Gap Report 2021, raddoppiando il tasso di circolarità dall’8,6% al 17%, le emissioni annuali globali di gas serra diminuirebbero del 39%. Il piano Next Generation EU rappresenta dunque una grande occasione per i Paesi europei per rilanciare la propria economia verso un modello sostenibile che preservi l’ambiente.

Economia circolare: vantaggi e benefici

In un pianeta in cui le risorse sono sempre più scarse e la popolazione cresce a dismisura, le aziende si ritrovano a dover soddisfare una crescente domanda con meno materie prime a disposizione. Inoltre, l’estrazione e l’utilizzo di materie prime implica l’utilizzo di processi ad alto impatto ambientale, consumo energetico e comportanti consistenti emissioni di anidride carbonica.

Attualmente, il 45% delle emissioni di CO2 deriva dalla produzione di materiali utilizzati quotidianamente. L’economia circolare, tramite l’adopero di un design dei prodotti ecosostenibile e il riutilizzo delle risorse, consentirebbe alle aziende una diminuzione dei costi di produzione nonché una riduzione delle emissioni annue di CO2. Inoltre, è stato stimato che l’economia circolare potrebbe portare ad un aumento del PIL pari allo 0,5% e alla creazione di 700.000 nuovi posti di lavoro all’interno dell’Unione Europea.

Il nostro Pianeta ci sta chiedendo aiuto. L’economia circolare rappresenta una scommessa vincente per tutti quei Paesi e quelle aziende che sapranno adottarla e applicarla nei propri sistemi di produzione e gestione delle risorse.

Giulia Venuti per Questione Civile

Sitografia

  • Circular Economy Network, 3° Rapporto sull’economia circolare in Italia – 2021, disponibile a: https://circulareconomynetwork.it/wp-content/uploads/2021/03/3%C2%B0-Rapporto-economia-circolare_CEN.pdf
  • D’Alessandro J. (2021), Rockström: I nove limiti che non avremmo mai dovuto superare. Ora abbiamo 10 anni per cambiare, Repubblica, Green&Blue, disponibile a: https://www.repubblica.it/green-and-blue/2021/08/03/news/rockstrom_ecco_i_nove_limiti_che_non_avremmo_mai_dovuto_superare_ora_abbiamo_10_anni_per_cambiare_rotta_-312725604/.
  • Parlamento Europeo (2021), Economia circolare: definizione, importanza e vantaggi, disponibile a: https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/economy/20151201STO05603/economia-circolare-definizione-importanza-e-vantaggi.
  • Villafrate A. (2020), Economia circolare, Studio Cataldi, disponibile a: https://www.studiocataldi.it/articoli/33791-economia-circolare.asp.
  • Vinante C., Gribaudo E., Pavanetto R., Basso D. (2019), 6 azioni per la transizione verso l’Economia Circolare: il modello REsolve, HBI Green Paper n. 16, disponibile a: http://www.hbigroup.it/wp-content/uploads/2019/06/HBI_GP16.pdf.
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