“Dominion”: la sofferenza che nessuno vuole guardare

dominion

Nel 2018 è uscito un documentario a tema allevamenti intensivi, “Dominion”. Un prodotto cinematografico eccellente e potentissimo, ma che in molti si rifiutano di guardare.

Come mai il documentario “Dominion” di Chris Delforce è talmente scomodo da non aver avuto neanche la metà del successo meritato?

Cosa ci rivela “Dominion” sugli allevamenti intensivi

“Dalle bestie, che disprezziamo in quanto senz’anima,

nelle foreste, nei campi e nelle tane,

il grido si leva a testimoniare

che sono gli uomini a essere senza cuore.”

Con questa citazione di M. Frida Hartley si apre “Dominion” (2018), con l’obiettivo della videocamera che inquadra da vicinissimo l’occhio estremamente umano di un animale da allevamento.

L’opera in questione è un documentario di denuncia. Indaga, in parole povere, le penose e disumane condizioni degli animali negli allevamenti intensivi, prendendo l’Australia come campione. La pellicola sottintende già dall’inizio che le atrocità che si vedranno caratterizzano gli allevamenti intensivi di tutto il mondo. I presupposti erano tutti ottimi per rendere “Dominion” un successo globale. Come voci narranti, difatti, troviamo nientemeno che l’attivista e attore Joaquin Phoenix e sua moglie Rooney Mara; senza contare che è stato realizzato in ben sette anni, dunque è accurato, fedele e decisamente ben fatto.

Eppure, “Dominion” non ha ottenuto tutto il successo presagito. Come mai? Semplicemente perché quasi nessuno ha avuto il coraggio di vederlo. “Dominion” è un documentario che parla di noi, dell’uomo, di qualcosa che fa parte della nostra quotidianità e di cui non si sa quasi nulla. Non è stato censurato, nonostante parli dell’orrore umano senza filtri, senza sconti, con una crudezza inimmaginabile. “Dominion” parla di come vivono e di come muoiono gli animali che mangiamo tutti i giorni, talmente standardizzati e radicalizzati nella nostra dieta giornaliera, da farci dimenticare di star mangiando, a tutti gli effetti, esseri viventi. Allevamenti intensivi e mattatoi sono i protagonisti di questo incubo ad occhi aperti, un incubo quanto mai reale, ma che, alla visione, ci sembra fuori dal mondo, perché una crudeltà simile nessuno vorrebbe vederla mai.

Analizziamo insieme alcune delle specie particolarmente torturate e sfruttate, alle quali “Dominion” dedica maggior attenzione:

I maiali

Il documentario si apre con un una sequenza agghiacciante su decine e decine di mattatoi e altri luoghi adibiti alla macellazione, mostrando tutto il sangue e l’orrore che li popola ogni giorno.

“Dominion” inizia presentandoci i suoi veri protagonisti, coloro che, nell’immaginario comune, non esistono più in quanto esseri viventi: i maiali. La struttura è precisa e ben scandita: quando viene introdotta una specie, la si presenta con un primo piano della camera all’occhio dell’animale, mentre, in sovrapposizione, vengono forniti tutti i dati utili. Per quale utilizzo vengono uccisi (abbigliamento, alimentazione eccetera…) e gli sbalorditivi numeri dei paesi al mondo che ne macellano di più.

E sono proprio tali dati che sconvolgono maggiormente: in Italia macelliamo tredici milioni di suini all’anno. Sin dai primi minuti apprendiamo come i maiali, animali intelligenti e senzienti, sentano il tanfo del sangue dei propri simili, e di conseguenza si accorgano del destino che li spetta. La brutalità che si usa nei confronti di questa specie è aberrante: storditi con l’elettricità, con una pallottola in testa, buttati vivi nell’acqua bollente o rinchiusi in camere a gas. Maiali così grossi faticano a morire, spesso, e sono costretti a soffrire tremendamente atroci torture, allo scopo di essere uccisi con mezzi meno dispendiosi possibile. I maiali potrebbero vivere vent’anni, in natura, ma vengono uccisi anche a cinque mesi di vita. Le scrofe, al massimo, vengono tenute in vita due o tre anni, fin quando riescono a sfornare figli, cuccioli che saranno tolti loro quasi immediatamente, e macellati.

I polli e le galline

Tuttavia, ancor più agghiacciante dei maiali, è la vita e la morte dei poveri pennuti, come ci mostra “Dominion”. Da polli, a galline, a tacchini, anatre ed oche. Non ci viene risparmiato nulla.

I polli Broiler sono i famosi “polli da carne”. Polli selezionati geneticamente solamente per essere mangiati, nel minor tempo e il meno dispendiosamente possibile. Pulcini ingozzati, che in quaranta giorni di vita sono già grassi (anche a causa di pericolosi antibiotici iniettati loro), tanto da non reggersi in piedi, in quanto il loro scheletro non è in grado di sostenere tale peso. Nascono allo scopo di soffrire tremendamente per un mese appena, per poi finire al macello e sui frigoriferi dei supermercati, in vendita a pochi spicci.

L’aspettativa di vita di questa specie di uccelli è di otto anni, in natura. Come nel caso dei maiali, anche per i polli, “Dominion” non ha paura di essere troppo crudo e conturbante: vengono mostrati migliaia di polli ammassati tra loro, con le zampe spezzate, che cercano di farsi strada come possono in uno spazio troppo angusto. Appena venuti al mondo e del tutto inconsapevoli di cosa li aspetterà.

Del tutto simile è il destino delle galline ovaiole. Anche loro selezionate geneticamente, ma a differenza dei polli non per essere mangiate, ma per sfornare uova a non finire e molto più di quanto la loro natura permetterebbe. Le ovaiole negli allevamenti intensivi vengono lasciate vivere circa due anni, il tempo necessario a “prosciugarle” il più possibile. Anche loro tutte ammassate, in condizioni di vita atroci e profondamente stressanti. Talmente stressate, che non è raro divengano aggressive le une con le altre, e quando ciò accade, viene tagliato loro il becco, una pratica barbara e dolorosissima (per di più senza alcun tipo di anestesia).

I pulcini

Per i cuccioli di quasi ogni specie di uccelli sopra menzionati, è riservato lo stesso, spietato trattamento.

Talvolta quando i pulcini sono maschi (nel caso delle galline ovaiole i maschi sono inutili), o molto più semplicemente quando nascono troppo deboli o non vengono ritenuti “adatti” all’allevamento intensivo, i pulcini vengono raggruppati tutti in delle casse. Le casse piene di pulcini vengono trasportate da un grande nastro, dritte verso un enorme tritatutto. Considerati meri scarti di produzione, venticinque milioni di pulcini l’anno (solo in Italia) vengono uccisi appena usciti dal guscio, tramite una morte dolorosissima, trattati al pari di cartacce da maciullare. Le immagini che ci vengono mostrate in “Dominion” raffigurano questi ammassi di pulcini teneri, spauriti, tremolanti, maneggiati come fossero cianfrusaglie inanimate e rotte, buttati, spinti senza il minimo riguardo. Riprese che mostrano queste morbide palline di piume pigolanti, che cadono nel vuoto, inconsapevoli e inermi, che tentano inutilmente, come l’istinto di sopravvivenza vuole, di battere le minuscole ali, per salvarsi la vita.

Le mucche e i vitelli

Una particolare menzione la meritano anche i bovini, le mucche da latte in particolare. “Dominion” mostra immagini strazianti di mucche separate dai loro vitellini, che inseguono inutilmente i camion che trasportano questi cuccioli. Cuccioli che muggiscono disperati, che si lamentano, e il loro lamento è quasi un pianto umano.  L’unico scopo delle mucche da latte è quello di produrre costantemente latte, poi prelevato artificialmente, motivo per cui vengono inseminate a ripetizione. Le mucche hanno un’aspettativa di vita di vent’anni, ma, anche loro, vengono macellate dopo due o tre anni di vita.

I pesci e altre specie

“Dominion” parla e mostra moltissimi altri animali da allevamento tremendamente sfruttati, torturati fino allo sfinimento, denigrati e maltrattati: volpi che vengono scuoiate e spellate vive, oche a cui vengono strappate via le piume una a una, topi che vengono usati per esperimenti pericolosissimi, caprette e pecore che vengono ammazzate di botte e percosse.

Ma “Dominion” non si concentra solo sulla carne, canonicamente riconosciuta in quanto carne. “Dominion” sviscera tutto ciò che è sviscerabile, e si concentra anche su tutta la macrocategoria dei pesci. Gli animali acquatici sono spesso bistrattati e ignorati, quando si parla di sfruttamento e di allevamenti intensivi, persino da chi si proclama “vegetariano”, con la postilla “la carne no, ma il pesce continuo a mangiarlo”.

Probabilmente è a causa della loro natura più distante dalla nostra, così apparentemente vitrea e inumana. I loro occhi non sono espressivi come quelli di un maiale o di un cavallo, e non sono nemmeno affettuosi come una capra o un vitellino. I pesci sono da sempre visti come i veri oggetti inanimati, immeritevoli di essere considerati esseri viventi. Eppure, “Dominion” ci apre gli occhi, e ci mostra anche la cattività a cui sono sottoposti i delfini, così come ci mostra la mattanza dei tonni e dei salmoni.

Conclusioni su “Dominion” : una crudeltà gratuita e immotivata

Per concludere, ciò che colpisce maggiormente di “Dominion” e che scoraggia la visione dei più sensibili ed empatici, non è tanto la sofferenza nuda e cruda degli animali, quanto la cieca e gratuita crudeltà degli uomini. La visione che atterrisce maggiormente è quella che mostra degli uomini, a volte anche giovanissimi ragazzi e donne, che trattano gli animali con rabbia, crudele spietatezza, inspiegabile furia, ferocia e violenza. Non sono compassionevoli nei loro ultimi momenti di vita, no, sono più iracondi, quasi provassero piacere nel provocare loro la morte più dolorosa e lunga possibile. Quasi come fossero infuriati, come se gli animali avessero fatto loro un torto imperdonabile, come se sfogarsi fisicamente su un essere vivente possa aiutarli a sentirsi meglio, in qualche modo. Nessuna empatia, nessuna pietà.

Spesso si dice che, quando si riesce a praticare una violenza così efferata e gratuita nei confronti di un animale, la si riuscirebbe a praticare anche nei confronti dei propri simili. In “Dominion”, tale convinzione appare più vera e tangibile che mai. Se la domanda finale che viene da porsi è se gli animali hanno un’anima o no, la risposta diventa molto semplice. I primi piani sugli occhi di tutti gli animali torturati e uccisi; il focus sulle loro grida di dolore, sui loro meri tentativi di ribellione, sui loro volti contratti dalla sofferenza, sul loro pelo o sulle loro piume o pinne sporche di sangue, ci dicono chiaramente di sì. “Dominion” non è solo un documentario antispecista. È un grido di dolore contro la crudeltà innata degli uomini.

Alice Gaglio per Questione Civile

Bibliografia

Chris Delforce, Dominion, Farm Transparency Project, 2018.

Selvaggia Lucarelli e Serena Mazzini, Il Sottosopra – Ep.71 Dominion è il documentario che nessuno ha il coraggio di guardare, Chora Media, 2023.

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